“Via del Campo”, di Fabio Beccacini
Posted by giovanniag on November 15, 2009
“Via del Campo”, di Fabio Beccacini, ed. Frilli (ISBN 978-88-7563-503-9)
Intervista a cura di Marino Magliani
HO INIZIATO A SCRIVERE PERCHE’ IN ITALIA NON FUNZIONANO I TRASPORTI
D: Perchè ha iniziato a scrivere?
R: Ho iniziato a scrivere perchè in Italia non funzionano i trasporti. Era il primo anno universitario ed ero uno studente fuorisede. Prendevo la corriera e non arrivavo mai. Prendevo il treno e non arrivavo più. Andavo a piedi e mi perdevo. Alla fine ho iniziato a scrivere. Prima le indicazioni stradali, la strada giusta. Se no, non tornavo a casa. Poi i nomi dei bar che incontravo per la strada. C’erano un sacco di feste a quel tempo. E continuavo a non tornare a casa. Poi ho scritto poesie, lettere d’amore, bestiari. Tutto nel cassetto. Alla fine ho iniziato a scrivere romanzi e a tirarli fuori dal cassetto. Comunque i treni continuano ad arrivare in ritardo. Non è servito a niente. C’è un detto che dice “nei manicomi ci sono due categorie di matti. Quelli che pensano di essere Napoleone e quelli che vogliono risanare le Ferrovie dello Stato”. A proposito i taxi come sono messi?
D: I taxi sono come gli idraulici la domenica. Non ci sono. E se li trovi ti devi far espiantare un rene per pagarli. Sa che la frase sul manicomio è citata nel film “Il Divo”, tra le tante freddure di Andreotti?
R: Certo. Abbiamo sempre avuto dei grandi umoristi al governo del paese. Credo che il nostro attuale presidente del consiglio sia un grandissimo entertainer. Canta, balla, racconta barzellette. Dicono anche che spesso racconti barzellette sporche. Nel mio libro “Giorgio Paludi 44 anni il giorno dei Santi” c’è un medico legale con lo stesso vizio, è enormemente interessato a quelle sui cani. Ha presente, sezionare corpi per lavoro? Bisogna distrarsi. Per mantenersi lucidi e non perdere la ragione. Fare il presidente del consiglio comporta grandi sacrifici, ed ecco allora che bisogna sdrammatizzare. Fare leggi a proprio piacimento è sicuramente uno dei migliori modi che io conosca di sdrammatizzare situazioni davvero spiacevoli.
D: A proposito di politica. In “Giorgio Paludi, 44 anni il giorno dei Santi”, c’è una rilettura molto critica dei fatti del G8 genovese.
R: Non c’è nessuna rilettura, né prese di posizione. Sono un narratore e non sono di parte. Mi sono limitato a riportare i fatti. Senza troppi fronzoli e giri di parole. Al commissario Paludi lo scotto di quella notte in via Cesare Battisti non passerà tanto presto. È un uomo con una coscienza, solo certe volte nella vita ti trovi nella mischia, e poi, ti rendi conto di non avere fatto abbastanza, di essere compartecipe di situazioni altamente deprecabili. Il commissario Giorgio Paludi a Torino ci si è trasferito per rimuovere un peso dalla coscienza, ma come è ovvio, certe cose si portano dentro di sé anche in campo al mondo. In un certo senso è come se Giorgio Paludi, il mio noir torinese, fosse nato da una costola di ‘Genova’ e di ‘Via del Campo’.
D: Ci stavo per arrivare. Dopo l’apparizione in edicola in allegato al quotidiano nazionale IL SECOLO XIX, la nuova edizione del tuo noir genovese ‘Via del Campo’ è appena approdata in libreria. Ci racconti qualcosa?
R: Via del Campo è solo uno dei tanti vicoli di Genova. I personaggi di Via del Campo vivono ai margini del sistema. Sono alle strette perché qualcosa nella loro vita è andato storto, e non se lo sono necessariamente scelto. La storia si volge in una manciata di case e numeri civici, gli appartamenti nei bassi sono talmente vicini… a volte basterebbe gettare una tavola da ponte tra finestra e finestra per passare in casa di qualcun altro. Arrivarci dalla provincia, come è stata la mia esperienza ad esempio, è altamente disturbante. C’è una tale commistione di classi sociali, odori, mercificazione del sesso, ma anche studenti, attività professionali di alto livello… entrare nei vicoli è come sezionare la pancia di Genova e guardarne gli strati attraverso un autopsia, dal derma e gli strati superficiali fino all’indigestione criminale degli strati più profondi. Genova è per gente con le palle.
D: Il maresciallo Antonio De Biasi, che indaga sull’omicidio della prostituta Marlene, e Lorenzo Zingaro cronista di nera borderline sono due personaggi all’angolo. Nel libro non si affaccia mai niente di consolatorio, niente famiglie, tutti soli, bene che vada al tappeto. E’ questa la tua idea di noir? E in secondo luogo perchè ancora e sempre un noir?
R: Vedi, il noir si differenzia dal giallo perchè lo scopo del racconto non è solo mostrare e risolvere un crimine. A fine romanzo la speranza è che il lettore rifletta, sulla base di ciò che ha letto, sulla realtà che gli sta intorno. E’ questa la discriminante sociale: nella vita reale il giallo non esiste, è solo una rubrica di enigmistica, la vita di tutti i giorni è cronaca nera. Nel romanzo noir ci sono tutti gli ingredienti della vita nessuno escluso: azione, morte, erotismo, amore, paranoia, esistenzialismo. E’ una cartina di tornasole che ci permette di leggere la topografia delle nostre città con un occhio diverso e magari più critico. Ma non esageriamo. Via del Campo è prima di tutto un romanzo d’intrattenimento. E’ verticale come le case dei bassi, veloce, sincopato. Mi interessava soprattutto tenere alto il ritmo. Costringere il lettore a scendere tutti i gironi dell’inferno assieme ai personaggi. Il resto me lo dovete raccontare voi.
D: Infine. da dove nasce il seme che ha portato alla stesura del tuo romanzo? C’è sempre un’immagine, un’idea alla base di tutto, non è vero?
R: Abitavo in via Napoli, sulla circonvallazione a monte. Aspettavo quasi tutte le notti l’ultimo 35 davanti alla farmacia Pescetto, vicino a Piazza Principe. Non ero l’unico. Incrociavo spesso una puttana che veniva alla farmacia a comprare le siringhe per la sua notte d’amore. Non ci siamo mai salutati, ma ogni tanto mi capitava di incrociare i suoi occhi verdi. Il libro era già tutto scritto lì. Non ho dovuto fare altro che guardarci dentro. Ce l’ho ancora qui davanti: è la ‘Marlene’ di Via del Campo, l’ho seguita ogni giorno e ogni notte fino a che non ho terminato la sua storia. Fino a che non è diventata la mia.















nadia agustoni said
“Nel romanzo noir ci sono tutti gli ingredienti della vita nessuno escluso: azione, morte, erotismo, amore, paranoia, esistenzialismo. E’ una cartina di tornasole che ci permette di leggere la topografia delle nostre città con un occhio diverso e magari più critico.”
Una bella intervista, con spunti interessanti e fa venir voglia di leggere il libro. Grazie.
Giovanni Agnoloni said
Condivido, Nadia. Marino ha fatto un ottimo lavoro, e non solo vien voglia di leggere il libro di Beccacini, ma di andare a Genova e di esplorarne le vene nascoste.
Un caro saluto,
Giovanni
Chiara Daino said
*entrare nei vicoli è come sezionare la pancia di Genova e guardarne gli strati attraverso un autopsia, dal derma e gli strati superficiali fino all’indigestione criminale degli strati più profondi. Genova è per gente con le palle.*
e dal dedalo di vicoli – confermo e ringrazio Fabio [il libro è qui, che semu de Zena - in attesa rubi il tempo al tempo che mi manca], Marino [e aspetto Giovanni nella Città Vecchia]
Chiara
giovanniag said
Sarà un piacere, Chiara -;) Appena mi rimetto in forma, farò un salto sotto la Lanterna.
Un caro saluto,
Giovanni
marino magliani said
Beccacini é un narratore davvero interessante. Grazie della vostra lettura.
riccardo ferrazzi said
Grazie a te, Marino!
fabio beccacini said
una cosa senz’altro vi consiglio di farla: scendere a piedi nei bassi di genova dalla stazione di piazza principe, fermarvi a mangiare farinata e baccalà fritto alla ’sciamadda’, bervi un bicchiere di ‘gianco’, conoscere la gente dei vicoli… se poi troverete anche il tempo di leggere il mio libro, attenderò critiche spietate :) scrivetemi, ci tengo!
fabio@beccacini.it
ps ciao marino e grazie!