Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Perle, 280 sublimi strafalcioni scolastici, ovvero c’è del genio nell’ignoranza crassa
di Gianmarco Perboni
Rizzoli 2010
11,90 euro
Perle e pirla, il gioco di parole è talmente semplice che riuscirebbe anche agli studenti di cui si narra in questo scrigno di “maialate scolastiche” (il termine me lo suggerisce la copertina).
Gianmarco Perboni (Cuore e De Amicis, ma al peperoncino) esce in libreria con la sua seconda raccolta, dice d’averlo fatto per soldi, non stento a crederlo. E’ una lettura veloce, ridi per non piangere, piangi se pensi che qualche perla potrebbe essere scappata a tuo figlio, ridi perché a scuola non ci va più e, al massimo, le tue perle vengono raccolte su facebook. Confesso di fare una simile carognata, salvando intere videate di errori e orrori, e non lo faccio nemmeno per soldi! Leggi il seguito di questo post »
Born to be wild, eseguito dal gruppo americano Steppenwolf nel 1968 e inserito nella mitica colonna sonora di Easy Rider (1969), è considerato da molti il primo pezzo heavy metal della storia. In effetti è il primo testo conosciuto dove compare questa doppia parola. In seguito è diventato una sorta di inno di tutti i bikers del mondo. La strada, il viaggio, la libertà, la potenza del suono e della natura ne fanno una sorta di manifesto della nuova frontiera. Leggi il seguito di questo post »
Canto con i tuoi petali in gola
signora del sentiero, antitesi del giglio,
vetro che vibri di tutti i suoni del mondo,
nuvola che appare sulle città maledette,
legno che presiedi i patiboli,
ferro forgiato dai lampi,
o rosa mistica,
preserva la nostra voce,
non restituirci
alla bianca sequenza delle ore morte
rendi fertile questa miseria
insegnaci una lingua
che questo secolo comprenda
oppure che termini ora il cantico
perché non ha più senso
questo monotono lamento
torni dunque il silenzio
a bruciare come il sale.
Un libro sulla mafia non è una novità. Potrebbe sembrare qualcosa di già detto. Qualcosa che non aggiunge nulla. Il bambino che sognava i cavalli sembra tener conto di questo, perché invece spiazza il lettore. La storia di Santino De Matteo e di suo figlio Giuseppe, il bambino rapito nel 1993 e sequestrato per 779 giorni, per poi essere ucciso e sciolto nell’acido, parla attraverso una storia che è figlia dell’esperienza e della dettagliata documentazione giornalistica dell’autore, Pino Nazio. Leggi il seguito di questo post »
Giulio da Padova ha deciso di ripartire dall’orazione funebre in onore di Beppe Geenna, un testo che ha fatto il giro del mondo, è stato tradotto in trenta lingue, è finito sulla prima pagina dei principali quotidiani nazionali, ha commosso e indignato, risvegliato sentimenti civili e incivili, costretto a schierarsi, ma… per cosa? Geenna è morto martire nella più completa ambiguità, i suoi cammelli impermanenti sembrano diventati il simbolo di una fragilità in cui dovrebbe riconoscersi ogni insegnamento, e a cui nessuna scuola dovrebbe rinunciare. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da giuseppepanella su novembre 15, 2010
La nostalgia è pur sempre quella di un tempo. Antonio Tricomi, La Repubblica delle Lettere. Generazioni, scrittori, società nell’Italia contemporanea, Macerata, Quodlibet, 2010
La compatta e sostanziosa raccolta di saggi che compone l’ultima fatica in ordine di apparizione di Antonio Tricomi(1) non è soltanto un tentativo di regesto delle ultime tendenze e delle ultime novità nel campo delle “patrie lettere” (per usare un’espressione cara a Cesare Cases). Non è soltanto una raccolta di recensioni o di discussioni su romanzi o testi poetici più o meno riusciti in un periodo piuttosto lungo anche se tutto sommato poco esaltante o estremamente convincente della storia letteraria italiana (dagli anni Sessanta fino all’oggi, per intenderci). Nelle pagine del libro di Tricomi (che sono ben 543 più l’indice dei nomi e quello dei saggi raccolti nel volume!) emerge non solo un disegno storico della cultura italiana di quegli anni (la politica, la società, l’arte, il cinema, la televisione e non solo la narrativa o la saggistica letteraria) quanto una proposta socio-politico-culturale dallo spessore etico non indifferente.
Può la scuola essere ristrutturata solo secondo esigenze di cassa e in dispregio delle esigenze di istruzione e formazione? Può essere trattata come un’azienda che produce beni di consumo? Può esserne incentivata la privatizzazione per aumentarne il prodotto? Il sapere è una merce? Il preside è un manager? L’allievo è un cliente che obbedisce alla legge della domanda e dell’offerta?
Alcune buone ragioni per resistere al cambiamento
di Alessandro Cartoni
Come parlare di quello che sta accadendo? Non mi riferisco all’organizzazione scolastica, né alla professionalità dell’insegnante, né ai ritmi di lavoro, né alla riduzione delle risorse o alla riduzione della qualità del sapere, tutte cose importanti e sacrosante Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da rosellapostorino su novembre 15, 2010
L’amore, l’amore della vita, come lo immaginiamo? Pulito, per bene, che compensi i nostri difetti e che esalti i nostri pregi, che ci consenta di vivere una vita interessante, di avanzare nella professione e di consolidare uno status sociale magari migliorandolo. Pensiamo in genere a un rispettabile e giudizioso miscuglio di quello che già siamo e di quello che, ragionevolmente, aspiriamo a diventare. Niente di male in tutto questo, infatti così sono, perlopiù, composte le coppie. Non a caso, si dice, ben assortite. Leggi il seguito di questo post »
Un consigliere di Mussolini: “Duce, Starace è un cretino.”
“Lo so, ma è un cretino fedele.”
Attitudini. Spiccata tendenza al feticismo, apprezzate pregresse esperienze di leccatore di piedi, succhiatore di tacchi a spillo e annusatore di mutande foderate di pelo, non si disdegnano appassionati di cadaveri.
Curriculum professionale. Si ricercano candidati con due possibili percorsi professionali:
a) Adoratori fanatici del capo, meglio se consapevoli del disprezzo del capo stesso nei loro confronti.
b) Vivisezionatori del capo, non importa se oppositori, purchè abbiano dedicato i più sforzi ad analizzare il corpo del capo, le parole del capo, la fenomenologia del capo ecc.ecc.
(sono chiaramente favoriti casi in cui i due percorsi professionali si siano sovrapposti, financo scambiati).
Sbocco (di carriera). Quanto più si avvicina il crollo del capo, il candidato dev’essere abile ad accentuare le caratteristiche di feticista di cadaveri. Carriera proporzionale alla distanza temporale che il candidato saprà dimostrare tra presa di distanza dal capo e momento di caduta del capo. Benefit e compensi garantiti nelle magnifiche sorti e progressive della nascente repubblica post-berlusconiana.
Leopoldo deve decidersi a cercare Maria. Dalle parole di don Faber, ha capito che la via da seguire è quella dell’autenticità e della passione, ma è poco per dedurne un punto di riferimento concreto, una coordinata topografica qualsiasi. Un indizio lo possiede, a dire il vero: Saulo lo ha informato del sogno ricorrente dell’amico sacerdote, un ponte sopra un fiume e due occhi azzurri che brillano nel buio. Leopoldo ricorda che Maria avrebbe voluto fare un viaggio – lei che amava la sedentarietà, e tutte le avventure le trovava già pronte nel raggio dei due chilometri della vita di borgata. Leggi il seguito di questo post »
Confesso di non essere fan delle guide, per mera utilità sopporto quelle turistiche, sperando così di non perdermi. Se, invece, la guida tratta il “cosa scrivere” e il “come scriverlo”, rimango perplessa e mi lascio andare ad una risatina sadica. Purtroppo questo post è privo di sonoro, quindi non potrete godervi la mia interpretazione di Vincent Price.
In rete ho trovato un interessante consiglio d’acquisto, già, è una recensione ma vale anche come spot: “Come non scrivere un romanzo” di Howard Mittelmark e Sandra Newman.
Pare che i due illustri editor spieghino, per filo e per segno, con tanto di esempi pratici, cosa non scrivere in un manoscritto. Vediamo i consigli illuminanti, ancora non ho il libro sul comodino, ma prometto di correre in libreria appena avrò smesso d’atteggiarmi a Vincent Price: uno scrittore dovrebbe aver qualcosa da raccontare. Leggi il seguito di questo post »
Don Eugenio Leoni, un prete umile, timido e semplice, un uomo di grande valore, insigne come grecista e cultore di musica, che aveva una venerazione per mio zio santo e veniva spesso da noi perché abitava dirimpetto a casa nostra presso l’antica chiesa della Madonna delle Vittorie, era stato arrestato perché aveva nascosto in chiesa due partigiani ricercati. I Tedeschi l’avevano poi condotto, a furia di bastonate lungo tutto il non breve tragitto, fino all’Ara dei Martiri di Belfiore, fuori città, dove giunse stremato, e morì prima ancora che alzassero il capestro per impiccarlo. Leggi il seguito di questo post »
LA PIETRA E LA CROCE
dittico teatrale
di Marco Palladini
clicca sul titolo per leggerlo
Marco Palladini
Romano, è attivo dagli anni Ottanta nel panorama nazionale come scrittore, poeta, drammaturgo, regista, performer e critico nell’ambito del teatro d’autore e di ricerca. Tra i suoi ultimi lavori per la scena: Rosso Fuoco (2002), Poesie per un tempo di guerra (2004), Gli angeli ribelli e l’Età Oscura (2005), Hudèmata Actàbat – suite nera (2007), Litania per Emilio Villa (2003 e 2008), Ballata del Futuremoto (o le visioni di un chaosmunista) (2009), Satyricon 2000 – Tra scuola e bordello (2010), Ho visto le migliori menti – Beat Poetry e oltre (2010), Il Vangelo secondo Pier Paolo (2010). Tra le sue ultime pubblicazioni: la trilogia teatrale Destinazione Sade (1996, riedita come ebook nel 2009 in www.cittaelestelle.it); il dramma Serial Killer (Sellerio, 1999); il cd poetico-musicale Trans Kerouac Road (Zona, 2004), il libro di racconti Il comunismo era un romanzo fantastico (Zona, 2006), il memoir narrativo Non abbiamo potuto essere gentili (Onyx, 2007), il volume critico I Teatronauti del Chaos – La scena sperimentale e postmoderna in Italia 1976-2008 (Fermenti, 2009) e le raccolte in versi La vita non è elegante (Fermenti, 2002), Iperfetazioni (Zona, 2009) e Il mondo percepito (Le impronte degli uccelli, 2010). È, inoltre, tra gli autori del volume collettivo La letteratura nell’era dell’informatica (a cura di C. Milanese, Bevivino editore, 2007-2008). Dirige attualmente la rivista on line del Sns “Le reti di Dedalus” (www.retididedalus.it). Svariati suoi audio e videofile e testi sono rintracciabili in rete.
di Marilù Oliva
Sabina de Gregori, giovane critica d’arte che vive e lavora a Roma, ginevrina di nascita, studiosa dei linguaggi del contemporaneo e della Street Art, ha pubblicato per Castelvecchi un’indagine/ saggio/disamina su Banksy, l’artista inglese che con la sua Guerrilla Art è diventato celebre. I suoi stencil sono apparsi prima a Bristol, poi a Londra e nelle maggiori capitali europee, non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona e, clandestinamente, nei musei più importanti. Nonostante il mondo dell’arte lo reclami e nonostante lo star system lo adori e la stampa lo insegua, lui ha mantenuto fino a oggi l’anonimato. Ironico, pacifista e anticapitalista, ha spiegato il suo lavoro con una pennellata semplice ma inappuntabile: «Alcuni diventano poliziotti per fare del mondo un posto migliore, altri diventano vandali per farne un posto più bello».
Tutti compresi nell’Antico Testamento, ci soccorreranno tra virgolette direttamente la Bibbia e i relativi commenti, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet (o Ecclesiaste), Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide (o Ecclesiastico), e risalgono ai secoli V-I a.C.” Ad essi, ovviamente, si rapporta Gianmario Lucini per le prime sei tracce di questo suo lavoro, sebbene in un ordine appena differente, oltre che, vedremo, a Isaia, il primo (dei Libri) dei Profeti, per le successive tre tracce.
Ma cos’è, in senso biblico, la sapienza?
E quale l’operazione che Lucini si prefigge di condurre?
Quanto al primo quesito, apprendiamo che “in generale la si può descrivere come applicazione della mente ad acquisire conoscenze e a riflettere sull’esperienza umana per ricavarne indicazioni utili a dirigere con rettitudine, correttezza e successo la propria vita.”
Quanto al secondo, interroghiamo lo stesso Autore e riportiamo brevi emblematici stralci da taluni degli interventi che di recente si sono succeduti in RETE. Leggi il seguito di questo post »
Don Faber ha ricevuto la lettera di Saulo e non ha potuto fare a meno di sorridere: come si può pensare che la periferia sia esente dalle lotte di potere, dalle meschinità che avvelenano la vita a qualunque coordinata spazio-temporale? E’ reduce da riunioni pastorali in cui i soliti noti hanno fatto i soliti discorsi sui soliti soldi coi soliti criteri: tutto con la solita aria, come se tu stessi lì per maneggiare denaro e non per trasmettere il vangelo. Leggi il seguito di questo post »
Palmanova è la città dai bastioni a nove punte
è una stella che però si vede di giorno
guardando dal cielo verso terra
e attorno non ha il buio ma
distese d’erba
io ripenso agli ultimi giorni di mia nonna
sempre più pallida e scheletrica nel suo letto a sponde
quando ormai non riconosceva nessuno
e raccontava cose senza senso ho visto gli angeli da vicino
hanno l’odore di un maglione di lana appena lavato
e in fondo è giusto che sia successo qui
nell’ospizio poco fuori dalle mura
come una stella che si spegne
nell’universo piccolo di un prato
La donna dei temporali
arriva appesa ai fili
elettrici e sorride
e dice che lei c’era
prima che la parola
avesse una massa
e un muscolo
prima che il cuore
avesse un sangue
e un condotto
prima che la testa
avesse un osso
di contorno
prima che il foglio
avesse un mare
inzuppato nella carta
e nascosto e sommerso.
La donna dei temporali
non conosce il principio
delle stagioni c’era
prima della primavera
c’era prima del rombo
di calabrone
degli sciami di miele
degli scatti di universo
del pensiero c’era prima
del pensiero prima del verbo
mischiato al fango
prima di arrivare c’era.