“L’invisibile canto del silenzio”

Recensione di Giovanni Agnoloni

L’invisibile canto del silenzio – Parole e immagini nell’Abbazia di Chiaravalle
Foto di Andrea Aschedamini
Testi di Davide Sapienza

(ed. e distrib. EDUCatt – Ente per il Diritto allo Studio Universitario dell’Università Cattolica)

Si dice che le foto siano mute. Io non sono d’accordo. Soprattutto dopo aver letto e visto L’invisibile canto del silenzio, testo poetico di Davide Sapienza che dialoga con le foto di Andrea Aschedamini, aventi ad oggetto vedute e dettagli altamente evocativi dell’Abbazia di Chiaravalle, ai margini di Milano.
Le parole, qui, danno voce alle immagini, o meglio traducono in linguaggio lirico le vibrazioni naturali degli scatti fotografici. Temi di fondo, il silenzio e la contemplazione. Il silenzio che è contemplazione. E la contemplazione è, appunto, canto, ovvero tramite energetico verso un oltre che in realtà è già dentro le cose. È questa l’essenza degli spazi sacri, che concentrano in sé, come porte segrete, l’energia che conduce all’Eterno. L’energia che è spirito.
I versi di Davide Sapienza sono semplici come la pietra che dà forma a questa abbazia, ma profondi e risonanti come gocce di esperienza mistica. C’è un “tu” implicito (e a volte anche espresso), in questa sequenza di pensieri intimi, suggestivamente interpolati con citazioni latine di San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) (una su tutte, tratta da una sua lettera a Enrico Murdach: “Credi a chi ne ha esperienza: nelle foreste troverai più che non nei libri. L’albero e le rocce ti insegneranno ciò che non puoi imparare dai maestri”).

“Ti hanno lasciato qui
a spremere la materia
Abbandona l’inutile
Conserva ciò che le spalle accettano”
,

scrive Sapienza. Qui vediamo bene quel Tu, che potrebbe essere Dio, il Santo stesso, oppure un interlocutore invisibile e silenzioso. Anzi, credo proprio che sia così. Il “canto” del titolo è il suo. È lui l’ispiratore delle parole di Sapienza. Sembra un bisticcio: “parole di Sapienza”. Ma non è solo questo. La sapienza, la sofìa, ci insegna Socrate, nasce dal dialogo, perché due voci, unite in un confronto profondo, possono arrivare a “tirar fuori” la Verità. E qui il Maestro, colui che esercita questa sublime arte che è la maieutica, non è una persona qualunque. È questo “Tu interiore”, che non esito a identificare come la voce del Sé Superiore del poeta, a braccetto con quello del fotografo e quello degli autori, mistici e materiali, di questo pregevole complesso di architettura sacra. Il Tu che si rispecchia nella natura, traendone alimento e ispirazione. È, forse, lo Spirito Guida o l’Angelo, figura evocata da alcune delle foto che raffigurano particolari di statue.
Una tra tutte, però, ricordo: un Cristo, che spicca per l’assoluta umiltà e quasi trasparenza. La trasparenza dello Spirito che si fa presente nella materia.

“Quello che si vedrà fuori
è la vostra unione
nell’invisibile canto del silenzio”.

Un pensiero su ““L’invisibile canto del silenzio”

  1. “Trasparenza che si fa presenza” E’ il soffio Divino, il respiro che ci unisce al Cielo. La bellezza degli spazi, di orizzonti che s’inseguono, luci che danno dimensioni. Ogni cosa è sacra, vista con gli occhi dell’amore.

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