Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Credo che ci sia un’altra visione del cristianesimo:
La chiesa dei discepoli di Gesù è solo una riunione cultuale in cui ci si riunisce per pregare e invocare Dio.
Il cristianesimo non è una cultura ma un principio di critica radicale dell’ingiustizia mediante un appello continuo a Dio e alla sua giustizia, giustizia che Lui solo può intervenire a instaurare, quando come e se ne ha voglia. Il cristiano si adopera con le sue proprie singole forze a realizzare nella sua vita e nel suo ambiente la giustizia di Dio, senza ricorrere ad altri strumenti che quelli della sua persona. Leggi il seguito di questo post »
Maria è tornata davanti a San Giuseppe: non sa se per pregare o cercare un senso ai frammenti della sua storia tormentata. La vita le appare una catena di contraddizioni: anche il santo che la guarda fisso con la faccia di legno sembra ora severo ora felice, ora ubriaco ora assorto in chissà quali pensieri. Leggi il seguito di questo post »
Le storie, come la poesia, non bastano. Bisogna che qualcuno le racconti. Alcune storie si tramandano perché divengano coscienza civile e siano qualcosa di più d’un racconto. Una narrazione è più ampia di un racconto: è il sangue di un paese, un guardarsi e riconoscersi in quelle storie, movimenti, gesti e parole; riconoscersi perché se ne riconosce la gente. Una narrazione ha delle radici. Non può essere inventata, deve avere il genio dei luoghi e del tempo. Deve abitare in noi prima che noi la ascoltiamo. In seguito, l’ascolto e l’attenzione, rafforzano le radici e la voce che narra le cose ci porta alla terra e ai corpi, unisce il passato e il presente, interroga il futuro. Un epos riguarda un popolo, non una semplice famiglia o un solo nucleo di persone, e affiora affidandosi alla materia del caso, alla sua precisione che incastra i tasselli uno ad uno, come nessuna invenzione può fare. Leggi il seguito di questo post »
Al tavolo del pub, Leopoldo si sente finalmente a casa. La ragazza con lo straccio gli ha fatto una gran festa: e dov’è stato, e che cosa ha combinato, e perché per tanto tempo, e lo sa che ho provato nostalgia, e poteva mandarmi almeno un telegramma. Lui si sente gratificato dalle attenzioni premurose. Leggi il seguito di questo post »
Immaginate di essere ligi e rispettosi della legge, di credere nei concetti di Giustizia e di Verità (per scelta interiore, ma anche per ragioni professionali), di essere un ispettore di polizia e di trovarvi, in maniera inattesa, coinvolti in un caso di omicidio.
È quello che accade all’ispettore Maria Dolores Vergani – personaggio letterario della scrittrice milanese Elisabetta Bucciarelli – nel romanzo “Ti voglio credere” (Kowalski/Colorado Noir, 2010, pagg. 298, € 15). La Vergani si ritrova, appunto, agli arresti domiciliari. È indagata per omicidio volontario e si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Nei fatti è segregata, rinchiusa tra le pareti domestiche dell’appartamento dei genitori.
Cos’è successo esattamente? La Vergani non ricorda. Sa soltanto che ha accoltellato una donna. Secondo le indagini sembrerebbe sia avvenuto per legittima difesa. Il suo avvocato le consiglia, con insistenza, di assecondare questa tesi. Del resto, lei non è un’assassina. E ha sempre creduto nella giustizia, nella verità, nella legge. E poi quella donna era una poco di buono. Tuttavia, come si sono svolti i fatti, la Vergani non è in grado di dirlo. La sua mente ha rimosso.
Intanto la tragedia personale di Maria Dolores si incrocia con altre vicende: la notizia del suicidio di una giovane dal ponte di viale Forlanini; la comparsa di tre enormi croci piantate nel giardino di una villetta nel quartiere di San Siro (a cui fanno seguito altri casi simili). Il poliziotto Achille Maria Funi, che nel corso della storia verrà nominato a sua volta ispettore, decide di informare la Vergani di questi fatti (nonostante le difficoltà che la donna sta vivendo, o forse proprio per questo; per farla uscire da se stessa, per farla distrarre).
È un ottimo romanzo esistenziale, il nuovo libro della Bucciarelli. Una storia a incastro che indaga sulla crisi della società, sul fanatismo religioso, sulla piaga dell’anoressia e su come – a volte – i concetti di Giustizia e Verità si sfiorino senza arrivare mai a incrociarsi. Un’ulteriore, convincente, prova narrativa di questa regina del noir milanese, che con il precedente romanzo “Io ti perdono” aveva già ricevuto una menzione speciale della giuria al Premio Scerbanenco 2009 e ha vinto il XIII Premio Franco Fedeli. Massimo Maugeri
(Articolo pubblicato sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia” del 28.11.2010)
p.s. Elisabetta Bucciarelli, con “Ti voglio credere” (Edizioni Kowalski), ha vinto il Premio ‘Giorgio Scerbanenco 2010-Courmayeur Noir in Festival’ in collaborazione con ‘La Stampa’, per il miglior romanzo noir italiano edito nell’anno
Difficilmente Saulo riuscirà a prendere sonno sulla panca del reparto ospedaliero. In mezzo al pavimento brillano ancora i pezzi di vetro esplosi per lo sparo della Smith & Wesson. Di incipit non ne può più: li ha passati in rassegna quasi tutti. Il primo pensiero che si affaccia alla mente riguarda la situazione delle patrie lettere così come gli appaiono dalla sua prospettiva limitata ma, si potrebbe dire, pura. Leggi il seguito di questo post »
“Siete in macchina a finestrini aperti, tu, tua moglie e tua figlia, davanti alla Riviera Adriatica”.
Padre, madre, figlia, auto, spiaggia: è il quadro della tipica famiglia italiana immortalata dalla commedia italiana nella serie di film dedicati alle vacanze al mare, dai recentissimi andando indietro fino a quelli degli anni Sessanta, quando col boom economico esplodeva la mania delle vacanze e lo sfoggio dei segni del benessere.
Così inizia il racconto Io sono la nemesi, che dà il nome alla raccolta di tre racconti di Alessandro Cartoni edita di recente dall’editore Perrone. Che poi continua:
“La distesa del mare è verdognola, con una striscia di colore beige che solca longitudinalmente le onde a dieci metri dalla riva… – Cos’è quella cosa color cacarella? Chiede Sibilla, tua figlia… Sibilla ti ha guardato contrariata e non parla, poi avanza di qualche passo sulla riva, azzarda un’entrata riluttante in acqua infine si ritrae inorridita. – Io qui il bagno non lo faccio…” Leggi il seguito di questo post »
(Paolo Volponi)
quante volte, dopo cena, l’ho spiato
dai vetri della casa, in fondo al Pincio
sulle mura, da dove monti e valli
dominava. e c’era un vento gelato
furioso come pochi. rassettava
la Giovina, impagabile, in cucina
mentre Paolo, nel tinello, armeggiava
col tele e l’insonnia. lottava. lottava.
Sta venendo un tempo, te ne uscivi improvvisa, spalancando vetri e silenzio, sullo stupefatto giardino di San Paolo. Indicavi il nord, viene da Milano e porta pioggia. Annuivo, seguendo il tuo profilo sporgersi additare dove il fischio dei treni aumentava
tu restavi calma, ne eseguivi imperterrita l’ascolto di vicende del tempo di stagioni, latrice di messaggi, giudizi antichi.
Venerdì 14 gennaio alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli, via Manzoni, 12, Milano, tel. 02.76000386, incontro conMaria Pia Quintavalla, autrice di China(Effigie Editore).
Maria è pensierosa: da tempo le sembra che la vita sia fatta di pezzi che si possono prendere e spostare a piacere, perché si adattano a una situazione, ma anche a quella opposta. L’idea le è venuta dopo l’ultima profezia di Andreas: i tre uomini potevano essere indifferentemente personaggi di un romanzo o sicari di una scuola di scrittura e sono diventati il simbolo di un’operazione che le sembra di compiere ogni giorno, mettendo insieme le esperienze del passato e del presente, confrontando i bordi delle tessere di un mosaico variabile a seconda delle scelte che si fanno: Leggi il seguito di questo post »
E’ probabilmente una costante italiana quella di individuare negli ottanta anni il momento giusto, la soglia sulla quale fermarsi per comporre la propria autobiografia. Esiste un esempio straordinario di questa dimensione letteraria: quelle Memorie di un italiano di Ippolito Nievo che furono ribattezzate dai suoi editori Memorie di un ottuagenario quando comparvero postume nel 1867 per evitare che fossero scambiate per un pamphlet politico. Anche Cesare Cases ha voluto intitolare così le proprie memorie (Confessioni di un ottuagenario, Roma, Donzelli, 2000 quale (im)probabile omaggio al modello rimasto insuperabile di Nievo. Gli esempi di questo tipo si potrebbero moltiplicare a iosa ma perché farlo? Meglio ritornare a questo libro di oggi.
Emerico Giachery ha vergato con mano sicura e ferma una serie di sue note autobiografiche di autorevole e necessaria capacità narrativa, fitta di rimandi alla Storia da lui attraversata e densa di notazioni personali (letterarie e non).
“Leggete questo romanzo, leggetelo e ditemi come finisce… Aiutatemi a risolvere il mistero più intrigante della storia della letteratura. Il romanzo è stato lasciato incompleto da Dickens per il sopraggiungere della morte, ma la storia è così ben congegnata che quando pensiamo di esserci fatta un’idea della soluzione, subito dopo la scartiamo e ripartiamo…”
La prima risposta è questa che propongo di Giovanna Ciracì. Sarà questa la soluzione? Cosa ne pensano gli altri appassionati di Dickens?
The Mystery of Edwin Drood: l’enigma della letteratura inglese
di Giovanna Ciracì
Introduzione
Nell’aprile del 1870 i più importanti giornali londinesi accoglievano con entusiasmo la pubblicazione del primo numero di un nuovo romanzo a puntate (1) intitolato The Mystery of Edwin Drood e firmato da uno dei geni della letteratura inglese, Charles Dickens. Il romanzo in questione è incentrato, come il titolo lascia supporre, su un mistero: la scomparsa di un ragazzo, Edwin Drood, per l’appunto. Leggi il seguito di questo post »
Leopoldo è riuscito a farsi dimettere dall’ospedale, convincendo il dottor Peltre che il suo romanzo prediletto non sarebbe stato snaturato. Comincia ad averne abbastanza del ruolo di personaggio in crisi; vuole tornare a casa, nella periferia anonima della sua borgata, per una birra e due chiacchiere con Calypso, la ragazza dello straccio. Leggi il seguito di questo post »
Padre Luigi Lorenzetti è considerato, negli ambienti ecclesiali, un assoluto punto di riferimento nel campo della teologia e della dottrina morale. Sacerdote dehoniano, laureato in teologia morale, è stato Presidente dell’Associazione Teologica Italiana per lo studio della morale (Atism) e insegna teologia morale presso lo Studio Teologico S.Antonio di Bologna e all’Istituto Superiore delle Scienze di Trento.
Perchè parlare di lui? Per cosa si distingue dai suoi colleghi di fede? Tra i tanti valori cristiani promossi nel suo operato ecumenico uno, apparentemente ‘secondario’, appare foriero di profonde riflessioni sull’agire dell’uomo e del suo rapporto con Dio: gli animali. Leggi il seguito di questo post »
Giovanna Cracco è cofondatrice della casa editrice Paginauno e della rivista “Paginauno”, di cui è anche vice-direttrice; è anche docente del corso di giornalismo d’inchiesta della scuola di scrittura Paginauno
- Paginauno è una nuova sigla editoriale. L’impressione che dà il nome è di una specie di: voltiamo la pagina e ricominciamo a parlare delle cose importanti che sono il narrare.
Ci può raccontare come è nato questo progetto? La figura di Walter Pozzi, docente di scrittura narrativa e di narratore per Tranchida…
Paginauno, in effetti, è una realtà editoriale che quest’anno festeggia il suo quinto compleanno. Nel 2007 è nata infatti la rivista Paginauno, che si occupa di analisi politica, culturale e sociale, e nel 2010 il progetto si è ampliato divenendo anche casa editrice. Il tutto, poi, affonda le radici in una realtà ancora precedente, quella della scuola di scrittura creativa, nata nel 2003 e che dal 2005 ha preso il nome di Paginauno. È lì che ho incontrato Walter, nel 2004. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da robertorossitesta su gennaio 11, 2011
“Un rubinetto chiuso perde un litro d’acqua al giorno in una vasca cubica, di due metri di spigolo. La vasca viene tappata, e quando è colma il tappo viene spostato di pochissimo, in modo tale che defluiscono nello scarico due litri d’acqua al giorno. Calcolare il tempo totale di riempimento e svuotamento.” Leggi il seguito di questo post »
Nell’ultima pagina del suo primo libro di poesie, a conclusione della Nota finale dedicata ai lettori,
Leronni avverte:
«Per il resto, essendo ormai largamente conclamato lo scetticismo nei confronti dei significati possibili, primi o ultimi, di un’opera letteraria, preferirei che il lettore, eventualmente, si chiedesse non tanto cosa il poeta avrà voluto dire, quanto piuttosto cosa, con lui, è disposto ad ascoltare»
Sommesso addio all’universo,
tramite una carezza al mondo.
Calma e silente, l’andatura
acquieta e s’alzano gli sguardi
alle rocce, al selciato bianco,
nel puro della notte bramata. Leggi il seguito di questo post »