La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

La distruzione di Eva

Pubblicato da lapoesiaelospirito su gennaio 29, 2010

di Mauro Pesce

E sempre là nella memoria torno

ad incontrar sulla fine del giorno

l’impronta della tua presenza, come

Adamo, la cui colpa è di strappare

dentro di sé la costola nel sonno

e poi volerla in Eva riabbracciare.

La distruzione di Eva era il peccato,

il criminoso parto dell’Adamo

fin dall’inizio solitario e vano.

Ora lo so, quell’estate di sogno

era l’Eden, da cui venni cacciato

prima di entrarvi e senza alcun peccato.

E a commettere questo, nulla è stato,

né il serpente, né Dio, neppure Adamo.

Non c’è salvezza, né rivoluzione,

solo pietà, e la consolazione

della gloria sul volto di un bambino

che ti sorride, prima del peccato.

Matteo 4,8

Lo condusse con sé sopra il monte

un’insonnia di gloria a placare.

Adonai Eloheinu lui solo

vide Jeshu, coprire dal freddo

insepolti milioni di morti.

I romani sono i colpevoli non gli ebrei

Crocifissione.

Cruci fixio.

A un palo di legno

uomini

saldamente attaccare

finché la morte viene

dopo ore

e giorni.

Le palme delle mani,

per coprire, e i piedi,

per fuggire, ora

alle assi bloccano

impotente, nudo.

Eretto, perché veda, e non appoggi

sulla terra i piedi.

E la voglia scatena di violenza

impunita, desiderio

di sangue, di massacro,

urlo di godimento che ti sale

contro il corpo

vivo, ch’è permesso

seviziare in gara

per vendetta.

Di quanto crocefissi,

per secoli, i «romani»

hanno atteso, del corpo,

della testa, che il peso

lacerasse la carne delle mani,

che alzassero straziati

urla, pietà

chiedessero,

tradimento dei figli e delle donne,

dopo ore, nel grido,

di terrore arrovinghiati.

Le mani alte, evirati

dalle corte daghe, il peso

della testa sul corpo,

lacerati sui piedi,

finalmente

morti.

Vendetta

In fondo alla mia psiche penetrare,

con le mie stesse mani il desiderio

della vendetta stringere, afferrare.

La radice, alle viscere, strappare.

Con tutte le mie forze, col mio braccio,

scagliarla contro il muro, che rimanga,

indelebile, eterna, la condanna

che l’insolenza della terra e di Dio

dalla memoria integralmente annull

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