La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Che figura! L’anastrofe

Pubblicato da paolocacciolati su settembre 30, 2010


Godere dell’inversione, del capovolgimento, dominare la scena mentre il mondo si ribalta, come S.Pietro in questa tela di Caravaggio, dove c’è una rappresentazione esemplare dell’anastrofe.
San Pietro è raffigurato in un momento particolare del suo martirio, mentre i serventi si affannano per sollevare la croce. Il genio del Caravaggio sta, anche, nello scegliere il momento da rappresentare. E la scelta cade sul momento che esalta il ribaltamento delle aspettative. Il momento in cui il corpo di S. Pietro sta per essere rovesciato, in una sorta di suggestiva anastrofe visiva, per la volontà dell’apostolo di differenziare la sua dalla crocifissione del Cristo.
L’anastrofe come ribaltamento, come inversione, di parole, di sintagmi, ma anche di immagini, codici etici, valori e consuetudini.
Nei rétori d’ogni tempo l’anastrofe è vista come atto di ribellione, di cambiamento di prospettiva, di pensiero laterale, di rivoluzione dell’ordine costituito.
Forse non a caso un prototipo dell’ultraconservatorismo come Cicerone nel suo Rethorica ad C. Herennium definisce questa figura come perversio, realizzatrice (con la gemella dell’iperbato) della transgressio, perturbazione del normale ordine delle parole (e quindi del mondo).
Già, la gemella dell’iperbato. Dopo Cicerone i retori hanno profuso fiumi d’inchiostro sulla questione se anastrofe e iperbato siano essenzialmente la stessa figura, o invece una il genere e l’altra la specie. Solleticamenti che mi appassionano poco.
Quanto alla carica trasgressiva in ambito letterario, ho qualche dubbio. Di seguito ecco uno degli esempi di anastrofe più citati in poesia, esempio che non mi pare avere tutta questa valenza rivoluzionaria.

Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
quel raggio di sole da nuvoli folti,
traluce de’ padri la fiera virtù

(A. Manzoni, Adelchi)

Per non parlare degli ormai ragnatelati modi di dire, come “cammin facendo”, “eccezion fatta”, “nessuno escluso”, “a Dio piacendo”.
Bah, costruzioni dal retrogusto rancido.

E quindi? Vale la pena di perder tempo su questa figura?
Forse sì, quando si abbandona la volontà di lavorare sulla funzione stilistico-retorica, con esiti da patina classicheggiante, per ricercare un maggior risalto semantico alla parola che, per effetto dell’inversione, va ad occupare una posizione metricamente rilevata in inizio o in fine di verso.

Come qui:
dell’anno e di tua vita il più bel fiore
(G. Leopardi, Il passero solitario)

O qui:
è così che il mio dono
t’offroquando sei triste

(U. Saba, A mia moglie)

Certo, qui la differenza con l’iperbato (inteso come cambio di sequenza sintattica di un certo numero di parole all’interno dell’enunciato) è proprio come ….la linea d’ombra.

14 Risposte to “Che figura! L’anastrofe”

  1. Mario Bianco detto

    Caro Paolo, il discorso tuo, quanto mai, apprezzo,
    poich’io non leggea simil sentenze da buon pezzo…

    Dell’iperbato, poi,
    sempre mi son giovato.

    Dell’anastrofe, invero, vuo’ tacere
    giacché meglio di me tu sai valere!

    Il dipinto poi è davvero un capolavoro,
    o meglio, sono sempre stato molto colpito dal fatto che
    più che il martirio del povero Pietro, che non pare troppo soffrire, mi sembra che il dipinto sia dedicato agli sforzi dei serventi ( dei poveracci..) che fanno un fatica immane per issare la croce. Quello, poi, ranniccihato sotto la croce s’inarca, crea una notevolissima tensione sta puntando anche i piedi!

  2. Qualche esempio notissimo:

    “baciò la sua petrosa isola Ulisse”.
    “a noi prescrisse / il fato illacrimata sepoltura”.

    Ugo Foscolo, “A Zacinto”

    Giorgina Busca Gernetti

  3. mbaldrati detto

    Per me il quadro è un capolavoro per la luce, sempre superba in Caravaggio, persino più dei fiamminghi, i grandi maestri della luce, e la grafica perfetta, i corpi che formano come una spirale che gira in senso orario intorno alla vittima (che pare non soffrire, ha ragione Mario). Per lo sforzo, che traspare da ogni particolarer di tutti i corpi (compreso Pietro), ho sempre pensato che è come eccessivo rispetto all’opera, ha come dire un che di teatrale, di rappresentativo, e mi ricorda una famosa foto del fotografo di guerra Joe Rosenthal, dove l’impegno dei marines è chiaramente eccessivo per il compito di issare una bandiera:
    http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/USAProsenthal2.JPG&imgrefurl=http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/USAProsenthal.htm&usg=__dSRrZv_rLCfZmjqoQ-gPh9hzHsc=&h=521&w=410&sz=38&hl=it&start=0&zoom=1&tbnid=uNu7QLL-FpGm9M:&tbnh=130&tbnw=102&prev=/images%3Fq%3Djoe%2Brosenthal%26hl%3Dit%26sa%3DG%26biw%3D1020%26bih%3D539%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1&itbs=1&iact=hc&vpx=118&vpy=46&dur=16&hovh=253&hovw=199&tx=119&ty=133&ei=cjukTIW5Jcm74gbOpL3zDA&oei=ZjukTNLPJYPGswashYSiCA&esq=3&page=1&ndsp=16&ved=1t:429,r:0,s:0

    e, Paolo, “ragnatelati modi di dire” me lo sono proprio segnato.

  4. @Mario
    Touchè, al centro del dipinto ci sono gli sforzi dei serventi, quella corda tesa che scava nella schiena, contrappunto alla calma dispositoria dell’Apostolo.
    ciao!

  5. @G.B.G.
    Ciao Giorgina, grazie per questo mirabile esempio!

  6. Grazie a te, per il bellissimo post.
    Caravaggio e Foscolo sono tra i miei grandi amori.
    GBG

  7. @Mauro
    Grazie, sono felice che il mio post non ti paia “ragnatelato”.
    E altrettanto felice la comparazione con quella foto dei marines…
    ciao

    p.

  8. robertobugliani detto

    Un problema che si pone è: quale poeta nella poesia contemporanea utilizza più queste ed altre consorelle figure retoriche? E dunque: queste figure appartengono a una certa versificazione, a una certa strutturazione ritmico-sintattica ormai ritenute ferramenta del passato (come del resto tutti gli esempi addotti parrebbro far pensare), o hanno valore ancora attuale? Mi pare che molto dipenda dalla poetica del singolo autore. Ma mi pare anche che la poesia contemporanea, nel suo affanno di assomigliare sempre più al parlato, si sia impoverita considerando come praticabili perlopiù solo paragoni e metafore. E’ questo il risultato della tarda (o post)modernità?

  9. L.R. Carrino detto

    Beh, io penso sia estremamente attuali. Ma non nella poesia, bensì in narrativa.
    Soprattutto in Tranche de vie, ma anche testi in prima. E’ molto facile trovare l’anacoluto e l’iperbato. Fanno un po’ “parlato”, “colloquiale”.

  10. Ringrazio anche Roberto e Luigi per le interessanti osservazioni, e, sì, forse è meglio frugare nella narrativa…

  11. sparz detto

    ὃν θεοὶ ϕιλοῡσιν ἀποθνήσκει νέος

  12. per quelli che odiano il greco: muor giovane chi è caro agli dèi.

  13. paolocacciolati detto

    c’è sempre tempo per diventare caro agli dei…

  14. Se si attende troppo non si è più coerenti con ciò che afferma Menandro nel celebre frammento citato da Sparz!
    GBG

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