Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Fremo di piacere nel leggere la prima stroncatura del mio romanzo. Non se ne poteva di più di consensi e assensi. Il piacere di una lode non è paragonabile al brivido di scoprire che per qualcuno i tuoi personaggi risultano stereotipati, nelle azioni e nel linguaggio che li descrive.
Sono emozioni forti, non c’è che dire, peccato che durino un istante, come è istantaneo il giudizio del recensore. Tu vorresti prolungare questo piacere, vorresti che lo stroncatore spiegasse perché questi personaggi risultano stereotipati, che cosa intende lui per stereotipati, vorresti che girasse la lama nella ferita, che ti illuminasse su esempi di azioni e linguaggio stereotipati, e invece niente, devi accontentarti di questo giudizio fulminante, senz’altra spiegazione.
Pazienza, mi dico, in fondo i piaceri sono tanto più intensi quanto istantanei. Poi, rileggendo l’inizio della fulmistroncatura, mi assale un dubbio. Leggi il seguito di questo post »
Roberta, detta Bobbi, tornava a casa dal lavoro come tutte le sere, un lunedì sera uguale agli altri. Al solito, era stanca e nervosa. Fare la cassiera in un supermercato non era mai stata la sua più grande aspirazione, ma aveva dovuto accontentarsi. Senza un titolo di studio, se si esclude la licenza media obbligatoria, quasi trentenne, con una prestanza fisica non proprio da top-model, non aveva avuto molte scelte. Il fatto era che stava per troppe ore alla cassa, alle prese con freddi conti, a maneggiare arido denaro di proprietà altrui, sbirciando a malapena quei visi anonimi incattiviti dallo stress e ansiosi di correre altrove. Non ne poteva più. Le sembrava d’inaridirsi anche lei, non vedeva che numeri nella sua testa, non riusciva a pensare ad altro. E dire che anelava a qualcosa di diverso, di fantasioso, leggero e stravagante. Ma cosa? Leggi il seguito di questo post »
la nostra terra è chiusa in mezzo ai monti.
l’amore che ci diamo non è per noi,
è un regalo che facciamo al vento,
agli animali,
al grano che cresce sull’altura,
agli sconosciuti che di notte
mentre dormiamo
ci stringono la mano.
Forse non sanno, i criminali stupratori che hanno sversato petrolio nel fiume Lambro, che probabilmente hanno fatto un favore alla Terra. Il Lambro, per me che sono di Monza, é stato il mio primo fiume. C’era. Era inquinato. Ne stavo alla larga, anche camminandoci a fianco o pedalando lungo le vie di Monza. Lo guardavo con distacco, davo per scontato, da ragazzino, che era così e altro non poteva essere. Leggi il seguito di questo post »
Scuola media statale di Milano. Concorso di poesia.. La prof. Merolla invita Alda Merini per premiare le poesie più significative. Il giorno stabilito la poetessa molto agitata telefona agli insegnanti dichiarando con disagio e disappunto di essere influenzata e debilitata. Di non essere in grado di partecipare all’incontro. Dopo qualche giorno invia una lettera di scuse alla prof. che aveva organizzato il concorso e ai ragazzi che l’attendevano con ansia.. Nella lettera vi era un foglio con questa poesia bellissima.
Cioè lettura di testi e musica, due ritmi, due flussi che possono rincorrersi, cercarsi, e talvolta incontrarsi: l’introversione e l’implosione della scrittura cerca l’estroversione e la fisicità della musica; la staticità ha bisogno del dinamismo del ballo. Al Bar BLAM di Via Ronzoni 2, a Milano, domenica 28 febbraio alle 21.30 Valter Binaghi leggerà dal suo romanzo appena uscito con Perdisa Pop Ucciderò Mefisto, e canterà persino qualcosa di romantico, perché dentro al noir c’è anche una storia d’amore disperato. Lo accompagnano alle tastiere Alberto Della Vedova e Luca Lazzaroni.
Le contraddizioni non sono solo un motore di sviluppo della riproduzione capitalistica e della sua logica, o propria dell’accumulazione e del profitto, sono anche una specie di hybris autoimmunitaria che ne mina continuamente l’assetto. Un’auto-etero-rigenerazione violenta che investe sia il suo stesso modello di riproduzione di sfruttamento che la classe sfruttata e l’intera società civile.
Pubblicato da giuseppepanella su febbraio 25, 2010
Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)
Sapori e gesta d’infinito. Roberto Maggiani, Cielo indiviso, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni, 2008
«A Rimbaud. Io lo capisco quel silenzio del mare / e quel chiarore del cielo / che parte da me / e non dal mare e non dal sole / ed è l’eternità. / C’est la mer allée avec le soleil » (p. 72 ).
Questo omaggio a Rimbaud (il verso citato appartiene a Una stagione all’inferno) chiude la seconda tranche di poesie del libro (Mar Mediterraneo –Tirreno e Ionio). La prima era stata dedicata ad un sensuoso atto d’amore per Lisbona (Oceano Atlantico–Lisbona e Algarve) e la terza, invece, lo sarà al mare come metafora del mondo (Mare Mediterraneo – nei dintorni delle cose). Le tre parti si congiungono, comunque, nella consapevolezza della indivisibilità della realtà ultima delle cose (come pure recita e si deduce certamente dal titolo generale del canto).
La mamma lo tiene prigioniero da quarantacinque anni. Non si può allontanare da lei. Questi sono gli ordini. Allora lui, allora lui, dicevo, allora lui, per sopravvivere si è trasformato in anaconda. Non viaggia molto, anzi per niente. Sta perlopiù fermo, striscia attorno alla casa. Oppure guarda le foto delle bambine discinte attraverso l’oblò sul mondo, la scatola elettronica dei giochi, insomma, lì, dove ci sono le bamboline vive, quelle che puoi circondare e stritolare con un click. Leggi il seguito di questo post »
due sonetti di Matteo Ciucci [pubblico due sonetti di Matteo Ciucci che già avevamo con piacere letto qui, a.s.]
foto: Matteo Merlano
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Porti nei tuoi occhi…
Porti nei tuoi occhi un fiore d’autunno.
Non già quello delle piogge di ottobre,
della bruma che avvolge la rugiada
adagiata in silenzio fra i fili d’erba.
E’ l’autunno delle foglie imbrunite,
dei mattini dai tepori gentili,
dai profumi di cuoio conciato,
dal sapore di terra feconda.
E questo tuo sguardo si schiude al mondo
come il fragore di una stagione:
raccoglie calore, offre passione.
Del ragazzo che indugia ad osservare,
non resta che una nuvola cullata
di sogni, o un’anima franta, nel cuore. Leggi il seguito di questo post »
Caro amico e lettore,
a questo link troverai la versione definitiva dell’e-book Calpestare l’oblio, cento poeti italiani contro la rimozione della memoria repubblicana, della cultura e della poesia nella società dello spettacolo italiana.
Hanno collaborato alla realizzazione di questo piccolo gioiellino dell’autoeditoria elettronica alcuni dei più importanti esponenti della poesia italiana contemporanea, mentre gli artisti Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella ne hanno curato la grafica e le illustrazioni. Leggi il seguito di questo post »
Sea la muerte de capa negra
y su aureola de un amarillo intenso
y tenga las costumbres que a ella le dé la gana;
pero el amor que sea
como se practica en los trópicos:
cuerpos en pugna con la tenacidad del mediodía,
espaldas aplastando la yerba calcinada
donde el verano esconde sus pezuñas de pájaro,
y humedades mordidas,
impacientes,
y el rasguño en cal viva
bajo el chorro solar.
Torniamo alle sette stanze che avevamo accantonato e soffermiamoci sulla quinta, dove la critica sociologica ci attende per presentarsi brevemente. E’ la più ambigua, perché tra sociologia e letteratura può manifestarsi una sorta d’incompatibilità, considerato che la critica dovrebbe avere una posizione dominante, volendo conservare una propria identità. Eppure la prassi in uso nelle istituzioni culturali ha fatto sì che la sociologia della letteratura non solo venisse alla luce, ma finisse addirittura con l’assumere una fetta consistente nello studio ufficiale della disciplina, annettendo opere in qualche modo contenenti un riflesso sociale, all’interno di una dialettica infinita fra critica storica, filosofica e militante. Leggi il seguito di questo post »
“L’Intraprendenza”, un testo di Maria Grazia Lenisa, da “L’Ilarità di Apollo” (Bastogi, Foggia, 1983).
L’INTRAPRENDENZA
Altro dono non ebbi che lei (vegetale, astro,
animale fantasia, trasparente corpo), Lei,
che dette alla mia razza infima l’inaudito
lusso del gong che suona nelle vaste sale
del tempo dove l’Irlandese dice forte:
“V’è assai pià intraprendenza nell’andar nudo”
E non è facile, mi lasciai la benda
sopra gli occhi per non vedervi, la grafica
autorità del corpo (seccati i bozzoli
dell’iride) palesemente a dire, noncurante
di chi ascolta. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da robertorossitesta su febbraio 23, 2010
Oggi fra la posta del vecchio scrittore c’è un pacchetto doppiamente curioso: dalla forma e dalle dimensioni si capisce che non contiene un libro, e il mittente sull’involucro (che lo riporta a un doloroso segreto di famiglia di cui pensava di essere ormai l’unico depositario) è sfacciatamente falso. Il vecchio si trattiene a stento dall’aprire il pacchetto davanti alla custode, si ritira in casa più in fretta che può, e lì giunto taglia il nastro adesivo, lacera l’incarto marrone: dentro una piccola scatola, e dentro la scatola, tra fogli di carta velina, una chiave, che riconosce subito. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da giuseppepanella su febbraio 22, 2010
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fineStoria contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporaneaquesta mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
Emma contro Emma. Daniele Borghi, L’altra vita di Emma , Ravenna, Fernandel, 2010
E’ ben nota l’espressione di orgoglio (che però gli costò un notevole pregiudizio da parte dei suoi contemporanei) e di fiducia nella propria potenza stilistica che spinse Gustave Flaubert a dichiarare che Emma c’est moi! (a proposito dell’eroina del suo grande romanzo Madame Bovary). Come è noto, Emma si uccide alla fine di un’infelice percorso esistenziale che la porta a tradire il marito Charles e a invaghirsi di un uomo, Rodolphe, che poi l’abbandonerà quando si sarà stancata di lei.