20. Il Grande Inquisitore
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 19, 2010
da qui
- Sì, ribellarsi a questo stato di cose, in cui si può fare del romanzo una merce scadente venduta a peso d’oro. Mi fanno ridere certe diatribe che andate tessendo: la fuga dalla casa editrice che evade dalle tasse! Come diceva la persona che ho amato di più, scolate il moscerino e ingoiate il cammello. Scrivete libri che evadono dalla dignità dell’arte, vi svendete prostrandovi ai gusti del pubblico e della pubblicità, agognate di apparire negli spettacoli più insulsi, nei premi più manipolati, sulle riviste compromesse col potere, e poi fate i delicati per una ditta che ha comprato l’Italia: l’unica soluzione sarebbe emigrare in un luogo immune dal capitalismo, quindi, forse, su Plutone o Nettuno. Manca la consapevolezza che a ogni delitto corrisponde un castigo, e il castigo non è necessariamente una multa o la prigione, ma il logorio della coscienza che non può sopportare fino in fondo la menzogna e che, prima o poi, ha bisogno di una purificazione e di un riscatto.
Maria e Leopoldo si guardano per un lungo istante: Dostoevskij ha ragione, ma cosa fare ormai? Come potrebbe cambiare l’apparato della produzione letteraria, dove trovare una Sof’ja Semënovna capace di convertire anche le pietre?
- Lei cosa propone? Leopoldo la butta lì, ma senza crederci.
- C’è una sola via d’uscita, risponde pronto lo scrittore. Liberare i personaggi, mandarli in giro per il mondo a seminare una crisi di coscienza generale.
- Ma si rende conto? ribatte Leopoldo. Sguinzagliare il Grande Inquisitore!
- Farebbe capire molte cose: per esempio, una libertà svenduta al migliore offerente. Oggi, allo scrittore, interessa solo questo: ecco perché il romanzo sta morendo.
Leopoldo, all’improvviso, si sente soffocare, la testa gli gira e il fiato gli si spezza in gola.
- Signor Leopoldo!
La ragazza con lo straccio lo sta scuotendo, preoccupata e stizzita nello stesso tempo.














alfonso detto
forse non hai torto a darmi ragione, carissimo Fabrizio.
Leggo quasi sempre malvolentieri i romanzi.
Preferisco la saggistica e la poesia. Ma forse ora
non riesco a stare dietro nemmeno a loro.
Sento dentro e intorno troppe parole.
Ho bisogno di qualcosa di più conciso, di più essenziale.
Forse non abbiamo più bisogno di romanzi.
Forse è per questo che non se ne scrivono più.
Tu stai cercando sempre, stai cercando ancora
quella cosa che ti ha sempre seguito, da cui non ti sei
mai staccato: la tua stessa vita, nella tua scrittura.
un caro abbraccio. una splendida domenica
f&r detto
dalla crisi alla scelta per una libertà vera che non dia pane ma respiro, difficile ma non impossibile
un abbraccio, fabry
f&r
M&C detto
Oggi mi aspettavo qualcuno o qualcosa che ci ricordasse la morte di I. Calvino, invece è arrivato Dostoevskij. E capisco che sarebbe stato troppo scontato, mentre tu, caro don Fabry, non sei mai banale: la tua cultura è grande e confesso che, per comprendere almeno in parte queste pagine del tuo romanzo (che adesso chiamare “romanzo” mi sembra anche riduttivo) ho dovuto ricominciare a studiare un po’ di letteratura!!! Grazie anche per questo!
la funambola detto
liberare i personaggi…:)
” non si toglie la propria fiducia alle parole, nè si attenta alla loro sicurezza, senza avere un piede nell’abisso.
Il loro nulla deriva dal nostro.
Non facendo più corpo con il nostro spirito, sono come se non ci fossero mai servite.
Esistono? Concepiamo la loro esistenza senza avvertirla.
Che solitudine è quella in cui ci lasciano e in cui le lasciamo!
Siamo liberi è vero; ma rimpiangiamo il loro dispotismo.
Erano lì con le cose: ora che le parole scompaiono, le cose si accingono a seguirle e si assottigliano sotto i nostri sguardi.
Tutto si rimpicciolisce, tutto si riassorbe.
Dove scappare, da dove fuggire dall’infimo?
La materia si rattrappisce, abdica alle sue dimensioni, svuota i luoghi…
Intanto la nostra paura si dilata e, occupando il posto, funge da universo.”
ma…
il no mi esaspera, il sì mi tenta…
un bacio
la fu
Elio detto
Credo che l’autore delle “cronache del sottosuolo” non direbbe mai una simile puerilità.
Elio detto
memorie non cronache, uff..
fabrizio centofanti detto
grazie, cari.
quando ci sono perdite di elio, poi, sono sicuro di aver scavato nel sottosuolo giusto:-)
Elio detto
:-))
fabrizio centofanti detto
:-))
loriana detto
xFunambola: forse è vero il contrario, quanto più le cose svaniscono tanto più appaiono le parole, come se queste le spstituissero; eppure però pur questa cosa deriva da loro e se non l’avessero pure le parole scomparirebbero.
la funambola detto
:))
per elio
“il male è facile, e ce n’è di mille specie
il bene, pressochè unico
Ma c’è un certo genere di male altrettanto difficile da trovare quanto ciò che si chiama bene
e spesso, in forza di tale caratteristica,
questo male di un genere speciale viene chiamato bene
Per arrivarci, ci vuole una grandezza d’animo fuori del comune,
proprio come per il bene”
essendo io sprovvista d’animo fuori del comune, proprio non ci arrivo o al massimo riesco solo a “concepire” e mai a “giustificare” un/il male minore
è un mio limite, la mia contraddizione
baci
la fu
la funambola detto
loriana
“forse è vero il contrario, quanto più le cose svaniscono tanto più appaiono le parole”
forse è vero il “contrario”, quanto più le parole svaniscono tanto più appaiono le cose
:)
stasera ti scrivo una cosa, se posso
bacio
la fu
Mario Bianco detto
Per adesso le “cose” non svaniscono,
anzi io le vedo un po ‘pesanti,
‘ste robe macignose intorno.
Facciamo che ci son pure parole di contorno,
ma non facciamone troppe, Va’
Cerchiamo di trasformare le cose con ‘na specie di mulino tritasassi
che le macini, orcoboia
AA detto
don Fabrizio, Lei ha sempre prediletto il tipo di letture e di scrittori (superlativi) che ci sta offrendo attraverso le avventure di Leopoldo oppure ciò è dovuto in gran parte ad un suo periodo angoscioso/angosciante?
Dal sottosuolo di una vita angosciosa, si racconta la povera anima di un uomo disadattato, un pazzo consapevole. Troppo consapevole per poter condurre una vita normale. Eppure normale potrebbe esserlo, anzi migliore di molti, se solo trovasse la forza di inginocchiarsi davanti alle sane, normali consuetudini della nauseante società in cui vive. Ma le sue gambe non vogliono saperne di piegarsi, strisciano piuttosto, rotolano, scalciano, e in tutto ciò continuano a reggere il peso di una gran solitudine.
E’ stupefacente come Dostoevskij riesca a scrutare nitidamente, dalla distanza di un secolo e mezzo, ciò che noi a mala pena osiamo intravedere in noi stessi.
loriana detto
si si è vero, ma io intendevo il processo inverso, nel senso sto in una fase opposta, quella l’ho già fatta; ora si tratta di andare dalle cose alle parole, si parte dalle cose.
AA detto
Sì, liberiamo i personaggi!!!
In giro ce ne vorrebbero di persone come Sof’ja Semënovna Marmeladova (chiamata anche Sonja e Sonečka) di Delitto e castigo!
Quando il delitto è compiuto, per Raskol’nikov il castigo non sarà la Siberia, ma la solitudine e la mancanza di vero amore.
Fondamentale sarà l’inaspettato incontro con la povera, giovane Sonja, un’anima pura e pervasa di una fede sincera e profonda, costretta però a prostituirsi per mantenere la madre tisica e i fratelli. La giovane offre alla solitudine del nichilismo di Raskol’nikov la speranza e la carità della fede in Dio. Questo incontro sarà determinante per indurlo a costituirsi e ad accettare la pena. Ma il vero riscatto avverrà per l’amore di Sonja che lo seguirà anche in Siberia, dove si crea un’occupazione come sarta e si rende anche utile ai detenuti che la amano sinceramente.
fabrizio centofanti detto
grazie a tutti e in particolare alla sottilissima Fu.
caro amico anonimo, sono i più grandi romanzieri tra ottocento e novecento, periodi o non periodi.
la funambola detto
per loriana
e poi ho preso in parola dostoieschi: liberare i personaggi e sguinzagliare i grandi inquisitori :) venia :)
“per riuscire a fare un’esperienza essenziale, per emanciparsi dalle apparenze, non occorre affatto porsi grandi problemi
chiunque può dissertare di Dio o procurarsi una parvenza metafisica.
Le letture, la conversaziione, l’ozio provvedono a ciò.
Niente di più comune del falso inquieto, poichè tutto si impara, anche l’inquietudine.
Non per questo l’inquieto vero,:) l’inquieto di natura non esiste.
Lo riconoscerete dalla maniera in cui reagisce verso le parole.
Ne avverte l’inadeguatezza?
Il loro fiasco lo fa dapprima soffrire, poi esultare?
Senz’ombraa di dubbio vi trovate in presenza di un animo affrancato, o in procinto di esserlo.
Poichè sono le parole che ci legano alle cose, non ci si può staccare da queste ultime senza aver in precedenza rotto con le prime.
Colui che fa affidamento sulle parole resta nella schiavitù e nell’ignoranza,fosse pure aggiornato su tutte le saggezze.
Al contrario si avvicina alla liberazione chiunque si levi contro di esse o se ne distolga con orrore.
Quest’orrore non si impara nè si trasmette:
si prepara nell’intimo di noi stessi.
Un povero squilibrato che, a causa delle sue turbe, giunga a provarlo, sarà più vicino al vero sapere, più “liberato”, di un filosofo incapace di sentirlo.
il fatto è che la filosofia, lungi dall’eliminare l’essenziale, lo fa proprio e vi si compiace…”
molti baci
la funambola
la funambola detto
…inessenziale, pardon, che altrimenti tutta questa impalcatura di parole cadrebbe miseramente sull’uccello…come disse il compianto maic bongiorno :)))
così, baci
la fu
fabrizio centofanti detto
grazie Fu: meglio che non ci cada:-)
SOS alla scrittura detto
Ahi che dolore!
Visto che il romanzo non prosegue, ci penso io a dare l’input:
Leopoldo ha gli occhi spenti e un ciuffo di capelli sulla fronte, la testa reclinata verso il basso, come fosse sospesa a metà strada tra il mondo e il bicchiere di birra che ha davanti, come sempre. Quella sera c’è anche Maria al tavolo con lui, anche lei in apnea per quella rivelazione che li ha frastornati. Sono come due pugili suonati…
Adesso, tocca a chi di dovere, proseguire. Forza, non battiamo la fiacca!
fabrizio centofanti detto
in effetti, il romanzo continua.
grazie per le gentili citazioni.