Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Viola ce l’ha con gli scrittori che spiegano tutto e riempiono pagine e pagine di considerazioni psicologiche capaci di stroncare anche il lettore più paziente. Secondo lei, la letteratura è un incalzare di eventi che deve togliere il respiro. Leggi il seguito di questo post »
Marco Bosonetto, Nel grande show della democrazia, Laurana Editore, Milano 2010, euro 16,50
È un romanzo di fantascienza, o meglio di fantapolitica, il sesto libro (e quinta opera narrativa) del quarantene cuneese Marco Bosonetto. Ma la fantapolitica, a parte qualche efficace trovata – in primis quella del televoto per eleggere la Presidenza del Consiglio – sa molto di vicinanza storica, nel senso che nella pur complessa trama di personaggi e avvenimenti, è facile riconoscere subito un richiamo diretto alla stretta attualità. Leggi il seguito di questo post »
Nel 2004, all’epoca dell’appello contro la richiesta di estradizione di Cesare Battisti dalla Francia, mi sono informato su questo caso che prima conoscevo poco. Ne ho ricavato la convinzione che su un singolo uomo siano state rovesciate addosso le responsabilità dell’intero gruppo terroristico di cui faceva parte. Come tutti sanno, i benefici concessi ai cosiddetti “pentiti” rendevano conveniente accusare gli ex compagni per ottenere sconti di pena. È ciò che ritengo sia accaduto nei processi a carico di Cesare Battisti.
Michele Lupo ha pubblicato numerosi racconti su riviste letterarie, un romanzo, L’onda sulla pellicola, Besa Editrice, 2004, un altro romanzo è atteso per la prossima primavera. Fresca di stampa la raccolta di racconti I fuoriusciti, Stilo editrice, 2010, E. 10,00.
Di queste “Storie di fughe, ritorni e trascurabili vendette“, eloquente sottotitolo, colpisce innanzi tutto l’assenza del finale regolamentare Leggi il seguito di questo post »
Cosimo non ricorda perché ha deciso di pubblicare i suoi romanzi in rete, prima che in cartaceo. La discussione, pensa, può giovare allo sviluppo della trama, all’approfondimento dei personaggi, alle svolte della storia che – ormai ha imparato – si producono estemporaneamente, come nella vita, dove le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Leggi il seguito di questo post »
Nella primavera del 1849 il tenente Iacopo Marchetti, volontario nei Bersaglieri lombardi, partecipa con il suo reparto alla difesa della Repubblica Romana. Poco prima dell’alba del 3 giugno, l’esercito francese sferra il suo attacco sul Gianicolo, e la battaglia si protrae per l’intera giornata tra la Porta san Pancrazio e i parchi di alcune ville poste oltre la cinta muraria della città, tra cui Villa Corsini, il Vascello, Villa Valentini, Villa Pamphili. Questa che segue è la parte finale della lettera che il tenente Marchetti scrisse al fratello quella stessa sera. Leggi il seguito di questo post »
In the Soup, dentro la placenta dei versi. Pasquale Vitagliano, Amnesie amniotiche, con un’ Introduzione di Giovanni Nuscis, Faloppio (CO), Lieto Colle Edizioni, 2009
«Pop Art Pops. Rimossa la piastra poetica, / smontate le officine del secolo, / spostata sul ventre la guardia, / cos’altro resta da dire? // Rimetto tra le cose la parola, / metto a bagno i versi, / e premo sull’uscio del giorno, / perché sia giorno benedire. // Rivolgimi un nuovo saluto, / soltanto la vita è scampata, / adesso che Soup non è che soup, / per una pietà umana / nient’altro che parola, / senza più umanità» (p. 73).
Inaugurazione giovedì 20 Gennaio ore 18.30
Via Pastrengo 15, Milano (MI)
fino al 5 febbraio 2011
GALLERIA OSTRAKON, Via Pastrengo 15 – 22100 Milano, tel. 3312565640, mail: dorino.iemmi@fastwebnet.it Orari: da Martedì a Sabato ore 15.30 – 19.30
Dal Catalogo: La ritmica di Biagio Cepollaro, di Elisabetta Longari
Se la poesia è principalmente questione di ritmo, anche per lo sguardo, come tra i primi ha indicato Mallarmé, allora questa pittura di Cepollaro non è che la forma che la sua poesia ha assunto attualmente. Sulle superfici galleggiano isole di testo come fogli o timbri, mentre “viaggiano” parole ridotte a tracce di energia di un corpo che respira sente scrive; ma sono soprattutto le pause che ne scandiscono il senso come il montaggio in un film. La poesia, la scrittura e le parole, allontanatesi dal problema del significato, portano nel corpo di ciò che costituzionalmente sono (e che la semiotica ci ha insegnato a designare come significante) una meteorologia irta di aperture e collassi. I colori svolgono comunque una parte considerevole, sprigionando effetti stranianti: anche se vicini ai primari, sono colori “scomodi”, non pacificati, a volte perfino sulla soglia dello stridore. Leggi il seguito di questo post »
Brice Cento si sta chiedendo cosa faccia di un’opera letteraria un’opera letteraria: di imbrattacarte ce ne sono tanti, soprattutto in tempi come questi, in cui computer, ipad, iphone, permettono di scrivere qualsiasi cosa in qualunque momento, e il mondo rischia di trasformarsi in un deposito mostruoso di parole di cui nessuno riesce più a trovare il senso. Sta passeggiando lungo un viale di campagna, largo, incorniciato da due teorie di ulivi. Leggi il seguito di questo post »
Ero seduto già da diversi minuti quando li avevo visti entrare. Succede sempre così in un ristorante. Che si è soli, e si finisce per badare più al mondo che a ciò che abbiamo nel piatto. Per questo mi ero messo spalle alla sala, in un angolo, di fronte alla vetrata che dava sul parcheggio. Per non incontrare null’altro che i fantasmi delle macchine allineate e il riflesso della mia faccia sulla finestra. Cose morte per lo più. Mi era venuto in mente Pavese: “passavo la sera davanti allo specchio per tenermi compagnia.” Leggi il seguito di questo post »
Claudio Morandini è nato, vive e insegna ad Aosta. In passato ha scritto cicli di commedie per la radio e monologhi per il teatro. Ha pubblicato “Nora e le ombre” (Palomar, 2006) e “Le larve” (Pendragon, 2008). Il suo racconto “Le dita fredde” è stato incluso nell’antologia bilingue “Santi – Lives of Modern Saints” edita a Baltimora (Black Arrow Press, 2007). “Fosca – Una novella valdostana” si trova nell’antologia “Nero Piemonte e Valle d’Aosta – Geografie del mistero” pubblicata da Perrone nel 2010. Altri racconti sono apparsi su varie riviste.
Il suo nuovo romanzo si intitola “Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov” (Manni, 2010), di cui si riporta una breve nota. Nel 1996 Ethan Prescott, giovane compositore di Philadelphia, si reca più volte in Russia a incontrare l’anziano collega Rafail Dvoinikov, per una lunga intervista che è anche l’omaggio di un discepolo nei confronti di un maestro quasi dimenticato. Il titolo del progetto, “Rapsodia su un solo tema”, rimanda a una delle partiture più emblematiche di Dvoinikov. Il vecchio rievoca infanzia e giovinezza, incontri, amori, umiliazioni, con la libertà e il disincanto di chi finalmente non deve più rendere conto a nessuno. La sua musica e le sue parole dimostrano che si può rimanere liberi, come artisti e come uomini, anche sottostando alle direttive di un potere oppressivo.
Claudio, come nasce “Rapsodia in un solo tema”?
L’idea di “Rapsodia” era già lì da molti anni, almeno dai tempi lontanissimi della laurea in filologia musicale su “Stravinsky trascrittore e revisore di se stesso”. Il giovane americano a colloquio con il vecchio russo (più o meno come Robert Craft con lo stesso Stravinsky) mi è sempre sembrata un’idea narrativa affascinante: due mondi che si incontrano, due culture che si confrontano, due vite che si scoprono un po’ alla volta… Leggi il seguito di questo post »
Qual è il misterioso Quinto Principio della termodinamica e che cosa sono gli EE, Eventi Eccezionali, che si verificano sempre più frequentemente e in maniera vieppiù distruttiva per uomini e metropoli mano a mano che il tempo passa? Eccone alcuni descritti nella loro totale e assurda distruttività:
«Breve elenco (da voci raccolte, talora con reperti o immagini [da verificare]): – Ripetuti sprofondamenti in una vastissima zona dell’Africa centrale. – Manifestazioni ad personam definite “Intenti” o “Ombre”. – Anomale reazioni chimiche “spontanee” e formazioni di voragini, nel continente antartico. – Variazioni cospicue della forza gravitazionale terrestre in numerose località. – Apparizione in modo incongruo di oggetti dannosi, refrattari ad analisi circa la loro costituzione. –Grande cratere (in Africa) ricolmo di sostanze non riconoscibili. – Formazione di una gran macchia nera nel cielo dell’Australia, a circa 90 metri di altezza, in spostamento e in lenta espansione. – In Cina, fenomeni elettromagnetici che provocano un’inversione elettrochimica nelle specie viventi, con conseguente morte istantanea» (p. 415).
“La strategia dei responsabili dell’istruzione e della Gelmini sulla valutazione del merito somiglia a quella di Marchionne negli stabilimenti Fiat” (qui). A difesa di lavoro e scuola il 28 sciopero di Fiom, Cobas, Cub.
“L’educazione è il valore meno materiale che esista, ma il più decisivo per l’avvenire di un popolo, in quanto è la sua forza spirituale, e per questo è soggiogata da coloro che pretendono di vendere il Paese… Sì, continuiamo a resistere, perché non possiamo permettere che l’educazione di trasformi in un privilegio” (Ernesto Sábato, Prima della fine)
«Con ogni mezzo necessario…» La scuola come bene comune. Riflessioni a margine del libro di Girolamo De Michele
di Alessandro Cartoni
Difficile trovare una definizione esaustiva ad un libro come quello di Girolamo De Michele, La scuola è di tutti, Minimum fax, 2010, ricco di informazioni e dati non addomesticati, ma anche capace di un’interpretazione globale del mondo e dei tempi che stiamo attraversando. Leggi il seguito di questo post »
In genere, quando si inizia un romanzo, si è convinti di scrivere qualcosa di assolutamente originale, un’opera che passerà alla storia, si distinguerà dall’ammasso di carta quotidianamente riversato sulle bancarelle di mezzo mondo (la parte di mondo dove si ha tempo per leggere, e non si sgobba venti ore al giorno per un pugno di riso, per esempio). Leggi il seguito di questo post »
Pare interminabile il piagnisteo circa l’incapacità del romanzo italiano di raccontare grandi storie, lasciandosi alle spalle la stagione dei referti sociologici, della risata funerea che tutto caricaturizza, dei giochi combinatori e delle dietrologie mascherate da noir cosmici. Curiosamente però, quando un romanzo osa per davvero il colpo d’ala, l’appoggio di un grande editore non lo si trova neppure a cercarlo con il lanternino. Neppure quando – come nel caso di questo romanzo – a sostenerlo ci sono firme come Tullio Avoledo, Giuseppe Genna, Alessandro Zaccuri o Giulio Mozzi. E così I custodi del Talismano di Valter Binaghi (ed. Sottovoce, pp. 237, € 13,50), dopo aver pellegrinato di redazione in redazione, esce come primo titolo di una nuova casa editrice, il marchio Sottovoce. E dire che Binaghi non è certo scrittore di primo pelo: di romanzi ne ha già pubblicati otto, portandosi a casa anche belle soddisfazioni di lettori e di critica. Definire “stimolante” il suo percorso sarebbe riduttivo. Redattore della rivista di controcultura Re Nudo negli anni Settanta, aveva accantonato la scrittura per insegnare storia e filosofia nei licei. Per trent’anni. Leggi il seguito di questo post »
Saulo viene svegliato una seconda volta: niente di drammatico, una semplice pacca sulla spalla, che però gli fa l’effetto di una cannonata in pieno petto:
- Stanotte è destino, non si dorme.
Giulio da Padova lo fissa con uno sguardo ansioso e stralunato e cerca di vincere il disagio creato dal suo gesto:
- Ci sono grandi notizie, ho appena ricevuto una chiamata dalla Lipp. Leggi il seguito di questo post »
“L’anima è un luogo così nuovo che la notte di ieri sembra già antiquata.”
Così scriveva Emily Dickinson. Il passare del tempo è qualcosa di incomprensibile per noi umani, nonostante Κρόνοςscandisca e sia teatro di tutta la nostra esistenza su questa terra al punto tale che la nostra apprensione di misurare il tempo è divenuta panacea o illusione di poterne controllare il decorso.
Ma se il passare del tempo è inestricabilmente legato alla nostra carne, il tempo dell’anima, quello che percepiamo come tempo dell’anima, segue coordinate del tutto diverse.
Ciascuno di questi bambini ha vissuto nella sua infanzia, in gran parte, nella casa dei nonni, anzi, più che nella casa, in quel grande spazio verde che la circonda. Nessuno di loro, in una qualsiasi delle fasi dell’esistenza, potrà non ritrovare, anche solo per un attimo, il centro profondo di se stesso e della propria vita interiore, nel ricordo del suo tempo primo e dello schiudersi trasognato delle sue prime esperienze legate ad un luogo, a quel luogo, come ad un incantesimo. L’infanzia infatti racchiude in sé un mistero che oserei dire sacro. Il Vangelo lo dimostra, come lo dimostrano anche altre religioni. Non soltanto la mitologia pagana ha descritto Cupido “fanciul nudo con l’arco faretrato”, Amore, il più potente di tutti gli dei a cui tutto il mondo divino e umano è sottomesso, ma anche i più antichi popoli orientali adorano in un fanciullo il piccolo Krishna della religione indù. Leggi il seguito di questo post »