La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per aprile 2010

Provocazione in forma d’apologo 155

Pubblicato da robertorossitesta su aprile 13, 2010

L’unica debolezza in cui l’eremita era incorso quando aveva deciso di ritirarsi nel deserto era stata quella di condurre con sé la sua cagna prediletta.
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Pubblicato in: Roberto Rossi Testa, Scritture | 14 Commenti »

IL TERZO SGUARDO n.2: Il rizoma e la parresia del saggio. Stefano Berni – Ubaldo Fadini, “Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze”

Pubblicato da giuseppepanella su aprile 12, 2010

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

Il rizoma e la parresia del saggio. Stefano Berni – Ubaldo Fadini, Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze, Firenze, Firenze University Press, 2010

«L’attuale è dunque l’”adesso del divenire” e non la prefigurazione di un determinato percorso storico. E’ questa differenza tra il presente e l’attuale a consentire una presa di posizione critica (una presa di distanza) nei confronti di qualsiasi forma di “storicismo”, di razionalizzazione “assoluta” del decorso storico, che ri(con)duce integralmente l’uomo all’orizzonte della storia. Il rinvio all’attuale permette anche di elaborare una risposta alla questione del consumarsi o meno del “destino dell’uomo” nell’immanenza storica che non suggerisce semplicemente la sostituzione di un altro centro di gravità rispetto a quello della storia (ad esempio, la natura, riproponendo così l’abituale contrapposizione tra “filosofia della storia” e “antropologia filosofica”). All’esistenza “storica”, contrassegnata dagli ordini / comandi del presente, è possibile prospettare delle “linee di fuga” rappresentate comunque dai divenire che lo stesso presente veicola. E’ proprio questa attenzione alla dinamica dell’”evento”, che “nel suo divenire sfugge alla storia”, a richiamare, oltre la nietzscheana “eternità dei divenire”, quel “fuori-interno”di Foucault che sta alla base – ne è l’anima – di un processo incessante di differenziazione, che è irriducibilmente “creativo” (di “nuove terre” e di “nuovi popoli”, per dirla ancora con Deleuze e Guattari), che “eccede”, non può non farlo, “il confine stesso della storia” (F. Masini) e le sue logiche di sopraffazione» (Stefano Berni – Ubaldo Fadini, Linee di fuga. Nietzsche, Foucault, Deleuze, Firenze, Firenze University Press, 2010, pp.103-104).

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Vivalascuola. Mi piacerebbe vedere i miei occhi

Pubblicato da giorgiomorale su aprile 12, 2010

Il mondo economico li vuole consumisti consumatori, pieni di carte di credito, poco colti e propina loro modelli da Grande Fratello, li fa litigare sotto gli obbiettivi della TV in una nobile gara di volgarità con i loro genitori, li arruola fin da bambini e li fa cantare (“Io canto” con Gerry Scotti, Canale 5): canzoni che parlano di pulsioni amorose di cui nulla sanno e sarebbe prematuro sapessero. Far fingere l’eros ai bambini somiglia a una anticipazione di violenza sessuale. La sinistra guarda attonita e nulla dice per paura di essere accusata di atteggiamenti bacchettoni o censori. Chi tra i giovani resiste e non si lascia arruolare scappa via Internet: Facebook, social network, YouTube, blog e tutti gli anfratti che la “rete” offre, dove i “vecchi” si muovono a fatica per tecnica e cultura. Chi se li fila questi giovani? (continua qui)

Mi piacerebbe vedere i miei occhi. Rappresentazioni dell’adolescenza
di Stefano Laffi

Il disordine del discorso

Liberarsi dalle cornici
In una società della comunicazione i temi sensibili non possono che essere inquinati di troppe parole, di ragionamenti fuorvianti, di opinionismo dilagante, di espertismo da salotto televisivo. Leggi il seguito di questo post »

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Dieci alla volta

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 11, 2010

da qui

Certe volte, come sappiamo bene. Certe volte saresti tentato, lo sappiamo. Certe volte si sa, che lo faresti. Certe volte, anche se il ruolo, i doveri, e tutto il resto. Certe volte, comunque, tiri dritto, perché sarebbe troppo facile, in un colpo solo, te lo immagini? Tutti insieme, mica uno alla volta, aspettando, lasciando trascorrere del tempo; in una volta sola, libero, potresti fermarti, respirare. Certe volte la prospettiva è irresistibile, qualcosa troveresti, sai darti da fare, la creatività, l’intuizione, la capacità lavorativa, in tutti questi anni, con tutti questi ostacoli. Certe volte. Altre, invece, ti senti a casa all’improvviso, come se nulla fosse stato. E allora ricominci, pensando a quella volta che li hai amati fino in fondo, li hai amati davvero. Forse hai solo sognato di andartene, di lasciarli tutti, di ricominciare. Ecco, sei sveglio, tra le mani hai un filo di perle di campagna, di legno scuro, da contare lentamente, dieci alla volta, fino alla fine del mondo.

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Le parole blu

Pubblicato da lapoesiaelospirito su aprile 11, 2010

di Giovanna Mozzillo

Le parole blu” di Marina Torossi Tevini (edizione Campanotto): libro insolito e complesso in cui due racconti lunghi – o, se preferite, romanzi brevi – vengono sapientemente manovrati da un’autrice che chiaramente al suo attivo ha un ricchissimo bagaglio di solide, impegnate e diversificate letture. Leggi il seguito di questo post »

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La ricerca del Graal (XIX)

Pubblicato da robertoplevano su aprile 11, 2010

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII)


*** *** *** Leggi il seguito di questo post »

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Anna Lamberti-Bocconi. Canto di una ragazza fascista dei miei tempi

Pubblicato da nadiaagustoni su aprile 10, 2010

Anna Lamberti-Bocconi: Canto di una ragazza fascista dei miei tempi.
di Nadia Agustoni

Un canto che non consente vie di fuga questo che Anna Lamberti-Bocconi ci consegna. Un corale intenso e per alcuni aspetti vicino all’ultimo Pasolini, a cui non sarebbero indifferenti questi “cuori neri”, voci senza storia di una gioventù straniata. Se negli interventi sulla società civile Pier Paolo Pasolini dichiarava quanto gli importasse di quei ragazzi di strada a cui aveva dedicato tante delle sue pagine, in questo Canto di una ragazza fascista dei miei tempi Transeuropa edizioni 2010, Anna Lamberti-Bocconi sembra voler ribadire un impegno etico nei confronti dell’innocenza(1). Innocenza di chi è scaraventato nel mondo e troppo in fretta reso scarto. Leggendo i cinque canti di cui si compone il poema, è su questo scarto che più volte ci tocca riflettere e su una diversità che si dispiega in modi difficili, perché difficile è coglierla nel groviglio di speranze che le voci in scena raccontano, restituendo immagini di un quotidiano dove la violenza è la parola compromessa degli adulti. Leggi il seguito di questo post »

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Goenawan Mohamad ( Indonesia,1941)

Pubblicato da sgolisch su aprile 10, 2010

The 12th commandment


I do not know what is said in the 12th commandment.
“Maybe something about the wind and the estuary,” you say.

I hear your voice.

I imagine salt scraped off waves,
and waves sundered on the shore.

I imagine a barge seeking space. Getting, not
getting. Leggi il seguito di questo post »

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Cosa ne sarà di me

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 9, 2010

da qui

Si parlava di chi ci insegnerà, o chi ci ha insegnato. L’eredità, la tradizione, la consegna di una saggezza, il dono di una chiave per capire, cogliere, apprezzare. Non si vive a caso, vogliamo dirlo? Non si può andare avanti cancellando la sensazione che sto dimenticando qualcosa di essenziale, che sto anestetizzando la sensibilità, ignorando un potenziale di acume, delicatezza, disponibilità a incontrare la realtà, combatterla o abbracciarla, rifiutarla, amarla, bestemmiarla. Chi ci insegnerà a coinvolgerci nell’esistenza, a non risparmiarci, a lasciare le sicurezze e le comodità per condividere i cinque pani e i due pesci e raccogliere dodici ceste piene di avanzi da distribuire ancora, in un dare instancabile e infinito, perché cosa sono questi anni che ci sono stati affidati se non un ricevere e restituire, cos’è questa cosa strana fatta di respiri e tensioni ed estasi e conflitti, questo sangue e questa carne se non un mettersi nelle mani degli altri, rischiando di non prendersi più indietro? Se mi conservo, mi difendo, se rimando a un domani indefinito la mia consegna, dimmi, cosa ne sarà di me?

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Saluti, Malcom

Pubblicato da mbaldrati su aprile 9, 2010

Molti gruppi di rottura, che hanno contribuito a rinnovare gli stili musicali, anche attraverso uno smantellamento di ciò che li precedeva, non sarebbero mai emersi dai loro sotterranei senza l’intervento di manager astuti, scafati, e, spesso, senza scrupoli. Malcom McLaren fu uno di questi. Già manager del gruppo proto-punk New York Dolls, lanciò i Sex Pistols, uno tsunami musicale che ha cambiato non solo la musica mondiale, ma anche la moda, i modi di essere di milioni di giovani. Come spesso accade con gli eventi epocali, tutto iniziò per gioco, o per caso. Con la compagna stilista Vivienne Westwood aprì un negozio di abbigliamento a Londra, che ogni tanto era frequentato da musicisti pazzoidi, svalvolati, aggressivi e incazzati. Malcom li studiava, e intanto progettava. Si potrebbe, pensava, si dovrebbe costituire un gruppo che oltraggi i benpensanti, senza filtri né censure, e farci su un po’ di sterline. Musica veloce, violenta, semplice, musica d’impatto. Nacquero così i Sex, quattro sgarruppati che non sapevano neanche suonare, li fece esibire fuorilegge su un barcone sul Tamigi, Vivienne li vestì e nulla fu più come prima.

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Calpestare l’oblio – Sabato 10 Aprile, ore 18, Libreria del Cinema, Roma

Pubblicato da rmorresi su aprile 9, 2010

L’assedio

(Eugenio de Signoribus)

Succede sempre più spesso di sentirsi in una tela di ragno,

in una tela resa inestricabile da tanti sottoragni solerti, sordi e ciechi…

E più non basta fissare il pensiero altrove. Sale

una rabbia impotente, un rosso silenzio alle tempie…

Verrebbe voglia di sbracarsi, snudarsi, lanciarsi fuori

dalla prima smagliatura… e gridare e

qualunque atto passi nella mente in quel fosco-liberante istante

pare più accettabile di tanta lordura.

Anche il volo. Anche il vuoto. Anche il nulla.

(Ma atterrando, restiamo, col volto sanguinante, gli occhi avanti)

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Marco Statzu

Pubblicato da lapoesiaelospirito su aprile 9, 2010

Terza lettera sull’intensità

di Massimo Sannelli

La stella è il punto in comune delle parole nel titolo: il disastro è il dis-astro (la cattiva stella), il desiderio è la contemplazione della stella (sidus). C’è anche l’uomo, e ci sono gli atteggiamenti: la stella è stata cattiva e l’uomo spera e dispera, quando il soldato non torna dalla battaglia, e i commilitoni desiderantes non vogliono più aspettarlo.

Gli uomini sono “sospesi / tra disastri e desideri”, in un rapporto diverso con la stella. E poi i due punti di riferimento, per forza di scrittura: Noè è il desiderio, Ulisse è il disastro. Ma Ulisse – come Dante lo vede lo e tramanda – è stato sommerso per la sua curiosità e dannato per il cavallo di Troia: ha avuto troppa mente e troppa astinenza dal silenzio [Ulisse deve agire così: da buon greco, e greco classico, parla sempre; da vecchio deve fare la sua orazion picciola ai compagni, da morto deve raccontare di nuovo l’orazion picciola di sé vecchio]. Invece “Noè non parla, è un eroe che agisce in silenzio”, come il seminatore che “terge la propria fatica / avvolgendosi di un religioso silenzio” [e il silenzio indica la dignità dell’obbediente, non l’afasia di chi è nato nel Novecento. Quindi “vorrei essere il silenzio che sento”]. Leggi il seguito di questo post »

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.35: “Nulla è sicuro, ma scrivi” (Fortini). Giovanni Stefano Savino, “Canto a occhi chiusi. Anni solari V”

Pubblicato da giuseppepanella su aprile 8, 2010

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

_____________________________

di Giuseppe Panella

 

“Nulla è sicuro, ma scrivi” (Fortini). Giovanni Stefano Savino, Canto a occhi chiusi. Anni solari V, Firenze, Gazebo, 2009

 

Dal 1999 a oggi, in dieci anni di lavoro, Giovanni Stefano Savino ha sfornato cinque volumi di versi (più una sezione di testo di Trialogo con Mariella Bettarini e Gabriella Maleti, Firenze, Gazebo, 2006) di impatto e peso notevoli, non foss’altro che per il numero delle pagine edite e la quantità straordinaria dei testi poetici scritti.

Per citare una scherzosa affermazione di Alessandro Carrera (fatta nel corso di una sua recensione apparsa sulla rivista americana “Gradiva”), sembrerebbe che la poesia si sia seduta a tavola con lui, a pranzo e a cena, in tutti questi lunghi anni di lavoro diuturno e generoso.

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Vivalascuola. Conversazioni civiche a Milano

Pubblicato da giorgiomorale su aprile 8, 2010

L’Associazione Fratelli dell’Uomo promuove Conversazioni civiche a Milano. Emozioni, paure, dubbi, smarrimenti e domande intorno alla scuola pubblica nell’era Gelmini

Genitori, figli, insegnanti, educatori, cittadini si interrogano dalle ore 15.30 alle ore 18.00 (partecipazione gratuita) presso Negozio Civico CHIAMAMILANO, Largo Corsia dei Servi 11 – Milano. Leggi il seguito di questo post »

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Dieci dita

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 7, 2010

da qui

Chiedersi se Dio esista è ormai inattuale: è lui che si chiede, a tempo perso, se esista ancora l’uomo. Occorre fede per considerarci veri e degni di rispetto, inaffidabili, incoerenti e litigiosi come siamo. Se il male è il vuoto, il nulla, si aprono scenari in cui porzioni di realtà sprofondano nel caos. Sparlare, farsi le scarpe, togliersi il terreno sotto i piedi è pratica comune e condivisa: di questo passo, la terra trascinerà anche noi in un’ultima e fatale dissolvenza. Leggi il seguito di questo post »

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Atti impuri n° 1

Pubblicato da lapoesiaelospirito su aprile 7, 2010

È arrivato il periodico Atti impuri n°1

in libreria a partire da maggio

ma disponibile già da ora per abbonati e pionieri

Forse perché siamo pigri, il miglior segno della meraviglia è l’esagerazione.

Un’esagerazione coltivata a lungo, e che oggi, finalmente, prende corpo. Leggi il seguito di questo post »

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Fra generosità e ironia: La scopa del sistema è la TV

Pubblicato da eziotarantino su aprile 7, 2010

1. Ne “La scopa del sistema” (1987) di David Foster Wallace a un certo punto due personaggi, Neil Obstat (!) e Andrew Sealander “Wang Dang” Lang assistono ad una scena piuttosto ridicola: un barman, scivolando con il suo vassoio di birre su una ciliegia al maraschino “strategicamente disposta sul pavimento”, innesca una serie di disastri a catena che suscitano la smodata ilarità di Obstat, e la seriosa riprovazione di Lang. “Sei proprio un immaturo” sogghigna questi all’indirizzo di Obstat. Che replica: “Bisogna entrare nello spirito della situazione” (p. 363 dell’edizione Einaudi Stile Libero Big, 2008).

2. In uno dei saggi contenuti in “Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più”, Invadenti evasioni (1993), reportage tra il serio e il faceto di una mega fiera agricola dell’Illinois, DFW riferisce di aver assistito ad un breve discorso del Governatore dello stato, Jim Edgar, un coriaceo, quadrato esemplare del Midwest, che dice pane al pane, e fa ricorso a una retorica che fa leva su sentimenti facilmente condivisibili dalla sua rozza e patriottica comunità rurale. “La stampa rimase impassibile”, commenta DFW, “secondo me però il discorso non era privo di una sua potenza”.

3. In un altro pezzo contenuto nello stesso volume, E Unibus pluram: gli scrittori americani e la televisione (1990) DFW se la prende con la critica paludata che accusa i giovani scrittori americani di essere troppo influenzati dalla televisione, cancro della cultura americana (e non solo). DFW impiega una centinaio di pagine per spiegare perché a) questo sia inevitabile; b) questo non voglia tuttavia dire che guardare la televisione sia una buona cosa, vista la qualità dei programmi (la definisce come “un incredibile sistema di misurazione del generico”). La tesi di DFW è che la tv c’è, esiste, è allo stesso tempo specchio e manipolatore della realtà, la gente non fa altro che starsene lì a guardarla: come si può far finta che non ci sia? E anzi, che sia l’attività che occupa la maggior parte del tempo libero dalle attività generalmente remunerative dell’americano appartenente a qualsiasi classe socio-culturale. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Ezio Tarantino, Letture | Contrassegnato da tag: | 10 Commenti »

Sirene a Budapest

Pubblicato da sparzani su aprile 7, 2010

di Giovanni Catelli

I tram non ritornano, da anni, lungo la via Thököly.
I binari, inflessibili, proseguono senza timore, verso la distanza, i grigiori vuoti, l’orizzonte.
Ogni giorno alle sedici, nelle giornate d’inverno, s’accendono i bulbi giallastri della pubblica luce, mentre la sera già fugge dal cielo, con insospettata sincronia, verso il buio.
Al volgere d’ogni settimana, da anni, le sette meravigliose immobili sirene, che scrutano la via dall’emporio SZ, mutano d’abito nell’infinita vetrina, che curva i suoi pallori e prosegue, nella via Muranyi, dove quattro ulteriori silfidi condividono l’ignoto cambiamento e l’ombra. Nient’altro mai racchiude la vetrina, solo arredi bianchi e paraventi candidi sino a mezz’altezza ; nessuna luce la ravviva o riscalda, nelle ore oltre il giorno, solo fioche lampadine abbandonate, accese, al fondo dei locali, ove balenano geometriche, ordinate schiere d’abiti.
Un remoto, denso, indistruttibile torpore spira dalle ignote sale : neppure per un giorno, da anni, ho visto spalancarsi l’ampia porta che reca le iniziali del nome, né quel complicato meccanismo di metalli opposto alla visione, al passaggio, all’apertura ; un’eterna vigilia sfiora quelle sale, colme già nell’ombra d’un remoto rammarico e ritardo, una minaccia lenta e vasta, una sciagura immobile, lontana. Leggi il seguito di questo post »

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Paul Celan, Microliti, Zandonai 2010

Pubblicato da sgolisch su aprile 7, 2010

 
 Il primo testo pubblicato in assoluto di Paul Celan fu una Prefazione editoriale a quattro racconti cechoviani, da lui stesso scelti e tradotti in romeno. Era l’autunno 1946, al volgere del terzo anno ormai di “amichevole” occupazione sovietica. E così, dopo una citazione d’obbligo da Gor’kij sul decadentismo fin de siècle, Celan va dritto al punto: «Ci sono pochi autori che hanno raggiunto così grossi risultati con un materiale così limitato. Le poche pagine di un racconto aprono squarci profondi sul mondo grigio dei suoi personaggi. […] Questi vivono sotto il segno della vanità, e i migliori e più chiari tra loro, che sono coscienti dell’assurdità di un’esistenza simile, non hanno la forza di alzarsi o di cambiare»; sicché «in Cechov non troviamo né aperta rivolta né rassegnazione. […] Senza accettare come immutabile la vita priva d’aria dei suoi eroi, l’autore può dare loro soltanto la malinconia, che resta il sentimento dominante dell’opera, la malinconia di un osservatore attento con una sensibilità eccezionalmente acuta e delicata»[1]. Leggi il seguito di questo post »

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E’ attuale l’inattualità del classico?

Pubblicato da paolocacciolati su aprile 6, 2010

Qualche tempo fa è uscito sul Domenicale del Sole 24 ore un interessante articolo di Andrea Casalegno, dal titolo L’attualità inattuale del classico.
Da buon allievo di liceo classico, Casalegno svolge un ragionamento in tesi, antitesi e sintesi per dimostrare l’assunto del titolo. Io che come ginnasiale ero scarsuccio non posso fare a meno di inserire una dubitativa in quell’assunto, e volgerlo in forma di domanda: è davvero ancora attuale l’inattualità del classico? Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Attualità, Divagazioni, Paolo Cacciolati | Contrassegnato da tag: , | 24 Commenti »

 
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