Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
L’ho già detto: si sarebbe potuto, sfogliando la raccolta curata da Franco Arminio e Stefania Borriello, Siamo esseri antichi, scambiare non pochi calitrani della fine dell’ ‘800 e del primo ‘900 per apaches o cherokees.
Non sappiamo come e quando la razza si schiarì. Il padre di mio padre era ancora di una materia arcana, fatto di terra scura. Vallario Leonardo, il nonno di mio padre, il padre di sua madre, invece, no. Tata Nàrd anche se sembrava un po’ un brigante per via dell’orecchino che portava, non avrebbe potuto mai essere scambiato per indiano. Anzi, era come terra attirata, chissà da quanti lustri, dall’anima lunare. Con gli occhi verdi, i capelli biondocenere e la pelle chiara, sembrava un essere celeste, uno simile agli astri. Se avesse avuto i capelli lunghi e se, oltre ai baffi, avesse avuto il pizzetto, avrebbero potuto confonderlo col generale Custer o Buffalo Bill. Leggi il seguito di questo post »
Un anno nella vita di Franz Krauspenhaar, ragazzino biondo e minuto, intelligente ma che non si applica. Un anno che si dipana tra noia e paranoia declinando tifo calcistico e politica vissuta come ribellione al rassegnato conformismo borghese, nemico in comune con gli esecrati avversari. Leggi il seguito di questo post »
Mi accingevo a stendere un bilancio sul coinvolgimento pubblico alle “scommemorazioni” per i venti anni dalla morte di mio padre, Giorgio Manganelli, quando sono rimasta idealmente con la penna a mezz’aria.
Certo le amministrazioni pubbliche hanno fatto qualcosa, non lo nego: il Cantiere Manganelli 2 a Roma, che anche se ridimensionato più volte in corso d’opera per mancanza di fondi, alla fine è risultato coinvolgente e interessante. La Scommemorazione presso l’Università di Pavia, a cura del Centro Manoscritti, con il suo apporto di studiosi manganelliani “storici” e non, ha presentato un panorama che più completo non si poteva, e ha registrato un “tutto esaurito” di pubblico.
Certo si poteva (e si potrebbe) fare ancora molto, se è vero, come si dice, che Manganelli è uno dei maggiori scrittori del Novecento… Ma a questo punto mi sorge spontanea una domanda: perché mai il “pubblico” dovrebbe impegnarsi economicamente per sostenere una iniziativa che al “privato” non interessa assolutamente?
Viaggiando, negli anni, gradualmente ho preso l’abitudine di passeggiare lentamente scrutando ogni centimetro dei luoghi visitati. Non si conosce veramente una città se non si va in giro per i suoi quartieri ozieggiando, disponibili ad entusiasmarsi e a farsi rapire dall’immancabile sorpresa. Leggi il seguito di questo post »
La situazione si faceva ogni giorno peggiore: mancava tutto e mancavano specialmente le comunicazioni. Le linee ferroviarie erano spesso interrotte, come i ponti e le strade: la buona volontà di soldati e civili cercava di ripristinare la viabilità, ma con scarso successo. Restava qualche autocarro, sopra tutto militare e funzionava quando poteva qualche autocorriera. Io mi trovavo su una di queste un giorno in cui tornavo a Scaldasole da Pavia. Improvvisa frenata del conducente, tutti fuori a nascondersi sotto una grande pianta fronzuta che la Divina Provvidenza aveva piantata proprio lì, a lato della strada, come un grande ombrello per proteggerci. Era passato su di noi, a volo rasente, un aereo, col suo rumore infernale. Non ci vide e il batticuore cessò. Evitammo il pericolo che l’autoveicolo venisse mitragliato e incendiato con il suo carico umano, come era avvenuto pochi giorni prima tra Milano e Pavia. Lo stesso capitò a Mario, che era appena partito da Scaldasole con un automezzo militare mentre portava all’ospedale con urgenza una donna: fu mitragliato ma riuscì a fuggire. Io, che in quel momento ero in chiesa, avevo sentito con indicibile spavento, la scarica di mitragliatrice dell’aereo, che tuttavia si stava allontanando senza essere riuscito a colpire l’obiettivo. Si viveva pericolosamente perché questi episodi erano frequenti dovunque, anche in aperta campagna. Leggi il seguito di questo post »
io fui bambino
in un ritaglio di piscio
ma vi racconto
una storia pescata
tra la gambe degli oceani
la notte in cui nacqui
mio padre
s’afferrò alla ringhiera di casa nostra,
c’era la luna
e i vermi
risalivano meglio la grondaia Leggi il seguito di questo post »
- Come sta, signor Leopoldo?
Il dottor Peltre sorride sotto i baffi: non sembra preoccupato per la situazione clinica del suo paziente.
- Discretamente. Può dirmi come sono finito in questa stanza?
- E’ una storia lunga: non so se riuscirò a ricostruirla. Un uomo con soprabito beige e scoppola scura, da cui usciva una ciocca di capelli biondi e spettinati, si è presentato in accettazione con un alito pesante da alcolista. Gli impiegati hanno cercato di farlo allontanare, ma lui insisteva sulla necessità di soccorrere un turista svenuto presso la piramide del Louvre. Leggi il seguito di questo post »
“I librai prenotano pochissime copie dei libri di narrativa. Non si fidano. Sanno, o qualcuno ha detto loro, che venderanno solo un piccolissimo numero di romanzi italiani, e solo di alcuni autori” scriveva Enrico Piscitelli su Alfabeta 2.
Qualcuno ha detto loro.
Ma non solo ai librai. Quel “qualcuno” è per esempio il distributore, che valuta un autore unicamente dalla pesatura di mercato, senza avere necessariamente letto un solo rigo della sua opera. Anche ai piccoli editori capita di sottoporre un progetto editoriale al loro distributore, per sentirsi rispondere che è destinato al fallimento perché il tale autore “non vende”. Così un’opera che potrebbe essere stata generata da una rispettabile macchina di produzione di immaginario non vedrà la luce perché l’addetto al mercato decide che non possiede una serie di requisiti essenziali per renderla competitiva. Di cosa parli, con quale stile, di quale sfida letteraria sia portatrice non è importante. I requisiti richiesti sono altri. Leggi il seguito di questo post »
Io dico che
– secondo me –
le parole non vedono
le parole non vedono mai abbastanza
sono due occhi
rimasti dietro un muro
sono il buio di una stanza
e quello che vedono, povere,
a vederlo mi fa quasi pena
non conta
rispetto alle cose che contano
rispetto alle cose che ci hanno detto
che sono vere.
A noi, timbrati in seme.
Da: Asseto di volo; sezione Dentro Gerico; Crocetti Editore 2006
[…] Masala è un poeta dell’esortazione, un anarchico con coscienza di livello culturalmente internazionale, ed una produzione di tale ispirazione e tanto catalisticamente “avanti” da essere progenitrice come lo sono stati Antonin Artaud in Francia e Julian Beck con il Living Theater negli U.S.A.
In breve, è coinvolto in una poesia di provocazione – come, dice, Pasolini – ma con questa differenza: dove Pasolini portò le sue idee di provocazione sullo schermo e fu in altro modo intenzionalmente e intensamente un intellettuale attivista, o un attivista dell’intelletto, Masala ha insistito nella carica orale della performance pubblica del suo lavoro, che in gran parte è in forma omaggiante e litanica, e, sì, esortativa è la parola giusta […]
(Jack Hirschman – Introduzione a Taliban – i trentadue precetti per le donne (2001))
A Gilberto Centi
Una cosa sola era certa, perché inequivocabile:
eravamo giovani . [ 1]
tu ci hai lasciato un segno
e non andrà perduto [ 2]
la sera sta indossando veloce
una notte già insonne
trascinando nel naufragio di una luce
fissa e televisiva
i nostri occhi offesi
amico mio
non ti porto notizie confortanti
avevi visto giusto
purtroppo l’ipnosi ha funzionato
e non gli basta catturarci vivi
vogliono farci scrivere
e perfino cantare come loro
le finestre sprangate
tutte le chiese aperte e funzionanti
le strade chiuse tutti i ponti crollati
i matti ritornati nelle gabbie
ed attorno i turisti
della democrazia Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da giuseppepanella su dicembre 17, 2010
Weltschmerz per la morte, Weltfreude per la vita – soprattutto versi in attesa di un altro sogno. Maura Del Serra, Tentativi di certezza. Poesie 1999-2009, Venezia, Marsilio, 2010
Ricordo come fosse stato vissuto in un momento di ammirazione (e anche di un po’ di stupore) la figura slanciata e fiera di Maura Del Serra che declamava a Fiesole, nel 2005, durante un convegno dedicato a Pasolini dal Centro di Ascolto e di Formazione Psicoanalitica di Pistoia, un suo lungo poema drammatico sul poeta ucciso di Casarsa (lo si può leggere come Trasumanar. L’atto di Pasolini nel bel volume, L’eredità di Pier Paolo Pasolini, a cura di Alessandro Guidi e Pierluigi Sassetti, Milano, Mimesis, 2009).
Nonostante le sue evidenti difficoltà di vista e le difficoltà che questo comportava, la sua voce risuonava ferma e diritta, attenta alle sfumature e presa dal confronto indiretto ma reale che l’autrice stava tentando, quasi medianicamente, a costruire con il poeta che non c’era più.
la farfalla impagliata diventa una fafarfalla impapagliata la fafarfalla impapagliata diventa una granfafarfalla grandinpapagliata. Davanti alla sua immensa finestra alta quanto quella di una cattedrale, il grande sadico eccezionale vibra come una budella elettrica piena di caucciù di niente. Il grande sadico eccezionale è completamente nudo e strofinato di fosforo, questo lo rende macabro e decorativo. I suoi occhi come la sua lunga femminea capigliatura sono bianchi come aria strigliata. Il suo portamento è fiero e senza pietà come in tutti i veri grandi sadici stilizzati, brevettati, e che hanno diritto a una pensione di stato. Il grande sadico eccezionale disdegna di mangiare il suo tempo profumato nell’erba spenta, di portare i guanti bianchi rosati di coloro che trasportano i loro riscatti in una lettiera di luce tarata. Vibra come una budella elettrica piena di caucciù di niente, ho detto, e lo ripeto e lo ripeterò tante volte quanto sarà necessario. E’ ansioso di continuare il suo penoso lavoro augusto o alfonso come volete chiamarlo. Già i suoi domestici arrivano con coccodrilli, nonne, damerini, aeroplani, mosche eccetera deponendoli di fronte alla grande finestra.
In uno slancio diabolico e remunerato, con un grido gioioso di tirolese defenestratore che danza attorno a un lago di morchia, si precipita sugli oggetti accumulati e li getta dall’alta finestra maestosa. E’ la sua vita gettare dalla finestra tutto ciò che esiste. Piano, piano, piano supplicano gli elefanti intrepidi ma terrorizzati. Il grande sadico eccezionale non si arresta nel suo venerabile slancio. Leggi il seguito di questo post »
Maria Grazia Calandrone, Atto di vita nascente, Lietocolle
“L’Atto di vita nascente” di Maria Grazia Calandrone è un assalto al cielo. Infine il cielo, l’opera che si compie sui carri./ E’ la conformazione aerea del pensiero/ che si addensa, a delimitare l’altezza/ o la prudenza di una temporanea interruzione, l’abitudine fatta/ alle cadute acustiche dei voli. Il cielo tuttavia è troppo lontano dalla terra e non basta salire sugli alberi, innestarsi con essi, per toccarlo con un dito di stupore. C’è bisogno di un capovolgimento. Questo corpo cadendo farà musica. Il colloquio/ delle basse quote/ è conservato nei fiumi./ Come un riso che davvero comincia dagli angeli. Così il cielo viene messo a terra. Questi versi di una delle più apprezzate voci poetiche contemporanee costituiscono il “Documento celeste” di tale sovvertimento. Leggi il seguito di questo post »
Di ritorno da una gita alle Cinque Terre un’amica olandese della mia ragazza mi ha chiesto quale pensavo fosse lo specifico, o per meglio dire il cuore, della scrittura. Pochi minuti prima aveva rivolto la medesima domanda alla mia ragazza – con riferimento alla fotografia però – e lei le aveva risposto con una certa sicurezza “la luce”.
La mia ragazza è appassionata di fotografia ed è fotografa dilettante. E come molti nella sua situazione, ha una relazione conflittuale con ciò che ama. Il suo è un vero e proprio rapporto d’attrazione e fuga. Nondimeno pare conoscere la fotografia meglio di quanto io alle volte presuma d’intendermi di letteratura.
La domanda, per essere esatti, era stata la seguente:
“What do you think is the core of photography?”
“Light” aveva replicato. Leggi il seguito di questo post »
Maurilio Riva è un tipo di idealista convinto della necessità della “buona volontà” per provare a cambiare il mondo. La sua formazione umana e di scrittore ha origine nei giorni lontani delle lotte operaie, in giorni in cui studiare, tenersi informati, lottare concretamente per i propri diritti faceva parte di una quotidianità che oggi sembra impraticabile. Leggi il seguito di questo post »
Le fotografie erano una prova della propria identità. Avendo tutti la stessa elevatezza nell’ordine delle cose esistenti, in quelle di allora non c’è differenza di posa, di impostazione o di decoro. Leggi il seguito di questo post »
Saulo sta vegliando nella sala d’attesa del reparto in compagnia di una fila di persone di ogni età; la porta a vetri si apre ed entra un personaggio dall’aria un po’ accigliata, spettinato, in giacca blu, camicia azzurra e cravatta a rombi rossi e neri.
- Buongiorno, sono Giulio da Padova. Vorrei sapere come sta don Faber. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da giuseppepanella su dicembre 15, 2010
Wunderkammern – un libro che sarebbe piaciuto a Borges. Gervasio di Tilbury, Il libro dellemeraviglie, a cura di Elisabetta Bartoli, premessa di Francesco Stella, Pisa, Pacini Editore, 2010
E’ ben noto ormai che il progresso scientifico e delle sue scoperte (che non sembrano ormai più così prodigiose a chi le osserva dall’esterno senza rimanerne attoniti come accadeva un tempo) sia nato dallo “spirito di Taumante” ovvero dalla meraviglia (come dicono congiuntamente Aristotele nella Metafisica, Descartes nelle Passioni dell’anima e Michel de Montaigne in un suo celebre essai).
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Giorgio Vasta, dopo il grande successo de Il tempo materiale (ed. Minimum Fax) è tornato quest’anno in libreria con Spaesamento (ed. Laterza), una cronaca-reportage in prima persona che è la storia di un ritorno alla sua Palermo, e dell’osservazione dei numerosi e vari tipi umani che popolano il capoluogo siciliano di oggi. Luogo principe di osservazione: la spiaggia di Mondello. Ma non solo. In un quadro d’insieme che in realtà è un’istantanea dello stato mentale ed emotivo dell’Italia dei nostri giorni. Leggi il seguito di questo post »