La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per maggio 2010

Provocazione in forma d’apologo 159

Pubblicato da robertorossitesta su maggio 11, 2010

Qualche giorno fa ho trovato i muri del quartiere tappezzati da un manifestino realizzato in casa, formato A4, del tenore seguente:
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Pubblicato in: Roberto Rossi Testa, Scritture | 6 Commenti »

Destini

Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 10, 2010

Il coltello non lascia ben sperare. Neanche la tensione fisica, che raggiunge l’acme nel momento in cui la scena è immortalata. Il braccio sinistro del furfante giovane, gli sguardi concentrati – in contrasto con l’atteggiamento rilassato della vittima -, la mano che pesca la carta clandestina, i guanti rotti del truffatore adulto, tutto concorre a creare un campo di forze teso e soffocante, ma in qualche modo comico, per l’ingenuità del pollo di turno da spennare e la sfrontatezza dei ribaldi, eloquente fin nei colori sgargianti dei vestiti, contrapposti all’abito sobrio della preda. Il quadro comunica a cerchi concentrici, progredisce sotto lo sguardo del fruitore, diventa simbolo di una società fondata sull’impostura e sul raggiro, dove le possibilità si riducono a due: ingannare o essere ingannati. C’è sempre chi confonde le carte, mentre l’altro è convinto che sia tutto regolare. E se scoprisse qualcosa, c’è il coltello a ricordargli quali carte siano destinate a vincere comunque.

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DUE TEMPI DELLA POESIA DI ANTONIO SPAGNUOLO: “CANDIDA” E “DIETRO IL RESTAURO”. Saggio di Giuseppe Panella

Pubblicato da giuseppepanella su maggio 10, 2010

di Giuseppe Panella

 

“Non si può dubitare che la qualità visibile nell’aspetto dei morti che più atterrisce chi guardi, è il pallore marmoreo che vi si posa: come se davvero quel pallore fosse altrettanto il segno della costernazione nell’altro mondo, quanto della trepidazione mortale in questo. E da quel pallore dei morti noi prendiamo il significativo colore del sudario in cui li avvolgiamo. Nemmeno nelle nostre superstizioni manchiamo di gettare lo stesso niveo mantello intorno agli spettri, tutti i fantasmi sorgendo in una nebbia lattiginosa”
(Herman Melville, Moby Dick o La Balena)

[ per ricordare Mario Pomilio, maestro e amico ]

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 1. Bianco è il colore delle ambiguità

“Il bianco è il colore che più si addice agli dei” – affermava Platone ed Euripide lo conferma. “Indossando vesti bianche fuggo la generazione dei mortali” fa dire al sacerdote protagonista di una sua tragedia. E, d’altronde, per Aristotele, l’aria pura e trasparente è léukos, bianca.

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Vivalascuola. Dove abitano le parole

Pubblicato da giorgiomorale su maggio 10, 2010

KleeNashua 9 anni marocchina
La mia mamma moriva,
le chiedevo aspetta
sta
arrivando il mio compleanno,
lei sorrideva e diceva:
avrai un
compleanno bellissimo!

Axle, quinta elementare
Quando hai paura
trattieniti
e poi respira
sei innocente
quando hai
un maestro.

L’esercizio della propria libertà, si sa, è cosa assai pericolosa, che del resto si richiede all’adolescente; non tirandosi indietro, poi, nel constatarne l’immaturità o l’inutile e pericolosa rivolta. Esercitare la libertà del testo e della lettura nella scuola, vuol dire, in primo luogo, far sentire ai propri allievi di essere capaci di poter essere liberi nella vita, di vedere con altri occhi. Non si ricorderanno di aver scritto poesie – la scuola ci mette poco a far dimenticare – si ricorderanno di te, dell’esempio di libertà di un maestro. (Sebastiano Aglieco)

Dove abitano le parole? Esperienze di poesia a scuola
di Livia Candiani

Da qualche anno conduco seminari di poesia nelle scuole elementari.

I bambini sono di otto, nove o dieci anni. Non sono solo italiani, ma anche stranieri che vengono dai paesi più diversi: Cina, Uruguay, Brasile, Panama, Perù, Colombia, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Filippine, Marocco, Tunisia, Russia, Romania, Ucraina. Partiamo da un punto in cui conoscere molte parole non è affatto quello che conta. Leggi il seguito di questo post »

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Questioni sulla pratica della fede

Pubblicato da lapoesiaelospirito su maggio 10, 2010

di Adelio Valsecchi

Manara Amilcare, Questioni sulla pratica della fede, Educatt, Milano, 2009, 248 p.
ISBN 9788883117213

In una cultura così frantumata, senza radici e punti di riferimento, che disdegna i valori della vita e si pone sul crinale decadente di un relativismo esasperato, la società si destruttura inducendo l’uomo ad essere straniero a se stesso. Nel contesto di un mondo svilito, senza nerbo e reattività, alligna velata una forzata induzione al pessimismo nichilista, alla dittatura dell’opinione che ottunde e frattura la filosofia del bene comune, al disdoro di un razionalismo di maniera, in cui si evoca l’apparenza e non la solidità della sostanza. Sembra non si riconosca la responsabilità che ogni soggetto di diritto ha di fronte agli archetipi etici che hanno forgiato, nel bene e nel male, le grandi conquiste del progresso umano come aveva presagito e sostenuto il filosofo Norberto Bobbio nel “De senectute”, un’opera della sua maturità. Forse si è ribaltato il segreto del primato delle ragioni del cuore che la volpe svela al “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery: «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi» (cap. XXI). D’altro canto se volassimo un po’ più in alto per il desiderio di capire oltre l’orizzonte della cultura egemone, la prospettiva cambia scenario e apre a percorsi più consoni al mistero dell’uomo come creatura. Il tempo dei piacevoli indugi è finito. L’opzione finale è univoca: o la più sconsolata angoscia o la più temeraria fede. Leggi il seguito di questo post »

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Istruzioni per un addio

Pubblicato da L.R. Carrino su maggio 9, 2010

NELLA FAME NELLA SETE

Nico disse al telefono che avrebbe vissuto a lungo in quella casa, che non c’era nulla di cui preoccuparsi, che dopotutto non c’era bisogno di lasciarla. Nico capì anche, nello stesso momento, che il sangue gli scorreva troppo denso nelle vene e fuori qualcosa moriva. L’ombra di Nico si fermò a pensare tutto il suo sudore con un gesto noncurante sulla parete di fronte, un movimento che somigliava a tutta la bellezza dell’altro al telefono, al di sopra dell‘afa. Ma poi Betta la gatta, non smetteva di miagolare. Forse la fame. Certamente la sete e fuori qualcosa cadeva. Nico staccò la sua ombra dalla parete, si girò di spalle e portò il pollice destro alla bocca.
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Chiamato in causa

Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 9, 2010

Molti misteri nella figura mitologica di un giovane bello e un poco ambiguo, immerso nei doni di una natura pingue e generosa, eco di lascivia o di benessere, foriero di riti insidiosi per l’ordine sociale, al punto da essere proibiti con una legge ad hoc. Eppure l’autore sembra interessato ad altro, e il critico avveduto se ne accorge: scopre il ritratto inghiottito nell’ombra o addirittura nell’ampolla di vino nell’angolo a sinistra, perché qualunque senso l’opera voglia predicare, fosse anche un simbolo del Cristo che offre il calice di un’esistenza eterna, occorre che l’uomo si senta interpellato, partecipi alla scena, sia chiamato in causa dalla vita trasfusa perfino dal giovane bello e un poco ambiguo, al confine tra il vizio e la virtù, la perdizione e la salvezza.

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La necessaria sottrazione

Pubblicato da lapoesiaelospirito su maggio 9, 2010

di Marina Torossi Tevini

Forse dovremmo imparare a sottrarre, a non accumulare sempre, – sensazioni immagini parole, – ma a selezionare, a togliere di mezzo quello che ci sta trasformando l’anima in un magazzino, con le informazioni accatastate, e a fare ordine. Forse dovremmo imparare a strutturare, a porci dei centri di gravità, a togliere quello che non è significativo, a scegliere con giudizio. La nostra società ci ha insegnato che non esiste criterio di giudizio, che una cosa vale l’altra, che non esiste neppure un Io che sceglie e definisce. Contro questa indicazione, che ha caratterizzato la cultura di un secolo e mezzo, è forse il tempo di entrare in singolar tenzone. È da ingenui? è da pazzi? Bene. Saremo i Don Chisciotte di una ritrovata centralità, di un Io che non sia solo il collettore percettivo di mille informazioni – di cui buona parte fasulle – ma il giudice della validità o meno di queste informazioni, il suo selezionatore. È tempo forse di  scendere in campo non per chiedere altri beni materiali – in Occidente fino a questo momento la maggioranza di noi è vissuta anche troppo bene, – ma per aiutare i nostri simili a diventare degli esseri capaci di scegliere, di definire la forma della loro anima. Leggi il seguito di questo post »

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Setaccio

Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 8, 2010



Due cene diverse: la prima ricca, piena di colori, con un Gesù nel pieno delle forze e i discepoli grondanti di stupore esibito. E’ la cena della giovinezza, delle speranze integre, la potenza senza freni di una vitalità atletica, nutrita, prosperosa. L’altra è la cena della sofferenza, dello sguardo corrucciato, del dolore protratto diventato ruga, smorfia, tensione di ogni muscolo impegnato in una resistenza indomita. Leggi il seguito di questo post »

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soffiami dentro

Pubblicato da Arminio su maggio 8, 2010

soffiami dentro

io sono aria e vento

e creta e niente.

faccio parole

con la carne e con la terra

con le parole faccio carne e terra e niente.

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SARI (poesie per la figlia) – di Laura Liberale

Pubblicato da enrico de lea su maggio 8, 2010

“Sari – poesie per la figlia”, Edizioni D’IF, Napoli, 2009, è una breve ed intensa silloge di Laura Liberale, di cui recentemente è uscito per le Ed. Meridiano Zero, il romanzo “Tanatoparty”. I versi, la cui dedicataria è la figlia Sari, sotto l’apparente veste dei versi d’occasione, in realtà formano una sommessa e potente cantata/poemetto creaturale. C’è una naturalezza di canto, in questi testi, che lega la luminosissima miniatura dell’amore materno ad un senso di vertigine e di ignoto, in un equilibrio-armonia frutto di quella battaglia che la poesia sa inevitabile “per dilatare la distanza tra la tua culla e il nulla”. E poi il legame dato dalla compresenza tra il micro ed il macrocosmo, tra il seme e l’albero, tra la minima traccia e l’universo, “l’uno” e “il molto”, la semplicità problematica dell’infinito dentro il finito, una totalità d’affetti nella dimensione della creatura – creata, in fieri ed in atto, che ri/crea la madre medesima. Entrambi in quella lotta -gioco vitale, “a strizzar via la morte / a darvi un senso”.

***

Scaccia l’ape che a te troppo s’avvicina
questa tua ammaccata madre
(una robetta, soltanto un lieve trasalire).
Ma tu non sai, non puoi sapere e non lo devi
quali sciami dentro e la battaglia
per dilatare la distanza fra la tua culla e il nulla.

***

Le volte in cui porto la vita
a spalla come un corpo morto
tu convincimi, amore
col tuo traballante sorriso
che si tratta solamente
di un vecchio bimbo addormentato Leggi il seguito di questo post »

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De delictis gravioribus / 4

Pubblicato da eziotarantino su maggio 7, 2010

di Ezio Tarantino
[continua da qui. Qui la prima puntata. Qui la seconda puntata]

Padre Lawrence C. Murphy ha abusato per anni, fra gli anni cinquanta e settanta, di centinaia di adolescenti sordi della scuola St. John’s a St. Francis, Wisconsin. Ci sono voluti vent’anni per provare a intentare un processo che peraltro non si è mai svolto perché da Roma si preferì soprassedere, in considerazione dell’età di Murphy (stavolta troppo vecchio) e del fatto che ormai era passato troppo tempo dall’epoca dei fatti.
Dalla ricostruzione fatta dal New York Times emerge abbastanza chiaramente come all’epoca dei fatti Padre Murhpy fu coperto dai suoi superiori e, malgrado la sua Diocesi fosse al corrente delle accuse che lo coinvolgevano, non solo non fu punito in alcun modo, ma anzi fu promosso Preside della scuola, ruolo che mantenne fino al 1974 quando, per le pressioni di alcuni ex studenti che affissero fuori della cattedrale di Milwaukee la sua fotografia con la scritta “Most Wanted”, venne messo a riposo.

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Ero(s)diade le “prossime utopie” di Nino Contiliano

Pubblicato da francesco sasso su maggio 7, 2010

di Franca Alaimo*

Antonino Contiliano, Ero(s)diade / La binaria dell’asiento, Quaderni di “Collettivo R / Atahualpa”, Firenze 2010, pp. 86.

Contiliano appartiene a quella schiera di scrittori che, passando ad occhi aperti sul corpo melmoso e sanguinante del reale, non smette di nutrire prossime utopie: non è forse contenuta nello stesso titolo del suo poemetto (concepito come un attraversamento per tappe – i singoli testi titolati – del mondo di ora e di qui ) la risposta all’ “ero diade”?

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Attraverso lo specchio 2

Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 6, 2010

Un’occhiata casuale nello specchio: di chi sarà quel volto così bello? Per la prima volta s’innamora, dopo aver respinto con disprezzo qualsiasi pretendente. Nessuno è alla sua altezza, la perfezione è irraggiungibile, niente difetti, solo pregi superbi da non corrompere col volgo. Ma ora quel volto, quell’immagine: Narciso è immobile, non può staccarsi dal fascino violento del richiamo. Sente di non vivere più, se non giunge a possedere l’oggetto dei suoi sogni. La vita si consuma pensando a sé, dimenticando il mondo; muore d’inedia, perché invece è per il mondo, per consegnarsi all’altro, non a un’immagine riflessa nello specchio; l’io si consegna all’io, marcisce nella sua prigione, ora per ora.

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Lamento per Belgrado

Pubblicato da sparzani su maggio 6, 2010

di Antonio Sparzani

Nulla sapevo di Miloš Crnjanski prima di leggere questo libro (citato anche qui), curato e introdotto da Massimo Rizzante: fa parte della bella e assai curata collana, Il labirinto del mondo, della casa editrice Il ponte del sale. Lamento per Belgrado, si chiama, e l’autore è di Csongrad, dalle parti del mitico Banato, la stessa terra d’origine di Mileva Marić, la prima ‒ e più vera, direi io ‒ moglie di Einstein. Terre di mescolanze di popoli e di stirpi: come ricorda Rizzante “in Vojvodina si riconoscono ventisei gruppi etnici e sei lingue: il serbo, il croato, l’ungherese, il rumeno, lo slovacco, il ruteno. In uno spazio concentratissimo, la massima diversità: la piccola Vojvodina, situata in questa parte dell’Europa, a causa delle sue differenze è la quintessenza di tutta l’Europa.

La quintessenza, uno dei nomi di quella sostanza eterea distillata da ogni possibile crogiolo alchemico, costituente base della pietra filosofale; qualcosa che è dappertutto e in nessun luogo, come chi si sente esiliato ovunque e ovunque cittadino del mondo, come sembrava sentirsi Crnjanski.
All’inizio dell’introduzione di Rizzante, che non tenterò neppure di riassumere, operazione impossibile dato il tono sempre piacevolmente in bilico tra autobiografia, storia letteraria e divagazione inaspettata, si incontra la strana parola sumatraista: così racconta Rizzante, in diretta da Novi Sad: Leggi il seguito di questo post »

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STORIA CONTEMPORANEA n.41: Conversa acabada. Michela Murgia, “Accabadora”

Pubblicato da giuseppepanella su maggio 6, 2010

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

 

Conversa acabada. Michela Murgia, Accabadora, Torino, Einaudi, 2009

Acabar in lingua spagnola vuol dire finire, terminare (lo stesso termine identico si ritrova in portoghese). La parola accabadora (di solito accoppiata con il sostantivo femmina) aveva nella cultura sarda il compito di designare una persona che si prendeva il compito oneroso e furtivo (ma mai retribuibile) di condurre alla fine inevitabile i malati terminali o quelli ormai considerati inguaribili dai medici oppure di difficile accudimento da parte dei familiari. Secondo Francesco Alziator, uno dei più cospicui studiosi delle tradizioni folcloriche della terra di Sardegna (è suo un testo fondamentale come Il folklore sardo, Bologna, Edizioni La Zattera, 1957, poi frequentemente ristampato anche nell’isola), il compito dell’ accabadora, tuttavia, non era soltanto quello materiale di finire il malato terminale soffocandolo con un cuscino (o con un piccolo giogo di legno appoggiato sotto il cuscino del letto in cui esso era adagiato) quando mettere in scena un rito di separazione dalla vita antico quanto il mondo. Si tratterebbe, in questo caso, di una figura che profila i compiti delle divinità psicopompe così frequenti nelle religioni di tutto il mondo e che nella mitologia cattolica assume i tratti dell’Arcangelo Michele.

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Jean Claude Izzo – Storia di un marsigliese

Pubblicato da giovanniag su maggio 6, 2010

Recensione di Alberto Pezzini

Può uno scrittore morto arrivare in sogno ad un altro scrittore ? Può dirgli che la città che ha amato, Marsiglia, gli parlerà di lui ?
Può accadere. Con Stefania Nardini. In Jean Claude Izzo – Storia di un marsigliese (pagg. 175, Perdisa Pop, euro 14,00) si è andati al di là. Dopo averlo sognato sul suo letto di morte, ed averne udito le parole, Stefania Nardini – piena la testa ed il cuore dei suoi libri – ci va. Va nella città che sa il Mediterraneo più di ogni altra. Per due settimane di studio e resistenza alla fascinazione. Ci resta quattro anni. Scopre il figlio di Jean Claude, Sebastien, e da lui prende tutto quello che il padre non aveva fatto in tempo a spargere dentro i suoi libri. Leggi il seguito di questo post »

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Sviste

Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 5, 2010

La fine è quella, in ogni caso: il carnefice può essere il nemico, colui che lotta per la sua misera porzione di potere; oppure l’istituzione che ti schiaccia, ignara delle dinamiche reali di una vita al limite delle forze umane; o l’amico ingelosito che ti si rivolta contro perché gli hai dato meno spazio pastorale rispetto a un terzo incomodo; o il male che colpisce a tradimento, un infarto o un ictus, conseguenze di uno stress che non perdona. L’unica certezza resti tu, a terra, la mano pronta a cogliere una palma che l’angelo ti porge, simbolo di vittoria che dà punti solo nella competizione esangue della gente che fu. Gli astanti reagiscono in modo diverso, come sempre: eppure, in questo caso, sono abbastanza concordi nell’orrore. Nel momento della morte sono disposti a riconoscere i tuoi pregi, tanto i difetti non possono più nuocere. C’è persino l’autore del quadro, sullo sfondo: si legge una sorta di rammarico nel dover documentare l’ennesima ingiustizia, l’ennesimo errore della storia.

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Un grand’uomo che non legge La poesia e lo spirito, non s’imbarca in polemiche letterarie ed è ambasciatore italiano a Cuba

Pubblicato da giovannichoukhadarian su maggio 5, 2010

Diplomatico di carriera per mestiere, scrittore per vocazione e divertimento, Domenico Vecchioni pubblica ora a Sesto Fiorentino (FI), con l’Editoriale Olimpia, I signori della truffa (pagg. 190, 16,50 euro). Il sottotitolo è, come sovente nella bibliografia dell’ambasciatore, del tutto esplicativo: L’uomo che vendette la Tour Eiffel e altre incredibili storie di imposture. Nelle circa duecento pagine, infatti, Vecchioni ha scelto una trentina di favolosi racconti d’imbrogli otto-novecenteschi. A partire da quello evocato nel titolo per arrivare fino alla truffa gigantesca del finanziere ebreo americano Bernie Madoff, Vecchioni scorre una galleria di magnifici truffatori e non meno spettacolari ingannati. Come l’autore stesso si premura d’avvertire, le truffe sono presentate in ordine sparso e la misura con cui sono raccontate – poche pagine l’una – consente una lettura casuale. C’è però almeno un tratto che le distingue tutte, e cioè la signorilità sia degli impostori sia, per paradosso, dei truffati. L’esempio più sorprendente è, in questo senso, Michel Chasles. Matematico di fama internazionale e, si suppone, uomo d’intelligenza superiore, Chasles acquista da un Denis Vrain-Lucas lettere autografe di personaggi illustri del passato, da Lazzaro a Giuda, da Pascal (che spiega d’avere scoperto le leggi della gravitazione universale prima di Isacco Newton!) a Giovanna d’Arco. Le lettere sono tutte scritte in moyen français, ma Chasles le compera tutte, spendendo una fortuna. L’epistolografo menzognero viene alla fine catturato e condannato a un piccolo risarcimento ma, sorride Vecchioni, durante il corso del giudizio, il collegio sembra piuttosto interessato a scoprire le ragioni di tanta creduloneria che a punire il colpevole. L’ambasciatore Domenico Vecchioni, ricordava Francesco Perfetti appartiene alla schiatta dei diplomatici scrittori di narrativa; non quindi ai memorialisti della carriera, e nemmeno a coloro i quali, forti di tanta esperienza e di passione, si occupano di storia. Non che soltanto saggista, e ne è buon testimonio la tetralogia sulla storia dello spionaggio, Vecchioni è scrittore a tutto tondo. Se bisogna trovargli degli antenati, siano quindi il Casanova dei Mémoirs o, prima ancora, l’ineguagliabile Baldesar Castiglione del Cortegiano. La speranza per i lettori è che, fra un impegno nella sua attuale sede cubana e l’altro, l’ambasciatore Vecchioni trovi il tempo per un altro prodotto della sua sprezzatura di scrittore e uomo.

Pubblicato in: giovanni choukhadarian, Letture | 1 Commento »

Inidipendenti -Giulio passami il libro

Pubblicato da carmine vitale su maggio 5, 2010

 La rassegna letteraria “GIULIO PASSAMI IL LIBRO: “INIDIPENDENTI”, per la serata del 10 maggio alle ore 21,00 vede protagonisti i  testi di Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Francesco Forlani, Michele Sovente, Carmine Vitale.

gli stessi testi  inediti saranno in seguito pubblicati in una edizione speciale a cura dello studio Oblique per le edizioni Infinite Soluzioni.
Scrittori e poeti  partecipanti : Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Carmine Vitale, Andrea Inglese, Francesco Forlani, Sonia Topazio, Alexandra Petrova, Stefano Malatesta, Loredana Raciti, Marco Fabio Apolloni, Paolo Piccirillo, Michele Sovente, Luigia Sorrentino,stefano Gallerani,Gualtiero Rosella.

Giulio passami l’olio via di Monte Giordano ,28 Roma

tutti i lunedi alle 21,00

Pubblicato in: Carmine Vitale, Letteratura, Letture, Poesia | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

 
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