La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Mare fuso: la natura secondo Mimmo Jodice

Pubblicato da monicamazzitelli su luglio 25, 2010

Si è appena conclusa al Palazzo delle Esposizioni di Roma una mostra monografica su Mimmo Jodice, doveroso tributo a uno dei maggiori fotografi italiani di tutti i tempi. Un percorso soprattutto cronologico e implicitamente tematico che mette in contatto con la storia e lo stile di questo artista partenopeo che pur avendo viaggiato in tutto il mondo ha probabilmente espresso il meglio raccontando la sua Napoli.
Dagli esordi sperimentali degli anni ’60 con foto strappate e sovrapposte (“Paesaggio interrotto”, “Frattura” o immagini di “Taglio” alla Fontana), passa presto a rappresentare il proletariato, non solo quello urbano con le fortissimi immagini di una “Ercolano” pasoliniana, o la serie dell’ “ospedale psichiatrico”, ma pure quelle della fabbrica, con alcuni scatti presi anche nelle acciaierie di Terni. La sua scelta totale del bianco e nero storicizza le figure, le congela in modo statico ed eterno come lava su Pompei, fino a che inizia a ribaltarsi: non sembra essere più l’umanità della figura ciò che interessa, ma l’essenza archetipa che incarna. Comincia così la sere di immagini dove la presenza carnale-umana sparisce, sostituita da simulacri: sono le statue il soggetto rappresentato, statue o immagini andriformi spesso mutile, corrose, sfigurate, alle quali Jodice dona a volte cinetica usando un effetto di zoom, in modo forse un po’ ripetitivo e pleonastico. E dove manca persino il simulacro ci sono solo i fantasmi dell’umano: una macchina coperta da un telo, finestre finte, sbarrate, cumuli di scarpe polverose, vecchie sedie accatastate. Un’atmosfera post-atomica, caliginosa, eternamente passata, morta, sfuturata.
Anche nelle città estere ritratte, che sia Parigi, Tokyo, San Paolo o New York, la presenza umana sembra un passaggio avvenuto ma concluso, mancano i simboli rintracciabili della corporeità, che resta ectoplasmica. Immagini che nella definizione dello stesso Jodice “non appartengono alla quotidianità”.
Più compiutamente negli scatti  tra il 1994 e il 1997 (intitolati “Eden” nella mostra) emerge il senso decadente dell’umanità come mera “consumatrice” di vita: animali uccisi, squartati, scuoiati per essere venduti e mangiati, con le macchine per farlo: tritacarne, affettatrici; e ancora pesci agonizzanti e soffocati, e merci simulacro di genere umano: una tutina da neonato, un manichino di donna, sedie di plastica.
Come per rifiuto di questi meccanismi di morte, Jodice arriva al mare, ci arriva come un eroe omerico: la spiaggia come approdo, come sguardo di fuga dalla piccolezza della materia per aprirsi all’infinito dell’orizzonte. Talmente infinito, che per ritrarlo programma tempi di scatto lunghi e chiude l’obiettivo, ottenendo un effetto liquido per la superficie acquosa: via le onde, via il movimento; tutto si al liscia, si trasforma in una colata di metallo fuso racchiusa tra alcune quinte: scogli di mare, una banchina, la scaletta di una piscina. Ma l’immagine più forte di quelle scattate con questa tecnica è forse quella di una sdraio su una spiaggia, unico elemento a fuoco contro un orizzonte che è talmente soffuso e splendente da non sembrare neanche in bianco e nero.
“Sicuramente chi guarda le mie fotografie sta guardando i miei pensieri” afferma l’artista, che negli ultimi scatti di natura morta e ancora dominata dall’assenza dell’uomo, racconta attraverso alberi spogli e piante imbustate nella plastica un pericolo della distanza dalla pienezza della natura, dandoci un monito.

4 Risposte to “Mare fuso: la natura secondo Mimmo Jodice”

  1. sparz detto

    viene solo voglia di precipitarsi a riguardare tutte le foto di Jodice. La presa di Jodice, e la descrizione così partecipe che ne dài tu, mi ricorda solo gli scorci presenti nelle ultime pagine dell’Uomo senza qualità, Ulrich e Agathe perduti in un paesaggio soltanto interiore. Grazie infinite di questa finestra che ci spalanchi.

  2. matteotelara detto

    Bravissima Monique.
    Ti ho gia’ scritto quanto questa recensione mi riporti alle foto di Mimmo, ma te lo ripeto.. Fantastica mostra. Incredibili suggestioni.
    Love.
    M

  3. maurobaldrati detto

    Sono quasi sicuro di averlo conosciuto, a Napoli, verso la fine degli anni Ottanta. Ma non ricordo quasi nulla, era un periodo di grande confusione. Avevo come contatto un ragazzo che avevo conosciuto a Roma, mi disse che faceva l’assistente per “o’ fotoreportér”. Uscimmo una sera e sono quasi sicuro che fosse lui, Mimmo. Avevamo pure le macchine, scattammo delle foto in giro ma non ricordo niente, c’era un baccanale a Napoli indescrivibile.

  4. alfonso detto

    un caro saluto a Mimmo da Alfonso e dal suo collaboratore e collega Vito Galgano

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 5.191 other followers