Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
C’era una volta un uomo che aveva il coraggio di gridare, nelle vie polverose della Palestina. Chi dice per tre anni, chi per uno: fece in tempo a dire tutto, o comunque molto, procurando fastidi, minando strutture fatiscenti, meccanismi perversi. C’era molta folla ad ascoltarlo: qualcuno ritiene che cantasse, per farsi sentire dai lontani. Potesse questo canto alzarsi oggi, potessero tremare come allora, le officine del male.
I lavoranti oscurano il pensiero
al sole, tengono l’ombra in tasca
coi fazzoletti marci di sudore.
La strada nuova aprono i picconi,
alla valle normanna già dirupi
fioriscono terrazze, acque reali.
Muovono i carri verso la marina,
i bordonari si levano nell’alba.
Il folle zio Domenico è veggente,
urla gli incendi le miserie il secco. Leggi il seguito di questo post »
Condensazione del proprio pensiero poetico in brevi annotazioni, la greguerìa è definita da Ramòn Gòmez de la Serna come il grido confuso delle cose, un “tentativo di definizione di cose indefinibili”, che lega la metafora all’humour. Greguerìa viene da “greco”, sinonimo di “difficile, incomprensibile e magari astruso”. Un sinonimo equivalente ci porta ad algarrabìa, che sta per “arabo”, sempre nel senso di “difficile, incomprensibile e magari astruso”. Ci sarà mai una via d’uscita? L’autore dice che “Le rigaglie sono le greguerìas del pollo”. Ed è tutto così semplice, così pieno di logica e di fantasia. Leggi il seguito di questo post »
Ogni tanto se ne abbatte uno: a Berlino ha fatto rumore, se ne sarebbero accorti anche gli angeli che volavano sopra la città. Angeli tristi, a volte. Perché se un muro cade, cento se ne alzano: per un colore diverso, un ceto inferiore, idee cosiddette incompatibili. Ma soprattutto per denaro: la radice di tutti i mali, si diceva un tempo. La radice di tutti i muri, si può dire oggi. Quando il bambino era bambino, sapeva cosa fosse un muro, ma non pensava si potesse costruire in mezzo a una città, in mezzo al mondo.
Madre
Dove son finite le tue parole di ieri?
Le ho lasciate entrare dentro di me
- grata -
acqua nella terra secca
Nulla
a parte quei pezzi di vetro
che stanno lì piantati da una vita.
Lo porto scritto in faccia
-Assolvimi Madre
perché non ti somiglio -
E tu l’hai fatto Madre
Tu hai fatto piovere
le parole giuste
- Chi è sano va via -
(VETRO, testo e video: Bianca Madeccia. Voce recitante: Rossana Carturan.)
Pubblicato da robertorossitesta su novembre 10, 2009
Sono vecchio e senza parenti prossimi ma grazie al Cielo non sfornito di mezzi. Perciò nella mia casetta con giardino ho fatto venire una famiglia che provvede alle mie esigenze personali e a quelle domestiche e soprattutto divide con me l’esistenza: Anna e Giovanni, e i loro figli Cecilia e Massimo, i quali ultimi svolgono benissimo il compito di movimentare una vita anche troppo ordinata e tranquilla. Leggi il seguito di questo post »
C’è sempre un buon motivo per picchiare. Il soggetto è vivace, ribelle, risponde in malo modo; o è malato, isterico, gestibile a fatica. Comunque sia, bisogna dargli una lezione. Sarebbe già qualcosa un’ammissione di violenza, ma sorgerebbero domande imbarazzanti: perché? Perché fino a quel punto? Ci sono due modi di vivere l’alterità: sopprimerla o cercare di comprenderla. Il primo è alla portata di tutti, basta l’animale; per la seconda, le cose si complicano: è richiesta la ragione, lo spirito, lo spirito santo, in casi estremi. Se no, giù botte. Lo stadio animale non giustifica; bisogna sapere: chi è stato, perché ha agito. Posto che un atto simile sia degno del nome così nobile di azione, dalla radice ag, muovere, possibilmente detto di neuroni, non di muscoli. Forse non lo sai che questo non è amore.
«Sublime. Termine designante un tipo di esperienza estetica – fatta oggetto di ampia discussione – che è distinta da quella di bello. Nell’estetica contemporanea ogni riferimento al sublime è da tempo caduto in disuso. Già Benedetto Croce negava a questo concetto una genuina valenza estetica, ravvisando in esso un esclusivo riferimento morale; ma neppure in questa sede la filosofia del nostro secolo ha ritenuto opportuno riservare al sublime sviluppi concettuali nuovi o fecondi»
(Enciclopedia Garzanti di Filosofia)
«Rifrazione. Deviazione dei raggi luminosi, rispetto alla direzione originaria, che si verifica sulla superficie di separazione di due mezzi otticamente diversi quando i raggi passano dal primo al secondo mezzo» (Enciclopedia Europea Garzanti)
L’esercizio della ricerca può insegnarci a evitare equivoci, non a fare scoperte fondamentali. Ci rivela le nostre impossibilità, i nostri limiti severi. Questa mia possibile ricostruzione teorica con variazioni sul tema del sublime può essere attribuita ad un genere: la storia concettuale di figure (o momenti) dell’esperienza estetica e letteraria. Si tratta di un tentativo che ha bisogno di un terreno assai fertile di coltura per avere qualche possibilità di successo dato che l’espressione prima utilizzata può essere considerata quasi un ossimoro: il concetto si forma attraverso astrazioni, la letteratura (la poesia, soprattutto) mediante le sue immagini, i suoi sogni, i suoi miti fondativi.
La riforma dell’università scontenta tutti, gli edifici sono sempre più insicuri, il ministero fa pasticci con le nuove classi di concorso e con le graduatorie, non salda i crediti dovuti alle scuole, non assicura regolari lezioni, prepara ulteriori tagli con la riforma degli istituti superiori… Questa settimana vivalascuola propone un resoconto bello e emozionante di buona scuola.
Occorrono radici molto profonde per poter volare
di Maria Donata Glori
Vi sono due maniere di mutare il modo in cui un altro legge le sensazioni, il suo rapporto con l’universo; la forza (la cui forma estrema è la guerra) e l’insegnamento. Sono due azioni sull’immaginazione… Con l’uso della forza si può abbassare gli altri o impedire che siano abbassati; non li si può elevare che con l’insegnamento.
Vi è una terza maniera, il bello (l’esempio).
(Simone Weil)
Desiderio di comunità
La città di Foggia, la mia città, non è molto amata dai suoi abitanti e soprattutto dai ragazzi che spesso esprimono il desiderio di andare via. Leggi il seguito di questo post »
Periodo per eccellenza dei contrasti della modernità, dei conflitti e degli eccessi prodotti dall’evoluzione economica e politica, il Sessantotto non ha mai smesso di raccontarsi.
Percorrere con lucidità gli anni in cui si manifesta in Italia un forte movimento degli studenti che, pur nella diversità dei “gruppi”, esprimevano rivendicazioni antiautoritarie e anticapitalistiche, anche sulla scorta del movimento operaio, collegato, per molte vie, alla rivolta di maggio degli studenti francesi, è operazione utile per comprendere la società italiana di oggi.
Il ruolo dei blog nell’attività letteraria italiana è ormai una realtà. Mentre il dibattito in rete, e non solo, si sviluppa in modo costante (vedasi l’articolo di Marco Filoni sul Domenicale del “Sole 24 Ore”), l’argomento è diventato anche oggetto di studi e ricerche: se ne è fatta portavoce, recentemente, la ricercatrice universitaria Giulia Iannuzzi con il libro “L’informazione letteraria nel web” (Biblion edizioni). Ora è proprio la stessa Iannuzzi a comparire tra le pagine del nuovo supplemento della domenica del “Corriere della Sera”, La cultura, a fianco di firme quali Magris e De Cataldo, e con una rubrica dedicata: “Il blog @”. Leggi il seguito di questo post »
Via i lavavetri. Cos’è questa ressa ai semafori? Ti fermi e piomba qualcuno con un’arma impropria, un pericoloso spazzolone grondante di acqua sporca. Prima o poi scateneranno l’arrembaggio con siringhe infette e forse con pistole o bombe a mano. Se accetti i lavavetri, devi dare carta bianca anche a zingari e mendicanti di ogni risma, gente che non vuole lavorare, feccia che osa invadere lo spazio delle persone perbene, senza chiedere permesso. La città sta diventando intollerabile, un magma di varia umanità senza arte né parte, alieni che non sanno cosa sia una busta paga o un sette e quaranta. L’ombra dilaga, il rovescio sta prendendo il sopravvento, un incubo ricorre nella notte: due occhi che mi fissano, immobili, come se aspettassero qualcosa, ansiosi di vedere al di là della finestra, decisi a restare finché il vetro è ancora sporco.
Dietro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’ uomo di Strasburgo vi è la preoccupazione in sé legittima di tutelare la libertà, in particolare la libertà religiosa dei bambini che potrebbe venir minacciata dalla presenza di un crocifisso nelle aule scolastiche. In realtà vi sono precisi motivi che rivelano l’ infondatezza di tale preoccupazione, e mostrano al contrario che dal crocifisso scaturisce uno sprone all’ esercizio della libertà in modo giusto e coraggioso. Il primo di questi motivi si può esprimere con le parole con cui domenica scorsa Eugenio Scalfari concludeva il suo articolo, quando, rivolgendosi al cardinal Martini e dopo aver ribadito il suo ateismo, scriveva: “Sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’ amore del prossimo.A lei lo invita il suo Dioe il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazaret o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’ amore prevalse sul potere”. Da queste parole schiettamente laiche appare che il simbolo del crocifisso è un invito all’ amore universale, in particolare a quell’ amore che non teme di scontrarsi con l’ arroganza e la forza del potere. Ma se è lecito scrivere come fa Scalfari che in Gesù l’ amore prevalse sul potere, è altrettanto lecito vedere nella sua croce l’ esatto opposto, cioè la prevalenza del potere sull’ amore. Leggi il seguito di questo post »
In fondo è semplice: carichi con colpi sufficienti, ne ammazzi fino a venti, venticinque, ce n’è abbastanza per una trentina di feriti, e magari un colpo anche per te, per evitare di soffrire troppo, il linciaggio, la galera, la pena capitale per cui devi aspettare con angoscia, nel braccio della morte. Provi una certa eccitazione nel vedere le facce disperate, impotenti, in un momento si dissolve ogni complesso, per pochi minuti il dio sei tu, il fato, la parca che recide il filo, il destino di una vita coincide con il tuo desiderio di rivalsa, di fuga dai binari insopportabili di una storia a senso unico, un copione che non hai mai il potere di cambiare. Prima di morire avrai il tempo di chiederti se tu massacri loro o siano stati loro a massacrare te.
La somma importanza. Nel nome di Dio. Come Dio (dio) comanda. Basta con le donne frick. Finiamola coi soliti soloni da bar wock. Menevole. Nu! Menelegatti frega. Ec. Sic Transir John Ford Anima Mundi Tabasco Tamaro.]
Questo discorso mi venne fatto ieri da un intellettuale romano. Un intellettuale romano di solito si mangia le parole, guarda perennemente in basso, ha gli occhiali, insomma sembra (o è) uno sfigato. Il milanese invece è uno che guarda altrove, verso dimensioni altre, ansioso e ansiogeno, mortifero e foucaultiano. Di solito i suoi saggi o romanzi o articoli parlano del fureggiare del Krunsbumsenjait, una pratica masturbatoria sadomaso islandese.
Il napoletano è sempre impegnato, curiosamente. Nella lotta contro la camorra, contro il carovita, contro la monnezza; è decisamente “noir”, molto più del milanese, per dire. Il romano beato lui ama essere internazionale. Il milanese è molto più europeo. Il napoletano è angioino. Il fiorentino ha le ossa ghiacciate; la città più terribile d’Italia lo ha devastato. Bello ed Arno si fronteggiano. Il caldo e il freddo sparano bulloni di antidepressivi inutili. Come in Ungheria, a Firenze l’unica via d’uscita è un dignitoso suicidio, lanciandosi dalle Giubbe Rosse verso il noto. L’intellettuale palermitano è magnagrecico. Tutto è bello e siculo, non necessariamente in quest’ordine. Anche Ciprì e Maresco rappresentavano il bello, per l’intellettuale palermitano: sempre abbronzato, brillante, ricchissimo anche quando è praticamente in mutande. L’intellettuale bolognese, per finire, sogna e frinisce lo gnocco fritto. Frinisce sì, e poi lo finisce. E’ molto sapido, godereccio, flirtone, culatello e balanzone. La vita per lui è sempre bella, anche quando finisce ed è troppo tardi per continuare a godersela.
Giorno 30 ottobre ho avuto l’onore e il piacere di partecipare alla cerimonia conclusiva della prima edizione di un premio letterario molto particolare che – a mio avviso – merita di essere promosso: l’Insula Europea, un premio nato per valorizzare le opere di autori europei (non italiani) under 35, non ancora edite in Italia.
Per il presidente del premio, prof. Carlo Pulsoni, “il desiderio dei creatori di Insula europea è quello di contribuire alla formazione d’una comune coscienza culturale europea. Come dimostra infatti il recente passato di varie nazioni del nostro continente (Germania, Romania, e soprattutto Italia durante il Risorgimento), la letteratura è stata uno degli elementi unificanti nella costituzione di un’identità nazionale”.
Ecco. Io credo che già da queste frasi si intuisca quello che, nel corso di un mio intervento, ho definito come doppio sogno.
Sono sempre stato convinto del fatto che la grande letteratura è quella che ha la capacità e la forza di reinterpretare la vita (di spiegarla, di farla comprendere, di guardarla dal di dentro)… non semplicemente di raccontarla. Reinterpretarla, dunque… posando lo sguardo sull’uomo e sulla sua vita; sulle sue abitudini, sulle sue qualità, sulle sue miserie, sulle sue gioie, sui suoi dolori.
Sui suoi incubi. Sui suoi sogni.
Laddove riusciamo a dare un valore così alto alla letteratura, nel momento in cui – attraverso la scrittura – lo sguardo di uno diventa lo sguardo di tanti… di moltitudini intere… ecco, a quel punto la letteratura unisce. A quel punto la letteratura diventa sogno.
La letteratura è sogno.
E attraverso questo premio, la letteratura adempie al suo essere sogno incrociandone un altro: quello dei grandi padri fondatori di questa nostra Europa Leggi il seguito di questo post »
“Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale IMPEDIAMOLO ! Con un decreto del 10 settembre scorso il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati. Oltre 400.000 cittadini hanno sottoscritto una legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, che riconosce il diritto all’acqua ma la proposta giace da due anni nei cassetti delle commissioni parlamentari. Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge. Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita Si tratta di un provvedimento inaccettabile!”