“La mancanza”, di Dianella Bardelli
Pubblicato da francesco sasso su settembre 22, 2010
[Egon Schiele, Donna seduta con un ginocchio piegato (1917)]
di Dianella Bardelli
Guardando i vestiti la sua mancanza si fa cotone, organza dai mille colori sgargianti, si fa pizzo da pochi soldi. Nella mancanza tutto splende, seduce, diventa bello e irraggiungibile. Lei passa tra le file di appendiabiti, tra camice tutte uguali ma di differente colore e pantaloni estivi di fogge diverse, strettissimi, larghissimi, a vita bassa, all’orientale, di cotone grosso o trasparente. Roba da poco, pensa, ma come è bella! Bella della “sua” assenza.
La sua mancanza, la nostalgia di “lui” la sente sulle labbra, sulle guance o nel suo sguardo, che a vederlo da fuori sarà triste e sognante. Ma trovandosi all’improvviso davanti ad uno specchio che la ritrae a figura intera, si trova mal vestita, spettinata, il suo sguardo le rimanda occhi torvi, per nulla sognanti. Occhi impauriti. Mi vedo sempre gli occhi impauriti, si dice. Impauriti di niente. Impauriti e basta.
Si allontana dallo specchio, continua a girare per il negozio con l’aria di chi cerca inutilmente qualcosa. La fa quasi sentire bene quella mancanza così feroce di “lui”, lì dentro, in quel negozio scalcinato, da quattro soldi. Questo negozio è come me, pensa, avvilito, triste, abbandonato.
Così rimane a lungo a gironzolare fra tutta quella merce perché lì sente più forte la sua mancanza.
Sono mesi che aspetta un suo cenno, un suo richiamo; aspetta soprattutto qualcosa di scritto, qualunque cosa scritta dalla mano di lui. Si accontenterebbe di un semplice ciao, le riempirebbe per mesi tutte le giornate a venire. Non lo odia ma da lui non arrivano cenni, non arrivano risposte alle sue dimostrazioni di disponibilità. Non lo odia, ma culla la sua mancanza con un sentimento di mesta pazienza che qualche volta si muta in un debole risentimento senza astio.
Immagina future o immediate lettere che potrebbe scrivergli. Lettere di rimprovero o di richiesta d’attenzione, lettere in cui dichiararsi ancor più disponibile. Ma così sarebbe come mettersi completamente nelle sue mani. Questa eventualità la distoglie dal farsi ancora viva con lui. E’ un amore senza speranza, il mio, pensa, eppure non lo scaccia, non fa nulla per dimenticarlo, non vuole dimenticarlo, lo nutre anzi, se ne prende cura come di un amore reale. Il fatto di non essere contraccambiata non le dispiace abbastanza da volersi disfare del pensiero di lui. In qualche modo le riempie una vita senza scosse, senza un vero dolore.
Mentre gira ancora per il negozio di vestiti pensa: sono troppo alta, forse è questo che non va ai suoi occhi, e ho i capelli lunghi e volutamente spettinati.
Culla i pochi ricordi che ha di lui. Il modo in cui si è allacciato la sciarpa lo scorso inverno quando si sono incontrati e hanno parlato qualche minuto, il modo come ha mosso la testa e il corpo mentre parlava della malattia da cui era da poco guarito.
Così naturale quel suo muoversi, così seducente quel suo allacciarsi le sciarpa. E’ da quel momento che ha cominciato a pensare a lui. A pensare a lui sempre. Adesso è la mancanza, quel sottile piacevole rodimento che nasce dall’assenza, dal fatto che lui non c’è, non c’è per lei e non ci sarà mai. Di questo lei è sicura. E’ una relazione senza speranza, che non comincerà mai. Non lo interesso abbastanza, pensa. Tutto qui. Non ci sono spiegazioni complicate, motivi nascosti. Del resto è sempre così. Si pensa solo alle persone che ci interessano molto, che per un motivo o per l’altro ci intrigano, dalle quali ci aspettiamo qualcosa, qualcosa di sconosciuto, attraente, qualcosa che ci piacerà, ci cambierà, che ci farà migliori, o superiori, e farà scomparire tutti i nostri difetti, angosce, disperazioni. Per lei è proprio così. Questo è quello che si aspetterebbe da lui. Che lui le portasse e le regalasse tutte queste cose e che le desse la sua disponibilità totale. Che diventasse suo, una sua proprietà. Ecco perché, pur sapendo che è una storia senza speranza lei se la culla e la nutre e la coltiva. Perché solo lui ha quel potere, ha quei regali, felicità, sicurezza e soprattutto la magia, la fiaba. Solo lui ha quelle cose antiche dell’adolescenza. E solo lui può essere veramente amico e fratello. Ecco perché non lo vuole dimenticare. Anche se sa che questo accadrà inevitabilmente.
Così ha deciso. Ogni tanto si farà viva con lui. Per non dimenticarlo. Per alimentare il suo amore. Il suo non ricambiato amore.
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Elio Bolivari detto
Piace!
Qui tutta la violenza nella speranza della sua presenza, perseverando ad oltranza nell’inottemperanza alla ragione. Tutta la strapotenza dell’amore a prescindere dalla sua duplice consistenza.
Dianella Bardelli detto
mi piace molto il tuo commento; “la strapotenza della’amore”, dici, non ricambiato, aggiungerei; e poi forse l’amore è sempre a senso unico…quello che ho cercato di descrivere è il senso della mancanza, dell’assenza, cosa succede quando chi o quello che si vuole a tutti i costi non c’è… esiste ma non per noi.
Elio Bolivari detto
@Dainella: oh che bello, l’autrice! Bello perché posso complimentarmi direttamente con te. E complimentarmi sinceramente perché il tuo messaggio passa, chiaro ed efficace.
Nelle tue righe cogli la magia di sentirsi meravigliosamente vivi in situazioni canonicamente non rosee. Il carattere “monco” del rapporto da te descritto (l’asimmetria a cui mi riferivo nel mio precedente commento) che per molti è motivo di tristezza, di sconforto, di scoramento è per alcuni, per coloro che sanno ascoltarsi più profondamente, una fonte di vita una prova del non appartenere a quel’ingorgo di vite morte che ci circonda.
Mi ci sono riconosciuto.
Grazie!
Elio Bolivari detto
oops ho sbagliato il nome (invertiti “i” con “a”)…che figura..sorry!
Dianella Bardelli detto
il tuo secondo commento è ancora più graificante del primo!, che giunga al chi legge quello che uno scrittore cerca di dire è molto bello; sì la protagonista ha un certo grado di autoconsapevolezza anche nella sofferenza; il racconto fa parte di un romanzo breve intitolato “L’amore ingrato”, ancora inedito.
ciao
Elio Bolivari detto
In tal caso mi auguro di ri-leggerti presto in cartaceo con il tuo “L’amore ingrato”.
In bocca al lupo.
Ciao