Questione di fiducia
Pubblicato da Giovanni Nuscis su marzo 12, 2010
“Ora dovrò metterci la faccia“: della serie, come continuare a difendere l’indifendibile. Leggi ad personam, attacchi alle istituzioni (Capo dello Stato, Magistratura, Corte costituzionale, CSM, Pubblica amministrazione), abuso di decretazione d’urgenza con svilimento del ruolo del Parlamento (la cui imprescindibile dialettica interna, per trenta provvedimenti sui quali è stata posta la fiducia, è stata impedita), emorragie di denaro pubblico a vantaggio di una ristretta élite di imprenditori e di categorie sociali, scelte politiche ed economiche fortemente contestate da una parte considerevole di cittadini (su scuola, giustizia, energie alternative, lavoro, emigrazione, ordine pubblico e sicurezza), schiacciante controllo sull’informazione privata (essendo il premier proprietario, direttamente o indirettamente, di emittenti televisive e testate giornalistiche) e pubblica, ridotta a una funzione di normalizzazione e giustificazione dell’inaudito. E da ultimo, il decreto di interpretazione autentica di una norma elettorale a esclusivo vantaggio della coalizione governativa. E’ vero: tutti i cittadini devono potersi riferire, nel loro diritto di voto, a un partito e a candidati in cui si riconoscano. Ci si chiede però se anche i governi precedenti abbiano licenziato provvedimenti simili utili solo alle rispettive coalizioni; se abbiano avuto la stessa condotta di questo governo. La risposta è no. Nessun governo di centro e di centro-sinistra è mai arrivato a tanto. Hanno incarnato anch’essi, certo, chi più chi meno, i vizi e i difetti di questa società ma senza mai esondare negli abusi e negli arbitri anzidetti.
Come elettori non ancora rassegnati a questo stato di cose, ci si chiede come uscire civilmente da un incubo che dura anni, evitando tragedie o lo sfascio totale. Il patto di fiducia e di rappresentanza reale tra la comunità e chi la governa è saltato, è stato tradito, non vi è dubbio; e ne fanno le spese anche coloro che avevano creduto nell’attuale coalizione. Ma va detto che un uomo solo nulla avrebbe potuto e potrebbe senza l’azione congiunta di centinaia di parlamentari e di decine di ministri, e di una classe dirigente ambiziosa e pronta a tutto, per ottenere e conservare privilegi: costoro, che difendono ora a spada tratta la condotta pubblica e privata del premier, giureranno di averlo fatto in buona fede, di averci creduto, o di esserci stati costretti, intanto che s’apprestano a saltare sul carro di un nuovo leader. Ci piacerebbe vedere almeno una prova di decenza da parte loro: iniziando a negare il proprio voto o il proprio sostegno alle iniziative largamente contestate, quelle che feriscono il senso di giustizia dei cittadini. Anche se il peggio è stato fatto. In questo modo, le istituzioni potrebbero non essere più l’azienda con l’amministratore delegato a cui rispondere, ricordando che: ”Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione (da intendersi nella sua interezza, non solo rappresentata da una parte politica) ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (Art. 67 Cost).
Cinque anni sono una misura equa per consentire a un governo di imprimere un’efficace azione riformatrice e gestionale, coerente con le aspettative della comunità e nella cornice degli alti principi vigenti al momento del suo insediamento. Cinque anni diventano però un tempo insostenibilmente lungo quando i bisogni di milioni di cittadini vengono palesemente ignorati a vantaggio di quelli personali del premier e di coloro che lo sostengono. Quei cinque anni sono un pezzo di vita che non torna, e a cui nessuno vorrebbe rinunciare. Sempre meno ci si limita a sperare che finisca l’incubo, quanto prima, e si riprenda a lavorare per un cambiamento reale a beneficio di tutti. Un sentimento di rabbia e di ribellione sta prendendo sempre più consistenza; e malgrado il soffocamento dell’informazione televisiva - quella, ahinoi, di più immediata fruizione, di cui si nutre la maggior parte degli elettori - le notizie circolano e si propagano nella rete a grande velocità; nei blog, nei siti, nei social networks nascono gruppi che polarizzano migliaia di persone, a difesa dei propri diritti o aderendo ad appelli o a forme di protesta; si discute, ci si confronta, si pensano nuove e più efficaci strategie di incidenza sociale e politica. Un fenomeno destinato a crescere in misure e forme imprevedibili. Nell’ombra, sotto la superficie della realtà conosciuta, un altro mondo si si sta organizzando e potenziando, e potrebbe esplodere su quello sovrastante, inghiottendolo e sostituendolo. Come già detto in altre occasioni, è necessario lavorare subito a grandi progetti di cambiamento, se si vuole evitare che dal caos i mediocri ritornino e sopravanzino, drammaticamente, di nuovo.














robertorossitesta detto
Caro Giovanni,
innanzituto grazie per questo post, e per il suo taglio davvero opportuno. Ci voleva proprio.
Lo sottoscrivo quasi per intero.
Sinceramente ho qualche perplessità sull’ultima parte:
gruppi d’opinione che si esprimono in rete secondo me non possono che esprimere appunto opinioni, sempre più strutturate, ed è già moltissimo.
Se tentassero di fare di più, e magari ci riuscissero, anche per le peculiari caratteristiche della rete sulle quali non è il caso che mi dilunghi, proverei l’irresistibile desiderio di vederci più chiaro, anche e soprattutto nel caso in cui mi trovassi del tutto d’accordo con le proposte d’intervento avanzate o addirittura già realizzate.
Detto ciò, so bene che senza l’ottimismo della volontà e un po’ di (oculata) fiducia nell’uomo non si esce da nessuna difficoltà; e non parliamo di questa.
Un abbraccio,
Roberto
flora restivo detto
Appoggio incondizionato da parte mia, che, come ho spesso avuto occasione di sostenere, sono stata immediatamente consapevole della pericolosità dell’individuo in oggetto.
Mai e poi mai, però, avrei potuto immaginare a quali livelli di bassezza, a quali e quante schifose trame, a quali e quante e pericolose nullità ci avrebbero governato, né, tantomeno, a quella sistematica demolizione dei valori portanti della costituzione, allo svilimento di chi o quale istituzione si fosse frapposta, fra l’accolita e le legittime istanze di legalità del popolo o, almeno, di quella grossa parte di popolo non plagiata da chi accerchia da tutte le parti, nei giornali, attraverso “giornalai” leccapiedi, in televisione, con programmi tendenti all”obnubilamento delle coscienze, tirate sempre più in basso, in programmi-cloaca.
Non so come, quando e, soprattutto,se ne verremo fuori, come dire…aspettiamo.
Grazie Gianni, ci voleva.
annamaria orlandi detto
Il partito dell’amore, le buffonate dette ieri relative alle scosse, al complotto…BASTA! Ricordo che mio padre chiamava Mussolini ” quel babaccio “-per i liguri sinonimo di buffone, maschera di carnevale – (ovviamente prima che ci trascinasse in una immane tragedia).Questo ricordo,però, mi toglie ogni ottimismo. Noi Italiani abbiamo una naturale propensione per questi individui che mostrano forza, sprezzo delle regole,furbizia e illegalità. Certamente ci vuole una reazione, anche andando in piazza,scrivendo e parlando….Ma non credo possa bastare.Abbiamo sottovalutato il suo potere di persuasione,simile alla persuasione occulta della pubblicità,attraverso programmi televisivi apparentemente apolitici,come quasi tutti quelli pomeridiani ,molto seguiti,ma utili alla formazione del “pensiero omologato”,un lungo lavaggio del cervello.Aggiungete a questo il depotenziamento della scuola ela crisi della stampa,ne esce un quadro poco confortante. Ci rimane la rete….Ma quanti sono gli Italiani che la sanno usare e la usano per motivi politici?
lucy detto
tardava su LPELS la comparsa di un post a denuncia dello stato di cose nella politica attuale. politica! parola grossa. affarismo alla n. mai come in questi giorni mi ricordo di mio padre, democristiano e anticomunista di ferro, malato, che mi pregò nel 1996 di far venire in casa un messo comunale a prendere il suo voto: “perché questo qui è peggio di mussolini…non avrei mai creduto di votare comunista prima di morire”. sembrava eccessivo il suo timore: a me no, che compresi l’uomo da subito e percepii la grossezza della sinistra incapace di fare le uniche cose necessarie a contenerlo, forse per non sembrare stalinista. ecco che ci resta di quegli anni di bicamerale dei miei stivali: un reuccio, un despota, un monarca orientaleggiante. e la volgarità e la definitiva perdita di un minimo di buonsenso, non dio neanche più “valori”, il malaffare non solo imperterrito, per niente scalfito, ma quasi giustificato, elogiato.
possiamo parlarne e parlarne nella rete: però bisognerebbe andare nelle piazze tutti i giorni, non domani soltanto. nelle piazze, sulle strade: stesi per terra, gandhianamente resistenti al colonizzatore.
Anna Maria detto
Grazie, Giovanni, per questo post che condivido in pieno nelle posizioni di fondo, così come nel piglio propositivo (“ci piacerebbe vedere almeno una prova di decenza”) e del quale vorrei condividere l’ottimismo. L’ottimismo della volontà è di fatto messo a dura prova dal quotidiano attraversare la palude di chi stenta (o proprio non vuole farlo, preferendo restare nel tepido limbo degli ignari/ignavi) a uscire dallo stato di minorità.
michele detto
@lucy, immagino che tu stia scioperando, vista l’ora – siamo almeno in due, o tre considerando mia moglie, ma credo di più… è una cosa,
poi farsi sentire anche fuori della rete e d’accordo, molto d’accordo… ma qui rischio la figura del talebano ma non ne ho sinceramente timore: è ora secondo me di chiedere agli italiani, a quelli ce conosciamo, uno a uno, dai parenti ai condomini, se stanno ancora (o se mai vi siano stati) dalla parte della Costituzione, o dall’altra, tertium non datur ormai, e che ne rendano conto, coi loro comportamenti quotidiani… chiamarsi fuori oggi è come averlo fatto durante la resistenza, è lo stesso guardare dalla finestra della piccola borghesia – anche la meno peggio – che vedeva gli squadristi all’opera e quando sì è trattato di scegliere “si sono fatti scegliere” perché era troppo tardi
Anna Maria detto
@Michele: vista l’ora, sto scioperando anch’io, insieme a chi, come ben scrivi tu, non intende chiamarsi fuori. Farlo oggi, sottoscrivo ogni parola che hai scritto, sarebbe come averlo fatto durante la Resistenza.
Giovanni Nuscis detto
Ringrazio Roberto, Flora, Annamaria, Lucy, Anna Maria e Michele per i loro commenti.
Un caro saluto a tutti.
Giovanni
Giorgio detto
Di settimana in settimana succedono cose che in altri tempi avrebbero avuto dell’incredibile. In altri tempi – o in altri luoghi – tutto il luridume che viene alla luce avrebbe già sommerso i responsabili. E questo agitarsi ogni giorno più scomposto e più indifferente alla pubblica decenza sarebbe da bestia ferita che scalcia prima della fine… ma non è detto che in Italia sia così. Comunque mi pare giusta l’esortazione finale del tuo scritto, Giovanni, non solo in attesa di eventi futuri, ma perché la politica si fa ogni giorno.
Giovanni Nuscis detto
Grazie, Giorgio.
Sì, difficile pensare a un’alternativa che non si fondi su un progetto lungimirante e ampiamente condiviso (con maggioranze risicate, del resto, abbiamo visto come va a finire), e con un’ampia premessa sulla questione morale.
Roberto Plevano detto
Difficile non essere d’accordo con Giovanni sulle cose che dice. Mi pare però che il “nuovo” in Italia, se “nuovo” si possa pensare e non sia solo un auspicio di ripristinare una dialettica sociale e politica (a partire dall’informazione) che in Italia in realtà è quasi sempre stata manchevole ed eterodiretta, stenti a prendere forma. Sì certo, social network, gruppi di informazione, Grillo e Travaglio e dintorni.
Ma come ci si immagina il nostro paese, tra dieci, venti anni? Non vedo delle novità paragonabili al grande movimento che ha portato Obama alla presidenza degli USA.
lucy detto
fra vent’anni ci sarà un berlusconi junior, mangeremo ogm a colazione pranzo e cena, guardando, ovvio, le tv e i programmi ammessi, ci scalderemo col nucleare, ogni tanto qualcuno sparirà…
Giovanni Nuscis detto
Grazie, Roberto e Lucy.
Sì, non si intravedono proprio “novità” dirompenti, da parte di soggetti politici e di studiosi, intellettuali, ma un abbarbicarsi sulla difensiva, per parare i colpi di questo governo; spesso, urlando e protestando ma senza andare oltre; restandosi così nell’ordinaria amministrazione, invece di dibattere su nuovi modelli di società e di economia, partendo da possibili scenari e cambiamamenti futuri.