Minuta di silenzio di Lorenzo MARI
Pubblicato da Giovanni Nuscis su gennaio 4, 2011
Nelle fondamenta
Unire volume a volume, coprire i vuoti, riassettare
la stanza, comunque adorna, lasciata
dall’ultimo che è partito. Tentennare nel mezzo
e poi riscrivere il circolo del pensiero
che come vomere affonda impavido
nell’impiantito. Scendere, guardando
il mobilio – finto esercito allineato –
fino alle tubature, scalfendo;
raschiando oro in pellicola; cercando acqua
come rabdomanti ignoranti, avidi. Si troverà
l’acqua che di regola ci portano, con il suo prezzo
e con l’ordine del flusso. Più sotto
i maiali: liberi, sozzi, grufolanti. Bisognerà allora
riscrivere ciò che non esce, per un barlume
di vita, occorrerà ripresentare
il possibile, per un momento allibito
di nascita.
Trascurare, per la sete,
l’ambiente infido delle fondamenta;
omettere, per la fame,
il discorso delirante che davanti
a così poco non si placa;
venir meno, per il sonno,
alla battaglia di casa in casa
e credersi, in ultimo, per il sogno,
innestati su terra e speranza,
in qualche modo.
*
A tempo presente
Per Umberto Bellintani
Chiaro rifugio
l’ansa della parola
la casetta dispersa
il grande fiume che va lento
verso casa –
non si capisce senza l’ardire
di appiccare il fuoco
in questa golena
(e poi fuoco,
e poi acqua)
l’impossibilità di dire con secchezza
il momento, di vivere
il disastro completo
con poco, eppure
contestare – amare
e a tempo presente.
*
Poco filo
Poco filo mi resta ma spero che avrò modo
di dedicare al prossimo tiranno
i miei poveri carmi.
E. MONTALE, Un poeta da Quaderno di quattro anni (1977)
Come sempre i maghi
stanno alla porta: non serve
rabdomante per un’acqua
di niente, che nel carso
e nella dolina conseguente
tutti sanno nell’essere e – a parte –
nel non essere, nello scorrere
e nel fermarsi, tutti conoscono
per i suoi torbidi incantesimi
quale acqua pesante. Nessuno
ha però memoria dei prestidigitatori
esclusi – neppure dei dattilomani borghesi –
o sente la forza di ribadire un debole
pensiero, di brandire senz’averne danno
un bastone ricurvo – per i segni –
nessuno ha il dito legato al gomitolo
al di qua dell’uscio nessuno
sa di che si tratta in realtà:
tirare, sforzarsi ed estrapolare
poco filo.
(Poco filo, e senza trucco,
purtroppo, senza inganno.)
*
Dal di fuori
Non ci siamo visti raccattare
le ceneri e cospargercene
la testa, quel mercoledì
ma avanzare tra le lacrime e la calce
cercando di sovrascrivervi altro:
una croce, subito, con il dito,
sull’asfalto,
adeguata ai nostri sensi di colpa.
La traiettoria del missile
di vendetta, poco dopo.
Meccanismo del cuore malato:
contrizione, contrazione.
Stare sempre nel fuoco, in ogni caso,
e muovere il battito,
mai capire. Neanche per un momento,
neanche per poco, stare a contemplare
ogni cosa dal di fuori – terrore
dello scoprire, dello svelare, del sipario
e sudario che non si trova più a portata
di radiocomando. Quanto al corpo, ribadisce
che per l’epoca niente
e nessuno può essere amore.
*
Rive
Sulla riva dell’epoca non si sa come stare,
ci si dimena. Il grande fiume insegna
la pazienza lunga di chi guarda lontano
e oltre l’orizzonte scorge la curva
che s’increspa di un pesce pilota –
senza squali, al seguito. Questo
ci vorrebbe. Ma con troppa destrezza –
che qui manca, senza l’arguzia della campagna –
ci si dovrebbe trovare anche su rive
di metropoli deserte, a calcolare le distanze
e scendere a patti – infine, con determinazione –
per l’interpretazione delle rotte
davanti, e smorti, nella nostra frenesia disforica,
ad un’epoca oceanica di sbagli.
*
Minuta di silenzio
Di tanti posti, in riva al mare
è dove conta meno il minuto
di silenzio, stretto tra onda
e risacca, accanto alla figura
fetale, a ossa rotte, dell’uomo
che cadeva. Scrivere sulla sabbia
è gesto romantico, meglio le glosse:
tatuate dal sole con certezza,
e più direttamente, sulla minuta
di silenzio (gioco di biglie
che sposta le lettere), sulla pelle
più profonda, sulla lingua riscossa
e bruciata – se è arrivata
sino a questo santuario di fuoco e acqua
in forma di risma bianca
ora lo lascia
con qualche grido,
con qualche piegolina.
*
Lorenzo MARI
Minuta di selenzio
L’Arcolaio, 2010
*
Lorenzo Mari (Mantova, 1984) vive e studia a Bologna. Ha pubblicato due raccolte di poesie: “Libere Sequele” (Gazebo, 2004) e “Pellegrinaggio senza Endimione”, (Inventario Senese, 2007). Suoi testi sono presenti anche su alcune riviste. Attualmente collabora con la rivista bolognese “Tabard” (www.rivistatabard.blogspot.com) e con il foglio satirico mantovano “Like” (www.ilnotturno.net). Alcuni testi contenuti in questo libro sono già apparsi nella silloge “Minuta di silenzio” (all’interno dell’antologia “3×2″, Fara Editore, 2006) e nella collettanea “Nella borsa del viandante” a cura di Chiara De Luca (Fara Editore, 2009).
Intervento di Giacomo Cerrai su Imperfetta Ellisse















renzomarillo detto
Ringrazio Giovanni Nuscis e LPELS per avere ospitato qui i miei testi, e li offro alla vostra lettura.
Buona giornata,
Lorenzo
GIANFRANCO FABBRI detto
Anche io, in veste di editore, ringrazio Giovanni per avere ospitato questo libro di Lorenzo. Una raccolta rigorosa e dal piglio già compreso di tutti gli avvertimenti al bel segno.
Con affetto, Gianfranco
manuel cohen detto
in bocca al lupo all’autore. L’editore è uno dei migliori, con un catalogo notevole. Buon anno e buon lavoro a tutti.
Giovanni Nuscis detto
Un caro saluto a Lorenzo, Gianfranco e Manuel, concordando con Gianfranco sulla qualità del libro.
Giovanni