La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

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Who is Ismail Kadare?

Pubblicato da sgolisch su settembre 27, 2010

Il 26 settembre 2010, a La Spezia,  è stato conferito a Ismail Kadare il premio “Lerici Pea” per la sua opera poetica.

Kadare, il romanziere albanese più conosciuto all’estero, ha ricevuto negli ultimi anni numerosi premi letterari tra i più prestigiosi d’Europa. Nel 2005 ha vinto la prima edizione dell’ International Booker Prize e nel 2009, in Spagna, il premio Principe delle Asturie. Nello stesso anno gli è stata anche conferita dall’Università di Palermo la laurea honoris causa.

Kadare, nato nel 1936 a Gjirokaster in Albania, vive oggi tra Parigi e Tirana. E’ un autore che si è affermato ormai a livello mondiale; fra l’altro, è stato candidato per ben quattro volte alla selezione finale per il Premio Nobel.

Ma chi è veramente Ismail Kadare?

Nel suo libro Il genocidio della poesia albanese, uscito recentemente in esclusiva in Albania per l’editore “Mësonjëtorja” di Tirana, e di prossima uscita in Italia, Francia e  Germania, Gëzim Hajdari, poeta albanese residente da molti anni in Italia, fa chiarezza su una delle figure più ambigue della scena letteraria internazionale. Ricostruendo passo per passo il percorso umano e letterario di Kadare durante la dittatura di Enver Hoxha, Hajdari dimostra come il mito del rifugiato politico, che lo scrittore ha costruito intorno a sé dopo essere “fuggito” nel 1990 dall’Albania in Francia, non corrisponda a verità.

Nello studio di Hajdari, che riporta passi del Kadare “dittatoriale”, il candidato al Nobel risulta un uomo senza principi e di basso profilo morale, che non soltanto ha tollerato il regime col quale è stato connivente, ma ha anche sostenuto attivamente sia come scrittore sia come funzionario di stato  una delle dittature più disumane nella storia del XX secolo.

Kadare esordisce nel 1964 con il romanzo Il generale dell’armata morta, che tutt’ora viene considerato  tra le sue opere più importanti e che ha reso il suo nome famoso in Albania e all’estero. Meno noto è il fatto che Kadare, nello stesso momento storico in cui analizzava i meccanismi della dittatura, abbia scritto anche versi di questo tipo: Respira velocemente./ Con gli occhi nervosi/ Si guarda intorno;/ Un collare verde/ Gli stringe la nuca muscolosa,/ Mentre cammina nel bosco con passi felpati./Gli usignoli sui rami lo scrutano con ammirazione,/ I bei cerbiatti abbassano le corna in segno di rispetto/ E se i lupi lo incontrano per strada/ si fanno da parte per farlo passare. (Kastriot Myftari: Gjyqi intelektual i Kadaresë, Buzuku, Pristinë, Kosovoë, 2008,p.444.) Sono parole che il giovane Kadare dedica al “cane del confine”, all’epoca simbolo sui generis della ferocia del sistema dittatoriale.

Nel 1966 Kadare scrive il suo famoso poema Le aquile volano in alto, che  viene elogiato dai critici come un inno allo stato e al partito comunista: Nel poema Le aquile volano in alto” di I. Kadare, la fondazione del Partito viene rappresentata come una grande fortuna per il destino del paese.(…) Lo scopo dell’autore è quello di esprimere la maestosità dell’opera del Partito.(…) L’idea del cambiamento storico che portò nel Paese la nascita dello stesso , viene descritto con una rara forza poetica.(J. Bulo, L. Kokona, K. Bihiku, Historia e Letërsisë Shqiptare të Realizmit Socialist, Akademia e Shkencave e RPS të  Shqipërisë. Istituti i Gjuhësisë e Letërsisë, Tiranë, 1983, p. 61.)

Secondo il critico Fatos Lubonja, Kadare avrebbe dedicato complessivamente circa 1200 pagine, tra poesia e saggistica, al dittatore Enver Hoxha. Cito alcuni versi particolarmente indicativi, i quali – fatto inquietante che fa cadere una luce cupa sugli intrecci tra i regimi comunisti e le sinistre in Europa – nel 1977 furono tradotti e divulgati dalla Rai in Italia: “Questo è il mio canto per te/ Nel tuo venticinquesimo autunno/ sia come la rosa rossa sulla canna di un fucile.

“La nascita del Partito”: Un partito marxista-leninista/ valoroso e robusto/…/ sottoscritto dal compagno Enver Hoxha/ in cui il nome salga/ sempre più in alto/ sullo schiamazzo dei traditori//all’Albania/ finalmente è nato un figlio.

Tutto ciò, ovviamente, grazie al Partito comunista: Con te mi sento alto come le montagne,/ Senza di Te, mi sento piccolo come una formica. (La poesia degli albanesi. traduzione di Joyce Lussu, ERI (Edizioni Rai radiotelevisione italiana, Torino 1977). p. 125,130,134,138.

In occasione del 15° plenum del comitato centrale del PCA, che si tenne nel 1965 a Tirana, Kadare dichiarò: Noi scrittori e artisti che siamo stati invitati in questo plenum insieme ai nostri compagni aspettiamo con impazienza di leggere i suoi atti e siamo molto felici che il nostro lavoro diventi l’oggetto di questa riunione straordinaria e importante.(…) Ci sentiamo felici perché il partito ha preso a cuore il problema della Letteratura e delle Arti.(…) Gli anni passano, come ha detto il compagno Mehmet Shehu ( Primo Ministro) e quello che non è stato fatto oggi, sarà  difficile fare domani.(Fatos Arapi: Kujtohem qëjam. Marin Barleti, Tiranë,1997, p.163)

In altre parole, Kadare auspicava una sollecita epurazione. Naturalmente nella sua vasta opera non possono mancare le soliti lodi a Lenin: Fa niente:/ che possa esservi Illic/ in mezzo ai paesaggi che sogno./ In mezzo alle strade, nei campi quieti,/ dove rumoreggia una quercia, dove scorre un fiume./ Perché Lui che affronta le tempeste,/sulle strade piene di venti d’ottobre/ s’innamorò delle bellezze di questo mondo. (I. Kadarè, Shekulli im, Naim Frashëri, Tiranë 1961. p. 121). A Stalin invece dedica un poema dal titolo La primavera di Stalin che recita: Il mazzo di fiori che porto tra le mani/La Sua morte mi rammenta di nuovo./ Oh, scruto questi fiori intristiti/ Fiori per la sua statua/…/ O Stalin, nuove canzoni in ogni primavera/ io per Te scriverò. (I.Kadare:Shekulli im, Naim Frashëri, Tiranë,1961,p.121)

Parole e versi che non lasciano dubbi.

Chi si esprime con una tale enfasi – o per convinzione vera o per puro cinismo  -  è più di un opportunista e merita infatti l’appellativo di sostenitore del regime. In breve, si fa parte integrante di una politica contro l’umanità. E’ vero che in ogni dittatura esiste una zona grigia di acquiescenza al regime, la tentazione di sopravvivere silenziosamente, senza compromettersi troppo, senza perdere del tutto la propria dignità. Tuttavia Ismail Kadare, colui che, già intimo di Enver Hoxha, dopo il crollo del regime fece di tutto per crearsi una nuova identità da dissidente politico,  non appartiene a questa zona, è anzi  riconducibile alla stretta cerchia di persone che determinarono, con parole e azioni, il regime Hoxha.

La figura di Kadare, del resto, non costituisce il tema principale del libro di Gëzim Hajdari che dedica la sua ricerca alle vittime del regime albanese, a tutti gli uomini e le donne che sono stati perseguitati, torturati e che hanno perso la vita per una parola sbagliata, un verso con il quale avevano cercato di affermare l’umanità in tempi bui.

Ismail Kadare invece che scrisse che la verità non apparteneva alla Bibbia ma al Partito Comunista, non è mai stato uno di loro, ma anzi, all’epoca, il loro nemico dichiarato.

6 Risposte to “Who is Ismail Kadare?”

  1. Susanne Detering detto

    Grazie Stefanie, Grazie Gezim!
    Il Premio Nobel a questo – mai!
    Susanne

  2. sgolisch detto

    Danke, meine liebe Susanne…

    Spero vivamente che questo tema possa interessare a tanti lettori!
    Trovo che sia vergognoso che l’elaborazione della fatale eredità dei ex paesi communisti in occidente avvenga così lentamente, così distrattamente.
    Quei poeti che non hanno esitato di comporre delle poesie in onore di Stalin vanno chiamato per nome e cognome.Può essere valido l’opera di un tale autore o non è così che ha macchiato irrevocabilmente tutta la sua opera e il suo nome?
    Non è pensabile nelle nostre antologie e nei salottti letterari di nominare un poeta che avesse composto le lodi di Hitler. Di Stalin invece si, eccome, lo fece tranquillamente anche Bertold Brecht!
    Perché? Siamo forse troppo intrecciati noi? Dovremo forse anche noi elaborare una parte della nostra storia (intendo quella dei paesi occidentali in generale,l’atteggiamento, all’epoca, verso i paesi dell’est da parte delle sinistre d’europa.)
    Consiglio vivamente a tutti la lettura di Varlam Salamov, edito recentemente da Adelphi e, in futuro, naturalmente l’inquietante libro di Gezim Hajdari!

    Saluti e domande

    Stefanie Golisch

  3. ilburchiello detto

    Ben vengano queste informazioni. Grazie molte.

    Tuttavia due riflessioni:
    1- dall’articolo non si sa se Kadarè abbia mai preso posizione rispetto al suo passato.
    2- va bene fare i conti col passato, ma non cadiamo nei trabocchetti di certo revisionismo fascistoide odierno. i crimini dei regimi comunisti in europa sono certamente stati abominevoli, tuttavia non mi piace equipararli a pie’ pari con quelli del nazismo.
    il nazismo è salito al potere per quello che era, chi votava hitler sapeva bene che cosa c’era da aspettarsi. ben altre erano la storia e il significato dell’ideologia comunista per chi ne attendeva l’avvento, che poi sia andata come sia andata non vale a cancellare queste premesse. E anche dopo che è andata come è andata, deportare chi si oppone al regime e deportare chi appartiene a un altra razza, restano abominii entrambi, ma con le loro differenze.

  4. Marjan Bunaj detto

    Non sono il solito a scrivere sul web, ma è irritante che uno che si definisce poeta ne parli in questo modo per uno che poeta l’ho è e pure grande. La ricerca delle mostruosità del regime komunista e diventata uno sport pratticato da molti. specie da quelli che non hanno capacità analitca e metodo scientifico di fare un lavoro serio. Io l’ho visuto in pieno la reppressione komunista. Kadare faceva parte della nomenclatura ma scriveva allora e per fortuna scrive ancora. Le sue opere sono state valutate in tutte le istance e molte definite capolavori. Io personalmente per quello che valle lo ringrazio ad essere sopravisuto. a Gezim Hajdari li auguro di diventare poeta un giorno e ne sono sicuro che non la penserà più cosi. Se ha la passione di fare ricierca non serve che si scervelli tropo. veda la klase dirigente odierna in Albania. e piena di riciclati o dei loro fantini.

  5. Marjan Bunaj detto

    Gezim Hajdari su questo studio sembra che sia davanti alla commissione della valutazione dello status di rifuggiato nel 93 quando approdo in Italia. Raccoglie pezzi di realtà creando un colazh più credibile possibile per ottenere il permesso di soggiorno. E triste che dopo quasi vent’anni con lo stesso spirito butta fango su una delle figure di vanto della cultura albanese. Per affermarsi come poeta o creativo dimostri ai lettori cosa è in grado di fare.
    Noi albanesi dobbiamo smetterla di farsi del male da soli. Gia la storia non e stata molto indulgente con noi.
    Vogliono tutti apparire come veterani della lotta per la democrazia che di “eroi” ne ha prodotti fin tropi. “Eroi” che ci sono impossessati del potere senza alcun merito. Con una logica proditoria stano saccheggiando la martoriata nazione albanese. Gezim fa parte di quelli che non ci sono riusciti ad entrare nella nuova classe dirigente ed ha preso la via del immigrazione suscitando la pietà dei occidentali che valutano le deficienze intellettive come effetto della dittatura. La sua affermazione deve cercarla tramite i suoi editori fornendo opere che potrà fare solo dopo aver e smesso di piangere.
    Chi non lo ha vissuta la realtà albanese del epoca socialista, per quanto possa aver capacità analitica e fantasia rimane sempre privo di strumenti valutativi per definire cause ed effetti delle mostruosità compiute.
    L’impegno politico di Badare, sono sicuro che è stato imposto come alternativa di una fine atroce. Da giovane e stato scelto e preparato a far parte della nuova intellighenzia proletaria. Le sue capacità intellettivi e creativi ci stavano stretti nella gabbia dei principi del realismo socialista. Ciò ha favorito una peculiarità del suo stile narrativo scrivere tra le righe a colpi di fioretto, sfuggendo miracolosamente alla spada dei censori sanguinari. Ha accettato d’essere inquadrato nelle istanze della nomenclatura in ruoli marginali e senza alcuna facoltà decisionale. La sua popolarità acquisita con maestria e non senza aiuti nell’opinione letterario mondiale e stata sfruttata al massimo dal regime di Hoxha per aumentare la sua fama come l’unico difensore della dottrina marxista leninista. Ad innalzare il suo culto d’individuo. Questo e altre angarie erano il prezzo che Kadare doveva pagare per poter, non solo continuare la sua opera magistrale, ma a sopravivere fisicamente. La storia socialista del Albania e pieno di esempi di atrocità nei confronti di intellettuali di rango molto inferiore che sono stati deportati imprigionati ed uccisi. Senza la minima facoltà di diffondersi. Kadare merita il Nobel solo per la strategia che ha creato e attuato per sopravivere con dignità ad una dittatura senza pari o quasi.
    Se esistesse un premio per la capacità di piangersi a dosso e fare la vittima lo proporrei per Gezim Hajdari.
    Scusate per il mio italiano ma questo un difetto mio e non imposto dal fu regime socialista sanguinario di Enver Hoxha.

  6. Ana detto

    @Marjan Bunaj…il tuo italiano non ha niente di cui scusarsi, è molto ampio e ricco come linguaggio, cosa che lo trovi poco anche negli italiani stessi.
    Ritornando al tema, purtroppo i miei studi in Albania sono stati brevi, di conseguenza anche la conoscenza della letteratura non è ampia quanto vorrei ma nonostante ciò conosco bene i nostri poeti e scrittori e Ismail Kadare direi che tra quei poeti che ti emoziona con le sue poesi e i suoi romanzi. Saranno a volte difficili da capire ma è quello la vera sfida che le sue letture offrono e mi sembra una lotta persa all’origine il cercare di definirlo come “traditore” della patria come tanti erroneamente fanno. Chi sa apprezzare veramente le sue opere sa andare oltre i suoi pregiudizzi. Forse per coloro che non sono albanesi è difficile cogliere l’essenza di queste opere, cosa che a me succede con gli scrittori italiani dei quali ne riconosco la grandiosità delle opere ma spesso non mi trasmettono niente.

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