La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Santo mostro

Pubblicato da adezeno su novembre 14, 2009

Allan Gurganus, Santo mostro, Playground,  Traduzione di Maria Baiocchi, € 16, pp 224

Quando, nel gennaio del 1991, uscì anche in Italia L’ultima vedova sudista vuota il sacco (presso l’editore Leonardo, con una delle prime, strabilianti traduzioni di Raul Montanari), furono relativamente in pochi ad accorgersene, e all’enorme successo che appena un anno prima aveva accompagnato negli Stati Uniti la pubblicazione di questo a dir poco fluviale romanzo (oltre 1170 fittissime pagine premiate, tra l’altro, con il “Sue Kaufman Prize” e con la diffusione in ben dodici lingue, per un totale di oltre due milioni di copie vendute) non corrispose, dalle nostre parti, un altrettanto meritato clamore. Ormai rintracciabile solo più sulle bancarelle, o al massimo sugli scaffali virtuali di qualche portale specializzato, quella pachidermica edizione risulta oggi perlopiù dispersa, smarrita, affidata allo stesso ingiusto destino condiviso dalle miriadi di altre notevoli opere che, malgrado il loro indiscutibile spessore, si trovano troppo spesso a spartire la propria grandezza con il nulla. Non sarà superfluo, allora, affermare che quella ostica e mirabolante Vedova varrebbe la pena ristamparla, perché l’epopea di Lucy Mardsen (la vecchietta quasi centenaria che con monologhi mozzafiato e aneddoti saltimbancheschi narrava in prima persona le vicende di una famiglia sospesa fra i ricordi della guerra di secessione americana e gli oblii di un ospizio chiamato, assai profeticamente, “Capo Linea”) è una storia che meriterebbe davvero l’attenzione di pubblici oceanici. Premessa doverosa per introdurre l’avvento di un nuovo (meno epico, d’accordo, ma ugualmente valoroso) titolo firmato dallo stesso autore del capolavoro perduto, e oggi lanciato (con una più che apprezzabile traduzione) dalla tanto piccola quanto meritevole editrice Playground. Nato a Rocky Mount, Nord Carolina, nel 1947, tra gli allievi di Grace Paley, e cocco prediletto di John Cheever durante i leggendari corsi Iowa Writers’ (tra i cui partecipanti inevitabilmente ricordiamo Raymond Carver, Flanney O’connor e Michael Cunningham), Allan Gurganus ha finora dato alle stampe svariati romanzi, racconti e saggi, che per il lettore italiano non anglofono perseverebbero ancora nel totale anonimato se non fosse, appunto, per la recente proposta di Santo mostro, lunga novella originariamente apparsa nella raccolta Pratical Heart, e ora estrapolata apposta per noi dall’intraprendente editore romano. Titolo che richiama in modo esplicito alla seducente ambivalenza del suo protagonista, un uomo tanto buono e delizioso nell’indole (“la creatura più gentile che abbia mai abitato la terra”) quanto grottescamente mostruoso nell’aspetto. Clyde Meadows – questo il suo nome – è un commesso viaggiatore incaricato di distribuire Bibbie nei motels più defilati e squallidi della provincia americana degli anni Cinquanta, attività non certo redditizia ma comunque in grado di mantenere la sua piccola, disastrata famiglia (disastrata soprattutto in virtù del fatto che l’amata e sensualissima moglie si ostina a tradirlo più o meno alla luce del sole con un volgare ma avvenente veterinario). Ad accompagnarlo nei suoi sottilmente epici pellegrinaggi popolati da personaggi assurdi e disperati (adulteri, ladri, pedofili) il figlioletto, che trascorre insieme al veneratissimo padre un’infanzia indimenticabile e dorata, almeno fino al giorno in cui gli capita di cogliere in fragrante la madre durante un amplesso amoroso con l’amante. Evento che segna il punto di rottura, un trauma devastante e definitivo cui seguirà, nel giro di poco tempo, anche la scomparsa del suo unico vero punto di riferimento. A distanza di molti anni, ormai trasformatosi in uno stimato professore universitario, Clyde Meadows Jr torna a scavare nel proprio vissuto, nello scomodo e doloroso tentativo di recuperare alcuni tasselli dispersi nel vortice del passato, tasselli che si ricompongono lentamente ad uno ad uno lasciando riaffiorare la memoria la vicenda umana di un uomo ridicolo e straordinario, e di un’America provinciale ormai scomparsa per sempre. Malinconico, delicatissimo, ma anche ricco di spunti divertenti, Santo mostro è insomma un piccolo delizioso affresco sulla perdita dell’innocenza (di un bambino, sì, ma soprattutto di un Paese, di un mondo), scritto con la preziosa eleganza del narratore puro, vitale e forte, magistralmente incapace di cadere nella trappola della melensaggine in cui molto spesso ama contorcersi certa letteratura nostalgica d’oggidì.

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