La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Corpi estranei nella città straniera

Pubblicato da mbaldrati su gennaio 11, 2010

di Mauro Baldrati

Otto giorni per completare il puzzle. E’ questo l’arco temporale sul quale procede la progressione di Corpi estranei (Perdisa Pop, 2009), romanzo di Paola Ronco, scrittrice torinese di 33 anni che vive a Genova. All’inizio sorge il pensiero che si tratti di un testo cosiddetto generazionale, cioè il classico “una di noi e per noi”, il precariato, il moderno no future di tanti giovani che non solo soffrono e lottano contro le promesse non mantenute dei loro genitori, ma non conoscono neanche il significato delle promesse. Ma l’equivoco viene immediatamente chiarito. Non è un testo che si fa ingabbiare facilmente in un genere. Compreso il noir, dove, forse, potremmo collocarlo. E’ una storia a incastro parziale, sostenuta da tre personaggi narranti, con tre registri narrativi diversi eppure complementari: una terza persona dolente, con tratti di scrittura oggettiva, che viaggia sul personaggio dell’agente di polizia Cabras, un ex celerino finito in ufficio a occuparsi di fotocopie, reso invalido da un grave evento che gli è capitato mentre era in servizio; una terza persona più dinamica, veicolata da Silvia, addetta stampa e p.r., fidanzata sofferente del bel Luciano, poliziotto “armato” collega di Cabras, col quale sta per andare a vivere, come spinta da un triste destino cui non si sa opporre; una prima persona che forse raccoglie tracce autobiografiche, Alessia, studentessa universitaria con un trauma alle spalle che affiora nella schiuma della sua vita insicura, rarefatta, fotografata in un presente che sembra immobile, ostaggio del passato.
Paola Ronco dimostra ottime qualità di regista letteraria, intersecando le storie con piccoli, quasi invisibili punti di contatto, che il lettore-spettatore recepisce inconsapevolmente, stupendosi mentre scopre come le vite dei tre personaggi siano intrecciate, assistendo alla loro entrata in scena ripresi da più angolazioni: Cabras che vede una ragazza, la giudica, e la ragazza diventa narratrice che vede Cabras, e lo giudica; e la disgrazia di Cabras è la stessa disgrazia, ma vissuta da un opposto versante, di Alessia, che quasi sviene, quando lo vede, nel ristorante dove sta lavorando come cameriera, confusa e precaria.
L’autrice procede per miniature, con cenni a gesti, stati d’animo, dialoghi con un’attenzione particolare verso il parlato, che racchiudono storie non dichiarate, non descritte, ma intuite, riscritte, esprimendo un talento per i dettagli, la cura per le piccole pennellate che solo la scrittura femminile riesce a esprimere con risultati così felici. E non ci nega lo stupore, con l’irrompere, qua e là, di qualche evento-shock che “buca”, come un rapporto sessuale, particolarmente violento, del misterioso Cabras con una prostituta.
Le tre storie, le tre vite si sviluppano sullo scenario di una Torino turbata dalle scorrerie criminali di una banda di giustizieri che uccidono immigrati, emarginati, evocando la tragica stagione della Uno bianca, che insanguinò Bologna, Rimini, Pesaro e causò la morte di 24 persone e il ferimento di 114; otto giorni che diventano frenetici, disperati, mentre l’eco oscura dei fatti di Genova, coi pestaggi, gli scontri, l’uso di lacrimogeni proibiti, non concede tregua ai tre narratori, e non risparmia i loro destini.

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