Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Heinrich von Kleist ( 18.10 1877-21.11.1811) in memoriam
Un sogno – che altro?
Heinrich von Kleist, Il principe di Homburg
Qui finisce la sua vita.
In un prato sulle sponde del Wannsee, all’epoca non lontano da una locanda dove i berlinesi amavano fare la gita domenicale. Un posto tranquillo, nel verde, che Kleist, il drammaturgo, trasforma in un teatro. E’ qui che decide di mettere in scena l’ultimo atto di un lungo e complesso dramma nel quale un unico protagonista, Kleist stesso, incarna tutti i ruoli. Quello del suicida è l’ultimo di questi, il compimento: con esso egli si rivela finalmente – e cancella per sempre – l’essenza del suo io.
Mi scuso tramite queste righe con i lettori di “Pro/vocazioni”, la rubrica di interviste a scrittori e poeti che a quanto pare riscuote un certo successo.
Negli ultimi mesi sono stato impagnatissimo nello scrivere due libri: uno dovrebbe intitolarsi “La passione del calcio” e uscirà in primavera con la Perdisa di Luigi Bernardi. L’altro l’ho dovuto scrivere a tempo di record (un mese) perchè esce per questo novembre. Inaugura una collana di narrativa “spuria” per la casa editrice barese Caratterimobili. Titolo del mio romanzo “1975″, bollentemente autobiografico. FK a quattordici anni, nella Milano delle Molotov e soprattutto dei giovani mandati al macello – come da “buona, secolare tradizione”. Sono arrivato a fine stesura con la lingua di fuori, senza aver fatto nemmeno mezza giornata di vacanza, e con un sacco di arretrati, soprattutto le interviste – a cui tengo molto – di “Pro/vocazioni”, una creatura di Fabrizio Centofanti e mia che mi riempie d’orgoglio, benchè certi soloni qui presenti abbiano paragonato le mie domande a quelle di Marzullo. Beh, meglio Marzullo di uno che quando scrive di un desaparecido come Antonio Pizzuto ti rende la lettura ancora più ostica. Magari non nelle scene di sesso: lì, per farcela un pò più chiara – si fa per dire- avrebbe usato – invece di “fottere una fica”, l’elegante e tranviaria espressione “obliterare una fessura a stampa d’estasi.” Cosa crede questa gente, che qui si dorma, che si legga l’Almanacco di Topolino? La cultura contemporanea è fatta di alti e bassi, di pop e di Anton Webern. No di certo di un Luigi Nono, che ebbe solo il gran culo di sposare la figlia del genio Schoenberg. La letteratura noi la facciamo nel 2010, con sangue dolore – malore- e lacrime, questo dev’essere chiaro; e per quanto è vero Iddio, e come dice la Philips, “siamo fatti per durare.” Ma si sa, se qualcuno ha voglia di polemizzare la mia porta è sempre aperta. Anzi, spalancata. Non pretendo di convincere nessuno del mio valore: mi accontento di confonderlo.
Per finire (in Unità Coronarica) un bell’infarto. Colpa anche di una vita sregolata.
A breve dunque riprendo la pubblicazione delle interviste, più grintoso di prima; alcune sono assolutamente da non perdere. Devo stabilire le date, comunque riparto col grande Franco Buffoni e raddoppio col mio amico personale – e poeta senza se e senza ma – Martino Baldi.
Sono ricco Ho consumato il mio sangue sperperandolo Gregory Corso – da “Alba”.]
Sono nel reparto salvezza.
Sull’ambulanza m’ero dato
buone chances, come al calcio.
Oh vita ripresa dentro le dita
di un bambino, io sono sabbia
della spiaggia, entro agli occhi,
e un’onda non arriva al padre mio.
Tu leone marino della mia vita.
Stavo per farti il sorriso dolce
che ti attendo da sempre.
Ma se Dio non c’è non rideremo.
Se però c’è, rideremo di tutta questa
inutile disperazione, che batte
soprattutto nel petto dei migliori.
Dopo due settimane e un cuore
che pompa come un cazzo umido,
accarezzato dalla fica tua, io muoio
di energia, amore. Fermatevi, carogne, stronzi.
Leopoldo è di fronte all’ingresso di un edificio squallido, di colore scuro, o forse è solo la notte che rende tutto triste e tenebroso. E’ attratto dalla porta aperta; scende dalla bicicletta, l’appoggia al muro e, varcata la soglia, comincia a percorrere un lungo corridoio completamente spoglio. Sente rumori strani e sinistri che si susseguono ininterrottamente, come un rosario di colpi sordi. Alla fine del corridoio c’è una porta chiusa: è da lì che proviene la litania dei suoni. Leopoldo è intimidito: che ci sarà là dietro? quale spettacolo lo aspetta? Leggi il seguito di questo post »
Santo Stefano Belbo. Ci sarà anche il medico acquese Gianfranco Morino tra i vincitori del Premio “Pavese 2010”, nella giornata di gala in programma alle ore 18 di sabato 28 agosto, presso la casa natale.
Ma, prima di soffermarci sul nostro concittadino, impegnato a Nairobi, nell’ambito delle iniziative World Friends, non possiamo non segnalare l’interessante preludio alla manifestazione di sabato 28 (ore 21.30, Cortile dell’Agriturismo Gallina, appena fuori il paese).
Grande l’attesa per l’incontro di cui sarà protagonista Margherita Hack, chiamata a dialogare insieme con Giovanna Romanelli (presidente della Giuria del Premio) sulle stelle e sulla luna, partendo dall’opera pavesiana. Ospite della serata anche la poetessa Maria Luisa Spaziani, che ricorderà lo scrittore delle Langhe e leggerà alcune sue poesie ispirate a Selene e alle stelle. Leggi il seguito di questo post »
Mario dal suo studio riceveva ordini e trasmetteva informazioni al suo grande amico Ferruccio Parri, il personaggio di primo piano nella Resistenza che aveva organizzato e dirigeva da Milano ed era detto “Maurizio”. La sua figura emerge e si afferma nel momento cruciale della lotta per la libertà a cui conferisce prestigio sopra tutto per la coerenza della sua vita esemplare, la sua alta statura morale, oltre che l’esperienza tecnico-militare acquisita come ufficiale di stato maggiore durante la prima guerra mondiale, più volte decorato.
Veniva dal Partito d’Azione a cui aveva dato l’impronta di ultimo partito del Risorgimento, non classista, che fu sciolto subito dopo la liberazione quando Parri divenne presidente del Consiglio, essendosi esaurito il compito delle formazioni combattenti di Giustizia e Libertà. Leggi il seguito di questo post »
Dopo i fatti del Gunong Tahan – e la scoperta che il Bidello d’oro non era affatto morto, grazie alla faccia di bronzo resistente agli urti – Giulio da Padova decide di tenere una conferenza stampa in cui mettere i puntini sulle i – una sua specialità – in tema di scuole di scrittura. Ritiene, infatti, che la vicenda possa nuocere gravemente alla reputazione dei maestri autentici, quelli che lavorano nel campo da una vita. Ha scelto come sede una sala prestigiosa al Campidoglio, per dare più risalto alle precisazioni. L’ambiente è sfarzoso: sedie imbottite di velluto rosso, un tavolo di noce e un soffitto alto che aggiungerà solennità alle sue parole. Leggi il seguito di questo post »
Riporto il conciso risvolto di copertina di questo libro per soddisfare i lettori curiosi delle trame. «La città di Bari. Il momento gli anni Ottanta. Il denaro corre veloce per le vene del Paese. I tre adolescenti che si aggirano per le strade di questo libro hanno in corpo una sana rabbia, avvelenata dal benessere e dalla nuova smania dei padri. Si azzuffano e si attraggono come gatti selvatici, facendo di ogni cosa – la musica, le ragazze, le giornate – un contorto esercizio di combattimento. Ma negli angoli dei quartieri periferici li aspetta il lato in ombra di quel tempo che luccica: qualcosa che li costringerà a mettere in discussione le loro famiglie, i loro sentimenti, e perfino se stessi. Ci metteranno vent’anni per venirne a capo»
La storia in una narrazione, come si sa, lungi dall’essere una benevola concessione al lettore è il momento in cui un significato tocca terra. Qual è il significato segreto di questo libro? A me è sembrato Leggi il seguito di questo post »
Il romanzo “Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi” (Fandango) di Maurizio de Giovanni comincia in una mattina napoletana sopravvissuta alla pioggia. Siamo in pieno ventennio fascista, il clima di oppressione si sovrappone alla povertà dei quartieri bassi quando, ai piedi dello scalone che porta a Capodimonte, viene trovato il cadaverino grigio di un bambino. È Matteo, Tettè, scugnizzo affidato alla sorte, spesso cattiva, che tocca ai miserabili. C’è chi vuole chiudere il caso imputando la morte agli stenti, ma Ricciardi non è convinto, fa partire le indagini e le prosegue personalmente.
In questo quarto libro del ciclo del commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni dà ulteriore prova della sua sensibilità di autore, grazie a una prosa capace di imprimere nel lettore la disperazione e il male con intensa delicatezza. Una scrittura pulita, fluida, scorrevole come la pioggia che bagna le pagine, malinconica come questo autunno lontano in cui tutto sembra rarefatto: i segreti, i peccati, i sospiri d’amore. Ecco come ha risposto all’intervista…
Cielo di lardo. Di Guido Oldani
Milano, 11 ottobre 2010
Sabato 16 Ottobre presso Arteelite in via Alessi, 11- zona Navigli a Milano, alle ore 17,30 – all’interno della mostra Il segno e l’altrove : Mario Di Giulio, Fernanda Fedi, Gino Gini, Walter Valentini (9 – 27 Ottobre) – Amedeo Anelli e Guido Oldani parleranno intorno al Cielo di Lardo di Guido Oldani (Mursia, 2008). Leggi il seguito di questo post »
Cosa sia successo, Leopoldo non lo sa: era seduto al tavolo del pub quando ha sentito un colpo alla testa, ha perduto conoscenza e adesso è qui, legato e imbavagliato in una stanza senza mobili dalle pareti bianche e il soffitto più basso del normale, al punto che sente sopraggiungere un attacco di claustrofobia. Davanti a lui, un uomo vestito di nero con un cappello a visiera gli toglie lentamente il bavaglio dalla bocca:
- Andiamo al sodo: lei sta diventando pericoloso per l’organizzazione.
- Quale, se posso permettermi? Leopoldo è turbato, comprensibilmente.
- Siamo un’agenzia privata che lavora per le scuole di scrittura. Ormai pubblica chiunque, per cui sono richieste alcune regole che noi facciamo rispettare, costi quel che costi. I libri degli autori che non accettano il sistema vengono bruciati. Leggi il seguito di questo post »
Erano in tre, seduti a un tavolino rettangolare da quattro – due su di un lato e il terzo sull’altro –, indossavano pantaloni di cotone scuro e camicie a maniche corte bianche. Tenevano le giacche sulla spalliera delle panche. Ammassate l’una sull’altra.
“Dobbiamo liberarcene” stava dicendo il meno grasso. Erano tutti e tre obesi.
Avevano dita obese, colli obesi, polsi obesi, e sui polsi obesi portavano orologi in metallo dorato – o forse d’oro vero e proprio – che di tanto in tanto si rigiravano con nervosismo tra le dita.
“Non ce n’era bisogno se qualcuno non faceva la cazzata.”
Il più grosso dei tre, che se ne stava affondato sulla panca dirimpetto agli altri due, lanciò un’occhiata di rimprovero al tipo che aveva appena parlato. Leggi il seguito di questo post »
Il mondo che non c’è (… e forse non c’è stato mai). Salvatore Salvatore, Figli dell’allodola, con una Presentazione di Francesco D’Episcopo e le illustrazioni di Giovanni Spiniello, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2010
Il Sud è sempre quello di un tempo oppure è cambiato in maniera irreversibile? E’ la domanda che il poeta irpino si pone in prima istanza e per rispondere alla quale si mostra subito intento a rammemorare, calmo e quasi assopito in un disegno di oniria lirica, un tempo che forse non c’è mai stato e che oggi non è più presente se non nei ricordi di una gioventù trascorsa.
Dopo il successo del “Il diciottesimo vampiro”, Claudio Vergnani torna in libreria con un nuovo volume pubblicato ancora una volta da Gargoyle. Il titolo è “Il trentaseiesimo giusto“
Vergnani fa muovere questi suoi particolari vampiri (che nulla hanno a che fare con gli odierni “personaggi twilightiani”) tra le maglie di un romanzo piuttosto corposo. Sono esseri fastidiosi, letali, di cui è necessario sbarazzarsi in tutti i modi… ma che, di conseguenza, da cacciatori diventano cacciati.
Mostri e vittime, al tempo stesso. “Pensavamo di aver smesso di uccidere i vampiri, ma abbiamo ricominciato a farlo. Ora che è accaduto quel che è accaduto, è quasi un mestiere. Non devi più nasconderti per cacciarli. Sono reietti, emarginati, abbandonati dai loro stessi Maestri. Le retrovie di un esercito allo sbando. Non c’e’ posto per loro. Ma nemmeno per noi. E la loro presenza giustifica in qualche modo la nostra. La loro mancanza di un futuro si intreccia con la consapevolezza della nostra quotidianità di speranza, e le loro azioni prive di un fine si sovrappongono al nostro gesticolare che e’ ormai soltanto uno stanco, sfiduciato reagire senz’anima. Loro e noi. I vampiri e i cacciatori. Una battaglia senza onore né gloria tra disperati, dove in mezzo stanno le prede innocenti. E forse c’è più colpa in noi, che possiamo scegliere, che in loro, schiavi di una sete che non possono spegnere. Loro sono assassini nati, noi l’estrema difesa, sempre sull’orlo dello sfascio. Ma in qualche modo ambiguo e discorde, nell’inconsapevolezza innocente dei semplici, siamo anche il fioco brillare di una speranza di un imprevedibile, brevissimo, insperato momento di giustizia”. Leggi il seguito di questo post »
Da noi si iniziò a costruire di fronte al sorgere del sole e della luna. Si costruì sulla porzione di collina tracciata dal loro andare, assecondando la forma e i rilievi dell’altura. Tra gli angoli dell’alba e del tramonto.
Si costruì di fronte a dove spiccano il loro balzo giorno e notte per strofinarne i sensi e attingerne il segreto.
Fu questo il nostro approccio organico alla terra. Quell’uomo sentiva, nella proiezione di quel cielo su quella collina posta tra tre torrenti e un fiume, la sostanza di se stesso, la sua forma innata.
Fu per scoprire la sua immagine che quell’uomo adottò quella terra ancora incolta come suo Eden, come sua madre, come sua materia. Dopo luoghi infidi e cose adultere quell’uomo trovò un punto fermo dove edificare. Dopo essersi spostato di terra in terra scavò le sue case nel tufo eruttato dal Vulture, e con le pietre rotolate dall’Ofanto le chiuse ai lati e fece le facciate. Leggi il seguito di questo post »
Claudio Damiani, Poesie, Marco Lodoli cur., Fazi Editore
Il fico sulla fortezza
ha vita molto precaria
perché quando faranno i restauri
sarà certamente tagliato.
Però sta tranquillo sotto la luce del sole
distendendo il suo ampio mantello
disuguale, incurante dell’estetica,
se ne frega di stare così in alto
non soffre di vertigini
si lascia accarezzare
dalla luce e dalle brezze tiepide
sente la nebbia, sente gli uccelli
che parlottano tra i suoi rami. Leggi il seguito di questo post »
“Cuore comune” peQuod 2010, è il titolo della prima raccolta poetica di Renata Morresi, libro in sei sezioni, che sono una summa del suo lavoro con le parole. Diverso e ampio il respiro di questi testi a segnare una ricerca che mai abbandona una propria coerenza e ha in sé potenzialità tutte da esplorare. Nella nota di copertina Massimo Gezzi sottolinea: “un dettato teso, percussivo, trapunto di versi anche brevi interessati da un disinvolto plurilinguismo, dove spesso uno scarto minimo del significante spalanca voragini di significato”.(1)
Il segno di molta poesia è la pazienza con cui si lavora con le parole, il duro rendere conto del poeta di una realtà che sembra scavalcarlo lasciandolo in una sospensione dove difficile è trovare al loro posto tempo e spazio: “ infine fuori/ comincia chiunque/ tutto era spazio dopo e quando […]”; e subito, entrando nel vivo, toccando il segreto delle immagini “sola tra-/ sparire, vibrare/ di più- / ma appesa alla finestra/ (credo che sappiate come resta appesa al vetro)/.” Leggi il seguito di questo post »
Suppongo che il titolo di questo post farà incazzare come una bestia Raul Montanari.
Anzi, no, meglio scrivere farebbe incazzare come una bestia, Raul Montanari. Scrivo farebbe perchè figurati se Raul Montanari si mette a leggere questo post. E comunque ora ho poco tempo per ragionare sui modi verbali, veramente ho sempre meno tempo per fare qualunque cosa: dico, possibile che più si invecchia e meno si ha tempo per tutto? Così scrivo questo post di getto, dopo aver letto di getto questo romanzo giovanile di Raul Montanari preso di corsa ieri sera nella piccola ma agguerrita biblioteca del mio paese (agguerrita perchè la capo bibliotecaria è una mia vecchia amica appassionata di questi scrittori di gialli non gialli alla Raul Montanari e ha piazzato vicino all’ingresso uno scaffale di legno bianco intitolato “Primizie” dove lascia le preziosità che scova chissàdove, tipo questo semisconosciuto romanzo giovanile di Raul Montanari che dovrebbe essere la sua opera prima).
Ammetto che non è corretto parlare di romanzo giovanile a proposito di un autore che è tutt’altro che vecchio Leggi il seguito di questo post »