La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

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Joyce Carol Oates: la spietatezza della narrazione come unico risarcimento alla crudeltà.

Pubblicato da monicamazzitelli su giugno 21, 2010

Non si è smentita J. C. Oates: al Festival Letterature di Roma 2010 ha letto un pezzo (il primo capitolo del suo nuovo romanzo in corso di scrittura) che celebra il filo rosso della sua durissima, splendida narrazione. Settantadue anni ben portati e ben vissuti, con decine di romanzi pubblicati negli Stati Uniti e tradotti in quasi ogni lingua, centinaia di racconti, e poi ancora saggi (molti sulla boxe), poesie, pièce teatrali, sceneggiature. Prolifica e grande artigiana della scrittura, la sua visione del mondo è sempre dalla parte dei deboli, a cominciare dalle donne. Non si fa incantare dalle supposte conquiste della donna occidentale e continua a procedere spedita nel denunciare abusi e soprusi vissuti ogni giorno, con un occhio femminile e femminista sul mondo, implacabile nel fotografare la società statunitense per quella che è.
Uno dei suoi romanzi più famosi, “Blonde”, biografia romanzata di Marylin Monroe che sta per diventare un film interpretato da Naomi Watts, è abbastanza paradigmatico del suo lavoro: la bellezza manipolata, lo sfruttamento della debolezza, il senso di falso potere della donna bella che non si sa amare e per questo diventa schiava dell’uomo, disposta anche a fingersi stupida pur di piacere. Sono passati quasi cinquant’anni dalla morte dell’attrice ma le cose non sono cambiate molto: le donne occidentali continuano a essere schiave degli stessi fantasmi, vittime delle stesse crudeltà, anche quelle tra donna e donna.
È la crudeltà in ogni sua declinazione – sopruso, violenza, abuso, intimidazione, stupro, incesto, indifferenza, spietatezza – l’alfabeto narrativo di questa autrice, che nel scegliere con chirurgica precisione ogni vocabolo ne sovverte spesso la valenza aggiungendo perturbanza ai lemmi comuni e casualità a quelli più ricercati, straniandoli. Spiazza, commuove, scuote, ma dando la sensazione che non voglia veder scendere una lacrima, che non la voglia concedere. Perché la commozione è passeggera e serve solo a sciacquarsi la coscienza: è lo sdegno, la rivoluzione viscerale l’unica strada del cambiamento. Schiaffi in faccia per farci capire, vedere la realtà, darle forza materica, pathos scolpito, indimenticabile. Vietato piangere: la Oates risarcisce le vittime della crudeltà tatuandocela addosso, cercando di impedirci di voltare la faccia; ci chiede consapevoli, ci chiede di guardare la realtà e chiamare le cose con i loro nomi. Nuda Veritas per farci infilare un bastone nell’ingranaggio della nostra coscienza e prendere atto di tutto il sopruso che ogni giorno ci scorre sotto gli occhi nelle occidentali immagini del nostro mondo che fingiamo risolto per convenzione, per abitudine allo squallore, al dolore, per semplicità. Ma nulla è semplice, siamo noi a ridurlo tale per comodità, per non togliere energia al nostro piccolo, minuscolo quotidiano.
Troppi romanzi di successo, troppa prolificità, troppa insistenza su temi scomodi e amore da parte del suo pubblico le hanno fatto vincere pochi premi, ingiustamente. Ma il suo modo di raccontare la violenza, così simile alla meritatissima premio Nobel Toni Morrison, è qualcosa che durerà nel tempo e lascerà, speriamo, un segno in noi, aiutandoci a cambiare lo stato delle cose presenti.

10 Risposte to “Joyce Carol Oates: la spietatezza della narrazione come unico risarcimento alla crudeltà.”

  1. mbaldrati detto

    La conosco solo di nome. La tua recensione è precisa, fa venire la voglia di affrontarla -

  2. nadia agustoni detto

    Ha scritto anche un libro sulla boxe ( “Sulla boxe” ed. e/o).
    Di tanti anni fa. Una che picchia.

  3. matteo detto

    Non la conoscevo. Non veramente. Grazie Monique.

  4. sparz detto

    «nel scegliere con chirurgica precisione ogni vocabolo ne sovverte spesso la valenza aggiungendo perturbanza ai lemmi comuni e casualità a quelli più ricercati» è a sua volta una forte descrizione chirurgica dello scrivere della Oates. Complimenti dunque anche a te Monique, e grazie del suggerimento.

  5. filo detto

    Una narratrice potente e di ampio respiro. Mi piace soprattutto nelle sue eroine la capacità di reisilienza nell’affrontare le avversità della vita, niente depressione, ma forza combattiva. Splendidi tutti i suoi libri.

  6. io ho letto solo “occhi di tempesta” e l’ho trovato eccezionale. personaggi repellenti, disperazione sorda e lucida, riscatto al veleno. stile asciutto, grande capacità di scavo mediante (e nonostante) una brevitas invidiabile.
    brava. la recensione mi ricorda che devo approfondire: grazie!

  7. Beh grazie a tutt@ :o)
    Filo, totalmente d’accordo, è proprio la capacità (molto femminile, in un certo senso) delle vittime di resistere e pescare nelle proprie risorse per trovare un riscatto che rende sopportabile la crudeltà delle situazioni che descrive.

  8. [...] nuovo pezzo (finalmente!) per La poesia e lo spirito dopo il lungo silenzio imposto dalla scrittura del romanzo, dedicato a J. C. Oates, che credo sia [...]

  9. Ho letto poco della Oates e non mi ha fatto alcuno effetto, per cui credo che passerò.

  10. krauspenhaarf detto

    grande scrittrice, grazie del pezzo.

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