Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Il numero 53-54 del prestigioso quadrimestrale di narrativa diretto dallo scrittore Luigi Grazioli, “Nuova Prosa”, include tre racconti di Davide Sapienza. Due sono apparsi in versione diverse su due blog diversi (“L’intelligenza dei piedi” qui, “Aletheia – la vetta nuova” qui); il terzo – “Fri Flyt – Libera Fluttua” si e’ nel tempo sviluppato sino alla versione finale che sara’ inclusa nella nuova versione de I Diari di Rubha Hunish, in uscita per Galaad Edizioni a fine novembre, del quale si possono leggere qui alcune anticipazioni.
“Nuova Prosa” e’ disponibile nelle librerie e si puo’ ordinare anche presso l’editore Greco&Grecoqui.
Cominciamo col chiamare le cose col loro nome. Quella in corso è una crisi, non un’emergenza educativa. Una crisi nella, non della, educazione. Perché “nella” e non “della”? Perché la scuola è all’interno di un più vasto sistema educativo, che è attraversato da tempo da profondi mutamenti. E perché è altrettanto importante capire che l’alternativa all’educazione non è l’assenza di educazione, ma una diversa educazione. (Girolamo De Michele, La scuola è di tutti)
Tutto da rifare?
A questo punto dovrebbe essere chiaro. La quadratura del cerchio non si può trovare. Forse il problema è stato insistere nel cercarla. Mettere a sistema, pretendere certezza, programmabilità, prevedibilità da un processo così vago, complesso, imprevedibile come la formazione Leggi il seguito di questo post »
Saulo decide di scrivere al suo amico romano, parroco di periferia. Caro don Faber, i personaggi della tua Maria prima o poi si fanno risentire: mi trovo a un bivio e ho bisogno dell’assistenza del pastore. Come sai, ho sempre lottato contro le scuole di scrittura, considerandole più un impaccio per la creatività che non un soccorso ai dilettanti. L’illusione di possedere gli strumenti giusti non fa che irrigidire ulteriormente, laddove si dovrebbe attingere a un filone vitale all’interno di se stessi. Leggi il seguito di questo post »
Ciò che succede tra Maria e Andreas ai bordi della Senna, dopo il primo accostarsi delle labbra, non sarà oggetto di descrizioni puntuali, più adatte, in questo caso, al genere romanzo erotico. La situazione, tuttavia, ha un risvolto significativo, poiché il lettore sa che sul romanzo pesa il controllo occhiuto di Ruperto il Pievano, che potrebbe stroncarlo per la seconda volta nell’inserto culturale del Giornale di Vicenza. La settimana scorsa lo aveva preso alla larga: È vero che da questa allagata e melmosa pievanía berica le prediche sono facili da fare, ma, insomma, cercate un po’ di capire. La grammatica dei sentimenti è stata, come dire, stirà su un panàro grando da che la letteratura è passata per la crisi dell’engagement, e chi scrive ha, secondo me, il compito di ritrovare l’asciuttezza della vita interiore, la perspicuità delle parole non usurate. Anche se è difficile, perché tanta parte del discorso pare usurata. Leggi il seguito di questo post »
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un post piuttosto divertente di Fabio Lotti, sul blog del Giallo Mondadori: “Riso e sorriso tra delitti e rapine”.
Sì, ok, ve la racconto tutta, cita pure me, ma non è questo il punto. Vi lascio “indagare” sui personaggi letterari raccontati da Lotti e sugli escamotage giallistici che strappano un sorriso. Leggi il seguito di questo post »
Qui la fine della primavera e la fine dell’inverno sono piú o meno la stessa cosa. Il segnale sono le prime rose. Ne ho vista una mentre mi portavano nell’ambulanza. Ho chiuso gli occhi pensando a questa rosa mentre davanti l’autista e l’infermiera parlavano di un ristorante nuovo dove ti fanno abbuffare e si spende pochissimo. Leggi il seguito di questo post »
Noi avevamo notizie di quanto stava accadendo tra il Piemonte e la Lombardia occidentale, specialmente in una zona compresa tra Milano e Genova; avevamo i più frequenti contatti con l’Oltrepò, dove erano disseminati i nuclei armati partigiani più vicini a noi, purtroppo però vicini anche a certi castelli sull’Appennino: dominio delle SS che vi rinchiudevano i prigionieri per sottoporli alle più atroci torture. L’inverno si prolungava, terribile: alcuni gruppi furono annientati, altri si erano trasferiti al di là della linea gotica per unirsi ai combattenti regolari e agli alleati per fare la guerra ai Tedeschi; la stessa zona libera di Varzi fu abbandonata, poi però ripresa, con molto sacrificio. Difficile per noi avere notizie di quanto accadeva nella parte orientale dell’alta Italia, per esempio nell’Ampezzano, nel Friuli e nella Carnia, dove pure ferveva la lotta. Oppure le avevamo in ritardo. Leggi il seguito di questo post »
Competenze richieste: sufficiente conoscenza orale, scritto non necessario, deve lavorare igienicamente, nettare da pattume (anche mediatico), occultare ed eliminare eventuali residui, all’occorrenza riceverli in affido.
Retribuzione offerta: a risultato, variabile, secondo capacità dimostrabili in colloquio privato.
Varie: richiesta disponibilità a brevi trasferte sul territorio nazionale, eventualmente anche presso enti pubblici, questure ecc.
Una delle favole che noi italiani amiamo raccontarci è quella di una società civile più rispettosa delle regole a fronte di un ceto politico che nel frattempo abbiamo imparato a chiamare con disprezzo “casta”. Invero di caste che prosperano grazie a proprie regole imposte alla collettività ce n’è più d’una. Gli autori in questo libro ne segnalano alcune, dopotutto quelle contro cui Bersani tentò un assalto con le famose “lenzuolate”: i tassisti, i farmacisti, gli avvocati delle tariffe minime, i geometri, gli editori di libri scolastici, insomma quei mestieri e quelle professioni rinserrati in ordini merlati come vecchi manieri. Ma l’intento degli autori non è quello di scagliare una categoria contro l’altra quanto difendere l’idea generale che rispettare le regole – non certo quelle che la propria casta impone agli altri ma quelle della concorrenza tra liberi competitori – è più conveniente e “paga” di più. Leggi il seguito di questo post »
Sembra che debba entrare a far parte anch’io
della teoria del mazzo di carte;
una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa -
la terra trasuda pini e tombe insieme,
un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo
collocare.
Ci nascondiamo nella paura,
è quel che ci riesce meglio;
il viaggio di Dante non è per niente finito -
era l’introduzione per presentare il mondo
prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci. Leggi il seguito di questo post »
Ricevo da Amnesty International questo ultimo — sesto — aggiornamento sulla disperata situazione della donna iraniana oggetto di persecuzione nel suo paese. Io ho già detto cosa penso della vicenda, parlando del suo caso e di quello parallelo di Teresa Lewis recentemente giustiziata (che termine ridicolo e insensato …) senza tanti clamori — e senza paragonabili proteste da parte di A. I. — negli Stati Uniti, ma è evidente che ritengo assolutamente legittimo e doveroso battersi, per quel pochissimo che ci è possibile, per una giustizia più giusta per tutti gli esseri umani.
Vi copio qui le prime righe del sesto aggiornamento di Amnesty, invitandovi ad andare su questo link per maggiori e più dettagliate notizie e per firmare l’appello.
Il figlio e l’avvocato di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana attualmente condannata alla lapidazione, sono stati arrestati il 10 ottobre 2010 e da allora sono detenuti senza avere accesso a un avvocato o alla famiglia.
Secondo Amnesty International, potrebbero essere prigionieri di coscienza. Firma l’appello per chiedere il loro immediato rilascio.
La sorte di Sakineh Mohammadi Ashtiani rimane nelle mani di un sistema giudiziario arbitrario e difettoso, che ha commesso diversi errori fin dall’apertura del caso. La disperata situazione di Sakineh ha dato vita a una mobilitazione delle persone in tutto il mondo, mentre le autorità hanno reso una serie di dichiarazioni con il chiaro intento di creare confusione intorno alla situazione giuridica di Sakineh Mohammadi Ashtiani.
Acceleri il passo tra le gocce e il grigio
in un velato mattino di sonno e d’acqua.
Bruciava e godeva il sole lungo il viaggio
ma qui, coperto d’argento e polvere,
svela tracce di intime sbronze,
e sorsi pieni d’azzurro in cieli nudi e aperti,
ormai lontani.
Ora liquide chiazze di luce tiepida
sputate dall’alto
offrono abbagli di calore improvviso.
Allunghi il passo.
Il cielo smaltisce la sbornia
e la pioggia è un bacio ingannevole,
stordita primavera nel tuo mattino. Leggi il seguito di questo post »
AMICI PER SEMPRE. CAPIRE E VIVERE IL DONO DELL’AMICIZIA (Porziuncola 2010)
Che si terrà ad
1- ASSISI, SABATO 06 NOVEMBRE, alle ore 16.00
alla DOMUS PACIS, di Santa Maria degli Angeli.
Parlerà, assieme agli Autori, Roberta Vinerba.
2-ROMA VENERDI’ 26 NOVEMBRE, alle ore 18.00 alla biblioteca del SERAPHICUM (via del Serafico 1, Roma EUR).
Parlerà, assieme agli Autori, Michelina Tenace
Da anni ormai non recensisco nemmeno la pastasciutta (che come sanno ormai tutti ha preso il posto del libro nella cultura letteraria italiana.) E dunque non lo faccio nemmeno adesso, o perlomeno non ufficialmente. Mi piace invece scrivere pochi pensieri su un libro che mi ha toccato, che mi ha dato delle emozioni forti, “Sangue di cane” di Veronica Tomassini, appunto. Edito dalla nuova casa editrice Laurana di Milano. Ci sono arrivato per caso, leggendone un paragrafo su Facebook. Il vecchio lupo sa distinguere il grano duro da quello bagnato dalla pioggia torrenziale in pochi tocchi. Quella prosa forte mi ha preso subito. Leggi il seguito di questo post »
Dopo aver poeticamente investigato i non-luoghi del Moderno e della sua apoteosi in postmodernità velocizzata e implacabile verso i residui della cultura tradizionale sopravvissuta alla terza Rivoluzione industriale del Novecento, quella telematica, Roberto Mosi si attesta sul versante di ciò che è il Non-Luogo per eccellenza e da sempre: il mito classico.
Pubblicato da giovannichoukhadarian su novembre 5, 2010
(la foto di Nadav Kander è di gran lunga la cosa migliore)
Questo libro si chiama Tre, ha 164 pagine e costa 16 euro. Vi si raccontano le storie di Gunther, George e Larissa, più svariati altri, che hanno svariati obiettivi nella vita: mangiare (male), bere (peggio), spostarsi da un luogo all’altro senza una ragione precisa, ammucchiarsi senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come da dettato costituzionale. Il racconto è diviso a metà fra Roma e Buenos Aires, che potrebbero essere anche Torino e Lima: i luoghi fisici non hanno grande importanza, i paesaggi costruiti nemmeno. All’autrice, che 7 anni fa era una ragazzina e ora, comprensibilmente, non più, interessano i corpi; beninteso vissuti fino al degrado, maltrattati e strapazzati come si conviene a un romanzo italiano oltraggioso pubblicato presso Stile Libero. Come in ogni buona fiction da prima serata di Rai1, sovrabbondano i dialoghi. Leggi il seguito di questo post »
(trad. Carmelo Pinto) (pubblicato su Il Manifesto del 29 ottobre 2010, a pag. 11)
La prima volta che lessi I detective selvaggi di Roberto Bolaño avevo 22 anni, vivevo a Lima con uno stipendio miserabile e l’unica cosa che facevo con la mia vita, oltre a ubriacarmi fino all’insensatezza, era leggere e scrivere, imitare e fare prove e anche sbattere la testa contro la porta ogni volta che comprovavo che ciò che intuivo fosse lo stile letterario mio proprio non era altro che una volgare e pallida eco delle voci dei miei scrittori di formazione: qualcosa come un collage polifonico di Vargas Llosa con Ribeyro, e di Onetti con Puig. Leggi il seguito di questo post »
Neil Young ha colpito di nuovo il bersaglio, ed anche questa volta, statene pur certi, sarà un bel dividersi tra scettici ed entusiasti. Neil Young è sempre stato un artista molto curioso, molto libero e molto anticonformista. Gli hippies lo adoravano, i punk stravedevano per lui, e la generazione dei Kurt Cobain e degli Eddie Vedder, quella del grunge, lo considerava una specie di padre putativo. Di quali altri artisti si potrebbe dire la stessa cosa? A me vengono in mente soltanto Bob Dylan, Leonard Cohen e J.J. Cale. Leggi il seguito di questo post »