Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
C’è chi va, o vorrebbe andare, e c’è chi viene. Pierluigi Celli provoca alla fuga. A me spetta l’onda di chi cerca rifugio nella nostra patria. Africani, in gran parte: Simon, Antonio, Mbibi. Neanche dai nomi si comprende il senso della loro ricerca, si aggrappano alla nostra terra come a una tavola di salvataggio. Vanno, vengono. Mi sento più dalla parte di chi vede in noi un paradiso perduto, che da quella di chi, da noi, si sente all’inferno.
Natale, milioni di kilowatt consumati per le luci nelle piazze, sulle strade, nei parcheggi degli ipermercati. Natale, per i depressi è un periodo pericoloso, il più duro dell’anno. Il senso di isolamento si aggrava, nella furia del consumismo. Natale, ultima speranza per “implementare i consumi”.
E’ triste pensare che non esista tra i tanti uomini della politica e della cultura un sogno e un progetto sociale capaci di guardare al futuro con rinnovata speranza, lasciando alle spalle storture e macerie; magari non facile da realizzare, che sappia contenere ideali di bellezza e di giustizia, a lungo calpestati, riscattando la rabbia e l’adrenalina versati sulla cronaca miserrima di ogni giorno, con estenuanti discorsi, convegni, tribune, manifestazioni. Leggi il seguito di questo post »
Parazzoli: conta il marchio, non il valore dell’opera
di Paolo Di Stefano
Inventare un mondo, inventare l’altro mondo, che è quello della letteratura. In realtà, il titolo del nuovo libro di Ferruccio Parazzoli è Inventare il mondo (Garzanti, pp. 135, e 14). Un saggio a suo modo — con il sottotitolo «Teoria e pratica del racconto» — che non parla solo di tecniche narrative ma che è un percorso dentro le passioni di lettura di uno scrittore più che di uno studioso. Quindi, saggio a suo modo, testimonianza, racconto, a sua volta, di tanti incontri immaginari con i grandi autori: Dostoevskij, Flaubert, Tolstoj, Proust, Kafka, Céline, Beckett, Joyce, Hemingway, Ingeborg Bachmann, Kawabata e tanti altri. Non tutti ovvi, come sarebbe in un qualunque manuale di scrittura: qui ci sono anche Fruttero & Lucentini, Pontiggia, Moresco, Pincio, Saviano e persino Moccia e Melissa P. Senza puzze sotto il naso da accademici. «Perché — dice Parazzoli, seduto sul divano della sua casa milanese, che guarda dall’alto piazzale Loreto — la ripercussione, dai narratori che hanno fatto scuola, arriva fino a oggi ». Leggi il seguito di questo post »
Una vita tranquilla, lo studio, il lavoro, la costruzione del futuro. Sinergia di forze, solidarietà dell’ambiente sociale e, infine, il riconoscimento tanto atteso davanti alle autorità locali, i giornalisti, gli amici. Sono felice, sorrido, davanti a me si apre l’orizzonte adulto dei frutti maturi, l’orizzonte – diciamolo pure – di una meritata felicità.
È da poco uscita, in un ben curato volumetto delle Edizioni della Meridiana, la raccolta poetica “Antimondo” di un autore polacco, che nel suo paese è già emerso come una delle figure di maggior spicco dello scenario letterario. Sto parlando di Tomasz Różycki (nella foto), nato a Opole, in Slesia, nel 1970.
Curatore dell’opera è Leonardo Masi, docente di Lingua e Letteratura Polacca presso l’Università di Firenze, che è anche, insieme ad Alessandro Ajres, il traduttore dei testi, presentati in polacco e in italiano. Come già avevo avuto modo di leggere in un articolo di Masi dal titolo “Segni nella nebbia – Appunti sulla poesia di Tomasz Różycki”, pubblicato su “Hebenon”, sono vari e profondi gli spunti da prendere in considerazione, nell’opera di questo giovane ma pregevolissimo poeta. Leggi il seguito di questo post »
Londra, 25 nov. – (Adnkronos) – Una copia della prima edizione di “L’origine della specie”, il libro con cui Charles Darwin (1809-1882) 150 anni fa rivoluziono’ le scienze naturali, e’ stata battuta ad un’asta di Christie’s a Londra per la cifra record di 103.250 sterline, pari a 114.600 euro. Il nuovo primato mondiale e’ stato stabilito da uno dei 1.250 esemplari della prima edizione dell’opera che ha segnato la nascita della teoria evoluzionista, pubblicato da W. Clowes and Sons for John Murray nel 1859 a Londra
L’astuccio di scrittura di Annie Darwin (1841-1851) non era un semplice giocattolo da bambini, ma una versione in formato ridotto di un oggetto posseduto da un adulto, uno dei primi segni che la fanciulla sarebbe diventata presto una giovane donna, ambita e desiderata non solo per le sue indubbie qualità temperamentali. A vedere infatti il dagherrotipo in cui all’età di 8 anni appare eretta, tranquilla, sicura di sé, pienamente consapevole di essere fotografata, era facile profetizzarle un luminoso avvenire. L’astuccio di Annie è un piccolo contenitore in marocchino, con una serratura ed una chiave per la chiusura del coperchio incardinato. Sul coperchio sono impresse le parole “Astuccio di scrittura” in lettere d’oro. Dentro, fogli di carta da lettere con relative buste, punte d’acciaio per le penne d’oca, un piccolo temperino con un manico di madreperla, ceralacca e sigilli. Leggi il seguito di questo post »
Mi colpisce il fatto che Gaspare Spatuzza studi teologia. Mi ricorda la bibbia annotata di Bernardo Provenzano. Mi convince che la mafia è una visione del mondo. Di questo mondo, e forse anche dell’altro.
Domani 4 dicembre, alle ore 13.35, su Radiouno, nel programma Nudo e Crudo di Giulia Fossà, sarà intervistato il nostro Paolo Cacciolati, autore del libro Digestione del personale, pubblicato dalla TEA.
Un guerriero zen
innamorato della morte
parla parla parla
mentre mostra le cicatrici alla luna
per farla invaghire di sé
- Vedi?
Potrei morire domani se solo volessi -
L’astro non risponde
e osserva dall’altro
questa eternamente mimata
vicenda adolescenziale
- Agli umani piace recitare.
Che ne sanno loro
di una vita infinita?
Che ne sanno loro
della morte eterna?
Ci sono state altre ere glaciali
né migliori né peggiori di questa
Tutto il resto è teatro.
- Una tragedia
quando si ripete due volte
diventa
farsa
(ALLA LUNA, testo di Bianca Madeccia. Musiche originali e voce recitante: Alberto “Napo” Napolitano Video di Marcantonio Lunardi).
Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)
Fratture dell’inconscio. Antonio Spagnuolo, Fratture da comporre, Napoli, Kairos Edizioni, 2009
Non so se Antonio Spagnuolo eserciti ancora la professione di medico cardiologo in quel di Napoli. So che l’ha esercitata a lungo senza che lo distogliere dall’altro suo “mestiere” di editore di poesia (perché quello di poeta, di per sé, non è un mestiere, si sa).
Il titolo stesso della raccolta ultima di Spagnuolo evoca l’attività principale dell’ortopedico (ricomporre fratture pregresse) dove, tuttavia, l’ortopedia è metafora lampante e ossessiva della scrittura poetica.
Simone Perotti, un tempo dirigente e capo ufficio stampa di aziende multinazionali, è oggi uno scrittore (Bompiani) e skipper di quarantatré anni. Un anno e mezzo fa, dopo lunga riflessione, decide per un cambiamento radicale della propria vita. Poco prima era uno “arrivato”: ottima posizione lavorativa, stipendio alto, spese in conto all’azienda, viaggi, amicizie influenti ecc. Una vita lavorativa frenetica e frizzante. Eppure Perotti si rende conto che la vita che conduce è un binario morto e che, per essere uomo libero, avrebbe dovuto rinunciare alla carriera prima che fosse troppo tardi. Decise così di aderire al downshifting (“scalare marcia, rallentare il ritmo”) e di raccontare questa sua esperienza nel libro Adesso basta.
Mettersi nei panni: è sempre più difficile. Certo, basta un po’ di fantasia per sentircisi stretti, marchiati a fuoco, senza più chances. Penso, come scrivevo qualche giorno fa, ai volti che conosco: Giovanni, Dragan, gli zingari gentili, che conducono lotte civili, scrivono libri, chiedono di battezzarsi. Mi chiedo se non dobbiamo convertirci noi, se questo Avvento non sia la promessa del ritorno di un Cristo triste, che non si riconosce più negli uomini che ha amato; il Cristo che un giorno si chiese, da profeta: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.
C’est difficile, la vie. Mais moi je connais bien le perils de mer.E’ difficile la vita. Ma io conosco bene i pericoli del mare. Questo, a pag. 23 de Lettres à l’inconnue (Lettere a una sconosciuta), Bompiani 2009, pagg. 29 (nella traduzione di Sergio Claudio Perroni) Antoine De Saint – Exupéry rivela a una ragazza di ventitré anni di cui si era innamorato. L’ultimo anno della sua vita. Quello appena prima discomparire. Il carteggio, con i disegni dell’autore, anticipa ciò che sarebbe occorso a De Saint. In quel volo misterioso conclusosi all’incirca sopra la Baia degli Angeli, al largo di Marsiglia. Leggi il seguito di questo post »
Il fiume porta la sabbia e il mare la porta via
e acqua e odore di salmastro e luce
in cento anni una grande isola nuova
e un nuovo faro, simbolo della remota
e impari alleanza degli uomini col mare Leggi il seguito di questo post »
Penso che le cose non stiano così. C’è qualcosa che viene trascurato, come sempre. I mass media non si accorgono di un movimento sotterraneo, inarrestabile, che spinge a una cura, un’attenzione, una santa insofferenza per l’ingiustizia che morde il mondo ogni momento. L’evoluzione ha senso solo quando abbatte i muri, condivide i beni, si rivolge all’angoscia dei più deboli. La donna e l’uomo del futuro sono quelli che usciranno dalla giungla, d’erba o d’asfalto non importa.
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fineStoria contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporaneaquesta mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
Fotografia come narrazione. Stefano Bottini, Riflessioni illuminate (foto mai viste), Perugia, Percorsi d’Arte, 2008; Luce e riflesso. Un altro mondo tutto da scoprire, Perugia, Percorsi d’Arte, 2007; Scarzuola. Il sogno alchemico di Tomaso Buzzi, Perugia, Percorsi d’Arte, 2007.
A parte i soliti Leonardo da Vinci, Gerolamo Cardano, Giambattista Della Porta (e Giacomo Battista Beccaria che si firma latinamente il Beccarius e che scopre l’azione del nitrato d’argento sulla luce nel 1757), l’inventore della fotografia è probabilmente Joseph-Nicéphore Niepce che nel 1822 (circa) fotografa una Tavola apparecchiata. E’ una fotografia che vista oggi sembra più un quadro o un’acquaforte che una vera e propria riproduzione di un’immagine reale. Ma è Louis-Jacques-Mandé Daguerre a risultare più noto di lui grazie alla macchina che ha costruito e che ha battezzato dagherrotipo. Il 7 gennaio 1839, il fisico e astronomo François Arago annuncia all’Accademia delle Scienze francesi la nascita della nuova invenzione con queste parole:
«Il signor Daguerre ha scoperto schermi speciali sui quali l’immagine ottica lascia un’impronta perfetta, schermi dove tutto quello che l’immagine conteneva viene riprodotto nei più minuti particolari con esattezza e finezza incomparabili»(1).
Pubblicato da robertorossitesta su dicembre 1, 2009
C’era un tale che aveva un sacco di cose da dire a Dio: dubbi, lodi, consigli, anche durissime critiche. Siccome non ne faceva mistero, è ovvio che molti lo commiserassero, e che altri se ne prendessero gioco. Ma quel tale, senza darsene per inteso, un bel giorno si mise in viaggio davvero, per trovare Dio e vuotargli davanti il suo sacco. Leggi il seguito di questo post »