Archivio per febbraio 2010
Pubblicato da giorgiomorale su febbraio 8, 2010

Appello in favore dell’insegnamento della Geografia. Fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro. Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione la geografia scompare del tutto o è fortemente penalizzata. I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo.
Elogio della Geografia
di Rossella Kohler
La geografia ha un pessimo ufficio di relazioni pubbliche.
Durante una serata tranquilla, tra vecchi amici e nuove conoscenze, può capitare a un certo punto che qualcuno ti chieda “ma tu che lavoro fai?” e tu, ingenuamente, risponda “scrivo libri di geografia per la scuola”. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Attualità, Viva la scuola | Contrassegnato da tag: Geografia, Ilvo Diamanti, Lucia Tosi, Maria Stella Gelmini, riforma della scuola, Rossella Kohler, Sergio Luzzatto, tagli all'istruzione | 15 Commenti »
Pubblicato da lapoesiaelospirito su febbraio 8, 2010

di Franz Krauspenhaar
Kafka, quanta disperazione in quell’insetto
che ronzava sopra la mia testa, una specie
di mosca viola, la metamorfosi di un sogno
all’apertura di un libro, giovinetto come
l’angoscia di chi non sa, di chi dietro
le curve dell’incanto spegne fuochi
polverizzati, senza un significato.
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Pubblicato da paolocacciolati su febbraio 7, 2010
Virginia l’ho sempre patita.
Veramente una decina d’anni fa no, non la pativo. Anzi, eravamo grandi amici. Si chiacchierava bene insieme, un sacco di interessi in comune.
Quando mi spaccai il ginocchio e mi operarono e fui costretto a tornare per due settimane a casa dei miei perchè dovevo tenere in alto la zampa fasciata come quelli delle vignette, Virginia venne anche a trovarmi. Mia madre la costrinse a fermarsi a pranzo, felice come una pasqua che aveva il figliolo randagio tornato a casa e pure questa bella ed educata ragazza che era venuto a trovarlo. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Emanuele Kraushaar su febbraio 7, 2010
di Emanuele Kraushaar

Lunedì mandano in onda la puntata di Uomini e donne che ci sto pure io che corteggio una ragazza sul trono. Vado lì per quella bionda che mi sembra più malleabile, ma a me piace la brunetta con il piercing e il tatuaggio sulla schiena.
Alla bionda, che non sopporto, dico: “Tu mi piaci, perchè sei vera”. Quella sorride e fa una smorfia strana. Vorrei dare il mio numero di cellulare alla brunetta, ma le troniste sono guardate a vista e scortate.
Un mio amico mi dice che quella sera va alla discoteca Novecento, perchè l’ha saputo da una sua amica. Io la sera vado alla discoteca Novecento, ma lì non la vedo. Però mentre ballo conosco una ragazza russa che ora quando vado a casa sua dopo che abbiamo fatto l’amore ci vediamo le puntate di Uomini e donne dove io corteggio quella bionda e antipatica.
[Maria De Filippi (1), Maria De Filippi (2), Maria De Filippi (3)]
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Pubblicato da giovanniag su febbraio 7, 2010
Ovvero: il romanzo come incanto e comunità
Articolo di Wu Ming 4
(pubblicato per la prima volta su Endore – n°12, anno 2009, e in seguito su Carmilla e su Lipperatura)
Se vuoi la mia opinione, il fascino [del Signore degli Anelli] consiste in parte nell’intuizione dell’esistenza di altre leggende e di una storia più ampia, di cui quest’opera non contiene che un accenno. (J.R.R. Tolkien, lettera 151, settembre 1954)
Senza falsa modestia è stato lo stesso Tolkien a riconoscere uno dei segreti del proprio successo di pubblico. Da studioso della letteratura antica e medievale sapeva quale enorme attrattiva possa esercitare su chi legge l’ingresso in un mondo e in un’epoca sconosciuti. Nella sua opera ha infatti saputo rendere quella che Tom Shippey chiama la “beowulfiana impressione di profondità”, riscontrabile nelle grandi epopee letterarie. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da robertoplevano su febbraio 7, 2010
di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato
(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX)

*** *** *** Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Giovanni Nuscis su febbraio 6, 2010

Cui è, Pirra, lu picciottu
chi nna un lettu di pampini di rosa
t’abbrazza a l’ummira frisca di la grutta?
Pi cui allisci, cu la to liena grazia,
li biunni toi capiddi? Ah, quantu voti,
traduta la fidi, cuntraria la sorti,
avi a chianciri mischinu
e maravigghiarisi di li furturati niuri
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su febbraio 6, 2010

in questa scuola non c’è il decoro cattolico. il libro non insegna a scrivere, ma a vedere in grande [non insegna a vincere. per fortuna non c’è niente da vincere: nulla di nulla]. alla poesia manca l’intensità, di solito. che cosa è l’intensità? Giovanni Lindo Ferretti che canta *Fuochi nella notte* ad Alba, Emma Dante che dirige *Le pulle*, tre fate e cinque puttane, attori e attrici immensi, e immenso Ferretti
ma ce ne fossero, ce ne fosseroooo! – urla F. Guarda le sue amiche: occhio di lesbica, e tu ti scandalizzi, C.? e se ti scandalizzi, che cosa ci fai in un vicolo alle tre di notte? poi F. ha baciato anche me. la castità dovrebbe essere eccitante come il suo contrario: ci sei mai arrivato? Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da mariagraziacalandrone su febbraio 6, 2010
Milano, 16 giugno 1965: Lucia Galante, ventinove anni, si reca in Comune per richiedere il certificato di nascita della sua unica figlia, di mesi 8.
La donna è moglie di un agricoltore molisano al quale sette anni prima è stata data in sposa per esclusiva volontà dei genitori, che vollero con quel matrimonio unire proprietà confinanti, e da mesi è concubina del cinquantaseienne Giuseppe Di Pietro, a sua volta sposato e padre di cinque figli. Nell’Italia di quegli anni il divorzio non è previsto dalla legge e la donna è stata denunciata, con diritto, per adulterio dal marito, un uomo bello e violento che lei non è mai riuscita ad amare.
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Pubblicato in: Maria Grazia Calandrone, Scritture | Contrassegnato da tag: Maria Grazia Calandrone | 29 Commenti »
Pubblicato da francoarminio su febbraio 5, 2010
il poeta, se ce n’è mai stato uno,
non sa niente
non vuole niente
non dice niente
non capisce niente
non trova niente
non sente niente.
il poeta, se ce n’è mai stato uno,
non l’ha creato dio,
era qui prima di adamo e prima di eva,
era qui da solo
e così è rimasto,
anche se poi è arrivata tante gente
per lui non è cambiato niente.
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Pubblicato da sparzani su febbraio 5, 2010
di SILVIA ROSA

(NELL’) ASSEDIO
Il battito asciutto della fuga
quando restavo immobile,
l’attrito con cui di trasparenze
innocue in una farsa
(mi) sprofondavi
nella culla -fredda- del mio nome,
a strapiombo su me stessa,
quando chiamavi l’ora
al crocevia di una domanda
d’ordine e nervatura tesa
ed erano coriandoli
al suolo appiccicoso
i miei passi inconsistenti
il fiato che si condensava
in brina di silenzi
mi si fosse incrinata appena
la corsa a spasmi di terrore
fossi caduta in un vortice turchino
che mi avesse scoperta
una falda affilata di dolore
un brano acuto di voce
-almeno uno- da infilare all’occhiello
come un bottone ricucito al varco
tra le mie ginocchia
tra l’asola stretta della bocca Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Antonio Sparzani, Poesia | Contrassegnato da tag: Silvia Rosa | 17 Commenti »
Pubblicato da Emanuele Kraushaar su febbraio 5, 2010
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Pubblicato da alezaccuri su febbraio 5, 2010
Raffaele Milani, I volti della grazia, il Mulino, Pagine 258. Euro 22,00
Norma? E chi è, una ragazza che abita a Brooklyn? La battuta circolava ai tempi della pop art e stava a indicare il deliberato superamento di ogni consuetudine. Il gioco di parole torna in mente, leggermente variato, al termine del saggio che Raffaele Milani, docente di Estetica all’Università di Bologna, ha dedicato a I volti della grazia. Concetto del tutto centrale per quasi tre millenni dell’esperienza artistica e letteraria dell’Occidente, ma oggi apparentemente emarginato da una mentalità intenzionata a respingere proprio l’intuizione di quel “più in là” con cui il “non so che” della grazia tende a identificarsi. Grazia, a questo punto, potrebbe davvero essere soltanto il nome di una ragazza che vive in qualche periferia, non per questo però cesserebbe di avere un significato profondo, autentico e necessario. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da nadiaagustoni su febbraio 4, 2010

(il filosofo)
La lanterna.
“Riesco a vedere al buio senza luce”, dice Nasreddin alla moglie.
“Allora perché giri di notte con la lanterna?”.
“Per evitare che gli altri mi vengano addosso.” Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giuseppepanella su febbraio 4, 2010
Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)
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di Giuseppe Panella
Alla ricerca di un altro ritmo. Marco Rovelli, L’inappartenenza, Massa, Transeuropa, 2009
Dopo tre formidabili reportages sull’anomalia giuridica e la barbarie italiana (Lager Italiani, Milano, Rizzoli, 2006; Lavorare uccide, Milano, Rizzoli, 2008 e Servi, Milano, Feltrinelli, 2009), Marco Rovelli ritorna alla poesia dopo il 2004 di Corpo esposto (il suo primo libro di poesie pubblicato dall’editore Memoranda di Massa). In quella straziata raccolta di versi e di affermazioni di principio forti e condivisibili, a un certo punto, con piglio severo e apertamente rimbaldiano, aveva dichiarato:
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Pubblicato in: Giuseppe Panella, Recensioni | Contrassegnato da tag: Marco Rovelli | 3 Commenti »
Pubblicato da giovanniag su febbraio 4, 2010
Di Padre Guglielmo Spirito
Questi giorni febbrili – portarli alla foresta
dove fresche intorno al muschio strisciano le acque –
Dove l’ombra è l’unica cosa che devasti la quiete.
A null’altro che a questo sembra, a volte, che tutto si riduca.
Emily Dickinson
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Pubblicato da massimomaugeri su febbraio 3, 2010
Si intitola “La ragazza di via Maqueda” (Rizzoli, pp. 270, € 18,50) ed è la nuova opera letteraria pubblicata da Dacia Maraini. Si tratta di una raccolta di racconti (alcuni già pubblicati su riviste e giornali, altri inediti) che compone una sorta di geografia dell’anima dell’autrice.
Ci sono gli anni dell’adolescenza, qui. E quelli dei grandi incontri (Pasolini, la Callas, ovviamente Alberto Moravia). Ma è anche un libro che, mescolando la pura fiction con racconti della memoria, abbraccia i “luoghi per eccellenza” della Maraini: la Sicilia, Roma, l’Abruzzo.
Il primo racconto, quello che dà il titolo al volume (un racconto lungo ambientato a Palermo), stigmatizza una sorta di doppio abuso: quello dello smaltimento illegale di sostanze radioattive e quello della prostituzione minorile. Protagonista della storia è un ingegnere palermitano, indicato con le sole iniziali: D.B.
Pur essendo un uomo onesto, finisce con il rivelarsi come una sorta di inetto. Per certi è una vittima del sistema. Una di quelle vittime, però, che non avendo la forza e il coraggio di ribellarsi finiscono, loro malgrado, per diventare parti del sistema stesso. Ingranaggi. Anelli della catena.
L’uomo si trova costretto ad apporre la propria firma su un foglio che – di fatto – (come avrà poi modo di scoprire) consente alla ditta per cui lavora di procedere allo smaltimento illegale (e occulto) di materiale radioattivo. L’ingegnere, all’inizio, tenta una timida protesta… che non sortisce alcun effetto. Poi si trova a vivere un conflitto che potrebbe sintetizzarsi nella seguente domanda: decidere di denunciare l’illecito (rischiando di perdere il posto di lavoro), oppure non reagire (essendo lui stesso, in fondo, una vittima)? La sua strada, poi, incrocia quella di una prostituta bambina. Ne parliamo con l’autrice…
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Pubblicato da giuseppepanella su febbraio 3, 2010

di Giuseppe Panella
«Ma quelle stesse parole che non sono comprensibili, che agiscono isolate, che danno luogo a una specie di figura acustica, non sono rare o nuove, inventate dalle creature che mirano alla loro singolarità: sono le parole che vengono usate più di frequente, frasi comunissime per tutti, ripetute centomila volte; e di questo, proprio di questo si servono per dimostrare la loro caparbietà. Parole belle, brutte, nobili, comuni, sacre, profane, capitate tutte in questo tumultuoso serbatoio; e ciascuno ne trae fuori ciò che si addice alla propria inerzia; e lo ripete finché le parole non sono più riconoscibili, finché dicono tutt’altro, il contrario di ciò che una volta significavano. La deformazione della lingua conduce al caos delle figure separate. Karl Kraus, estremamente sensibile agli abusi della lingua, aveva il dono di captare in statu nascendi e di non lasciarsi più sfuggire i prodotti di questi abusi. Per chi lo ascoltava si apriva così una dimensione nuova della lingua, che è inesauribile e alla quale prima si faceva ricorso solo sporadicamente, senza l’opportuna coerenza»
(Elias Canetti, “Karl Kraus, scuola di resistenza”, in Potere e sopravvivenza)
1. Quel che è successo in Italia…
«In questo stato, e poi Un paese senza, obbedivano al dovere civile delle testimonianze ‘dal vivo’ nelle congiunture epocali, in seguito utili ai ricercatori e agli archivisti del ‘post’ e del ‘propter’, del perché e del percome, del prima e del dopo. “E se domani…” canticchiavano al piano-bar gli storici futuri anche involontari, nel corso degli eventi. Poi, ogni storiografia o iconografia o commemorazione finirà per registrare soprattutto due serie parallele di icone inevitabili, per quegli anni Settanta. Pasolini, Moro, Feltrinelli, e i tanti altri assassinati. Una pletora, si deplorò. Accanto, un’altra pletora di indimenticabili successi e cult forever: Mina, Celentano, Morandi, Battisti, Baglioni, De André, De Gregori, Dalla, Paoli, Guccini, e tanti altri miti e riti regolarmente estremi e duraturi e ‘live’. Anche alle esibizioni attempate di Keith Jarrett e moltissimi altri, a tutt’oggi, quante migliaia di junior e senior si eccitano e commuovono sinceramente dopo aver sborsato cento euro dai bagarini o sopportato fatiche ‘bestiali’ in coda. Così, anche questo nuovo libretto “sui fatti del 2008” si proporrà (ancora una volta) come una obiettiva ‘deposizione’ testimoniale a caldo su un altro snodo o svincolo o scivolo di eventi italiani probabilmente epocali, nel mesto corso del loro svolgersi»(1).
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Pubblicato in: Critica letteraria, Giuseppe Panella | Contrassegnato da tag: Alberto Arbasino | Lascia un commento »
Pubblicato da robertoplevano su febbraio 3, 2010

Eccoci qui, siamo alla letteratura 2.0.0, e l’industria lavora, alacremente, se pur via tentativi ed errori, ai prossimi aggiornamenti.
Nick Cave, musicista, cantante, compositore di colonne sonore, attore, pittore, scrittore, ha pubblicato il suo secondo romanzo, La Morte di Bunny Munro (Feltrinelli 2009, traduzione di Silvia Rota Sperti, € 16,50), in cui racconta gli ultimi giorni e, appunto, la morte di mister Munro, di professione venditore porta a porta di prodotti di bellezza, per vocazione erotomane a tempo pieno.
Fino a qualche tempo fa si sarebbe parlato di un oggetto nella forma di “libro”, costituito da una serie continua di fogli stampati cuciti insieme da un lato e racchiusi da una copertina, distribuito lungo determinati canali commerciali e promosso (se va bene…) attraverso determinate reti comunicative. In realtà questa definizione, presa in parte dal Devoto-Oli, non considera l’accezione prevalente di “libro”, che è metonimia antica e comune, vale a dire il contenuto del “libro”, per secoli riferito appunto primariamente alla sua instanziazione materiale: prima rotolo, poi codice, infine libro a stampa. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Letture, Recensioni, Roberto Plevano | Contrassegnato da tag: La morte di Bunny Munro, Nick Cave | 3 Commenti »