Nanni Delbecchi, La coscienza di Mike
Pubblicato da giorgiomorale su gennaio 2, 2010

di Alberto Pezzini
Nanni Delbecchi oggi scrive su Il Fatto Quotidiano. Scrive di critica televisiva, una sorta di cugina povera di quella letteraria. L’unica osservazione da spendere al riguardo è che per fare quella televisiva bisogna saper di lettere. Ma esisterà davvero un critico televisivo puro, una creatura del tubo catodico che possa scrivere di televisione senza potersi abbeverare alle fonti del Clitumno?
No, secondo l’inconscio parlante di Delbecchi e quella riga nutritissima di scrittori che la letteratura ha regalato letteralmente alla televisione e che vengono disegnati con il bulino d’autore di chi li ha conosciuti da vicino ne La coscienza di Mike, Mursia 2009, pagg. 142.
Si parte dalla storica Fenomenologia di Mike Buongiorno, inserita nel Diario Minimo di Umberto Eco, la quale nasce come saggio contundente pubblicato nella Rivista Pirelli, dove Mike viene bollato a fuoco come l’everyman, il vero prototipo dell’uomo qualunque capace di stimolare nello spettatore una sorta di rivincita a distanza.
La fortuna di Mike stava proprio in questo sentimento del contrario che sapeva indurre in chi lo guardava: far sentire lo spettatore superiore a lui, il che significava consentire a chiunque di stare davanti al video con la coscienza a posto.
Un grandissimo trucco televisivo e commerciale, se ci si pensa bene, ma smascherato da un letterato filosofo come Umberto Eco. Ecco perché ci vogliono le lettere e gli studi umanistici.
Poi Delbecchi ci parla dei principali critici televisivi della nostra storia letteraria e lo fa in un modo più che umano. Li trasfigura e diventa i critici che critica, ce li tramanda in olovisioni da toccare quasi ad averli sulla poltrona con te davanti al televisore. E’ un maledetto emulo di Guerre Stellari, in questo.
Il primo è Luciano Bianciardi, l’autore de La vita agra, il romanzo che nel 1963 fece un botto secco tanto da essere definito da Montanelli sul Corriere della Sera come uno dei più stupefacenti romanzi degli ultimi anni. Solo che Luciano non era un accasato, non era un merlo da casone, semmai un maledetto isolato. Così condusse dunque la propria critica letteraria, da solo ed a furor di popolo. Descrisse la mediocrità di Mike tre anni prima di Eco in un articolo che ha del profetico, portò alle massime vette Paolo Villaggio e Dario Fo, e ridicolizzò Pippo Baudo e la sua aurea mediocritas. Fu uno spiritaccio agre, aspro al palato ma capace di scrivere pezzi che fulminavano, con frasi capaci di spiccare il volo per sempre o spiaccicare una faccia sull’asfalto per la vergogna. Mercuriale, incostante, incapace di stare dietro ad una scrivania sicura, portato a vivere con l’ansia fino alla fine del mese, incostante nella sua febbrile ansia di tradurre, scrivere, collaborare e tirare fendenti dalle pagine dei giornali finanche più isolati come Playmen, pur di restare libero.
Poi ci fu Campanile, quello degli asparagi e dell’immortalità dell’anima, uno spirito elfico allo stato liquido, un umorista di levatura altissima, un letterato che non veniva preso sul serio solo perché faceva ridere e lo sapeva fare da dio. Con Battista al Giro d’Italia, una raccolta di exploit giornalistici letterari quando faceva da suiveur ai ciclisti impegnati nel giro, nasce un genere vero e proprio partorito sulle colonne della Gazzetta del Popolo.
Campanile non commenta soltanto ma lo fa insieme a questo personaggio inventato di nome Battista e crea così una forma letteraria geniale e spiazzante dove si perdono tutti i suoi detrattori, inceneriti dalla sua fantasia e dalla spigliatezza letteraria:”La caducità dello scritto giornalistico può derivare non dal carattere attuale, ma unicamente dalla sua qualità letteraria”. Capito? Il che la dice lunga sui rapporti tra letteratura e giornalismo. Da qui, da questo assioma fondamentale devono per forza prendere le mosse tutti gli altri.
Delbecchi ha dalla sua il fatto di essere stato assunto da Montanelli al Giornale nel 1989 ed in più di essere imbevuto di una letteratura capace di far radice, di restare bene rimpannucciata dentro la testa dei lettori dove scarica i suoi dardi di vecchie macchine per scrivere. Ecco perché questo manuale scritto fitto fitto ma ben chiaro per i tipi della Mursia è un vero, nuovo, anzi rivoluzionario manuale di sopravvivenza televisiva ed un’antologia di grandi firme del giornalismo che fu definito minore e che oggi è invece una forma di elzeviro dove se sei bravo fai cultura anche con la merda oppure soccombi nella strada deserta dell’anonimato.
Solo col cuore si può ricordare un uomo come Sergio Saviane che per una vita resse la critica televisiva per L’Espresso e coniò il vocabolo mezzobusto che avrebbe impecorito ed avvilito metà dei giornalisti televisivi italiani. Saviane era un uomo direttamente proveniente da Marte, e da marziano sembra essersi dissolto in quella villa grandiosa e piena di silenzi e correnti d’aria dove l’autore ce lo ricorda con un magone grande così sotto la pelle e vicino al cuore, oppure Oreste Del Buono, un critico che faceva televisione perché sapeva di fumetti, di letteratura, di classici e non voleva quasi mai farsi pubblicare come romanziere.
Del Buono che firmava la sua rubrica “Diario Tv” con l’acronimo OdB era uno spirito libero, un elfo sul tappeto della fantasia, uno scrutatore chirurgico della televisione con l’impegno però di cercare di arginare ancora il fenomeno televisivo e non fargli invadere la landa della letteratura definitivamente. E’ quello, per intenderci, che riesuma veramente Don Camillo e Guareschi per il rapporto che aveva con la Rizzoli. E’ quello che in qualche modo fa venire a galla una televisione più limpida perché l’ha filtrata alla candela della letteratura anche se pochi se ne accorgono. Va via nel 1990 anche perché il suo cervello era già pieno di altre mille cose a cui pensare. Spiana la strada a Beniamino Placido e ad Aldo Grasso.
Il primo è un virtuoso del pezzo, un’indimenticabile enciclopedia da giornale che si scatena alla luce della televisione e ti cattura con un sapere vastissimo come dimensioni, qualità e piacere di ascolto. I pezzi di Placido diventano una sorta di terza pagina nascosta, una scorribanda golosa dentro le maglie più interne della cultura, sempre grazie al veicolo più semplice e popolare. E’ una goduria da leggere.
Grasso è più tronfio, più censorio, più legato al suo idolo Robert Walser, l’autore austriaco de Il flaneur, l’uomo che passeggia senza uno scopo preciso, come chi fa zapping. Grasso è un professore, è un ibridatore feroce di definizioni che feriscono, come quella di Sgarbi “incontinente anche nella bava alla bocca”, oppure di Maurizio Costanzo inventore della tv del dolore, o di Gigi Marzullo imposto alla TV a forza di ripetizioni. Non giudica, incenerisce, anche se il concetto di fondo resta veramente da condividere. E’ un atleta infaticabile della verità che riesce a rendere con incredibile empietà. Non fa prigionieri. Onore a Delbecchi che ce l’ha descritto così bene.
Ancora due immagini. Una è strettamente personale. Narra di quando l’autore venne assunto da Montanelli come critico televisivo. Cilindro cercava un critico che mordesse, cercava il suo Placido. Lo trovò anche se il primo pezzo Nanni dovette riscriverlo in un’ora, dopo che lo aveva covato soffrendo per una nottata intera. E Montanelli gli disse, beh soffri un po’ meno al prossimo.
L’altro è Giancarlo Fusco, l’autore di Duri a Marsiglia, per esempio, tanghero, boxeur, giornalista, scrittore, amante della vita senza neanche avere un po’ di pietà, un Michelangelo delle lettere con la patente di assassino, quella di Cellini. L’ultimo medaglione di Delbecchi è per quest’uomo che oggi soltanto la casa editrice Sellerio sta facendo riscoprire agli italiani, orfani inconsapevoli di un letterato di tale caratura e possanza verbale, un uomo in grado di vituperare chiunque con uno sberleffo di una tale eleganza da ringraziarlo pure.
Questo è il libro di Delbecchi, una corsa a perdifiato su è giù per le lettere patrie al servizio della cugina povera rinchiusa in cucina ma che tutti vogliono andare a trovare nel cuore della notte, la TV. Il risultato è un ossimoro vivente: Delbecchi viene fuori con un linguaggio spericolato e, per dirla con lui, assolutamente pulviscolare, irregolare, sincopato, intermittente, a zig e zag come la televisione, e sorprendentemente bello. Praticamente visivo, da film, ma perché non si scrive un Morandini pure lui?
Scherzi a parte, questa è la storia vera della TV e dei suoi amori impossibili: i critici che l’hanno nutrita. Delbecchi compreso.














nadia agustoni detto
Interessante, grazie Giorgio per la segnalazione.
lucy detto
che bella segnalazione, giorgio! grazie! anche il tuo linguaggio è spericolato: c’è da imparare.
Giorgio detto
Grazie, Nadia e Lucy. L’autore di questa recensione è Alberto Pezzini. E’ proprio grazie al tuo complimento, Lucy, che mi sono accorto di non aver inserito il nome dell’autore, che, concordo, ha un linguaggio davvero spericolato. Ho appena rimediato, e mi scuso con voi e con l’autore della distrazione.
lucy detto
questa cosa è surreale: assolutamente fantastica. fa niente. tanto tu sei bravo lo stesso.
mauro baldrati detto
Scusate, ma io vedo in fondo al pezzo 4 annunci pubblicitari, una roba della destra, http://www.destra-dx.it/ForzaItalia, un editore a pagamento e altro. Lo vedete anche voi?
mauro baldrati detto
Ora gli annunci sono appena spariti. Ma!
Giorgio detto
Quali annunci, Mauro? Mi sono perso qualcosa?
mauro baldrati detto
Ciao Giorgio, è curioso, e non credo di avere avuto un’allucinazione. In fondo al tuo pezzo c’erano quattro annunci coi link, tra cui quello che ho indicato (no, non ho sognato, altrimenti come avrei potuto trascriverlo?). Poi, dopo una ventina di minuti, sono spariti.
Ai critici televisivi aggiungerei Berselli, che ci becca abbastanza.
Giorgio detto
Mauro, anche questo è surreale, io non me ne sono accorto e non ho visto i link di cui parli…
In quanto a Berselli: giusto, mi pare anche lui una personalità eccentrica, come quelle sopra citate.
lucy detto
mauro, ti spiano, ti mandano i link di disturbo dopo tutto quello che hai detto sulla tele…
:D
mauro baldrati detto
Lucy, che sia così? Per dire, non mi sono collegato coi link, non si sa mai che mi arrivassero delle frequenze pericolose…
alex cartoni detto
Una piccola riflessione sulla “fenomenologia di Mike” di Eco: nel testo Bompiani che assommava gli interventi di “Diario Minimo” compariva anche un “elogio di Franti”, capolavoro di critica letteraria e sociologica che metteva a nudo il conservatorismo e il filisteismo impliciti nella cultura e nella scuola italiane di quegli anni (e dei nostri anni). Tant’è che col tempo mi son fatto l’idea che i due testi vadano letti insieme collegandoli utilmente a una fenomenologia globale del paese. Il libro “cuore” come paradigma del patriottismo e del buonismo opportunista e classista della scuola, e la tv di Mike come specchietto per le allodole utile a catturare e formare la coscienza del piccolo borghese italiano attraverso il fenomeno del rispecchiamento. (ricordate le analisi sulla tirchieria di Mike?). Ci siamo poi spostati da quei paradigmi? Chi oggi in Televisione e nella scuola prende il posto di Mike e del libro “cuore”?. Credo sia una domanda da farsi. Io alcune idee ce le avrei…Non so voi.
Giorgio detto
“Chi oggi in Televisione e nella scuola prende il posto di Mike e del libro “cuore”?”
Questo è interessante, Alex, perché non pensiamo a una puntata di vivalascuola su questo tema?
alex cartoni detto
Sì facciamolo, credo ci aiuti a capire. Intanto a mo’ di ghigno ributto là che il prossimo arrivo – urbi et orbi- dei calendari artistici 2010 della Polizia di Stato è già una risposta. Al di là dell’ironia, confesso che la cosa mi indigna (come cittadino e come insegnante) molto di più della moscia querelle sul crocifisso. Ovviamente poco fa facevo riferimento a “testi”, immagini, discorsi, personaggi e simboli meno “interinali” del calendario poliziesco 2010…Dovremmo individuarli e analizzarli e poi offrirne una lettura critica. Lavoriamoci su. La tua, Giorgio, è un’idea che mi sollecita molto.
lucy detto
alex! siccome ovunque vada nel web trovo sempre un gran parlar male di eco, mi guardo bene dal citarne anche solo questi due antichissimi scritti, rimasti per me illuminanti e, concordo, da leggere insieme. [a scuola, unica, credo, fra i colleghi, mi soffermo sempre sulla letteratura di consumo, su quella "per l'infanzia", e sul rosa. saltano fuori "cuore" e "pinocchio", ma i signorini si sciroppano anche eco e roland barthes].
giorgio: è un po’ il tema che mi sta a cuore: l’immaginario “nostro” e “loro”. ma le vacanze non bastano: però faremo, stanne certo.
Giorgio detto
Ottimo, Alex e Lucy, il tema mi pare che si precisi e cresca, ne sono molto lieto, pensiamo a come realizzarlo.
E dopo Mike, morì anche la sua coscienza « Querdenker detto
[...] e il più recente Aldo Grasso (che però, come sottolinea Del Becchi è un’altra cosa). Qui c’è un’ottima recensione del libro da parte di Alberto Pezzini. Un riflesso [...]