Sto invecchiando, e il ramarro lo distinguo a malapena: un’ombra esile, che s’indovina sospesa al dito del ragazzo. Tutto il quadro dipende dal dettaglio appena percettibile: la smorfia del giovane, la sua rigidità, la luce che rischiara la spalla discinta e la rosa curiosamente femminili, la caraffa di vetro, la mano rappresa nel dolore. E’ come se la sensazione di benessere fosse minacciata dal morso dell’angoscia, dalla puntura insidiosa di uno strazio in agguato. L’invito sembrerebbe chiaro: mai cedere al’esca ambigua dell’ozio, alle illusioni della prosperità. Rimane una domanda: il ramarro che cosa rappresenta? L’etica esigente della vita, il pungolo aspro della coscienza retta? L’invidia predisposta a colpire? O la falce del tempo che incombe sul piacere, anche legittimo? L’unica certezza è la smorfia sofferente, simbolo dell’imperfezione inevitabile della realtà creata, dell’esistenza esposta al morso della storia.
Archivio per maggio 2010
Il morso della storia
Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 21, 2010
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Uno scrittore famoso (soluzione)
Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 21, 2010
Tempo fa, avevo scritto queste righe:
Parlerò bene di uno scrittore famoso. E’ un impresa titanica, in genere. Mandi messaggi e non rispondono; tocchi con mano il non essere come categoria esistenziale, non solo filosofica. Nulla di tutto questo, con ***.Ti accoglie, aiuta, consiglia. Mi chiedo se lo faccia con me, esclusivamente: sono un tipo speciale, mi dico, è giusto che mi trattino bene. Ma rinuncio alla versione narcisista. *** è gentile e disponibile a prescindere. Che gli scrittori famosi non siano tutti pessimi soggetti? Finché *** esiste, la letteratura non è una élite di snob insopportabili. Ciò mi costringe a rivedere le mie idee. Mi complica la vita, segnala sfumature impercettibili, insinua il dubbio, mi impone la fatica del pensiero.
***, fammi un favore: non rispondermi più, ignorami, lasciami il gusto acre della malevolenza.
Ora posso dire di chi si trattasse: anzi, lo documenta questo articolo, uscito sul Primo amore.
Grazie, di cuore.
Fabrizio
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Da “Notte di nebbia in pianura”
Pubblicato da mmagliani su maggio 21, 2010
Ecco l’incipit del romanzo Notte di nebbia in pianura, di Angelo Ricci (Manni Editore).
«E così, anche per questa sera, abbiamo finito, signori. Come sempre, stare in vostra compagnia, è stata un’occasione unica. Arrivederci e grazie a tutti.»
Il capannone era giallo. Le porte erano di un verde smorto.
«Eppure è in mezzo alla città. Però sembra in campagna.»
I pensieri te li trascini dentro. Tanto per avere qualche cosa da fare. Tanto per avere qualche cosa che ti distragga. Tanto per avere qualche cosa da dire.
Dopo.
Semmai. Leggi il seguito di questo post »
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“CHINA (breve storia di Gina, tra città e pianura)”
Pubblicato da nadiaagustoni su maggio 20, 2010
“CHINA (breve storia di Gina, tra città e pianura)”
Di Maria Pia Quintavalla
Edizioni Effigie 2010
Biblioteca Vicentina
venerdì 21 maggio ore 18,15
Introduce Paolo Giovannetti Leggi il seguito di questo post »
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fluSSidiverSi 2010 – Poesia e poeti di Alpe Adria
Pubblicato da robertoplevano su maggio 20, 2010
Flussidiversi, il festival di poesia nato nel 2007 a Caorle si ripropone dal 28 al 30 maggio nella cittadina veneziana.
Nella tre giorni, infiniti “semi di poesia” voleranno sulle acque della Laguna e sui campielli dell’antico centro di Caorle, innalzati nelle sette lingue di in cui si esprimono i poeti di fluSSidiverSi. Sono le lingue che si parlano nelle nazioni e regioni aderenti alla Comunità Alpe Adria.
Voleranno in senso metaforico attraverso un file rouge di versi dipanato lungo più di 56 ore e che vedrà impegnati 26 poeti. Ma volerà anche in senso letterale grazie a migliaia di palloncini, vettori di versi, liberati dai ragazzi di Caorle.
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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.41: Buon giorno si spera. Giuseppe Iuliano, “Rosso a sera (versi contro-versi)”
Pubblicato da giuseppepanella su maggio 20, 2010
Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)
_____________________________
… Buon giorno si spera. Giuseppe Iuliano, Rosso a sera (versi contro-versi), Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2010
Giuseppe Iuliano è un poeta meridiano. Così lo qualifica Paolo Saggese nella seconda di copertina del suo ultimo libro (il quindicesimo della serie). Il critico irpino così continua:
«Iuliano è un poeta meridiano che, attraverso la scrittura, traccia un percorso di idee, immagini, riflessioni: un mosaico di testimonianze che leggono, travestono ed interpretano in modo attento, critico, antagonista, appunto meridiano, i tempi moderni. Ed è proprio questa la linea di confine, questo lo spartiacque che fa di Giuseppe Iuliano un poeta vero, una voce fuori da taluni cori, sicuramente fuori dai cori della cultura salottiera contemporanea».
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La nostra vita di là (Dalla De Gregori)
Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 20, 2010
da qui
Trentun anni dopo. Come fosse ieri, si potrebbe dire. E invece no, qualcosa è cambiato, siamo cambiati noi, dall’altra parte, le illusioni si sono esaurite nella sarabanda di menzogne, nell’inganno irriducibile che continua a logorare i nostri giorni, incurante dei segnali di tregenda che fanno balenare riflessi sinistri all’orizzonte. E’ cambiata la platea, ancora disposta, tuttavia, a entusiasmarsi per chi non crede che la vita sia uno spettacolo indecente da mostrare come le cosce e i seni delle donne, nell’incoscienza generale che pensa solo ad arraffare l’arraffabile, senza calcolare che alla fine deve pure tornare qualche conto, e se i conti non tornano ci sarà qualcuno che dovrà pagare. Eccoci qua: siamo una grande famiglia; abbiamo lasciato solo un momento la nostra vita di là. La nostra vita di là.
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Luigi DI RUSCIO – “La neve nera di Oslo”
Pubblicato da Giovanni Nuscis su maggio 20, 2010
Dalla prefazione di Angelo Ferracuti
Un Di Ruscio scatenato, vitale, comico e caustico allo stesso tempo, irriverente al massimo, torna nelle pagine di questo libro con una lingua graffiante ed eversiva che, come scrisse Italo Calvino: «Ricorda Céline, per la volontà di scaricare nel flusso delle parole una cupa aggressività».
Attuale e potente come pochi per la forte capacità di testimonianza, oltre che per l’indiscusso valore stilistico, La neve nera di Oslo cresce lungo una narrazione fluviale in prima persona, e in presa diretta, che lo scrittore fa avanzare tra bizzarre considerazioni politiche e filosofiche, intrecciate al vivere sociale e quotidiano, alle aspirazioni e ai sogni di un emigrato italiano. Argomenti della narrazione sono la privata quotidianità, l’odissea della vita di fabbrica e l’orgoglio di far parte di una classe operaia che va oltre l’appartenenza diventando condizione umana universale. Intorno il malinconico ed esistenzialissimo paesaggio lunare di Oslo, che il nostro attraversa in bicicletta o a piedi, una metropoli tra i ghiacci che sentirà per sempre straniera.
Ottantenne, molto amato da Franco Fortini, Paolo Volponi, Salvatore Quasimodo – che lo definì «uomo d’avanguardia nel senso positivo, cioè della fede nell’attualità e per la violenza del discorso» – con questo nuovo libro, forse tra i suoi il più bello e lirico, Luigi Di Ruscio sembra chiudere un’esperienza letteraria durata oltre mezzo secolo dove vita e scrittura s’incontrano per diventare una cosa sola, mostrandoci qui cosa significa per uno scrittore emigrare in Scandinavia e vivere in un isolamento linguistico e sociale che è da sempre quello di tutti i migranti. Leggi il seguito di questo post »
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Piedi gonfi
Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 19, 2010
Eh, Loreto! Quante volte siamo arrivati con i piedi gonfi, come quelli con cui Caravaggio scandalizzò i benpensanti del momento, sempre pronti a cogliere il capello fuori posto. Anche la casa scalcinata destò imbarazzo e turbamento, se non indignazione. Chissà se fossero al corrente del fatto che il modello per Maria fu una prostituta amante del pittore, ritratta anche nel quadro della Madonna dei palafrenieri. Ce n’è abbastanza per demolire qualsiasi nozione di pellegrinaggio religioso. Ma il risultato potrebbe essere antitetico: proprio perché svaniscono le bancarelle con la merce in vendita, i volti compunti dei fedeli tuttofare, i soliti riti uggiosi e sonnolenti, e resta invece l’esistenza nella sua nuda e accidentata imperfezione; appunto per questo la Madonna dei pellegrini potrebbe convertire, spingere a visitare quello che fu – e ancora oggi è – il santuario nostro, dove approdiamo sempre con i piedi gonfi, reduci dalla marcia impervia della vita.
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Johnny Cash, il lungo cammino
Pubblicato da mbaldrati su maggio 19, 2010
di Mauro Baldrati
Esce per l’Arcana, storica casa editrice alternativa, con una lunga tradizione di collane di musica, meditazione, spiritualità, controcultura, Johnny Cash, di Valter e Francesco Binaghi. E’ una interessante fusion di biografia partecipata, più letteraria che analisi storica distaccata – benché la ricostruzione della vita e delle vicende di Cash sia precisa e documentata – e antologia di canzoni tradotte. Quest’ultimo aspetto è stato seguito da Francesco Binaghi, figlio di Valter, studente di 22 anni già appassionato di heavy metal, che si è cimentato con successo coi versi anarchici, malinconici, oscuri e ribelli di uno dei miti della tradizione musicale americana, che trae la sua epica dalla frontiera, dal nomadismo della Grande Depressione, i canti di lavoro del blues rurale, il gospel, i versi d’amore disperato del blues urbano, il country, l’avvento del rock’n’ roll con Elvis, il folk elettrico di Bob Dylan. Johnny Cash, nato in Arkansas nel 1932, scomparso a Nashville il 12 settembre 2003, ha assorbito fin da bambino, come un organismo onnivoro che si nutre li luce e di materia, tutti questi stili, queste tradizioni, e ha iniziato un lungo cammino di formazione alla ricerca di un proprio brand espressivo, che continuasse, rinnovandola, la classicità. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Letture | Contrassegnato da tag: country music, Francesco Binaghi, Johnny Cash, Valter Binaghi | 5 Commenti »
Giulio Stocchi, Quadri di un’esposizione
Pubblicato da giorgiomorale su maggio 19, 2010
Se non è lecita dopo Auschwitz
come dice il filosofo
la poesia
mi chiedo
come sia lecito al poeta
il silenzio
dopo quella filosofia
*
L’amico che è morto
di notte mi torna
a parlare
Mi chiede notizie
del mondo Leggi il seguito di questo post »
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Francesco Recami – Prenditi cura di me
Pubblicato da paolocacciolati su maggio 19, 2010
Di solito presto poca attenzione all’immagine sulla copertina di un libro. Così è stato anche per l’ultimo romanzo di Francesco Recami, Prenditi cura di me.
Solo dopo averlo terminato di leggere, ora che giace sul tavolino in cristallo, sotto il gazebo della mia villa in campagna, mentre osservo due cerbiatti brucare l’erbetta del parco, mi rendo conto come in questo caso sia già tutto contenuto lì, in quell’elaborazione grafica ritagliata nel blu Sellerio.
L’immagine in copertina è una natura morta di Antonio Donghi, del 1928. Riguardandola, mi sono chiesto perchè sia stato scelto proprio quel particolare, raffigurante l’angolo di un vassoio con una tazzina da caffè, e un coltello in primo piano, fuori dal vassoio.
E’ un’immagine che mi ricorda le opere di Hopper, specie per le linee di fuga tagliate, in diagonale, a dare l’idea di non completo, di indeterminato. Ed è un’indeterminatezza che c’entra molto con la vita dei personaggi che popolano l’ultimo romanzo di Recami. Sballottati tra un’esausta acquiescenza verso i piccoli personali fallimenti e una lotta a tratti tenera ma spesso disperata con i propri mulini a vento. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Letture, Paolo Cacciolati, Recensioni | Contrassegnato da tag: ANTONIO DONGHI, EDWARD HOPPER, Francesco Recami, Giorgio Falco, Giovanni Arpino, Paolo Cacciolati, Premio Strega 2010 | 3 Commenti »
Una rosa rossa per Edoardo Sanguineti
Pubblicato da lapoesiaelospirito su maggio 19, 2010
di Giuseppe Panella
Non è ancora il tempo delle sintesi nette e definitive, forse neppure di analisi troppo dettagliate riguardo la natura dell’impresa poetica e culturale di Edoardo Sanguineti.
Questa mia attuale vuole essere soltanto una breve riflessione a caldo, sull’onda di una morte improvvisa e forse evitabile (come spesso accade nei Pronto Soccorso e negli ospedali non solo in terra d’Italia). Sanguineti è stato un poeta che ha lasciato il segno (e non solo nella mia esistenza intellettuale). E’ stato sicuramente un personaggio di alta levatura e di forte carismaticità. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Annunci, Poesia | Contrassegnato da tag: Edoardo Sanguineti, Letteratura, Poesia | 5 Commenti »
Giuliano Sarti, il portiere gentiluomo
Pubblicato da krauspenhaarf su maggio 18, 2010
di Franz Krauspenhaar
Stamattina guardo su Rai Storia un servizio del Telegiornale dei ragazzi datato 1967. Giuliano Sarti, il portiere della Grande Inter di Herrera, è seduto su un pallone in tenuta di allenamento, ad Appiano Gentile, dove si allena la squadra. L’intervistatore, accovacciato davanti a lui, gli fa varie domande sul “mestiere di campione”. Il portiere parla con pacatezza, si esprime senza sbavature, con pulizia di linguaggio e di gesti. Chissà se, neanche settenne, avevo già visto quel filmato. Sarti è un uomo giovane, ha trentaquattro anni, ma il suo modo di parlare, la sua serietà, un filo di orgoglio che gli esce dai movimenti del viso esprimono maturità. Leggi il seguito di questo post »
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De delicitis gravioribus / 7
Pubblicato da eziotarantino su maggio 18, 2010
di Ezio Tarantino
[ 1. puntata ] | [ 2. puntata ] | [ 3. puntata ] | [ 4. puntata ] | [ 5. puntata ] | [ 6. puntata ]
Ad una rapida analisi del testo, nella lettera del Papa Benedetto XVI alla comunità cattolica irlandese, la maggior parte dello spazio (proprio in termini di righe) è riservato all’esortazione: “Intendo esortare tutti voi, come popolo di Dio in Irlanda, a riflettere sulle ferite inferte al corpo di Cristo, sui rimedi, a volte dolorosi, necessari per fasciarle e guarirle, e sul bisogno di unità, di carità e di vicendevole aiuto nel lungo processo di ripresa e di rinnovamento ecclesiale”; “Vi esorto a fare la vostra parte per assicurare la miglior cura possibile dei ragazzi, sia in casa che nella società in genere, mentre la Chiesa, da parte sua, continua a mettere in pratica le misure adottate negli ultimi anni per tutelare i giovani negli ambienti parrocchiali ed educativi”; “… ma è nella Chiesa che voi troverete Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8). Egli vi ama e per voi ha offerto se stesso sulla croce. Cercate un rapporto personale con lui nella comunione della sua Chiesa, perché lui non tradirà mai la vostra fiducia!”; “Cari fratelli e sorelle in Cristo, è con profonda preoccupazione verso voi tutti in questo tempo di dolore, nel quale la fragilità della condizione umana è stata così chiaramente rivelata, che ho desiderato offrirvi queste parole di incoraggiamento e di sostegno…”.
Pubblicato in: Attualità | Contrassegnato da tag: Abusi sessuali, Benedetto XVI, Chiesa cattolica, Pedofilia | 1 Commento »
Modello Giuditta
Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 18, 2010
Chissà se qualcuno scriverà una storia naturale del mal di testa. C’è gente che non l’ha mai avuto (lo dico senza esagerare: è una persona che conosco bene) e gente che ne è afflitta quasi quotidianamente. L’emicrania, si sa, è invalidante: sottrae energie, appanna il rendimento mentale, intristisce inevitabilmente. Per un lungo periodo assunsi una pillola al giorno: la cibalgina, prima, e dopo il moment. Un medico mi diffidò dal continuare, per non pregiudicare il fegato. Allora ho inventato soluzioni di ripiego: il mangostano, la psicologia energetica, una specie di agopuntura casareccia. Ora, col mal di testa, ho un rapporto imprevedibile; ci studiamo; lui cerca di aggredirmi a tradimento, appena mi distraggo: è sufficiente un pensiero negativo, un’inquietudine. Più facile è durante le riunioni dove basta sbagliare una parola per rovinarti per sempre l’esistenza. Lui sta lì, scruta il momento più opportuno, comincia a pizzicare, finché non ti possiede totalmente. La mia arma segreta oggi so chiama efferalgan: dicono che il fegato lo sopporti meglio. La tentazione onnipresente rimane il metodo Giuditta, radicale e decisivo.
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Provocazione in forma d’apologo 160
Pubblicato da robertorossitesta su maggio 18, 2010
Capriccio in autobus di un bimbetto straniero. Madre e figlio parlano fitto (lui veramente strilla) nella loro lingua. Riconoscibili i NO!, uguali in tutte le lingue, del piccolo, il quale, per rendere i propri argomenti più efficaci , tempesta coi suoi pugnetti il ventre gravido della madre.
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Pubblicato in: Roberto Rossi Testa, Scritture | 5 Commenti »
STORIA CONTEMPORANEA n.42: Uno zibaldone per narrare la propria storia. Bruno Pischedda, “Com’è grande la città”
Pubblicato da giuseppepanella su maggio 17, 2010
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
______________________________
Uno zibaldone per narrare la propria storia. Bruno Pischedda, Com’è grande la città, Milano, ShaKe, 2008
Questo non è un romanzo – sarebbe stato opportuno scrivere sulla copertina (a differenza di quello che ha fatto il primo editore del libro, Marco Tropea, nel 1996), a mo’ di avvertimento antifrastico alla Magritte chiosato da Michel Foucault. Ormai è troppo tardi, temo, per ovviare all’errore. Questo testo, per quanto interessante, giustificato, onesto, di Bruno Pischedda è tutto fuorché una narrazione più o meno lunga in cui una vicenda viene esaurita nel corso di un tempo più o meno breve (è quello che della definizione di romanzo riesce a dare Edward M. Forster nel suo Aspects of the Novel del 1927). In realtà, è uno zibaldone – genere letterario non più in voga ma, in realtà, praticato da tutti gli autori che sentono prepotentemente prorompere in se stessi e poi emergere alla luce della pagina la calda vena dell’autobiografismo.
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Enzo Ferrari – Poesie.
Pubblicato da krauspenhaarf su maggio 17, 2010
IL BOSCAIOLO
Da ore si sente tremare il bosco.
Al tramonto
l’abete è sceso nel buio.
Ha smesso
di camminare verso l’alto.
L’ombra del suo volto
dorme all’aperto
assieme alle stelle e all’erba. Leggi il seguito di questo post »
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Vivalascuola. Cittadini a scuola e stranieri in città
Pubblicato da giorgiomorale su maggio 17, 2010

Reso noto l’organico dei docenti 2010-2011, scoppia l’emergenza tempo pieno. Con la seconda tranche dei tagli, gli aggiustamenti operati quest’anno dalle singole scuole per garantire il tempo pieno non saranno possibili. A Roma occupata la scuola Iqbal Masih. Sono cifre enormi. A Milano sono 150 le classi trasformate d’ufficio a tempo normale e circa 3.000 i bambini che dovranno essere esclusi. A Roma ci saranno 97 prime a tempo pieno in meno. A Padova 195 classi in meno di quelle richieste. A Firenze resteranno fuori 600 bambini… E alle superiori cominceranno i tagli della “riforma” Gelmini… Si aggiunga che: lo Stato non dà il miliardo che deve alle scuole pubbliche, riduce il sostegno, non finanzia le attività didattiche…
Integrazione a scuola: l’orizzonte fai-da-te
di Francesco Accattoli
La presenza degli alunni stranieri nella scuola secondaria superiore, oggi oramai consolidata, è una realtà che non può prescindere da una analisi attenta circa le strategie didattiche Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Attualità, Viva la scuola | Contrassegnato da tag: Florenza Tedeschi, francesco accattoli, Italiano L2, Luca Borzani, riforma Gelmini, studenti stranieri, tagli all'istruzione, tempo pieno | 7 Commenti »

























