8. E’ già finito
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 7, 2010
da qui
Leopoldo sembra un po’ idealista: come illudersi di vincere la diffidenza tra i clienti di un esercizio commerciale? Non basta la giustificazione letteraria di gettare un sasso nello stagno della trama, perché sarebbe più efficace un gesto estremo: i telegiornali informano ossessivamente su atti inconsulti, gente accoltellata o travolta dall’automobile dell’antagonista o bruciata come fosse una bistecca al barbecue. In effetti, lanciare la sfida della comunicazione è una chimera. Ma non lo è anche la fede? Se Leopoldo credesse, non dovrebbe scommettere sulla bontà naturale degli umani, sulla possibilità di cavarne qualcosa di buono, nonostante tutto? Non dovrebbe passare sopra le cattiverie, le malignità, i pettegolezzi che infestano ogni comunità civile fino a renderla una pozza di fango invasa dagli insetti? E poi: una trama non ha bisogno di un personaggio che esca dagli schemi, per non replicare la realtà al punto da rendere inutile l’esistenza della fiction? E non è una scelta ragionevole partire da un luogo preciso come l’autogrill, che il lettore senz’altro conosce nei minimi dettagli, da una parte, e che, dall’altra, è la quintessenza dell’Occidente, delle sue manie e disperazioni? In un posto come questo può succedere di tutto: infliggersi un’indigestione; scatenare una lite in cui ci scappa il morto; trovare un libro che ti cambia la vita, in bene o in male; incrociare gli occhi della persona che cercavi da sempre e che non avresti immaginato ti venisse incontro proprio qui. Leopoldo crede che l’esperienza riservi sorprese a ogni angolo, per questo è il personaggio principale. La fede è un rischio ma senza di essa si muore di noia e il romanzo, prima di cominciare, è già finito.














Anonimo detto
Leopoldo, in virtu’ della sua fede, si lancia nel vuoto e rischia andando incontro alla varia umanita’ presente nell’autogrill (in fila alla cassa, poi, la gente si trasforma in belve inferocite).
Ecco quindi che viene preso per un idealista o un ingenuo, se gli dice bene, un matto o un fesso, se si e’ meno soft nel giudizio.
Quante volte nella vita abbiamo avuto paura e ci siamo trattenuti dall’andare incontro per incapacita’ di gestire le miserie altrui senza perdere il nostro equilibrio.
Non resta che dire W Leopoldo!
Se tutti ci affidassimo a Dio ed al progetto che ha su di noi, invece che ai nostri programmi ben strutturati, chissa’ quali meraviglie potremmo compiere!
alfonso detto
purché Leopoldo, o il suo autore, non creda
di far “gettare un sasso nello stagno della trama”, da un cavalcavia sulla macchina di lui che sta passando, mentre sta andando da un autogrill e l’altro
alfonso detto
la correzione non è compiuta: da un autogrill all’altro
M&C detto
Per fortuna la fede è un dono, è gratis… non si compra all’autogrill!!!
E senza la fede la vita/romanzo è in effetti proprio noiosa.
f&r detto
la vita è piena di colpi di scena, è vero, ma a volte sono sorprese che avresti preferito non avere.
vai, Leopoldo! io faccio il tifo per te.
un abbraccio, fabry
f&r
lp detto
“Leopoldo crede che l’esperienza riservi sorprese a ogni angolo”. Proprio per questo l’autogrill è il posto più adatto, un posto dove davvero può succedere di tutto.
Voltando e rivoltando Maria Zambrano, provo a suggerire che quella di Leopoldo è “la vita rischiosa della poesia, quasi respinta ai margini della legge, maledetta, costretta a vagare su accidentati sentieri, sempre sul punto di perdersi, esposta al continuo pericolo della follia”.
La sola etica che si addice al poeta è il martirio.
Il poeta era il rappresentante degli dèi di tutti gli dèi, antichi, moderni e mai conosciuti, perché era capace di inventarne sempre di nuovi.
Maria Zambrano
Altra citazione di Maria Zambrano: “La poesia vuole riconquistare il sogno originario, quando l’uomo non si era destato nella caduta; il sogno dell’innocenza anteriore alla pubertà”.
E la libertà non è dalle cose, ma nelle cose; non è una libertà che si distacca dal mondo, ma in esso tenta di vivere.
“La poesia”, dice Maria Zambrano, “è stata sempre aperta alle cose, gettata fra di esse, gettata fino alla perdizione, fino all’oblio di sé, del poeta”.
La tristezza d’amore non si cura se non con la presenza e la figura.
Juan de la Cruz
Posso continuare con questo Leopoldo à la carte?
Juan de la Cruz, se diamo ascolto a Maria Zambrano, è un passero che “si fa il nido nell’aria ma è uscito dalla terra bruna e che è bruno come essa, fatto, infine, della sua stessa sostanza. E così quando canta, per quanto liberamente lo faccia, è come se la terra stessa cantasse; come se la terra stessa fosse riuscita a disfarsi del suo peso e della gravità che lo trattiene”.
fabrizio centofanti detto
grazie amici.
Chiari del bosco è un libro che non si dovrebbe perdere.
ci sono profeti che aprono improvvise radure nella selva oscura.
Anonimo detto
Rilancio con Sentieri interrotti di Heidegger che aleggiano negli occhi chiari del bosco ;)
ma come mai adesso tutto questo interesse per la Zambrano?
Ricorre qualche anniversario?
fabrizio centofanti detto
1904-1991
chi fa i calcoli?
Anonimo detto
Presto fatto: per il ventennale dalla morte della Zambrano bisogna aspettare il 2011… Siamo in netto anticipo con le citazioni celebrative ;)