Che figura! L’ossimoro

I quadri di Edward Hopper sono un manifesto dell’ossimoro: l’apparente calma delle atmosfere, delle situazioni, dei volti, unita alla perfezione dell’immagine -tanto perfetta e plastica da apparire falsa- suggerisce, au contraire, un senso di estrema inquietudine.
L’ossimoro mi è tornato in mente anche leggendo l’ultimo romanzo di Francesco Recami, Prenditi cura di me. Mi è sembrato un ossimoro lungo 270 pagine, per la scrittura piana nella sua oggettività, a cui fa da contraltare la meschinità di quelli che in terza di copertina sono definiti “i nuovi miserabili della nostra epoca”, personaggi come il protagonista, tanto inquietanti quanto banali nella loro aridità d’anima.
Un esempio tratto da Recami? Eccolo. C’è il protagonista alle prese con la madre colpita da ictus:
“Poi la Marta si abbandonò come morta, come se non avesse più neanche voglia di reagire, chiusa nella sua incazzatura, a tutti incomprensibile. Per la mezz’ora successiva non dette segni di reattività e Stefano se ne andò, salutandola sommessamente, ma la tristezza che provava non era per lei, tanto ormai non capiva più niente, ma per se stesso.”
I paralleli con le opere di Hopper, con la loro apparente nitidezza contrapposta a una tensione sotterranea, mi sembrano evidenti. Del resto Hopper non è l’unico ad aver rappresentato magistralmente visioni di natura ossimorica.
Prendiamo Magritte, e il bellissimo Impero delle luci, del 1954.
A proposito di questo quadro l’autore dichiara: ” Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e di notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia.”
Un ottimo esempio di ossimoro, considerato che apparentemente il quadro sembra un’immagine normale, di taglio fotografico, mentre considerandola più attentamente emerge l’inquietudine espressa dal trovarsi di fronte a due rappresentazioni contemporanee del giorno e della notte, con l’elemento oscuro dell’albero che costituisce il punto di separazione delle due parti del dipinto. Qui c’è tutta l’essenza dell’ossimoro, come compresenza creativa di due realtà contrapposte.
Ma, tornando alla nostra migliore letteratura, spesso l’ossimoro è stato tirato in ballo a proposito di P.P. Pasolini, a partire dalla poetica delle diversità, “quella diversità che mi fece stupendo”, la diversità come sofferenza e come elezione, come causa nello stesso tempo di esclusione e di sopraelevazione, diversità che si fa ossimoro nella propria carne, quando si sente “quella vergine gioia come un sacrilegio..”.
Come esempio si impone un estratto da L’usignolo della chiesa cattolica, dove domina la contaminazione tra il desiderio e il sacro, tra l’incenso e la morte, tra la commozione e la colpa in un gioco di accavallamenti e di blasfeme sorprese.
“amo la mia pazzia di acqua e assenzio
amo il mio giallo viso di ragazzo,
le innocenze che fingo e l’isterismo
che celo nell’eresia o lo scisma
del mio gergo, amo la mia colpa
che quando entrai nel museo degli adulti
era la piega dei calzoni, gli urti
del cuore timido”
(P.P. Pasolini, L’usignolo della chiesa cattolica, Lingua VII, vv 3-10).
Certo, se vogliamo tornare ai classici, ossimori come piovesse, arretrando dal Novecento, con l’immoto andare di Montale (Arsenio, v. 22), m’illumina l’ombra di Ungaretti (Giorno per giorno, v.1) e D’Annunzio con “ le Figure di Neumi elle sono, in questa concordia discorde (Undulna, vv. 41-42), passando da Pascoli, nella bianca oscurità (Notte di neve, v.8), per arrivare al Petrarca, con gli atti suoi soavemente alteri, i dolci sdegni alteramente humili (Canzoniere, XXXVII, vv. 99-100) e il conosciutissimo questo mio viver dolce amaro (Canz., CXXIX, v. 21).
Ma il più celebre e geniale esempio resterà quel certo verso dell’Infinito di Leopardi, dove si ha un particolare tipo di ossimoro dato dalla fusione di due figure morfologicamente diverse e semanticamente contrapposte, nel nostro caso un verbo (naufragar) e un aggettivo (dolce).

13 pensieri su “Che figura! L’ossimoro

  1. Ungaretti, Montale e D’Annunzio, sicuramente.
    Pasolini puzza dannatamente d’incenso e di cattolicesimo alla boia d’un Giuda. E Leopardi è innaturale nel suo pessimismo cosmico di uomo che non si è mai fatto un bagno.

  2. Ma il personaggio-ossimoro per eccellenza potrebbe essere in Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekill e mister Hyde, dove le due opposte personalità coesistono nella stessa persona…

  3. @Holits
    Sì, è un bell’esempio di ossimoro

    @Lucypest.
    Fare politica, da noi, significa mettersi al servizio al servizio…dell’ossimoro.

  4. Lucy mi spieghi dove vedi l’ossimoro nel pdl?Se l’ossimoro è l’unione di luce-ombra,dolce-amaro,bello-brutto,dove vedi nel pdl la luce,il dolce,il bello?

  5. Non voglio fare la prof. dove sono solo un’ospite, però l’ossimoro, per definizione, è una figura retorica che consiste nel giustapporre due termini di significato opposto, come ombra-luce, bello-brutto, bene-male, chiaro-scuro, dolce-amaro, sorriso-amaro, dolce-pianto etc. Si potrebbe continuare molto a lungo con gli esempi.
    L’ossimoro, dunque, non si limita ai concetti di “luce”, “dolce”, “bello”, altrimenti i calzanti e scherzosi esempi suggeriti al n.2 e al n.3 non avrebbero più senso.
    Suona la campanella!
    Un caro saluto
    Giorgina BG

  6. l’ossimoro, dice la prof., il mio alter-ego, praticamente, consiste nell’accostamento di due concetti opposti in uno stesso sintagma, nominale o verbale, vale a dire un aggettivo e un sostantivo, un verbo e un avverbio. la prof. voleva intervenire e dire, per esempio, che per lei il quadro di magritte non è un ossimoro, ma un paradosso e io le dissi: zitta! che poi ti becchi da prof.! e siccome poi, sempre la prof., vede che si dice che jekyll-hyde sono un ossimoro, e invece sono un’antitesi, e lei codeste cose le sa bene poiché soggiorna beatamente meco in un medesimo corpo, si mette a sproloquiare sulle nonne di cappuccetto e su’ partiti politici ‘taliani. se è vero jekill, è vero anche il pdl (oltre a la nonna): e’ non vi fu mai fazione politica più autodichiarantesi fin dal nome “delle libertà” a essere maggior ammazzatora delle medesime.
    il quadro di magritte è un paradosso perché n’è investito il senso logico: trattasi meglio di metalogismo che non di metasemema.

    io non c’entro, veh!

  7. Molto piacere d’aver ritrovato il mio “alter ego”. Temevo che fosse sparito, come affermo nell’ultima strofa di una mia poesia dal titolo “Assenza”:
    .
    “Assente il nostro doppio che c’insegue /
    nella limpida mattina d’estate, /
    che c’insegue al crepuscolo /
    nell’ultimo riverbero del sole.”

    Giorgina BG

  8. Carissime prof, è con gran gioia che leggo i vostri interventi, Giorgina Busca Gernetti mi sta poi assai simpatica per il ricorrere nel cognome di un paese delle mie parti, Busca, nella contea di Cuneo.
    Vi siete mai chieste perchè in questa serie di post mi guardo bene dal riportare una definizione della figura retorica considerata? Bene, chiedetevelo pure, tanto non vi rispondo, ma un indizio sta nel fatto che amo questa materia anche per quel margine di indeterminatezza nell’individuazione della figura retorica in questione, del resto dalla retorica classica fino ad eminenze come Fontanier o Lausberg c’è stato un continuo sovrapporsi e intrecciarsi di definizioni, interpretazioni e reinterpretazioni.
    Quanto agli esempi, sembrano fatti apposta per scatenar tenzoni. Io per esempio difenderei a spada tratta il dottor Jekill/Mister Hyde come esempio di ossimoro, e non di antitesi, che diamine, nell’antitesi i due elementi contrapposti restano ben distinti, mentre nell’ossimoro (che certo è parente strettissimo dell’antitesi)ci sono due elementi diversi conviventi in un’unica cosa, come in quel certo personaggio di Stevenson. Interpretazione quanto mai opinabile, per fortuna, e già sospetto una replica di Lucy, ma è bello discutere col sorriso su queste cose. E’ anche per questo motivo che mi piace insistere su questi argomenti, ci si confronta in modo sportivo e nessuno si sente in dovere di combattere virtuali guerre di posizione.
    Pensa, Lucy, per esempio è da parecchio tempo che vorrei scrivere un post su quanto non mi piaccia la scrittura di Saviano, spiegando e argomentando il perchè e il percome non mi piacciano i libri di Saviano, ma mica si può, che poi si sollevano i commentatori che si sentono diminuiti nella loro sensibilità democratica e anticamorrista da chi si permette una critica su (come scrive) Saviano, poi ti accusano che sei solo invidioso che Saviano vende milioni di milioni di libri e tu che non sei nessuno puoi startene solo zitto in adorazione.
    Quindi, Saviano no, l’ossimoro sì. Accontentavi, carissime prof.

    p.

  9. noi ci accontentiamo, oppure: io mi accontento, eccome, basta che non t’arrabbi. tanto parli alla mia metà jekyll, la prof., mentre a quest’ora ha il sopravvento hyde, la tanguera, di ritorno da. anche il tango è un ossimoro o un paradosso: una cosa così triste che mi diverte…da morire!
    ah: tutto quel discorso su saviano si chiama preterizione.
    notte!
    :D
    l.

  10. Un ringraziamento a Paolo Cacciolati per la precisazione sul mio cognome. La famiglia di mio padre, infatti, è originaria di Busca (Marchesi di Busca???), ma suppongo che fin dal Medio Evo si sia trasferita nell’ Emilia settentrionale a causa dei Marchesi di Saluzzo.
    Amo l’ossimoro, che mi pare sia spesso una vera e propria “compresenza” dei due opposti.

  11. Os…sì
    moro di questo accento ambiguo
    anzi ambidestro o sinistro
    se seco vien tosto
    o tolto o torto
    un capello a quel ch’è il detto
    Os si more la bocca in tanto fran
    gente che discute in -os- sequiente
    e di poli e di politica tien desto quel me-
    dico quel dotto che si ammazza per vedere
    al buio della legge
    dentro la notte che ha in corpo e che non legge.
    Stinge e stinge quel pingue dia-
    letto che cresce in os
    e si muore in vox.

    Grazie per la piacevolissima lettura e per i commenti, letti tutti anche quelli.
    f.

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