Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Un vegan non mangia e non utilizza in nessun modo prodotti animali.
Un vegan ha compassione per gli animali, quando può li aiuta e li salva. Un vegan crede che anche gli animali abbiano diritto alla vita e che la loro natura debba essere rispettata. Non solo quindi, astenersi dal consumo di carne, pesce, latte e uova, ma niente sperimentazione animale, pellami e pellicce, circhi e qualsiasi forma di sfruttamento, compresa la compravendita di animali d’affezione. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da giovannichoukhadarian su marzo 20, 2010
Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono, Milano, Kowalski, 2009, pagg. 252, 14 euro
A dispetto delle dimensioni piuttosto contenute, il quarto romanzo di Elisabetta Bucciarelli ha grandi ambizioni; e non si perita di nasconderle. La pagina in corsivo che antecede il racconto si chiude con una sentenza: “Solo Dio può perdonare il peccato. L’uomo, se riesce, può arrivare al massimo a perdonare il peccatore”. L’asserzione è del tutto fondata sul piano scritturale, se Mc 2,7b recita: “Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?”, citato d’altronde al punto VI, 1441 del Catechismo della Chiesa cattolica, promulgato dal papa Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Fidei depositum. La prima domanda è quindi: che c’entra tutto questo con un romanzo noir? Un tentativo di risposta può consistere intanto nel resoconto dei fatti narrati; che sono molti, raccontati in 114 capitoli, fatti di frasi brevi ordinate da una sintassi paratattica che evita, per fortuna, lo stile nominale tanto caro a troppa letteratura italiana corrente. Leggi il seguito di questo post »
Domenica 21 marzo in occasione della Giornata mondiale della poesia, Radio3 sarà per un giorno interamente affidata ai poeti. Le trasmissioni rispetteranno il palinsesto, ma le voci che accompagneranno gli ascoltatori dalle sei dal mattino a notte inoltrata non saranno quelle familiari dei conduttori , ma quelle, forse radiofonicamente meno esperte, ma forti e intense di un gruppo di poeti, tra i più rappresentativi del panorama contemporaneo. Se la sveglia alle 6.00 di Qui comincia avrà la voce di Maria Grazia Calandrone, la buonanotte di Radio3 suite sarà in compagnia di Silvia Bre e ospiterà al suo interno Andrea Zanzotto,Valerio Magrelli, Gianni D’Elia e Edoardo Sanguineti, mentre la rassegna stampa di Prima Pagina si trasferirà a Milano con Maurizio Cucchi, A3, la trasmissione d’arte, si arricchirà della partecipazione di Antonella Anedda e Radio3 mondo, Pagina3 e File urbani saranno condotte, rispettivamente, dalla poetessa greca Helene Paraskeva, da Lidia Riviello e da Sara Ventroni. Domenica in Concerto avrà come guida musicale d’eccezione Maria Luisa Spaziani e Zazà , il contenitore culturale in diretta da Napoli, ospiterà in studio Gabriele Frasca. Ma anche Uomini e Profeti di Gabriella Caramore, nella sua versione domenicale dedicata alla Bibbia, Le musiche della vita, che per il mese di marzo ospita il grande direttore d’orchestra Antonio Pappano, e La Grande Radio avranno al loro centro riflessioni legate alla poesia e al fare poetico. Leggi il seguito di questo post »
I testi seguenti sono una selezione dal libro inedito Lezioni di crudeltà, opera di carattere poematico composta da trentaquattro testi divisi in due sezioni.
Non è la prima volta (QUI), in questi mesi, che la semplice osservazione della realtà così come il resoconto di esperienze altrui mi riporta alla mente, sempre in maniera netta, come un richiamo inequivocabile, discorsi letti o ascoltati da lungo tempo e che non hanno mai smesso di agire sulla coscienza.
Questo fruttuoso dèjà vu dèjà vécu si è ripresentato, stavolta, con la voce di Ingeborg Bachmann, nel discorso da lei pronunciato il 17 marzo 1959, quando le fu conferito il Premio dei Ciechi di guerra per il miglior radiodramma (si trattava della sua opera “Il buon Dio di Manhattan”).
Il titolo con il quale il discorso è entrato nella storia della letteratura è tratto da un passaggio centrale del discorso stesso: “Die Wahrheit ist dem Menschen zumutbar”, vale a dire “La verità si può pretendere”, è una e inequivocabile e, soprattutto, non è una pretesa sfacciata per il genere umano, come recita una certa vulgata demagogica attualmente in voga. Altrimenti non è verità. Leggi il seguito di questo post »
Y: donna 38 anni, assistente sociale, ha un carattere poco incline alla compassione.
Z: donna, 33 anni
A: figlia di Z, 6 anni e mezzo, spesso ruba le penne e le matite più colorate ai compagni di classe.
[Y trova la porta dell’int. 8, secondo piano, scala b, socchiusa, dopo un momento di esitazione decide di entrare]
L’appartamento era in uno stato di degrado totale. Sporcizia, vestiti, scarpe, fogli di giornale si mescolavano rovinosamente formando mucchietti sparsi lungo il perimetro di quello che era difficile definire un luogo abitativo. La rovina pioveva dalle tende ammuffite fino allo sgocciolare del rubinetto sui piatti. L’odore pungente di avanzi mai più toccati giunse diritto allo stomaco di Y, che si portò istintivamente una mano alla bocca. Per qualche istante sembrò che non ci fosse nessuno lì dentro. Invece no. Qualcuno era presente. Ma Y non era, e non fu in grado di oltrepassare quella violenta discarica di visioni perlustrative e scovarvi nascosti dolore, assenza, perdita… Leggi il seguito di questo post »
AA.VV., La falce spezzata – Morte e immortalità in J.R.R. Tolkien (Marietti 1820, 2009) (€ 22,00) (v. qui)
Questa raccolta di saggi di argomento tolkieniano, a cura dell’Associazione Romana Studi Tolkieniani, con in testa il filosofo Claudio Antonio Testi, offre una pluralità convergente di angoli visuali su quello che Tolkien stesso, nel suo epistolario, definiva come il tema portante del suo legendarium, e in particolare del Signore degli Anelli: la morte, insieme all’immortalità – in realtà due facce della stessa medaglia, rappresentate, da diversi punti di vista e con diversi effetti, dalle due razze dei Figli di Ilúvatar, Elfi e Uomini, creati dalla mente di Eru (l’Uno, il Dio dell’universo tolkieniano) senza passare attraverso la Musica degli Ainur, le Intelligenze angeliche che diedero origine all’universo attraverso un coro ispirato da un tema lanciato dal supremo essere divino – come leggiamo in Ainulindalë, all’inizio del Silmarillion. Leggi il seguito di questo post »
Giornata faticosa, ieri: malati, ospedali, problemi insolubili da sciogliere in polvere d’ingegno e di pazienza per preti, laici e compagnia bella e – più spesso – meno bella. L’ultimo gruppo di fedeli maturi, almeno da un punto di vista cronologico, e finalmente a casa, dove accendo il computer per uno sguardo sul mondo virtuale, coi suoi problemi speculari, la massa gelatinosa di una rete infinita che attraversa la terra come una lava fredda. Leggi il seguito di questo post »
Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)
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di Giuseppe Panella
Cupo d’amore e con il sogno del mito. Nicola Prebenna,Come per acqua cupa, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2008
Nicola Prebenna non è certo alla sua prima prova poetica. Di lui vanno ricordati almeno le liriche di Dacruma (Torino, Genesi Editrice, 2001), di In Gurgite Vasto (sempre Genesi di Torino nel 2004) e, soprattutto, l’ode … E la fiaccola… vive (Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2005), un’opera tutta appassionatamente dedicata all’esaltazione del mito olimpico e al rimpianto per la terra greca in cui è vissuto per alcuni anni e che ha amato allo stesso modo della propria patria italiana e irpina.
Stefano Delfino. Era d’estate… ( Edizioni della libreria Cento Fiori, 2009)
Qualche anno fa, su invito di Dario Voltolini, presentammo a Finale Ligure i nostri libri. Un posto magico, il terrazzo di uno stabilimento sul mare, come si aspetta la brezza sul terrazzo della Palazzina Liberty a Porto Maurizio. Organizzava la serata Lauro Del Conte, libraio e editore. Non avevo dubbi che Del Conte e Delfino si conoscessero, oltre alle assonanze li unisce la passione per quel pezzo emozionante di Liguria, Finale, e piú in là o più in qua, dipende dai punti di vista, io misuro da tempo quei luoghi dal punto di vista del mio amico Ferrazzi, milanese che sverna beato a mezza costa. E Varigotti, e Borgio Verezzi, il festival teatrale di Borgio Verezzi, di cui Stefano Delfino è direttore artistico. Stefano Delfino é stato anche responsabile della redazione de La Stampa di Imperia, e corrispondente Rai. Nato a New York, autore di alcuni romanzi e raccolte di racconti.
Pubblicato da giovannichoukhadarian su marzo 17, 2010
Gian Piero Moretti fa il giornalista a Sanremo. E’ uno simpatico, ha visto 40 Festival di Sanremo e conosce tutto quel mondo lì, più la politica locale, più il Casino più tante di quelle altre cose che non bastano 2 o 3 recensioni a elencarle. E’ appassionato di storia contemporanea e, soprattutto, di campi di concentramento e sterminio. Ogni anno, da anni, prende e va a visitarli. Dalla competenza sul campo nasce questo Ho perdonato Hitler (Pavia, Eumeswil, 2010, pagg. 182, 14,50 euro). La storia è truculenta il giusto. Giuditta Modena è un’ebrea bolognese. Viene deportata con la famiglia a Mauthausen, dove i suoi muoiono tutti, a cominciare dal fratello piccolino. Leggi il seguito di questo post »
Giovedi’ 18 marzo 2010 alle ore 17.00, presso il Teatro annesso al Convitto Colombo, Corso Dogali 1, Genova, verrà presentato il libro Pensieri sottobanco. La scuola raccontata alla mia gatta, di cui qui sotto presento il Prologo.
Il libro, a cura di Paolo Fasce e Domingo Paola, con Prefazione di Nando dalla Chiesa e Introduzione di Dario Ianes, presenta contributi di: Christian Abbondanza, Andrea Angiolino, Alessandro Cavanna, Enio De Marzo, Luigi Fasce, Giulia Ferrara, Onorina Gardella, Stefania Gastaldo, Paolo G. Malerba, Emanuela Massa, Giovanni Meriana, Maurizio Parodi, Pierfranco Pellizzetti, Luigi Vassallo. Leggi il seguito di questo post »
Sarà presente l’Autore, che sarà presentato dal Prof. Giuseppe Panella, Docente presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e critico letterario, e dallo scrittore e traduttore Giovanni Agnoloni.
Seduti all’interno di un bar di corso Cavour parlando e bevendo, un succo giallo di pompelmo lei e latte e menta da film d’un verde appena abbozzato io. Fuori il caldo di luglio del millenovecentottantasette, dentro i nostri gomiti nudi appoggiati allla tovaglia del tavolino a scacchi girigi e viola e la tivvù issata sulla mensola più alta del locale che urla le voci degli italiani a Wimbledon mentre Canè stramazza di passanti e bestemmie il re del tennis, Lendl è alla frutta e sta perdendo di brutto. – Vai Paolino che è bruttissimo – gli urlano dagli spalti tre sbandierati italiani e un tuffo a rete che strozza la palla del ceco. Esulto col pugno sotto al tavolo che balla mentre lei, pallida, bianca, con trucco nero accentuato, nel suo nero totale, magra dentro a larghissimi pantaloni neri di lino ed una nera camicia slacciata a far intravedere il quasi nulla del seno. Leggi il seguito di questo post »
Ho appena finito di leggere ‘Correre’ di Jean Echenoz. Due anni fa avevo letto, con uguale piacere ed ammirazione, un’altra delle sue biografie inattendibili, quella su Ravel. Questa (con qualche piccola variazione) è la recensione che scrissi in quell’occasione per Stilos old version.
Jean Echenoz Ravel, Adelphi, 2007, pag.116, euro 14,00.
Tutto su Ravel, niente a proposito di Ravel: forse solo cosi, con un escamotage retorico magari pure logoro, si può condensare la strana impressione che proviene dalle lettura delle pagine di quest’opera che affascina ed irrita, che stupisce e magnetizza. Quello che è sicuro è che, chiusa l’ultima pagina, si vorrebbe saperne di più non tanto sul biografato quanto sull’autore: sapere se, per esempio, anche gli altri suoi scritti sono caratterizzati da quello che il risvolto, in perfetto Adelphi’s Style, definisce acutamente come “stile impavido”. Una prosa sottile e perfetta in effetti è quella che si stende sulle pagine di questa ‘relazione biografica’ assolutamente sui generis: una sinossi parziale ed arbitraria che s’avanza per dettagli ed ellissi e che, proprio a partire dalla centralità di questi eventi minimi dall’apparenza inerziale, compongono un quadro attendibile di un’esistenza tanto famosa quanto esemplarmente irrilevante: quella di Maurice Ravel. Leggi il seguito di questo post »
La questione della patria
è difficile da spiegare.
Ma è più difficile capire
la questione dell’amore per la patria.
Per esempio,
ci hanno insegnato
che l’amore per la patria è, per esempio,
salutare la bandiera
alzarsi in piedi all’Inno Nazionale.
Ubriacarsi a discrezione quando la nazionale di calcio perde.
Ubriacarsi a discrezione quando la nazionale di calcio vince.
E qualche eccetera che poco cambia di sessennio in sessennio… Leggi il seguito di questo post »
Finiti gli sconquassi dell’adolescenza e della giovinezza, avviato ormai alla maturità, la vita cominciò a scorrergli in modo più accettabile. Certo, rimaneva pur sempre qualcosa che sentiva di non poter ancora permettersi; ma erano rose rispetto al passato, e ogni giorno, quasi senza più resistenze, un confine cadeva. Finché una mattina svegliandosi poté dire a se stesso: “Ecco, il momento è arrivato, ed io sono pronto ”. Leggi il seguito di questo post »
“Il romanzo non sta mai nella trama, sta nella scrittura” scriveva il giallista Marco Vichi. In fondo non è difficile inventare buone trame nel giallo. Con studi approfonditi, lavoro di documentazione, e una buona capacità di sintesi si può impostare un intrigo avvincente, con dinamiche e variabili interne, colpi di scena. Ma, precisava Vichi, un’ottima trama può generare un brutto libro giallo, quando i personaggi sono pedine senza spessore, funzionali solo all’intreccio, i dialoghi irreali, gli ambienti rigidi scenari. E’ la scrittura che fa il libro, la sua forza evocativa, i suoi codici e sussurri, o le sue grida, le sue allusioni. Probabilmente questo vale per tutta la narrativa, ma è particolarmente vero per il giallo. E per il noir. Ma che differenza c’è fra giallo e noir? E l’horror? Non dobbiamo avere timore delle definizioni di genere, anche perché negli ultimi tempi gli scrittori assumono le sembianze di navigatori, e i generi li attraversano, li usano per altri scopi. Si può affermare che quando il giallo contiene elementi predominanti di ansia, inquietudine, angoscia, senso di turbamento, ossessioni, insomma tutte componenti “nere” di pesatura variabile della psiche umana, si ha il noir: crimini efferati, atmosfera di minaccia, di catastrofe incombente. E quando queste componenti esplodono, come una furia che si scatena, e l’angoscia libera fino in fondo tutto il suo potenziale distruttivo e negativo, entriamo nell’horror.
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fineStoria contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporaneaquesta mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
Fulmini e saette, Bancomat e computer troppo saggi. A proposito di Maria Letizia Grossi, Cisalverannoi fulmini e il deserto?, Ferrara, Laura Tufani Editrice, 2009
Nove racconti (come quelli, più celebri, di Jerome D. Salinger) per salvare l’umanità – ma non con i mezzi consueti, utopistici o meno possano essere considerati, anzi, facendo a meno dell’intervento umano, lasciando fare alle macchine più sagge o alla Natura capace di scatenarsi al momento giusto per riaffermare il proprio diritto alla sopravvivenza messa in discussione dagli uomini stessi ormai da troppo tempo. Nove racconti fantastici. Nove racconti ironici e graffianti e, purtuttavia, toccanti e spesso molto teneri. Soprattutto racconti cinematografici, con dietro altrettanti spunti legati alla cultura cinefiliaca dell’autrice e all’immaginario ad essa egualmente collegato.