La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per agosto 2010

Giovanni Granatelli

Pubblicato da lapoesiaelospirito su agosto 7, 2010

Giovanni Granatelli, Giuramento, Mobydick

POLVERE SOTTILE

Anche l’assenza della neve
trascrive punizioni
sul bordo del diario

sbiadendo gli ideogrammi
- promemoria per l’inverno -
che avevamo ricopiato

su porte e serramenti
ma vi scrivo per ripetere
le formule complete

del nostro giuramento
lustrando gli strumenti
che servono a cercare

nella polvere gelata. Leggi il seguito di questo post »

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Pietro

Pubblicato da fabrizio centofanti su agosto 6, 2010

da qui

Da quando il Movimento aveva sequestrato le chiese e le sedi istituzionali, la situazione era tornata a essere quella dei primi anni, quando le comunità si riunivano clandestinamente nelle case, diramando la notizia che si sarebbe celebrata l’eucaristia alla tal’ora e nel tal luogo. Il papa trasmetteva messaggi tramite internet ma, con la rete controllata, bisognava ricorrere a stratagemmi sempre nuovi. Capernaum era l’ultimo nome con cui si faceva riconoscere, in ricordo della città dove Gesù, ospitato da Pietro, aveva soggiornato. Gli annunci erano sempre gli stessi: resistete, la preghiera aprirà spiragli nuovi, riusciremo a garantire la parola e il pane in ogni centro abitato. A volte si coglieva una stanchezza comprensibile in un uomo braccato quotidianamente: veniva voglia di fargli una carezza, di dirgli: su, coraggio, siamo con te, per noi la morte è una tassa da pagare all’oppressore, ma non ci faremo distogliere dall’obiettivo. Subito dopo si affacciava la domanda: qual è l’obiettivo? Riemergeva il ricordo di una vita libera, una fraternità senza frontiere, e l’immagine del regno promesso tornava a sovrapporsi alle ronde, alle catene, alle corde oscillanti negli angoli delle piazze e delle vie.

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Da Sylt – di Franz Krauspenhaar

Pubblicato da krauspenhaarf su agosto 6, 2010

roma è sopravvalutata milano è un tugurio, prima o poi un albergo pio, ci sarà don verzè, sylt ci sono andato per relax claus dieter paga la noia stava distruggendomi, stavo per fare, cosa, sì,  ubriacarmi di birra, tutto il giorno, in spiaggia
torno più bianco di prima
firenze è una sindrome di stendhal
a berlino si chiacchiera, a salisburgo ruppi rompei rompai bicchieri di cristallo in un ristorante torreggiante, annemarie la zia rideva, a praga mai stato fanculo, new york è hancock basta la parola, nel maine c’era uno squalo di nome roy scheider, roma è una cloaca inventata da victor cavallo, il prezzemolo è la rucola, la rucola è il pomodoro pachino, a sylt speravo di togliermi di dosso l’italia, invece mi sono fatto avvolgere da “persona” di bergman, l’infermiera ventsettenne e l’attrice muta le vedevo tra le dune. una angoscia fulminante, dovete credermi. roma è un cesso, soprattutto il pieno centro, giornalisti, puttane d’alto bordo, caciottari ripuliti. milano è una sagoma, piena di buchi del culo sparati da decenni di malaffare. a kolding ci stetti bene, guardavo derrick in tv doppiato in danese. Leggi il seguito di questo post »

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Se prendi tre acini di sale

Pubblicato da lapoesiaelospirito su agosto 6, 2010

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti  III III

Ognuna avrebbe potuto sposare ognuno. E, per il volere di un padre, si destinavano i suoi giorni a chi avesse voluto.

Il dolore collettivo delle due guerre del Novecento, cambiò per sempre i rapporti tra le persone e il modo di vivere. Il matrimonio iniziò a essere fatto per amore, non più per dovere.
Non deve essere stato proprio così da noi. Leggi il seguito di questo post »

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Quattro frasi in croce

Pubblicato da fabrizio centofanti su agosto 5, 2010

da qui

Sembra facile decifrare i segnali che arrivano ogni momento dall’esterno: quante volte prendiamo fischi per fiaschi, leggiamo un’espressione attribuendole un significato che nella realtà è il contrario? Siamo tutti lettori, spesso impreparati: ci vorrebbe un traduttore per interpretare il linguaggio della gente, un vocabolario da afferrare nella sua unicità irripetibile. Molte cause di infelicità risiedono nell’incompetenza recidiva con cui ci misuriamo col lessico dell’altro, convinti di avere le chiavi per decodificarlo mentre replichiamo all’infinito lo stampino delle nostre quattro frasi in croce. Ogni dialogo è una celebrazione liturgica in cui si cerca di cogliere un frammento del mistero, una scheggia di eterno in cui trapela la terra promessa della comprensione.

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“POETI MISCONOSCIUTI TRA NOI?” di Thomas MANN

Pubblicato da Giovanni Nuscis su agosto 5, 2010

Poeti misconosciuti: che significa? Vuol forse dire: poeti ingiustamente ignorati? O immeritatamente noti? O poeti noti, ma fraintesi? Poiché gli sconosciuti, almeno, non corrono il pericolo di venire fraintesi. La menzione che Ella fa di Rilke nella Sua lettera (dove dice che, benché ammiratissimo, egli non è stato capito affatto nella sua fase estrema) dimostra che Lei sa benissimo come la probabilità di venire fraintesi aumenti in proporzione alla notorietà. Certamente ricorderà le parole di Hegel sul letto di morte: “ Di tutti i miei discepoli, uno solo mi ha inteso”. Pausa. “E quello mi ha frainteso.” Ma la “gloria” non è di per sé un malinteso, seppure un malinteso altamente dinamico? Non è un’irradiazione diretta con l’essere capiti, che dell’essere capiti non è in alcun modo la conseguenza? Leggi il seguito di questo post »

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Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani.#5 FERNANDO CORATELLI

Pubblicato da krauspenhaarf su agosto 5, 2010

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

È una domanda cui da tempo cerco risposta. Spesso mi sveglio al mattino, mi guardo allo specchio e come novello Travis Bickle ripeto: “You talkin’ me?”. Ovviamente è l’io scrittore che risponde all’io uomo che gli chiede perché fai lo scrittore.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Direi che fra gli amori ce ne sono vari – da alcuni immancabili classici (Cervantes, Baudelaire, Dostoevskij, Camus, Gombrowicz ecc.) a altri più contemporanei, fra cui DeLillo, Auster e Marías. In Italia citerei Cappelli.

Alla voce odi, invece, annovererei Salinger, Wallace (ebbene sì non mi è mai piaciuto, o non quanto viene osannato) e un poco di autori italiani che più che odiare trovo assai noiosi. Ma c’è un’autrice di cui fatico a leggere anche solo tre pagine di seguito: Isabel Allende. Leggi il seguito di questo post »

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Riflessioni sulla poetica dei fenomeni di somatizzazione: dal panico alla body art.

Pubblicato da krauspenhaarf su agosto 4, 2010

di Max Lanzaro

L’uomo “primitivo” era governato dai propri istinti più dei suoi moderni discendenti “razionali” (“seconditivi”, come li chiama Felice Perussia), che hanno imparato a “controllarsi”, piuttosto che ad esprimere. Nel corso di questo processo di civilizzazione abbiamo progressivamente scisso la nostra coscienza dagli strati profondi della psiche umana e infine anche dalla base somatica del fenomeno psichico. L’uomo contemporaneo, a causa di mancanza d’introspezione, è sovente ignaro che, pur con tutta la sua razionalità ed efficienza, è in balìa di “forze non controllabili”. Leggi il seguito di questo post »

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La fine della storia

Pubblicato da fabrizio centofanti su agosto 4, 2010

da qui

Arrivammo di giorno e trovammo una spessa coltre di terra, o di sabbia, che copriva tutto. Cominciammo a scavare, augurandoci di trovare qualcosa di riconoscibile, di resistente alle ingiurie del tempo. La prima scoperta fu un’aula che ricordava gli antichi teatri greco-romani, ma gli scranni erano in legno. Estraemmo un biglietto in buono stato di conservazione, in cartoncino rigido; c’era scritto: Ordine del giorno al Parlamento. Le frasi sottostanti risultavano illeggibili; si potevano ricostruire alcuni termini: immunità/impunità; immigrazione; Pomigliano. Notammo anche un rotocalco divorato dai vermi, forse una rivista di enigmistica. Qualche centinaio di metri oltre, dissotterrammo una specie di tempio; ricuperammo un minuscolo foglietto in cui sopravviveva qualche appunto sfrangiato; si leggeva, faticosamente, poveri, coraggio, fedeltà. Nel mondo sepolto da un cataclisma inesorabile, solo alcune parole tenevano duro, contendevano tenacemente con la fine della storia.

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Thomas Bernhard. Tre poesie

Pubblicato da nadiaagustoni su agosto 4, 2010


(Bosco di abeti)

Thomas Bernhard. Tre poesie.

Nel 1957, anno in cui termina i suoi studi alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna con un approfondimento su Brecht e Artaud, Thomas Bernhard pubblica per la casa editrice Otto Müller di Salisburg, la raccolta di poesie Auf der Erde und in der Hölle (Sulla terra e all’inferno). Da questa raccolta provengono le tre liriche proposte (A.M.C.).

Il giorno dei volti

Domani è il giorno dei volti. Si
solleveranno come polvere
e scoppieranno a ridere.
Domani è il giorno dei volti, caduti
nella terra delle patate. Non posso
negare di essere
colpevole di questa morte delle pulsioni.
Sono colpevole!
Domani è il giorno dei volti, che portano
il mio tormento sulla fronte,
che possiedono il mio lavoro quotidiano. Leggi il seguito di questo post »

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Luciano Erba 1922-2010

Pubblicato da lapoesiaelospirito su agosto 4, 2010

A tale told by an idiot… avrei voluto usare il verso di Shakespeare come sottotitolo per questa mia raccolta di poesie, completa o quasi: ma se lo usassi, oltre a non dire niente di nuovo, finirei per cadere nell’iper-limitativo, come vorrebbe la poetica di servizio di uno che non si è mai preso troppo sul serio; peggio ancora e all’opposto, rischierei di passare per presuntuoso, vista l’autorità della fonte. Al massimo, nei casi più fortunati, si dovrebbe poter entrare con le mie poesie nella terra di nessuno, o nella “terra di mezzo”, vedi il mio ultimo libro, sempre con la speranza che dietro il nulla si nasconda qualcosa. In realtà è il nulla stesso che gioca a nascondersi, altrimenti che nulla sarebbe? il nulla si nasconde, diceva infatti un mio verso clausola che ho sempre lasciato nel cassetto per certa sua intollerabile solennità e altrettanto intollerabile facilità a favorire l’arzigogolo, nel gusto di certe controversie teologiche. Leggi il seguito di questo post »

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Provocazione in forma d’apologo 169

Pubblicato da robertorossitesta su agosto 4, 2010

Lo chiamavo Maruf: come il
(ri)Conosciuto e come Silvestro Maruffi, compagno di fiamma del Savonarola.
Lo chiamavo Maruf e lui accorreva, certo per pura gentilezza, dal momento che il suo vero nome doveva essere un altro.
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Pubblicato in: Roberto Rossi Testa, Scritture | 14 Commenti »

Siete ancora lì?

Pubblicato da matteotelara su agosto 3, 2010

L’utilitaria è di colore rosso e sta viaggiando su una strada pesantemente trafficata.
La città è immensa. Talmente vasta da essere fatta d’interi quartieri di cui nulla si sa, tranne che hanno un nome e che ci sono migliaia di persone a viverci dentro.
“Poi c’è la cena da Mauro e Sara” sta dicendo la donna al volante. “Domani sera.”
Nell’utilitaria ci sono tre persone. La donna che guida, l’uomo accanto a lei, e un bambino seduto dietro.
L’uomo ha l’orlo delle adidas in equilibrio tra la fine del cruscotto e l’inizio della portiera, il nodo della cravatta allentato, l’espressione rilassata. Guarda di fronte a sé e “domani sera è perfetto” dice, giocando col filo d’aria che dal finestrino gli risale nelle dita. “Portiamo il vino rosso che piace a Mauro.”
Sul parabrezza posteriore è attaccato un adesivo con su scritto “Valtellina 2009, la vacanza da sogno” e un altro in cui si legge “Volcom, materiali per lo sci”. L’auto procede spedita, un galleggiante agile in una colata di lamiere.
“Il ragazzino dove lo dobbiamo portare?” chiede a questo punto l’uomo. Leggi il seguito di questo post »

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Metta un dito qui sotto

Pubblicato da fabrizio centofanti su agosto 3, 2010

da qui

Se avessi voce in capitolo, nella politica italiana, porterei avanti il seguente programma di governo:
1) Eliminare gli eccessi nelle retribuzioni e nei guadagni: entrate astronomiche e mensili da quattrocento euro considerati assurdi nella stessa misura.
2) La legge uguale per tutti, senza infamie e senza lodi.
3) Rappresentanti politici eletti dal popolo.
4) Nessun privilegio per la classe politica.
5) Separazione stato/religioni
6) Tasse razionalizzate: esenzioni ai deboli e impegni maggiori per i ricchi.
7) Energia pulita.
8) Sostegno ai piccoli artigiani e commercianti contro lo strapotere delle grandi aziende.
9) Casa per tutti e regolazione degli affitti.
10) Sostegno alla ricerca per la promozione sociale degli emarginati di tutte le categorie (cooperative, diritto al lavoro ecc.).
11) Razionalizzazione dei trasporti e rinnovamento del sistema viario, per la vivibilità nelle città.
12) Assistenza sanitaria assicurata ai non abbienti.
13) Razionalizzazione dell’immigrazione, coniugando accoglienza e integrazione nella vita sociale.
14) Studi e pratiche sulla devianza, per il ricupero dei disadattati.
15) Cura equilibrata dell’ambiente.
16) Istruzione assicurata a tutti.
17) Libertà dell’informazione.
18) Attenzione privilegiata ai problemi della scuola.
11) Promozione della cultura e delle arti a tutti i livelli.

Chi è d’accordo, metta un dito qui sotto.

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Il blues del dire – di Franz Krauspenhaar

Pubblicato da krauspenhaarf su agosto 3, 2010

Non abbiamo niente da dire.
Ma lo diciamo.
Lo diciamo sempre e comunque.
Le parole sono libere, democratiche,
possono essere
persino illuminanti, ma noi
non illuminiamo
noi stanchiamo
voi stancate
essi eccetera.

Non abbiamo niente da dire, ma sappiamo
come dirlo, lo diciamo con arte, ipocrisia.
Non vogliamo dire che siamo alle corde,
e nemmeno felici, vogliamo dire invece
cose intelligenti, costi il poco che costi.

Dove sei parola, se la violentiamo
con la nostra cattiveria, infelicità,
sdegno posticcio, superbia, tutto minimo…
Dove sei, se non qui, nel petto invaso
delle nostre ragioni, delle nostre lacrime
restanti e incurvate. Dove sei parola
se non nei libri che non vengono letti,
che costano sangue e sudore; ma noi
non possiamo farci niente, abbiamo, noi
il sudore nostro, pesante, da dirigere.

Noi vogliamo dire, noi diciamo, esprimiamo
il nostro profondo sdegno. La nostra alta
commozione. Urliamo o abbiamo urlato,
nei cortei. Una rara volta. Tanto tempo fa.

La nostra vita è regolata dalla precarietà.
Un tergicristallo che leva la pioggia
delle nostre giornate. Così oggi.

Diciamolo, e che in fondo così sia.

[Vagamente ispirato da "Middle class blues" di Hans Magnus Enzensberger. Immagine: FK - L'espace d'un matin.]

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Ma il cielo è sempre più blu

Pubblicato da fabrizio centofanti su agosto 2, 2010

da qui

Chi non ha mai sognato di entrare nei centri di potere e cambiarne le regole a proprio piacimento? Andare, per esempio, alla Camera o al Senato e far sentire la voce del cittadino insoddisfatto di perdite di tempo e privilegi; intimare a tutti di uscire e decidere per un giorno secondo il bene pubblico; penetrare in Vaticano e sostituire le guardie svizzere con disoccupati della provincia di Viterbo; prendere d’assalto le sedi prestigiose delle compagnie petrolifere, dove tutti parlano in inglese, e costringere a utilizzare il prodotto esclusivamente per le lampade nelle cene romantiche di mezza estate; infiltrarsi nelle redazioni dei telegiornali nazionali e ingiungere di comunicare solo notizie positive; intrufolarsi nelle riunioni delle cupole mafiose e obbligare i presenti a ripetere il nome di ogni morto ammazzato mille volte; forzare le porte delle commissioni dei concorsi e cancellare i nomi dei raccomandati. Chi non ha mai sognato di abolire Sanremo, di cambiare la pubblicità dell’amaro Montenegro, di condannare i sindaci a ripristinare i bagni pubblici in tutte le città, per non essere costretti a ordinare l’ennesimo caffè? Io mi limito a sognare che le feste religiose siano tutte di domenica, per evitare di moltiplicare le omelie. Domani vado dal papa e glielo chiedo, se le guardie svizzere sono state licenziate.

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Dalla parte del tutto

Pubblicato da lapoesiaelospirito su agosto 2, 2010

a cura di Loris Pattuelli

“Jerry Day is a civic and cultural event that celebrates one of the greatest rock guitarists of all time and San Francisco native son – Jerry Garcia. This event captures the true spirit of Jerry Garcia as we celebrate his legacy, the Jerry Garcia Amphitheater, and recognize his Excelsior roots. By uniting the diverse communities of San Francisco through Jerry’s music, we are creating something extraordinary for Jerry’s childhood neighborhood – the Excelsior District, McLaren Park, and the City and County of San Francisco.”

“Happy Jerry Day to all!”

Signor Garcia, come fa ad essere sempre così su di giri?

Fumo molta marijuana.

Pensa che sia…

Ne vuole un po’?

(Da un’intervista a Rolling Stone del 1972)

www.jerryradio.com

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Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 4# FRANCESCA TINI BRUNOZZI

Pubblicato da krauspenhaarf su agosto 1, 2010

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittrice. Chi te lo fa fare?

Le mani, che non stanno ferme.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Carlo Emilio Gadda / Alessandro Baricco

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Una cifra.

Grazie per la  risposta articolata… Cosa pensi dell’amore? (Rispondi a parole tue).

Grande invenzione dell’uomo. Leggi il seguito di questo post »

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Scarrafone

Pubblicato da fabrizio centofanti su agosto 1, 2010

da qui

Di tutti si può dire bene. L’amante di Hitler ne parlava benissimo, credo, come del resto gran parte del popolo tedesco, in certi anni. Qual è il confine tra oggettivo e soggettivo? Dove comincia la distorsione esplicita, patente, indifendibile? A Napoli c’è un detto: ogni scarrafone è bello a mamma soia. Madre scarafaggio o madre coraggio, non si sa. Ricordo una scena de La giornata di uno scrutatore, di Italo Calvino. Un padre contempla, al Cottolengo, il figlio incapace di intendere e volere mentre mangia le mandorle portategli da casa. Lascia i suoi campi e viene fino a qui, sapendo che la scena sarà sempre la stessa: il figlio mastica e lui guarda, senza perdere un dettaglio. Cosa c’è di attraente in un quadro così scarno, quasi inumano, per l’assenza di una luce qualsiasi di spirito o ragione? Certo, un figlio è sempre un figlio, ogni scarrafone è bello a mamma soia. In realtà, nello spettacolo grottesco c’è qualcosa di più, descritto con parole che da allora in poi non ho potuto più dimenticare: Ecco, pensò Amerigo, quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco, questo modo d’essere è l’amore. E poi: l’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo.

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Il Capitano Mario (X)

Pubblicato da robertoplevano su agosto 1, 2010

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX)

L’IMPERO

La sera del 9 maggio 1936 dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini proclamava all’Italia in festa la vittoria e la fondazione dell’Impero “riapparso sui colli fatali di Roma”.

Quella sera, con la mia amica Carmina ascoltavamo la radio stando sul terrazzino sotto un limpido cielo stellato. Fu un’emozione esaltante. E non fu cosi solo per noi giovani, ma per tutti gli Italiani. Il giorno dopo Ugo Oietti, uno dei più quotati giornalisti-scrittori, ne scrisse, mi pare, sul Corriere della Sera, un articolo bellissimo, intitolato “Notte sull’Impero”. Ricordo, tuttavia, che mentre noi due commentavamo il giorno dopo la nostra felice impressione con l’amica Giuliana, che era figlia del direttore del giornale locale, persona assai colta ed autorevole che io stimavo molto, ci sentimmo dire da lui, in tono pacato: “Eppure ricordatevi che questo è il principio della fine”. Parole che allora mi stupirono: parole profetiche, ma anche ora mi chiedo: come mai tanta lungimiranza? E in quel momento? Il fatto è che noi allora eravamo giovani e non potevamo capire.
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