Simone Perotti, “Adesso basta”
Pubblicato da francesco sasso su dicembre 3, 2009
Simone Perotti, un tempo dirigente e capo ufficio stampa di aziende multinazionali, è oggi uno scrittore (Bompiani) e skipper di quarantatré anni. Un anno e mezzo fa, dopo lunga riflessione, decide per un cambiamento radicale della propria vita. Poco prima era uno “arrivato”: ottima posizione lavorativa, stipendio alto, spese in conto all’azienda, viaggi, amicizie influenti ecc. Una vita lavorativa frenetica e frizzante. Eppure Perotti si rende conto che la vita che conduce è un binario morto e che, per essere uomo libero, avrebbe dovuto rinunciare alla carriera prima che fosse troppo tardi. Decise così di aderire al downshifting (“scalare marcia, rallentare il ritmo”) e di raccontare questa sua esperienza nel libro Adesso basta.
Che cos’è il downshifting? Partiamo dal presupposto che «il lavoro non è un fine, ma uno strumento. Lo strumento per acquistare i denari necessari per vivere, oppure per coltivare i propri interessi, o per compiersi come uomini attivi». (pag. 26)
Il lavoro, quindi, dovrebbe essere lo strumento per vivere bene, in armonia con le proprie emozioni e i propri sentimenti.
Naturalmente non è così per tutti. Molti uomini lavorano dieci-dodici ore al giorno per poter acquistare oggetti superflui (l’ultimo gadget tecnologico), cimeli di vacua potenza (auto di lusso, ristoranti raffinati). Per alcuni questa vita è il meglio che si possa desiderare. Per altri no. Ed è a questi che l’autore si rivolge, suggerendo loro di analizzare attentamente la propria vita per poi migliorarla.
Downshifting è un percorso. Vuol dire scegliere di consumare meno, di autoridursi il salario lavorando meno ore:
«Per quanto mi riguarda, il downshifting è però qualcosa di più di un abbassamento del salario in cambio di maggiore tempo libero. Si tratta di un cambio di vita netto, sia verso se stessi, sia verso il mondo dei consumi, per accedere alla più grande delle avventure umane, la più misconosciuta dal sistema imperante, quella di cui ogni uomo sano sente con spasmodica urgenza il bisogno: la libertà. Essere liberi, oggi, nel sistema occidentale, può rivelarsi estremamente difficile» (pag. 29)
Schematizzando: «abbattimento dei costi d’esercizio della nostra vita. Aumento del livello di risparmio. Creazione delle condizioni economiche necessarie a smettere col nostro lavoro tradizionale» (pag. 123). Insomma liberarsi da per diventare liberi di. E qui bisogna avere le idee chiare.
Perciò l’autore richiama il lettore alla propria responsabilità personale: smettere di lamentarsi e decidere di lavorare sodo per realizzare le proprie aspirazioni. Imparare a vedere la propria vita come qualcosa di modellabile. Detta così pare di avere fra le mani il solito manuale sull’ottimismo fai-da-te. Ma non è così.
Simone Perotti non ha una ricetta buona per tutti né regole rigide da propinare al lettore. Semplicemente racconta la sua esperienza di uomo che decide un giorno di abbandonare una carriera per abbracciarne un’altra, all’insegna della lentezza, di rapporti autentici con chi vive accanto a noi, lontano dai condizionamenti di una società dei consumi, coltivando “il senso della realtà”, rifiutando il conformismo.
Purtroppo il discorso del manuale/testimonianza di Simone Perotti si muove all’interno dei meccanismi che regolano la vita di un dirigente di una grande azienda:
«Naturalmente questo libro è rivolto ai milioni di uomini e donne che guadagnano bene o benissimo, che sono schiavi ma non pensano a vie di fuga per riacquistare la libertà». (pag.151)
Sicché da Adesso basta emerge un ritratto crudo della società economica italiana oggi. Perotti racconta come, ad esempio, in questi mesi molte aziende, con la scusa della crisi, hanno colto l’occasione per ristrutturarsi, cioè licenziando senza essere veramente in difficoltà.
Ancora più interessante, a parer mio, la descrizione che l’autore fa della sua generazione (fra i trentacinque e i cinquanta anni). E qui Simone Perotti sembra suggerire al lettore che dinnanzi ad un’epoca nuova, dobbiamo cercare risposte nuove. E’, in fondo, l’invito a aderire alla nostra epoca senza farci imprigionare e in piena coscienza.
Adesso basta, letto come libro che conferma la necessità di abbandonare il regime consumistico in cui viviamo, può essere un’occasione di riflessione per milioni di situazioni umane che nulla hanno a che vedere con la vita del dirigente o del commerciante di successo.
f.s.
[Simone Perotti, Adesso basta, Chiarelettere, 2009, 195 pp., € 14,00]















lambertibocconi detto
Dio, come li odio questi! E’ un filone che arriva in ritardo – in America libri così ce n’è da anni, fra l’altro ne ho tradotti diversi – e fa solo arrabbiare chi lavora come uno schiavo guadagnando appena quello che basta per sopravvivere e non può assolutamente permettersi di lasciare il proprio buco in ufficio o in fabbrica o nel negozio. Anzi, fortunato se ce l’ha ancora.
Col dramma del lavoro che c’è in Italia: tra precariato, disoccupazione, morti bianche – ci voleva anche il cattivo gusto di parlare di corda in casa dell’impiccato?
IMPORTANTE: non ce l’ho con chi ha postato, non ce l’ho con il blog, sto dicendo una cosa che mi è venuta in mente e basta, in attesa di sapere se e cosa ne pensate.
demetrio detto
io ci pensavo.
allora io ho una famiglia, tre persone, bimba piccola di 1 anno e mezzo. La mia entrata è di 1.100 euro (tenendo cono che quella fissa è di 900 e le altre 200 arrivano una tantum). Io pago il mutuo che sono 300 euro, 500 di asilo. La persona che vive cn me lavora, ma viene pagata in maniera saltuaria.
è facile parlare di riduzione del proprio salario quando di euro se ne guadagno 5000 mila euro al mese, molto facile, molto radical chic: conosco un dirigente di un’azienda che ha deciso di vivere in una bellissima cascina in provenza. Dice: vivo semplice e con poco. Peccato che con quello che ha pagato la sua masseria francese io mi comperavo 4 appartamenti a torino.
c’è un modo di dire trivialissimo, qui in piemonte, anzi credo nel mio paese, che traduco: sono tutti gay con il culo degli altri.
ecco, questo mi pare l’atteggiamento di questo libro.
d.
lambertibocconi detto
A parte il detto di merda sui gay, concordo completamente con Demetrio.
Roberto Plevano detto
“milioni di uomini e donne che guadagnano bene o benissimo” (???) E dove sarebbero codesti milioni, di grazia?
(anche a me piacerebbe fare lo skipper, in realtà, ma avete idea dei prezzi delle barche a vela?)
enrico detto
concordo con anna e demetrio (a parte la caduta sui gay)
libri come questo e personaggi simili mi fanno girare i cosiddetti…
francesco sasso detto
Roberto
L’autore lavora come skipper per chi possiede barche. Ossia, è riuscito a fare della sua passione un lavoro. Amava il mare, desiderava una barca, non poteva permettersela, ha iniziato un corso per istruttore, ha iniziato a dare lezione di vela nei ritagli di tempo dal lavoro principale, ha lavorato gratis per armatori vari, fino a che è diventato skipper… ora veleggia per mari a spese di altri.
Anna
Non parlo mai di me, ma tant’è. Io ho 35 anni, sono disoccupato, non ho neanche i mille euro di Demetrio al mese, questo mese ho dovuto fare salti mortali per i generi di prima necessità, vivo in provincia di Bari (e qui non è Milano o Torino), non vedo la mia ragazza da due mesi (emigrata a Milano come maestra al servizio dei cocchi di Milano), e se lavoro è sempre in nero (per inciso, non ho adsl, ma uso un modem e questo commento mi costa quanto una telefonata)… dimmi tu… prendo dalla vita e dai libri il meglio. Ho affermato che il difetto di questo libro è nel “target”, ma non per questo bisogna rifiutare il libro per “principio”. I libri sono anche documenti di una società. Questo libro mi ha spinto a riflettere su alcune cose e, quindi, l’ho segnalato.
f.s.
demetrio detto
chiarsco il modo di dire che sembrebbe omofobico e invece non lo è.
significa più o meno, che tutti sono buoni a dire “cosa fare e cosa non fare” quando questo non tocca loro stessi.
è un modo di dire violento e popolano, concordo, ma come dire rende.
lambertibocconi detto
Cari amici, e sapete io che cosa direi ai manager in carriera che fanno i salti mortali per riuscire a mollare tutto e vivere delle proprie passioni? Un modo di dire milanese meno volgare di quello di Demetrio, ma che forse rende altrettanto: “Ma vai a tirare la lima!”
Anch’io recentemente ho conosciuto una signora benestante di Milano che dopo anni di insoddisfazione ha finalmente mollato tutto, ha comprato un terreno in Toscana e ora vive praticamente di nulla, di pane e olive! in mezzo alla natura, ha ritrovato l’armonia con se stessa, ma riconosce che comunque a volte le mancano le proposte culturali della nostra città, e allora “scende” a vedere qualche mostra (e, ci scommetto, a farsi un giro nei negozi di vestiti alternativi ma chic).
Quello che odio di più in questi atteggiamenti è che con finta semplicità in realtà danno implicitamente del cretino ai lavoratori (non ai manager da 5000 euro al mese!) che sono ancora lì nell’alienazione delle metropoli invece che in Toscana o in mare. Mi viene un altro detto: “Ma vai a scopae il mare!”. Mi verrebbe anche qualche “fatto”, oltre che detto… ma mi trattengo.
L’idea seria sottostante è che questi signori di fronte al problema dell’alienazione del lavoro e della società malata (chissà perché poi sono sempre altolocati, ma lasciamo perdere), fanno una proposta assolutamente individualistica, da privilegiati, come se non esistesse e/o non fosse mai esistito il concetto della divisione della società in classi e di un tipo di ribellione sociale e politica più fattiva che dire “Ciao, scemi, me ne vado in barca a vela!”.
Una bella pattuglia di operai in tuta blu, con le chiavi inglesi, che avanza combattiva scandendo “PADRONI – BORGHESI – ANCORA POCHI MESI!”. Eh? Che ne dite?
lambertibocconi detto
ps: io 970 euro al mese, finché dura… Non mi ci compro neanche una barchetta di carta. In compenso di libri ne ho scritti anche più di quel signore lì, e forse anche più belli! :-)
francesco sasso detto
scusa Anna… una domanda: vivi con 970 euro al mese, ma hai scritto e tradotto libri. Quindi mi pare di capire che sei felice. Perché ti irrita se un manager ecc… io ho scelto di non intraprendere la carriera accademica, di vivere (e lavorare) in modo tale da avere i miei spazi per la letteratura, di non emigrare a Milano per le supplenze ecc… quindi ho scelto la mia vita. Non mi sento l’impiccato davanti alla corda.
Ora, tu non sei un operaio metalmeccanico, però speri in una loro rivolta antiborghese. Peccato che gli operai votino Berlusconi (mio padre è un operaio metalmeccanico, ora in pensione, e mi racconta che non esiste più la classe operaia. Prima se dicevi DC [peggio MSI] ti linciavano, oggi una buona parte di loro vota Berlusconi e in fabbrica non si parla più di politica, ma di calcio e tv). Per Sanguineti i nuovi proletari oggi sono gli impiegati che lavorano davanti al pc.
francesco
Roberto Plevano detto
Francesco, lo skipper è una professione onorabilissima, ci mancherebbe (e letterariamente suggestiva), conosco un po’ l’ambiente, e richiede testa a posto. Il tono del pezzo però dà l’idea di una specie di “vacanza permanente”.
E poi, scusa, una passione che diventa una professione, cioè un lavoro, è un po’ meno una passione.
francesco sasso detto
Roberto,
sì, a leggere il libro pare che l’autore adesso viva in una specie di “vacanza permanente” (azzardo, giacché non conosco l’autore).
In sintesi: io Simone Perotti amo navigare e scrivere, ma non posso dedicarmi perché non ho tempo per navigare e scrivere: lavoro per tizio, sono dentro un meccanismo bello ma vuoto. Ho paura di mollare un lavoro che in fondo ho scelto da giovane e che adesso mi fa guadagnare tanto, ma mi soddisfa meno. Un giorno mi armo di coraggio e lavoro per anni affinché la mia passione possa diventare la mia professione: navigare e scrivere. Quindi divento uno skipper professionista dopo anni di sacrifici (doppio lavoro ecc). Adesso decido io quando svolgere la mia nuova professione, giacché per scelta, organizzandomi bene (rinunciando alla “barchetta di carta” di Anna), non ho la necessità di vivere guadagnando molto. Mi pare che l’autore viva una “vacanza permanente”.
Francesco
francesco sasso detto
Riprendendo il commento di Anna: “Ma vai a tirare la lima!”
sono informazioni che recupero dal libro (non ho validi motivi per dubitare): l’autore oggi “tira la lima.”. Scrive che a volte è costretto a fare l’imbianchino per arrotondare (a volte c’è la necessità di qualche euro in più). In casa, per esempio, non ha il metano, ma un caminetto: la legna se la taglia da solo prima dell’inverno. E pare felice perché decide lui quando è tempo di scrivere, di navigare…
Comunque nel libro ci sono anche punti “snob”: per esempio, per l’autore possedere un suv di seconda mano di otto anni è più che sufficiente per spostarsi. A me, che posseggo una renault clio del ’94 di terza mano, pare uno spreco
francesco
riccardo ferrazzi detto
Fare lo skipper, vivere su un’isola (preferibilmente Porquerolles), allevare cani in Toscana, coltivare olivi in Umbria, ecc. ecc. Miti del radicalchicchismo. Non c’è neanche bisogno di una risata per seppellirli: basta l’insoddisfazione che assale chi ci prova, quando capita un imprevisto, quando un’influenza ti mette a letto per una settimana, quando invecchi.
Con tutto ciò, niente vieta che magari il libro sia scritto bene e si faccia leggere volentieri.
francesco sasso detto
Riccardo,
se ti racconto come l’autore crede di salvarsi “quando un’influenza ti mette a letto per una settimana, quando invecchi.”, son certo che ti indigni. Qui sì che chi più ha meglio sta…
Ripeto, a me ha colpito l’affresco che viene fuori di un capitalismo arrogante e cinico; la dinamica consumistica di una fascia di persone che passano la vita a riempire vuoti, comprando/spendendo; persone ricche che vivono come marionette legate a fili invisibili; una generazione post sessantotto nichilista…
simone perotti detto
cari tutti, leggo i vostri commenti. mi pare che molti parlino senza aver letto il mio libro. Consentitemi di chiarire alcune cose:
- spendo 10mila euro l’anno per vivere
- la mia casa l’ho pagata 50mila euro e ristrutturata tutta da me
- non ho riscaldamento per risparmiare, taglio la legna e mi scaldo così
- non avrò la pensione, perché uno degli effetti della mia scelta è stato quello di perderla (ho 17 anni di contributi)
- ho soldi per 5 anni, poi basta. Dunque devo raggranellare soldi nei modi che posso
- i modi che posso sono scrivere e navigare, le due cose che so fare. Dunque faccio lo skipper, scrivo romanzi, pulisco barche per 80 euro a barca, le aggiusto, le sposto, etc. Però faccio a che ogni altro lavoro che posso, sempre cercando di fare solo quel che mi serve per mangiare
Quando chi mi critica sarà in grado di dire addio a un lavoro molto ben pagato per la libertà allora, solo allora, ci metteremo a parlare di coraggio. Credo che sia importante avere un poco di rispetto per chi fa le sue scelte senza rete, senza benefici, famiglie ricche, ammortizzatori di vario genere. E comunque se uno è disoccupato io ne sono molto dispiaciuto, ma non è colpa mia e il risentimento verso di me non lo capisco. Io non ce l’ho con chi ha soldi abbastanza per vivere senza lavorare. Non penso a lui quando sto piegato in ginocchio a lavare per terra dentro una barca. Questa è la mia scelta. Potevo stare in un ufficio super e guadagnare tanto, ho scelto la libertà, che per me passa anche per qualche sacrificio che, però, mi dà tanto benessere e tanta gioia. Quando uno sta piegato in due dentro un motore a cambiare l’olio avendo laurea, master e curriculum, credo vada rispettato.
un caro saluto a tutti.
ciao.
simone perotti
http://www.simoneperotti.com
simone perotti detto
aggungo solo che il mio “suv” l’ho comprato su eBay, l’ho pagato 8mila euro, ha 150.000 chilometri e mi è servito per fare il trasloco (risparmiando quasi 2.500 euro) e per fare i lavori di ristrutturazione (mattoni, cemento etc) oltre che per spostare la legna che uso per l’inverno (a tonnellate).
Mi spiace davvero osservare quanti pregiudizi circolino. Mi rendo conto che se qualcuno fa veramente qualcosa di diverso, se agisce con coraggio mandando all’aria cose che la maggioranza non avrebbe il coraggio di mandare all’aria… mette in crisi chi si lamenta. Mi rendo conto che se qualcuno ce la fa senza aiutini questo crei problemi a molti… Però mi spiace molto per tutti, questa storia è VERA, è la mia, ed è una storia di lotta contro il sistema. Chi evade dal carcere indebolisce il carcere, fa da apripista per altri potenziali fuggiaschi. Ci sono cose che anche se sono diverse dal proprio mondo costituiscono un’esperienza che andrebbe valutata sul serio, da vicino, prima di giudicare.
Grazie e saluti.
s.
simone perotti detto
Scusate pare che il mio primo post non sia stato pubblicato. provo a riscriverlo:
Il libro “Adesso Basta” l’ho scritto io. Ecco alcune delucidazioni:
Non avrò la pensione, ho lasciato con soli 17 anni di contribuit
Spendo 10mila euro l’anno per vivere
Ho soldi per 5 anni, poi basta, dunque devo raggranellarne in vari modi
Per guadagnare faccio le due cose che so fare, con passione, cioé scrivere e navigare. Poi faccio anche altro, aperitivi nei bar, pulisco barche, le gaggiusto, dipingo le case di amici sottocosto, così risparmiano loro e guadagno io, etc..
La mia casa costa 50mila euro, perché era un rudere che ho integralmente ristrutturato da solo.
Non ho il riscaldamento, solo legna, che taglio e spacco da me (un culo bestiale)
Insomma, non sono ricco, non ho proprietà, famiglie ricche, non ho vinto al superenalotto. La mia scelta è VERA, non è una balla, e ci vuole coraggio a dire no a soldi e carriera. Voi sapreste farlo?
Aggiungo anche che se qualcuno è disoccupato non è colpa mia, io per avere quello che ho avuto mi sono fatto un culo quadro, non mi ha regalato niente nessuno, ho fatto la gavetta, ho detto smepre sì e non mi sento affatto in colpa di niente, anzi, orgogliosissimo di tutto. Vorrei che le persone fossero un poco più rispettose quando giudicano. Questa storia, la mia, è una storia vera e senza ammortizzatori.
Grazie.
ciao.
s.
riccardo ferrazzi detto
Grazie anche a Perotti, e diamo tempo al tempo.
Roberto Plevano detto
Simone, grazie mille per essere intervenuto. In effetti io il tuo libro non l’ho letto, ma ho inteso commentare sulla recensione di Francesco. Se si commentasse solo sui libri che si sono effettivamente letti, la comunicazione letteraria sarebbe azzerata!
Io non ho colto particolari pregiudizi e animosità negli interventi, io perlomeno ho preso nota dell’espressione “milioni di uomini e donne che guadagnano bene o benissimo”, che mi pare, se voluta iperbole, alquanto surreale, e di un certo tono generale della recensione di Francesco.
Io ho il massimo rispetto delle tue scelte: credo che la tua scelta “di libertà” abbia assecondato tue esigenze motivazioni precedenti alla tua carriera. Conosco diversi dirigenti, alcuni guadagnano cifre francamente incredibili, ma in nessuno ho visto l’intenzione vera di cambiare vita, anche se si lamentano di tutto in continuazione. Tu evidentemente eri diverso già prima.
Permettimi una domanda: a quale pubblico pensavi mentre scrivevi il tuo libro?
simone perotti detto
Guarda Roberto, pensavo un po’ a tutti. Certo, chi ha maggiori sostanze fa prima a raggranellare soldi per qualche tempo, certo. Però il punto non è questo. Io non avrò la pensione e ho soldi per qualche anno. Il coraggio è stato quello di dire no a stipendio, pensione, carriera. In un certo senso chi ha di più fa più fatica a fare a meno di queste cose, non il contrario! Certo, io facevo tre lavori, organizzavo charter velici nella pausa pranzo, scrivevo romanzi dalle 6 alle 9 di mattina, e poi lavoravo dieci ore al giorno. Dunque mi davo molto da fare. Il tutto per mettere da parte soldi per poter ripianare il “buco” di denaro che ho dovuto dare per giudizio del tribunale alla mia ex moglie. Insomma, mi davo da fare e ho fatto. Chiunque voglia fare fa. Stare lì a dire “questo no” “quell’altro no” è facile… A sentire certa gente non si può mai fare niente… Invece il punto è consumare poco, avere poche esigenze, divertirsi con poco… Certo, se uno è ricco… Ma avete mai visto un ricco che vive in modo sobrio e non dà valore ai soldi?
francesco sasso detto
A Simone
Il libro l’ho letto, recensito e segnalato. Quindi non credo di avere pregiudizi quando dico che per me un SUV è troppo (assicurazione, riparazione e consumi). Ho anch’io il diritto di dire la mia, credo, senza con ciò offendere nessuno. Inoltre, cosa che qui Simone non dice, il lettore ideale di questo libro è il manager o chiunque guadagni molto. Simone lo scrive chiaramente nel libro: chi ha figli, chi guadagna poco, difficilmente potrà aderire al Downshifting.
Francesco
simone perotti detto
Un SUV non è troppo o poco, dipende cosa ci si fa. Certo che hai tutti i diritti di dire la tua, ma anche io di reagire in base a quel che penso. Io vivo in un bosco, un 4×4 mi serve, mi serve una macchina-camion per i lavori. Il suv sarà troppo per chi non lo usa, ma io lo uso. E poi costa di assicurazione qualcosa in più, costa meno d’acquisto essendo super-usato, ma comunque se dovessi affittare dei mezzi per i miei lavori spenderei di più.
Quanto a chi guadagna poco hai ragione, farà fatica amettere via dei soldi, e allora? Mica spaccio questo mio libro con un manuale che risolve i problemi del mondo. Però quelli che VERAMENTE non possono fare nulla sono la minoranza, la maggioranza potrebbe e non fa. Per quanto riguarda le famiglie io ero certamente cauto, ma sono stato scavalcato dalle centinaia di famiglie che hanno scritto su facebook, sul mio blog etc dicendo che loro l’hanno fatto, che lavorano 6 mesi lui 6 mesi lei e vivono in modo diverso.
francesco sasso detto
Simone… so che non hai mai spacciato il libro come un manuale che salva il mondo. Nella recensione ho scritto:
“Perciò l’autore richiama il lettore alla propria responsabilità personale: smettere di lamentarsi e decidere di lavorare sodo per realizzare le proprie aspirazioni. Imparare a vedere la propria vita come qualcosa di modellabile [...]”
e
“Simone Perotti non ha una ricetta buona per tutti né regole rigide da propinare al lettore. Semplicemente racconta la sua esperienza di uomo [...]”
Francesco
Felice Muolo detto
Una cosa del genere l’ha fatta io. Da tredici anni ho lasciato il lavoro e mi sono messo a scrivere romanzi a tempo pieno. Ne ho pubblicati cinque. Il sesto è in stampa. Finora ci ho rimesso alla grande. Tranne in salute.
carmine vitale detto
a me la casa i soldi e tutte queste belle tante cose le hanno risucchiate le banche gli usurai (magari lo volevo anch’io) e compagnia bella
poi una notte ho ripreso a scrivere
a vivere
i miei trascinati nel baratro sono ancora qui
mi sorridono
mi arrabbatto
respiro
combatto
aspetto una bambina ,la mia prima figlia
sono felice
Almeno una volta al giorno.
c.
“Era cominciata così
All’inizio c’era nebbia come sugli anni andati una nebbia così intensa da non poter vedere
Le porte chiuse alle spalle senza nessuna metafora.
Mi è capitato di notte pensando ad una poesia che ho imparato a memoria che parla delle cose fatte e di quelle che ci capiteranno non per punizione sfregio maledizioni ma per la semplice essenza dell’uomo e dell’alzarsi del sole
Una sorta di resistenza interna termica
Un elenco banale di cose non portate via
La prima lettera d’amore
Nessun rancore
E come premio il mare.”
c.v.
francesco sasso detto
Ogni vita merita d’essere raccontata.
Mi piacerebbe leggere e pubblicare in questo blog la vita dei lettori di “La poesia e lo spirito”.
Articoli brevi o lunghi, non importa… potete scrivermi qui retroguardia@libero.it
Francesco
Felice Muolo detto
Le motivazioni delle scelte dell’autore del libro sono simili a quelle del protagonista del mio romanzo Il ruolo dei gatti, da te recensito, Francesco?
francesco sasso detto
Le motivazioni di Simone Perotti non sono simili a quelle del protagonista del tuo romanzo.
Francesco
Stella Maria detto
Caro Simone,
vorrei tanto stringerti la mano e giuro che dico davvero e non per dire.
La tua è una scelta coraggiosa e lo sai senza che sia io a dirtelo, perciò ti ammiro, che la si condivida o meno. Comprerò il tuo libro per conoscerti meglio, conoscere un po’ la tua anima perchè in fondo chi scrive con ispirazione e non per far ricco l’editore, è quella “cosa lì” che ci mette dentro.
Rubo le parole a Renato Zero da una canzone che mi piace molto: “… dimmi che può ancora vincere, chi ha il coraggio delle idee …” comunque vada la tua vita, secondo il mio modesto parere e per quel che può valere, questo mi fa ben pensare che in questa società c’è speranza di cambiare, di non annullarsi nel gregge.
grazie per la tua testimonianza e la tua forza.
SM
Felice Muolo detto
Francesco,
ad ascoltare e osservare il video dell’autore, qualcosa in comune ci dovrebbe essere. Lungi da me accusarlo di plagio. Solo per dire che la sua insoddisfazione l’ho provata anch’io. Tanto per dire, il protagonista del mio romanzo lascia il lavoro e si ritira in campagna, poi se ne va in giro per il mondo. Ciao.
claudia detto
certe volte bisognerebbe proprio dire: adesso basta!
in bocca al lupo all’autore.
ciao!
claudia
francesco sasso detto
“Solo per dire che la sua insoddisfazione l’ho provata anch’io.”
Felice, non posso vedere né ascoltare il video dell’autore perché non ho adsl. E comunque è inutile fare ricerche in rete. Ho con me solo il testo scritto.
Il libro merita una lettura. Ognuno poi prenderà il meglio da questa esperienza. Il mio compito era segnalare il libro con la massima onestà intellettuale… Tuttavia, ai miei occhi, questa testimonianza ha la stessa importanza di quella di Demetrio: fare un mutuo, tirare su una figlia ecc è “una scelta coraggiosa”. Oppure adottare un bambino è una scelta coraggiosa.
francesco
Stella Maria detto
E’ vero Francesco,
sono tutte scelte coraggiose in questa società che tutti conosciamo, senza fermarmi in particolari, ed è bello vedere che il coraggio a molti non manca. ma se il coraggio non c’è non per questo la persona è meno degna di rispetto, a volte ci vuole coraggio anche nel non scegliere, o nel massificarsi, di rado ma ci vuole, soprattutto quando ci si sente dei don Chisciotte e ci si arrende.
Grazie per questa segnalazione
un abbraccio a tutti
SM
Xenofobia « E' come andare al Trebbia detto
[...] Passa ai commenti Cercando in rete il titolo di un libro che mi incuriosiva sono capitato su questo blog. Simone Perotti – Adesso [...]
rosmarina81 detto
Io quello che avevo da dire l’ho detto nel mio blog, per me Perotti è arrogante e il suo libro assolutamente inutile.
Risparmiatevi i soldi.
simone detto
Rosamarina, però dovresti anche raccontarci perché io sarei arrogante. A me, come immagini, farebbe molto piacere capire.
Daniela detto
Ho letto entrambi i libri di Simone (adesso basta e avanti tutta) e credo di aver colto profondamente il senso del suo discorso. Non si sta parlando di soldi, di chi ha di piu o di meno, di chi parte con un “gruzzolo” più cospicuo di altri. Si sta parlando di libertà, o meglio, della possibilità di poter cambiare vita, senza troppi condizionamenti, e capire che quello che il sistema ci propone ogni giorno è solo una delle mille possibilità per vivere. Che poi sia quella predominante non ha importante. E’ solo una delle mille possibilità. Per quanto mi riguarda sono in procinto di cambiare vita e di buttarmi con entusiasmo e senza nessuna paura verso questa nuova avventura del downshifting. Premetto che provengo da una famiglia normale, redditi normali e che fino ad adesso, nonostante lauree e mille investimenti in cultura ecc. ho fatto lavori stra sottopagati e demotivanti. Quindi non ho nessun risparmio da parte. Nonostante questo ho lottato per trovare una occupazione che mi consentisse di lavorare poco e guardagnare il giusto per mantenermi. E dopo mille tentativi ci sono riuscita. Ripeto: dopo mille tentativi. Mi danno un po fastidio i commenti di chi, senza aver provato a guardare oltre, senza mai essersi messo alla prova, giudica, critica e crede impossibile qualcosa che invece, come dice Simone nel suo libro, è molto piu naturale di tutti questi casini e complicazioni a cui ha portato il consumismo.L’essere umano ha sempre lavorato, ma come? Una volta si lavorava si, ma con ritmi diversi, le feste erano molto di piu, c’era piu tempo per la famiglia, per condividere situazioni e sensazioni, anche in constesti microscopici. Alla fine creedo sia solo una questione di punti di vista, di coraggio, di avere voglia di osare e andare incontro a qualche difficolta…..come se adesso non ce ne fossero?
M&C detto
Caro Simone condivido con lei che non si può vivere per il lavoro, ma si lavora per poter vivere dignitosamente.
Però forse, non so, lei non ha figli: quando hai famiglia fai una gran fatica a lasciare un posto di lavoro “sicuro” per inseguire la tua libertà, perchè si scontra con libertà dei tuoi figli di pensare serenamente al futuro.
Per me, che sono moglie e mamma, la vera libertà è riuscire a scegliere per Amore, al di là dei propri desideri.
Ciccio detto
Adesso basta: libro che punta sull’ignoranza della gente, facendo credere che esista un modo per smettere di lavorare (il libro è sottotitolato: come smettere di lavorare…) ma che in verità contiene solo banalità ed esempi per gente che guadagna 5000 euro al mese! Perotti si è comprato una barca a una casa senza fare mutuo, poi ha smesso di lavorare e adesso fa lo skipper nel mediterraneo per i turisti. Quanti di voi hanno i soldi per farlo? Incominciate il vostro downshifting risparmiando i soldi che spendereste per questo e altri suoi libri.
ivano detto
caro simone ,saltuariamente sono capitato sui tuoi video ,devo farti i miei complimenti per la chiarezza e lucidita’ dei tuoi discorsi, e ti ammiro molto per la tua scelta , posso dire che mi hai aperto gli occhi sul mio futuro ,che non ho mai pensato ,in cui pensavo solo a lavorare 15 ,16 18, ore al giorno e anche di notte ,cose da pazzi ,ora grazie a te sto per cambiare vita in meglio spero , ti ringrazio tanto , ti auguro buona vita.
ivan.
Arianna Marchigiani detto
Simone Perotti lo ha fatto perchè aveva i soldi (ecco la verità, conti alla mano).
Ha una casa di prorietà in Liguria costata 150.000 euro, (lo ha detto sul suo blog, 50 per comprarla e 100 per ristrutturarla) ha una barca a vela di 11 metri (comperata in società con gli amici, facciamo una quota di 20.000 euro a testa) con cui porta in giro i turisti l’estate, e un gruzzolo, su un apposito conto, per la pensione (stiamo molto stretti: 80.000 euro, anche se è probabile che sia di più perchè i conti sulla pensione se li era fatti quando pensava che gli sarebbero serviti 16.000 all’anno per vivere, ora dice 9000, ma va beh).
Quindi, in 19 anni di carriera, ha quantomeno messo da parte una cifra intorno ai 250.000 euro, ma probabilmente inizialmente ne aveva molti di più perchè vanno tolti i soldi che ha dato alla moglie per liquidarla dopo il divorzio.
Adesso prendiamo lo stipendio medio italiano dichiarato dall’ISTAT, che è di circa 1300 euro mensili. Facciamo finta che uno, praticamente morendo di fame, riesca a mettere da parte ogni mese 800 euro. Per raccimolare 250.000 euro impiegherebbe circa 25 anni! Naturalmente non deve avere figli, mutuo, genitori a carico, problemi di salute, macchina per andare al lavoro e nessun inconveniente particolare.
A me, e ai molti che la pensano così, Perotti non sembra ne un guru ne una persona che ha fatto una scelta coraggiosa, anzi! Tenete presente che quando nel 2009 ha mollato il lavoro aveva già scritto 5 libri, di cui alcuni di discreto successo (Zenzero e nuvole aveva venduto 15.000 copie, (che sono netti poco meno di 15.000 euro, cifre dichiarate da lui, che dice di guadagnare 1 euro per ogni copia venduta), quindi oltre alle spalle ben coperte, aveva una mezza carriera da scrittore avviata.
Tutto questo per sottolineare che NON può essere un esempio per la gente comune, la sua strada è percorribile solo se guadagni 4000 o 5000 euro al mese. Adesso Basta quindi è una mera operazione commerciale, che ha avuto 19 ristampe e venduto 50.000 copie. Così tante perchè il sottotitolo “Lasciare il lavoro e cambiare vita” è stato forgiato apposta per ingannare le persone, inducendole a credere che fosse un manuale universale con esempi e strategie buone un po per tutti, su come mollare il lavoro. Molto appetitoso venduto così, non credete?!
QUI ARRIVA IL CONCETTO PIU’ IMPORATANTE: Il libro parla della SUA esperienza, di come ha fatto LUI o di come fai tu se guadagni dai 3500 ai 5000 euro al mese, non certo i poveri operai, che però, speranzosi, 14 euro per il libro gle li hanno dati! Se ci fate caso (sia sul libro che nei commenti su internet) cerca costantemente di sminuire l’importanza dei soldi nel processo di downshifting, ed insiste sempre che l’aspetto psicologico è il fulcro… lo fa perchè se passa il messaggio che lui i soldi li aveva (e tanti), la gente capisce che il libro non può aiutarli a mollare il lavoro e smette di comprarlo, assieme ai sui libri futuri. La riprova la troviamo nella nota strategia di marketing di “nascondere” le informazioni “scomode” della biografia, infilandole dopo l’elenco di libri pubblicati! Guarda caso qui è perfettamente applicata: sapete infatti cosa scrive nella biografia dopo la lista dei libri da lui pubblicati?… “Che è stato un manager milanese strapagato per 19 anni!”. Se questa non è volontà di nascondere l’importanza dei soldi in quello che ha fatto… non so cos’altro sia!
Simone Perotti è un comunissimo radical chic, che scrive articoli per Yacht & Sail, Yacht Capital, Dove, Style, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano (fonte Wikipedia), quando è diventato popolare (con Adesso Basta), ha incominciato a vendere anche i libri passati che non avevano venduto molto. Ha già i soldi per la pensione in banca e un’agenda piena di presentazioni dei sui libiri in giro per l’Italia. E come ultima riflessione, credete che uno che ha abbracciato la filosofia del “basso consumo” si possa permettere un vizio così costoso come fumare?