Sono tornato dal pellegrinaggio a Manoppello, dove si venera il volto santo di Gesù. Esiste una congerie di studi sull’immagine, una ridda di ipotesi addotte a suon di analisi e radiografie. Per quanto mi riguarda, mi limito a guardare negli occhi l’uomo dalla faccia mite, segnata dal dolore. Si fatica a reggere lo sguardo. E’ inquietante, come chiedesse conto di qualcosa, di una presenza che si cerca di ignorare, ma sta lì, quasi petulante, a imbarazzarti. E’ un’espressione che non vuole arrendersi, continua a fissarti all’infinito, quasi giungesse da una zona oscura, al di là del tempo e dello spazio. Non so se sia il volto di Gesù, ma lo ritengo il dato più insignificante. E’ la fissità che conta, l’intenzione di raggiungerti nonostante la fuga, il turbamento insopprimibile. Mi pare di aver compreso che non è il volto di un uomo, ma dell‘uomo relegato nella zona d’ombra, l’oscurità di un oblio infinito e irrimediabile, del povero Cristo di ogni tempo, di ogni punto del mondo. Nell’omelia, ho detto che il santo volto non può essere circoscritto in una chiesa: si trova nello spazio maledetto di una dimenticanza, nell’omissione caparbia di ogni nostro giorno.
Archivio per giugno 2010
Volti santi
Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 20, 2010
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Il “golden boy” del calcio italiano.
Pubblicato da krauspenhaarf su giugno 20, 2010
Franz Krauspenhaar
Nel 68 Sivori viene ceduto, e il Milan torna a vincere dappertutto. Gianni Rivera, “golden boy” del calcio italiano ma anche “abatino” per il. sarcastico giudizio del geniale Gianni Brera, scrittore finissimo, un Gadda che fa vedere le trippe più che di se stesso della selvaggina di cui, animale padano voracissimo di vita sport scrittura e cibo e vino, si ciba in lunghe scampagnate, sia fatte per sue conto che nella tivu dell’era Bernabei. Famosa e godibilissima, una puntata del 57 delle scorribande per l’Italia dello scrittore-regista torinese Mario Soldati, che alla trattoria Ferrari di Pavia assistono e commentano la mondatura delle rane. Brera è di San Zenone Po, verso Stradella, è di quelle genti venute e situate negli acquitrini, dove si coltiva il riso, spesso amaro, e dove le province di Piacenza e Vercelli quasi si uniscono. Brera è figlio di un’atavica fame – d’altronde le rane sono animali della fame come i gatti, animali dei campi acquitrinosi come i gatti lo sono delle colline venete e toscane. Brera è tifoso delle due milanesi, equidistante, critico impietoso ma anche avvolgente, come se la sua stazza che pare da ex lottatore di greco-romana (ha il fisico simile a quello dell’attore italo-francese Lino Ventura) potesse avviluppare le due grandi milanesi in un abbraccio che è affettuoso ma talvolta anche stritolante. Dunque Brera, il re dei giornalisti sportivi, questo straordinario prosatore e inventore di neologismi – tra cui “libero” e “centrocampista”- vede Rivera come una specie di figlio intelligente ma anche degenere. Lui ama il calcio nordico, fisico, si sente uomo del nord, antesignano colto e intelligente dei leghisti della penna. Leggi il seguito di questo post »
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DOPO SARAMAGO. Scrittura e laicità in un narratore del Novecento
Pubblicato da giuseppepanella su giugno 20, 2010
«Tel qu’en Lui-même enfin l’éternité le change, / Le Poète suscite avec un glaive nu /
Son siècle épouvanté de n’avoir pas connu / Que la mort triomphait dans cette voix étrange !»
(Stephane Mallarmè, Le Tombeau de Edgar Poe)
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Se c’è qualcosa che colpisce immediatamente chi legge i romanzi, le poesie o i testi saggistici e diaristici di José Saramago è il senso di assoluta laicità che essi promanano. Laicità, non laicismo o i vecchi stilemi dell’anticlericalismo d’antan che ancora si trovano (e pullulano) nelle res gestae pubbliche e private degli esecratori dell’Infame (per ripetere il motto di Voltaire nel momento in cui esortava i popoli a écraser la Chiesa Cattolica e i Gesuiti). Saramago non ha esitato a criticare il cattolicesimo bacchettone della società cattolica del Portogallo prima e dopo Salazar, non si è fatto scrupolo di entrare in contrasto con la cultura di sinistra cui pure apparteneva e di distaccarsene quando essa ha raggiunto le vette del potere e non si peritava certo di dire la verità apertamente a chi si trovava di fronte anche se era un ministro o un ambasciatore (ne sono testimonianza non solo gli attacchi espliciti e verticali a Berlusconi e i suoi epigoni italiani ma anche diversi episodi piuttosto vibranti riferitimi da una persona fededegna). Saramago ha scritto quello che pensava e quello che riteneva opportuno riesplorando le pagine più o meno note della storia portoghese che lo interessavano.La sua produzione è amplissima e non ancora esplorata (almeno in Italia): i volumi di diario e appunti vari, sorta di zibaldoni di grande interesse non solo umano che lo scrittore portoghese ha lasciato con il titolo di Cuadernos de Lanzarote non sono ancora stati tradotti in italiano e così pure una parte dei contributi usciti nel suo blog, uno strumento di comunicazione diretta che egli privilegiava nell’ultimo periodo (l’ultimo di essi reca la data del 20 febbraio 2010).
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Buena vista, New Zeland!
Pubblicato da mbaldrati su giugno 20, 2010
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Il Capitano Mario (IV)
Pubblicato da robertoplevano su giugno 20, 2010
di
Maria Frasson
(puntate precedenti: I, II, III)
La bicicletta
Altro sport – ma questo era piuttosto una necessità – era la bicicletta, sua inseparabile compagna.
Dalla quarta ginnasio fino alla fine della terza liceo, vale a dire per cinque anni, aveva viaggiato ogni giorno, col sole e con la pioggia, andata e ritorno, lungo i cinque chilometri e mezzo della grande strada provinciale per Brescia, che separavano la casa dalla scuola, in bicicletta. Non c’era affatto traffico allora: qualche raro carro agricolo, qualche rara carrozza. Ed era così abituato alla guida, che spesso ripassava le lezioni pedalando.
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“Meglio andare lontano”, di Antonio Steffenoni
Pubblicato da giovanniag su giugno 19, 2010
Recensione di Giovanni Agnoloni
Antonio Steffenoni, Meglio andare lontano (ed. Carte Scoperte, 2010), € 18,50
A volte si pensa che il tempo sia qualcosa che s’incrosta, una melassa semifluida che progressivamente si solidifica e diventa immutabile.
È vero ed è falso. Dipende.
Meglio andare lontano, di Antonio Steffenoni, scrittore italiano di origini ispano-cubane già pubblicato da Rizzoli, Einaudi e Tropea, con questo romanzo edito da Carte Scoperte (oggi Excelsior 1881) scende nel cuore del concetto di contemporaneità. Tutto è contemporaneo a tutto, infatti, nella vita del suo protagonista, il commissario Ernesto Campos, ricercato dopo trent’anni dal suo amico Fabrizio, che era fuggito a Cuba dopo una “notte di tregenda” inabissata nei baratri della memoria, con sei parole (Me ne devo andare. In fretta), che avevano reciso bruscamente un’amicizia rimasta viva e forte dentro l’animo di Ernesto. Leggi il seguito di questo post »
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cairano 7x
Pubblicato da giorgiomorale su giugno 19, 2010

20-27 giugno
Cairano,
Irpinia d’oriente,
30 giugno
Avellino
Paesi, paesaggi, paesologia
da un’idea
di Franco Dragone
direzione artistica:
Franco Arminio
a cura di: comunità provvisoria
organizzazione: pro loco cairano
Idea di Cairano
di Franco Arminio
c’è una desolazione che è anche beatitudine. c’è un paese piantato come un meteorite nell’irpinia d’oriente, un paese che guarda a un mare d’erba, ai monti picentini, alle alture lucane. cairano guarda a sud dalla sua rupe. non ci sono cose da vedere, nel senso strettamente turistico del termine, ma da cairano si vede molto. Leggi il seguito di questo post »
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Ivano Cogo. La misura dello stupore
Pubblicato da nadiaagustoni su giugno 19, 2010
La misura dello stupore
Inesausta la vita ci misura
avvoltolata in risvegli e torpori
sull’orizzonte laconico del male
dentro le parole
del buono disteso sulle mani.
Respira la timida ora dell’alba
con la complessità
di un sole dubbioso
che scalda un poco il petto,
l’abbaiare intermittente del cane
alla campagna addormentata dalla bruma
il sospetto che ci siamo ancora
e ti rivedo e lo posso raccontare
nella confusione degli incontri
nella respirazione srotolata mentre dormi. Leggi il seguito di questo post »
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Il velo della sposa
Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 19, 2010
di Alfonso Nannariello
Mamma passò la cruna della sua vita all’una di un giorno di febbraio. Usciti dalla chiesa fu fatta un’altra foto, ma ai piedi degli sposi non si vedono coriandoli, né petali di fiori, né chicchi di riso.
A mia madre suo padre di certo non le lanciò il suo, né credo le fece poi gli auguri. Di solito erano le madri a soffrire l’offerta delle figlie date al minotauro del marito. Leggi il seguito di questo post »
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IL TERZO SGUARDO n.6: L’avventura italiana di Sherlock Holmes. Luca Martinelli, “Il palio di Sherlock Holmes”
Pubblicato da giuseppepanella su giugno 18, 2010
Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)
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L’avventura italiana di Sherlock Holmes. Luca Martinelli, Il palio di Sherlock Holmes, con una postfazione di Enrico Solito, Milano, Edizioni Alacrán, 2009, pp. 175, euro 12, 50
Il Palio non lo vedrà perché troppo impegnato a risolvere il suo caso italiano, ma Siena gli rimarrà nel cuore come una delle città più belle d’Europa.
La tentazione dell’apocrifo prende, una volta o l’altra nella vita, tutti i lettori e gli appassionati (per non dire i fanatici) delle avventure del personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle.
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José Saramago: le parole, sono l’unica cosa che abbiamo
Pubblicato da sparzani su giugno 18, 2010
di Antonio Sparzani
José de Sousa Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922 – Lanzarote, 18 giugno 2010) non è più con noi.
O forse lo è ancora.
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I corvi e la notte. Di Nadia Agustoni
Pubblicato da nadiaagustoni su giugno 18, 2010
Una vedetta non abbandona la postazione, nemmeno quando il vento sembra la voce dei morti. La gente mi conosce come un bambino speciale e sembra non pensarmi in altro modo, non immagina che io sono solo un bambino e rido e soffro senza sapere il perché. Infatti non tutte le volte noi sappiamo i perché. Non siamo come i libri: siamo pagine strappate via o ancora da scrivere. Sicché io sto sui tetti e penso, penso profondamente alla notte. Chi capisce la notte attraversa l’universo. Siamo così soli quaggiù che la notte ci nasconde e abbiamo posti dove le cose e la gente riposano. E’ allora, nel riparo, che si vedono i pensieri andare via da noi. Si staccano e fanno un giro di boa, perché somigliano a barchette di carta con righe e parole scritte dentro a caso. Leggi il seguito di questo post »
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La vertigine della libertà
Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 18, 2010
Non finisce di stupirci, Caravaggio. Questo Amore, a detta di qualcuno, sarebbe il suo amante, Cecco o Checco Boneri, il garzone discepolo che, secondo una consuetudine dei tempi, viveva col maestro. Lo dimostrerebbero l’ostentata nudità, la posa a gambe larghe, la provocazione eloquente che la tela comunica al lettore. C’è chi afferma il contrario, ricordando che la stessa posa, nell’amato Buonarroti, significava vittoria e trionfo, se non risurrezione. L’amore è sempre ambivalente, reca le tracce di una struttura tripartita - eros, philia, agape – corrispondente al microcosmo umano – corpo, anima e spirito – sempre sulla soglia di un abisso, esposto come pelle nuda alla vertigine della libertà, alla scelta che può farne la meraviglia del creato, il cuore dell’evoluzione universale, o il baratro della depravazione senza ritorno, torpore senza più risveglio.
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Le limitazioni sulle intercettazioni telefoniche e sull’informazione
Pubblicato da Giovanni Nuscis su giugno 17, 2010
IO DICO NO
A QUESTO PROVVEDIMENTO
PER NON CONFONDERMI CON CHI L’HA VOLUTO O LO ACCETTA COL SUO SILENZIO
*
Un intervento di Gustavo Zagrebelsky uscito su Repubblica.
Il parere dell’Osce, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che ha chiesto all’Italia di non approvare il ddl di riforma delle intercettazioni.
Il documento di denuncia dell’Associazione Nazionale Magistrati sui gravi danni che deriverebbero dall’approvazione definitiva del provvedimento.
Le conseguenze del provvedimento sulla gestione dei siti e dei blog riassunte in un intervento di Jan Reister pubblicato su Nazione Indiana
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Maria De Filippi (12)
Pubblicato da Emanuele Kraushaar su giugno 17, 2010
Sono fidanzato da quasi un anno, ma quando mi rispondono che posso partecipare al programma Uomini e donne di Maria De Filippi, decido di lasciarla per non averla tra i piedi.
“Vado a fare il corteggiatore, poi se mi sceglie dico di no e faccio il tronista” le dico e poi la mollo.
Quella scoppia a piangere e mi dice che non importa: anche se vado al programma di Maria De Filippi. Ma io manco la guardo negli occhi: sono già dentro la metropolitana.
Scendo alla fermata Subaugusta e non a Cinecittà perché il tragitto verso Cinecittà me lo voglio godere tutto.
Io ci vivrei a Cinecittà, starei sempre lì sul pratino verde davanti agli studi pure quando piove, al bar dove incontri Pino Insegno o Enrico Papi.
Alla quinta puntata la tronista mi elimina.
Mi viene da piangere in televisione e anche se avevo chiesto di tagliare, hanno fatto vedere tutto e sotto hanno messo una canzone di Zarrillo.
Dopo un paio di giorni chiamo la mia ex.
Quando usciamo è vestita con una minigonna cortissima e si è fatta i capelli scuri.
“Mi sono commossa a vederti in tv” mi dice, mentre la stringo forte a me.
[Altri Maria De Filippi]
Pubblicato in: emanuele kraushaar, Racconti | Contrassegnato da tag: corteggiatori, corteggiatrici, emanuele kraushaar, Maria De Filippi, tronista, troniste, tronisti, Uomini e donne | 2 Commenti »
STORIA CONTEMPORANEA n.45: La musica da dentro. Achille Maccapani, “Bacchetta in levare”
Pubblicato da giuseppepanella su giugno 17, 2010
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
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La musica da dentro. Achille Maccapani, Bacchetta in levare, Torino, Marco Valerio, 2010
Dopo la storia, il romanzo del presente. Questo di Maccapani è il romanzo, anzi la storia, di un concerto felice e riuscito. Un concerto che è in grado, grazie al lavoro di scavo sul testo musicale e di introspezione in se stesso effettuato dal direttore d’orchestra, di cambiare la vita che resta al suo primo esecutore. Enrico Liverani, anziano direttore d’orchestra e vedovo inconsolabile della moglie Giuliana, compagna di una vita, decide di abbandonare le scene dopo una trionfale esecuzione della Traviata di Verdi avvenuta al Festival di Salisburgo. Il direttore d’orchestra, sostenitore di una linea classica di fedeltà al libretto originale e, quindi, in rotta con la vague attualmente imperante che tende, invece, a scavalcarlo in nome della creatività artistica del regista (di solito – va detto – di provenienza cinematografica), decide di non lavorare più e di non dirigere ancora alcunché. Si rifugia tra le colline della Liguria in un luogo splendido ma remoto e piuttosto isolato (in un suo buen retiro, insomma) e trascorre le sue giornate in solitudine. Medita, scava, trascorre e analizza la partitura della Sinfonia n. 8 di Anton Bruckner nella revisione del 1890 ad opera di Leopold Nowak (ne esiste, infatti, anche un’altra curata da Robert Haas che ne fu, in effetti, il primo curatore).
Pubblicato in: Giuseppe Panella, Recensioni | Contrassegnato da tag: Achille Maccapani | 2 Commenti »
UN PICCOLO, GRANDE, SPINOSO AMORE
Pubblicato da ramona su giugno 17, 2010
Di certo erano una coppia. Forse una famiglia.
Forse erano appena innamorati, oppure lui era da un po’ che corteggiava lei. E lei, chissà, aveva fatto la ritrosa, o magari aveva deciso di cedergli presto.
Lui probabilmente l’aveva inseguita nel bosco, di notte, al chiaro di una luna piena e complice. Perché lei è una romanticona e lui lo sa, e sa anche che il corteggiamento è un preciso, piacevole dovere che gli compete. Leggi il seguito di questo post »
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L’idiozia del portiere
Pubblicato da krauspenhaarf su giugno 16, 2010
di Franz Krauspenhaar
Ritorno col pensiero all’unica partita che vidi all’estero: in Germania, nell’agosto del 79, al Rheinstadion di Duesseldorf. Giocava la squadra di casa, il Fortuna, contro un’altra squadra tedesca di cui non ricordo nulla. Insieme ad amici tedeschi tifosi del Fortuna facevo finta di tifare, in quel bello stadio da mondiale. Si spengono i riflettori. Mi sembra di essere caduto sul set di un film di Fritz Lang. In un angolo, un attore corpulento: è Raymond Burr in “Blue Gardenia”. Parte l’omonima canzone di Nat King Cole. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Racconti | Contrassegnato da tag: athletic bilbao, coppa U.E.F.A., franz krauspenhaar, milan, ricky albertosi | 4 Commenti »
Da un gioco di palla all’altro
Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 16, 2010
Colpisce la crudeltà degli aguzzini, che altrove sembrano costretti a intervenire, mentre qui agiscono con sorprendente accanimento. Le radiografie, rivelando la presenza di un volto, conducono a ipotesi inquietanti: si è pensato al committente, che avrebbe chiesto di essere ritratto in uno dei carnefici. Pare, tuttavia, che la posizione sia troppo bassa rispetto al flagellato, per cui si trattava, più probabilmente, di un disegno precedente. La luce abbagliante approfondisce il dramma, un dolore che prorompe dall’ombra come un pugno nello stomaco. Eppure, persino questa tela ha scatenato le polemiche dei benpensanti, che criticarono il modello fisico utilizzato per Gesù, il gioco violento d’ombra e luce, la vistosità dei nudi. Del resto, Caravaggio è un gran misto di grano e di crusca, non si applica continuamente allo studio; ma quando ha lavorato un paio di settimane se ne va a spasso un mese o due con la spada al fianco e un servo di dietro; passa da un gioco di palla all’altro ed è sempre pronto ad azzuffarsi, a far risse e duelli. Come poteva cavarsela di fronte a un pubblico blasonato e aristocratico?
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This Wheel’s on Fire, Bob Dylan and the Band
Pubblicato da robertoplevano su giugno 16, 2010
È una vicenda piuttosto nota, ci sono articoli e interi libri sugli indispensabili nastri magnetici dallo scantinato, incisi alla meno peggio con due mixer stereo a valvole Altec, un set di microfoni da studio Neumann recuperati dopo una tournee di Peter, Paul and Mary, il trio vocale folk così di successo in quegli anni, e soprattutto il fidato registratore a bobine Uher usato nel tour del 1966.

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Pubblicato in: Letture, Poesia e musica, Roberto Plevano | Contrassegnato da tag: Basement Tapes, Bob Dylan, Bob Dylan and the Band, This Wheel's on Fire | 2 Commenti »

























