La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

INCONTRO: Giuseppe Panella, Pier Paolo Pasolini. Il cinema come forma della letteratura

Pubblicato da francesco sasso su gennaio 22, 2010

Lunedì 25 Gennaio 2010 ore 18

 Giuseppe Panella

PIER PAOLO PASOLINI

Il cinema come forma della letteratura

 

MEDIATECA REGIONALE TOSCANA

FIRENZE – via San Gallo 25

Intervengono

Stefano Socci

Federico Vitella

Coordina

Federico Pierotti

Sarà presente l’Autore 

Info sul libro e l’incontro: scarica PDF

Una Risposta to “INCONTRO: Giuseppe Panella, Pier Paolo Pasolini. Il cinema come forma della letteratura”

  1. roberto bugliani detto

    Parto da un esempio. Mi pare sia “Porcile” il film di Pasolini che inizia in bianco e nero, poi, quando la m.d.p. inquadra l’eroe bello, biondo e inquietante seduto su una panchina che legge Rimbaud, e che di lì a poco andrà a incasinare la vita di una famiglia alto-borghese, ecco che il colore esplode e il film continua a colori. Bene, questa, come altre sequenze di altri film, mi è sempre parsa una ingenuità stilistica non meno che concettuale, dovuta a un eccesso di simbolismo irrisolto (tra cui la scelta, forte e banale al tempo stesso,di Rimbaud), cui Pasolini non di rado indulgeva. Mi pare che in questi casi la sua poetica non si amalgami con la sua visione politica del mondo, e resti un grumo irrisolto, che fa di Pasolini, limitatamente a questi casi, un regista “impuro”, o un poeta che non riesca a risolvere nel mezzo filmico (e forse a causa del mezzo filmico)la propria poeticità.

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