Alla stessa ora
Posted by fabrizio centofanti on November 16, 2009
da qui
Responsabile di tutto. C’è chi darebbe chissà cosa per esserlo. Per me è una pressione continua, a volte insopportabile. Potrei dire al cardinale: vorrei andare a Loreto, farò il predicatore, il direttore d’anime. Starei su un colle incantato affacciato sul Conero e l’Adriatico, le case senza tempo di Recanati, Osimo, Castelfidardo. Passeggerei sotto il portico del Palazzo apostolico, davanti alla splendida facciata del santuario, di Bramante e Sangallo. Dimenticherei l’affanno della periferia romana, l’assedio dei poveri, le infinite beghe pastorali. Le meschinità quotidiane sarebbero un’immagine sbiadita, il dolore svanirebbe in un dolce e meritato riposo. Ho deciso: resto qui. La storia corre dalla parte delle piaghe, dei colpi, delle imprecazioni. Gesù s’incontra solo in una delle quattordici stazioni da cui parte ogni giorno, alla stessa ora. Responsabile di tutto.















Francesca said
Ciao Fabry!!!
Immagino quanto sia straziante il lavoro che fai.
In questo mese mi sono dovuta fermare nella mia corsa contro il tempo,non sto lavorando e proprio ora riesco a vedere le cose che mi circondano con più lucidità e consapevolezza.
Penso una cosa, che quello che fai ogni giorno per gli altri ti dà una ricchezza nell’animo che nessun’altra cosa può darti.
Io invece in questo periodo mi sento un po’ inutile.
Ti abbraccio
marco dm said
Oggi abbiamo fatto la partitella e X, un ragazzo (cosiddetto) diversamente abile, ha fatto cinque gol. Alla fine mi ha battuto il cinque.
So’ soddisfazioni.
f&r said
credo che se tu andassi a Loreto, presto, il portico si riempirebbe di poveri, nel corpo e nello spirito, in cerca di conforto e riceverebbero il tuo sì, senza riserve.
un abbraccio solidale, fabry (per quel che vale :-)
f&r
Stella Maria said
Grazie!
Credo anche io che Loreto diverrebbe una nuova S. Carlo. Ci sono cose che non cambiano perchè fanno parte di noi, se cambiassero vorrebbe dire che siamo cambiati e non credo che sopravviveresti ad una rivoluzione personale così forte, anche se potrei sbagliarmi.
Questa di Vecchioni è una canzone che adoro, mostra l’umanità e l’infinito essere piccolo dell’uomo di fronte a Dio. La fragilità e la paura di non essere all’altezza e la grandezza di Dio nel sostenerci chiedendoci di continuare il viaggio. Dio ti chiede ogni giorno di continuare il viaggio con Lui per quelle quattordici stazioni, è bello sapere che continuerai non mollando.
Ma ricorda che possiamo fare quel percorso insieme e non sei solo e che
” … a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole,
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente.
E il tempo non s’innamora
due volte
di uno stesso uomo;
abbiamo la consistenza lieve
delle foglie:
ma ci teniamo la notte, per mano,
stretti fino all’abbandono,
per non morire da soli
quando il vento ci coglie …”
C’è Dio con la Sua Luce sublime e ci siamo noi che chiediamo perdono se non sappiamo che amare come uomini e il tuo amore è grande, quel che dai è grande e quel che darai ancora, credi di poterlo confinare in un luogo senza affanni?
Ti aspetto alla V stazione, in tasca ho un velo e, soprattutto, non sono sola!
ti abbraccio
SM
Carla said
ogni scelta, alla fine, ci rivela…
un saluto
C.
claudia said
ti auguro di trovare qualche buon cireneo sul tuo difficile cammino, fabry: che ti accompagni fino alla XV stazione
(sì, proprio fino alla XV :-)
ciao!
claudia
linnioaccorroni said
se un giorno’sceglierai’ Loreto, c’è una casa piena di tempo e voci che t’accoglierebbe volentieri
robertorossitesta said
Caro Fabrizio,
a Loreto c’è una casa che ha volato senza incidenti e scioperi e può volare ancora, atterrando dove la si invochi.
Un abbraccio,
Roberto
Chiara Daino said
Nel dovunque sei, Fabri – resti – comunque.
* through the barricades *
costruendo combattendo Amore, chiamando Amore
anche nel deserto
lorepat said
Resti qui e va bene, ma sarebbe andato bene anche se fossi andato lì. Tutto svanisce in un dolce e meritato riposo e tutto ritorna in una fatica aspra e gratuita. Ma quel che resta qui e lì è sempre tanto. Quattordici sono le stazioni, quattro le stagioni, sette i giorni della settimana. Madamina, il catalogo è anche questo.
mariapia said
E hai ragione.. quante ragioni sotto-voci..ma per essere “una sola moltitudine” devi anche ogni tanto respirare. Già qui..
Con affetto, MPia Q
giorgio said
Come bimbo svezzato in braccio a sua madre
Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.
[2] Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l’anima mia.
[3] Speri Israele nel Signore,
ora e sempre.
Salmo 130 (131)
Un abbraccio
fabrizio centofanti said
grazie a tutti.
sì, fiducia a oltranza (non c’è altra soluzione).