In ricordo di Tito Maniacco
Pubblicato da nadiaagustoni su gennaio 30, 2010
In ricordo di Tito Maniacco.
Di Francesco Tomada
In pochi anni il Friuli ha visto scomparire una intera generazione di personalità che ne hanno attraversato la storia nel secolo scorso, segnandola in modo definitivo dall’alto della loro statura culturale e umana. Penso a Bartolini, Giacomini, Morandini e altri, ed ultimo penso a Tito Maniacco, spentosi pochi giorni fa a Udine. Di Tito a ragione molti scrivono in questi giorni e molti scriveranno ancora, ed è un bene pensare che la sua grande eredità trovi così, lo spero davvero, un modo per perpetuarsi. Io, qui, vorrei dire brevemente dell’uomo, che ho avuto la fortuna di conoscere negli ultimi anni e di cui sento la mancanza.
Ho conosciuto Tito, appunto, da poco, e non lo ho frequentato molto, ma mi è capitato di trascorrere con lui alcune giornate piene, di quelle che ti permettono di capire con chi hai a che fare anche al di fuori del tempo dedicato ad un evento, ad un incontro o una presentazione. Una persona straordinaria, di una profondità culturale che potevi intuire immediatamente per come i discorsi gli fluivano dalla bocca senza fatica, per ciò che diceva e raccontava con l’entusiasmo che davvero era quello di un ragazzo ultrasettantenne che aveva attraversato e costruito la storia della nostra terra. Ma anche un uomo di una semplicità disarmante, ironico ed autoironico, schietto e sincero: un maestro nei fatti e non nelle intenzioni.
Due immagini mi vengono oggi in mente, due episodi che mi riguardano.
La prima: Tito che si presenta ad una mia lettura (un grande che ascolta un piccolo) e si siede nascosto in ultima fila. Perché in fondo, gli chiedo dopo. Perché non volevo essere notato, non volevo distrarre nessuno, oggi non era il tempo dedicato a me.
La seconda: già malato, questa estate Tito, senza che io lo cercassi, chiede (sottolineo chiede) se può inviarmi il suo ultimo libro di poesia, Oltris (sempre da grande a piccolo). Vorrei che tu lo leggessi. Un libro scritto in larga parte in quel friulano che lui stesso affermava di conoscere poco, come una chiusura del cerchio dopo una vita vissuta come si dovrebbe fare, fino in fondo. Oltris ha il sapore di un saluto e di un lascito, un testamento spirituale, che Tito ha donato chiedendo permesso con quella gentilezza che era sua, ma anche con la forza delle parole che non hanno bisogno di essere urlate.
I più grandi sono spesso i più umili, così i loro gesti finiscono per restare. Penso al funerale civile: sotto il gonfalone di Udine, città conservatrice, si cantava l’Internazionale.
A Tito, a Marina
Tito Maniacco, nato a Udine nel 1932, ha vissuto e lavorato sempre in Friuli, incentrando la propria ricerca artistica – sia letteraria che pittorica – legandola alla sua terra d’origine.
Amico di Pier Paolo Pasolini, insegnante, storico e critico d’arte, Maniacco iniziò la propria attività artistica e culturale negli anni ’50 con il gruppo neorealista legato alla rivista ”Momenti”, su cui pubblicò le prime poesie. Oltre che nella ricerca sui temi della storia e la società friulana, Maniacco fu anche impegnato politicamente e fu consigliere comunale a Udine per il Pci dal 1970 al 1985. Alcuni anni fa il capoluogo friulano lo aveva insignito dell’onorificenza pubblica.
Tra i libri pubblicati pubblicato ricordiamo “I senza storia. Storia del Friuli” (1977-1979), “L’uomo dei canali” (1993), “La patata non è un fiore. Vivere e morire da contadini” (1997), “Patriarca nella nebbia” (2004). Di grande intensità sono due opere autobiografiche: “Mestri di mont” (2007) e “Figlio del secolo” (2008).
Oltris
(alcuni testi da Oltris, scelti fra quelli in italiano)
La freccia del tempo
La freccia del tempo
che era partita
domani
ieri sarà giunta
vibrando sul bersaglio
di oggi
così
il suo nome suonerà
prima che parta
e all’arrivo il sole sarà già tramontato
prima che sia sorto
e in questo spazio
dove l’andare
ostenta l’arrivato
il tempo sarà
cedevole cenere
e i nostri affanni non esistiti
All’alba
All’alba
ferisce l’occhio mancino
l’alba
che si inerpica fra i monti
corre bianco dragone di vapori
il Lumiei nella sua cupa forra
vedere è una forza attiva
Il viandante
Il viandante che tutto sa
s’agita alle novità
e come una farfalla
s’immerge nel nettare del fiore
è inutile
indicare il tramonto con il dito
se non hai il senso
della fine delle cose
Se puoi
Se puoi
respirare
len
ta
men
te
l’alba che sale
inonda il noce
sì che la chioma
avvampa
e il fusto giace
intricatoscuro
pensare di pensare
non serve a niente















Marco Crestani detto
Un poeta del dialogo innamorato della vita e di tutti i suoi contrasti, che viveva con passione forte la quotidiana riflessione sulla storia.
Ivan Crico detto
Anch’io ho avuto la fortuna di conoscere Tito e Marina e mi sembra, a questo punto, più che una coincidenza questo esodo di grandi intelligenze dalle nostre terre, quasi si fossero messi d’accordo: dal caro Amedeo Giacomini a Sgorlon e Morandini. Ma, visto che li ho conosciuti, che ho conosciuto la loro grinta e volontà di fare, di dire, non voglio lasciarmi prendere da malinconie. Abbiamo una grande eredità e adesso dobbiamo camminare con le nostre gambe, vedere, alla fine, se anche in noi le giovani generazioni troveranno motivi per combattere e conoscere. Grazie Francesco per questo bel ricordo e un abbraccio a Marina a cui voglio, lo sa ma è giusto ripeterlo, molto bene.
renatamorresi detto
“un maestro nei fatti e non nelle intenzioni”
e che poeta formidabile
grazie francesco per quest’omaggio
un saluto caro,
r
francesco t. detto
Grazie a voi, e a Nadia che ci ha permesso questo pensiero doveroso. E’ vero, Ivan, adesso l’eredità spetta a chi resta, sperando di avere imparato abbastanza dai maestri.
Francesco
francescomarotta detto
Un grato e commosso ricordo anche da parte mia.
fm
Fabio Franzin detto
“I più grandi sono spesso i più umili” caro Francesco, è la stessa frase di una mia recentissima mail ad Antonio Prete (uno dei più grandi studiosi di letteratura), conosciuto a Siena la scorsa settimana, e che con la sua cortesia, la sua gentilezza e curiosità, rima con la figura di Tito, che non ho conosciuto, purtroppo, ma che attraverso i racconti dell’amico Aldo Colonnello del Circolo culturale Menocchio (un altro umile e grande cui il Friuli e non solo non dovrebbe attendere il poi per inchinarsi a tutto ciò che ha fatto e fa) e la lettura di “Mestri di Mont” da esso editato, mi si è profilata la figura, antica e attuale, dell’uomo Maniacco, di questo intellettuale fatto di terra e di pietra, di passione e verità, di questo maestro finissimo e ruspante.
Voglio pensare che la letteratura può dirsi tale proprio se attraversata da simili presenze, che non badano tanto al pelo sulla parola, ma all’essenza di ciò che la parola può “toccare”, all’incisione che opera nel cuore delle genti.
E qui ringrazio Francesco, per il ricordo, per la condivisione di un pensare comune.
Con affetto. Fabio
francesco t. detto
“I più grandi sono spesso i più umili” è una frase che recentemente hai detto anche a me, proprio parlando di Prete. Te la ho rubata, non l’ho scritto nel brano perchè mi sembrava troppo citazionismo (ero sicuro che avresti capito), e mi sembrava che fosse giusta per Tito.
Francesco
nadia agustoni detto
Mi unisco al cordoglio di tutti i presenti.
Queste vostre testimonianze per un poeta testimoniano anche il valore di una fare comunità.
Un saluto.
Giorgio detto
Grazie per questo ricordo commosso dell’uomo e per le splendide poesie.
Con un caro saluto.
elio_c detto
Ci faceva imparare le canzoni partigiane, ci lasciava strappare i rari peli bianchi che riuscivamo a scovare nella sua folta barba. Ricordo il profumo dolcissimo che lasciava in giro la sua pipa. Lo adoravamo, quel nostro maestro.
Chiara Daino detto
Nel grazie Nadia,
per l’esperienza esperita, per il ricordo – per i come te. Nell’incontro che rende il senso e la giustizia. Per l’Uomo che si è dato – senza riserve
maurizio mattiuzza detto
Mandi Tito. Di te ci mancheranno tante cose. Proveremo a portarle avanti, per te e per noi e perchè sono giuste, necessarie. In te, come in Luciano Morandini, io ho visto il coraggio degli onesti.
Lucio Tollis detto
Lucio Tollis
mercoledì 3 febbraio
Tito è stato un maestro limpido e generoso, con la sua vita e le sue opere. Insostituibile, ci terrà compagnia col suo ricordo, con i suoi libri acuminati e taglienti, con la sua forza morale, la sua sorridente ironia, e i suoi splendidi ultimi doni, “Mestri di mont”, “Figlio del secolo”, “Oltris”.
Giovedì, 11 febbraio, avremmo presentato “Oltris” a Tarcento, in occasione de “Lo sguardo della Poesia”, iniziativa diretta da Pierluigi Cappello.
Tarcento deve molto a Tito. Giovedì diventerà, ora, una serata di omaggio e memoria, di impegno a far conoscere la sua vita e le sue opere.
Intanto riscrivo il brano finale del quarto movimento del poemetto “Gentiluomo nello studio”(pubblicato dal “Menocchio” nel 1996), e con il quale abbiamo salutato Tito, pochi giorni fa, con la voce di Fabiano Fantini.
Anche dentro le discipline umane
la morte
non é la fine ché sempre si ricomincia
o si suppone
di
ma il fine
che compone e intreccia corolle
lungo freddi ruscelli da trote
ed ecco il rosmarino e questo è per la rimembranza
ed ecco delle viole queste per i pensieri
e se i pensieri fossero viole
la morte avrebbe sempre un profumo di primavera
ma i pensieri sono tali perché
così li affila instancabilmente la dura mole della mente
capite signore
li affila e li fa aguzzi
e più aguzzi diventano
e più sono taglientemente inutili
Che fare dei pensieri se non girarli e rigirarli
come una frittata esangue sulla fumante padella?
E nel girarli il rovello scorre fino alle dita
che bianche su bianchi polsini
sfogliano e fermano fermano e sfogliano
Ma mentre questo colorato autunno
che chiamiamo vita
ha in sé la natura di appassire
nella sua arrendevole comprensione della morte
il pensiero s’adagia sul calar delle foglie
su di esse meditando rovescia la melancolia
nell’affilata considerazione dell’infelicità
sì che pare infelice chi felice non è
di esistere
ma tale è nel pensarsi infelice
così la contraddizione nelle sue ricorrenti e violente maree
è la felice constatazione dell’imperfezione
che giunta a quel punto conduce il corpo
all’infelicità del moto fra gli uomini
e del parlar con essi
tanto che il pensiero che nello stesso tempo
lo precede e fatalmente lo segue
senza concludere se non per sé e sol per sé
arriva al punto di non ritorno
quando meditando davanti al liquido argento d’uno specchio
dice che se davvero dormire è un bene
e il risvegliarsi è un danno
pure quel danno
è tutto quanto si può portare
fino alle regali porte della morte
Dettato che respira in un’armonia di intonazione scespiriana
e leopardiana e nello stesso tempo suona in modo personalissimo, a ricordarci la profondità umana e la sapienza di chi ha distillato l’amaro miele della consapevolezza dai grandi libri, ma anche dallo specchio degli occhi di tutte le umili vite e fraterne degli uomini semplici e schietti.
Un abbraccio a Marina. E grazie a tutti per la vostra piccola, sentita Veglia per Tito.