Vivalascuola. Il Barrito
Pubblicato da giorgiomorale su maggio 5, 2010

Il Barrito n. 5, L’avventura
Dal numero 5 Il Barrito è diventato mensile. Se da una parte l’obiettivo è quello di essere un foglio d’inchiesta e ricerca pedagogica, con i tempi lunghi che ciò comporta, dall’altra una cadenza troppo diluita non rispondeva più al bisogno di creare un scambio realmente cooperativo con i gruppi (di bambini e adulti) incontrati sinora e con quelli che speriamo di incontrare lungo il cammino, anche attraverso le pagine del Barrito.
Intorno alla ricerca e alla definizione di un metodo educativo comune (sintetizzato nell’opuscolo Discorso sul metodo, allegato allo scorso numero del Barrito) si va lentamente costruendo una piccola comunità pedagogica, a Napoli, come in altre città d’Italia, dove una rete di gruppi e associazioni stanno portando avanti una riflessione e una sperimentazione comune sul modo di lavorare con bambini, ragazzi, adulti e stranieri, a scuola, come nei quartieri e negli spazi pubblici delle nostre città. È soprattutto per dare voce a questa rete e alla ricerca portata avanti dai nodi che la compongono e per rafforzarne le pratiche e la cooperazione che Il Barrito diventa mensile: ne renderemo conto in ogni numero, con aggiornamenti dai vari contesti di sperimentazione.
Ciascun numero del Barrito continuerà ad avere un tema centrale attorno a cui bambini e adulti fanno ricerca insieme. Il filo conduttore, lo sfondo integratore di questo e dei prossimi quattro numeri sarà l’avventura. Su questo tema e ad aprire la sezione delle teorie è una riflessione di Emilio Varrà che, fra immaginario e realtà, ci aiuta a mettere a fuoco gli spazi che ancora rimangono per quello che è insieme genere letterario e fondamentale dimensione pedagogica.
Un intervento in due parti a cura del Centro territoriale Mammut, tenta invece di porre alcuni punti fermi su ciò che intendiamo per ricerca in campo educativo; il ricordo partecipe della figura e del pensiero di Colin Ward rappresenta un’utile occasione per riprendere in mano il suo anarchismo pragmatico. Chiudiamo infine la sezione delle teorie con un lungo intervento, diviso in tre parti, di Olga Mautone sul metodo naturale introdotto dalla bella definizione, in negativo, di cosa per Paul Goodman possiamo intendere per “natura umana”.
Una nutrita sezione di rubriche ci porta invece a un’altra ineludibile dimensione del fare educativo, quella sociale e “politica”: Educazione & discriminazione, un osservatorio sulle discriminazioni razziali in contesti educativi; le Campagne a sostegno di azioni dal basso di cui il Barrito si fa portavoce; Educazione nell’alimentazione, sui molti risvolti che l’alimentazione ha in educazione; Dentro la mutazione, un primo punto di vista epidemiologico sul corpo dei bambini di Napoli e, infine alcune “pillole” di Cronaca per annusare il clima culturale e politico che fa da sfondo a tutte le pratiche educative.
Con L’Avventura, Il Barrito dei Piccoli diventa caleidoscopio, strumento semplice e un po’ magico che intreccia colori e figure, immaginario e realtà, sogni e trasformazioni. Guardando al suo interno, attraverso i vetri delle finestre, sparse in diversi angoli delle città, è possibile fare nuove scoperte, osservare e confrontare quanto accade fuori e dentro la comunità (scolastica, rionale, cittadina, nazionale…). E poi incontrarsi, “conoscere per cambiare”, fare della scuola un posto dove si sta bene e da dove partire per trasformare la città. Così Il Barrito dei Piccoli diventa sempre più spazio di condivisione fra i bambini che, in diverse città d’Italia, partecipano alla III edizione del Mito del Mammut, gioco di teatro-quartiere che mira alla trasformazione degli gli spazi pubblici abbandonati (giardini, strade, vicoli, muri…) e insieme ad essi al modo corrente di fare scuola.
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