Un vento di primavera
Con questo vento viene destino; lascia,
lascia che venga tutto ciò che preme, cieco,
di cui noi arderemo -; tutto questo.
(E resta immobile perché ci trovi).
Porta il nostro destino questo vento.
Da chi sa dove questo vento nuovo,
sbandando sotto il peso di cose senza nome,
porta sul mare quello che noi siamo.
…Oh, se lo fossimo. Saremmo a casa.
(Vedremmo scendere e salire in noi i cieli).
Ma ogni volta con questo vento passa
il destino oltre di noi immenso.
*
Passeggiata notturna
Niente è paragonabile. Esiste forse cosa
che non sia tutta sola con se stessa e indicibile?
Invano diamo nomi, solo è dato accettare
e accordarci che forse qua un lampo, là uno sguardo
ci abbia sfiorato, come
se proprio in questo consistesse vivere
la nostra vita. Chi si oppone perde
la sua parte di mondo. E chi troppo comprende
manca l’incontro con l’Eterno. A volte
in notti grandi come questa siamo
quasi fuor di pericolo, in leggere parti uguali
spartiti fra le stelle. Immensa moltitudine.
*
Canto delle donne al poeta
Siamo come ogni cosa che si schiude,
e nient’altro che questa beatitudine.
Ciò ch’era sangue e buio in una belva
crebbe in noi per farsi anima e si tende
ancora a te, fatta anima, e ti chiama.
Tu, certo, la ricevi nel tuo viso
come un paesaggio, mite e senza brama.
Perciò crediamo non sia tu cui mira
il nostro grido. Eppure, in chi vorremmo
se non in te, perderci senza fine?
In chi, più che in te, cresce il nostro essere?
L’infinito con noi passa e si perde.
Sii tu la bocca che ce lo fa udire,
tu sii: tu che di noi dici l’essenza.
*
Esperienza della morte
Come ho patito ciò che ha nome addio.
E ancora so: un oscuro, implacabile, un crudele
qualcosa, che una forma in armonia composta
mostra ancora una volta e porge e lacera.
Come indifeso la guardavo mentre
lasciandomi partire mi chiamava e restava
quasi fosse tutte le donne in una,
ma bianca e piccola e non più che questo:
un saluto già non più a me rivolto,
replicato in silenzio – quasi già
inesplicabile: un susino forse,
onde un cuculo spiccò brusco il volo.
*
Rainer Maria RILKE
Poesie 1907-1926
Einaudi 2000
(I quattro testi sono stati tradotti da Giacomo Cacciapaglia)

Grazie Giovanni,
ogni tanto è necessario che qualcosa ci ricordi in modo forte e severo che i miasmi della nostra palude non sono l’unica aria respirabile al mondo.
E per restituire il favore indico a te e agli amici “Nell”, i racconti di Christine Lavant appena pubblicati da Zandonai.
Un abbraccio,
Roberto
Grazie, Giovanni, per aver riproposto Rilke. Dello splendido sonetto “Canto delle donne al poeta” mi permetto di riportare qui l’originale, Rilke scrisse a Capri nel marzo 1907):
Gesang der Frauen an den Dichter
Sieh, wie sich alles auftut: so sind wir;
denn wir sind nichts als solche Seligkeit.
Was Blut und Dunkel war in einem Tier,
das wuchs in uns zur Seele an und schreit
als Seele weiter. Und es schreit nach dir.
Du freilich nimmst es nur in dein Gesicht
als sei es Landschaft: sanft und ohne Gier.
Und darum meinen wir, du bist es nicht,
nach dem es schreit. Und doch, bist du nicht der,
an den wir uns ganz ohne Rest verlören?
Und werden wir in irgend einem mehr?
Mit uns geht das Unendliche vorbei.
Du aber sei, du Mund, daß wir es hören,
du aber, du Uns-Sagender: du sei.
Per Roberto: grazie per aver menzionato la bella traduzione dei racconti di Christine Lavant. Da me trovi due sue poesie.
Proprio così, Roberto. Ti ringrazio anche per l’indicazione di lettura.
Grazie anche a te, Anna Maria per la traduzione. Poesie, prose, sogni e appunti di Rilke, scritte durante il suo soggiorno a Capri e a Napoli, sono contenute in una pubblicazione dal titolo “rainer maria rilke vento e destino”, edita da L’ancora del mediterraneo (Napoli, 2006).
Un caro saluto
Giovanni