La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per gennaio 2011

Vivalascuola. Il feticcio della meritocrazia

Pubblicato da vivalascuola su gennaio 10, 2011

Calendario 2011 senza le feste di 25 aprile e 1° maggio: a Padova, Italia.
Ricchi premi ai docenti: rifiutata da Torino e Napoli, la Proposta sbarca a Milano: il 13 convocati i Presidi. Con l’accordo Fiat, «grave atto antidemocratico verso mondo del lavoro». Sciopero FIOM il 28 gennaio. Scioperano anche Cobas e Cub, comunicato di FLC-CGIL, appello su ReteScuole.

Il feticcio della meritocrazia
di Giovanna Lo Presti

Sia scarsa la mensa, sia lacero il saio
S’addoppian le forze del bravo operaio;
Se misera e tarda gli vien la mercede
Non langue la fede – nel forte suo cuor…

Introduzione
A mo’ di epigrafe, per non dimenticare
Due giovani meritevoli: Maria Stella Gelmini e Renzo Bossi.
Due giovani ai quali il futuro non è stato rubato

«In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere (…) «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’esame per ottenere l’abilitazione alla professione». Leggi il seguito di questo post »

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80. Light as a feather

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 10, 2011

da qui

Saulo si addormenta sulla panca. Sogna di onde che vanno a infrangersi contro una scogliera: prendono la rincorsa raccogliendosi in sé, poi si abbattono con tutta la forza contro la linea scura delle rocce, sommergendola. A volte, la potenza del mare fa esplodere un caleidoscopio di schizzi che invade tutto lo schermo del sogno, anzi, trabocca, scivola lungo il viso di Saulo come una specie di bava fastidiosa, in rivoli che vanno a infilarsi nel collo sbottonato della camicia azzurra. Leggi il seguito di questo post »

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Il Capitano Mario (XXXIII)

Pubblicato da robertoplevano su gennaio 9, 2011

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXII)


VICENZA

Vicenza è una città molto bella, incastonata fra le Prealpi e la collina ricca di invenzioni paesistiche.

Io la conoscevo da quando studiavo a Padova, all’Università; per Mario invece e per le nostre figlie fu un incontro nuovo che destò un comune interesse, non superficiale, di conoscere l’intima essenza dei luoghi e delle cose e l’anima della gente, nel suo globale vissuto, forgiato dalla storia. Dire Vicenza vuol dire Palladio perché in ogni via del centro palazzi case chiese torri ne riecheggiano il nome che risuona nel mondo. Punto di riferimento obbligato per architetti che operano non solo in Europa, ma anche in America e altrove: proposta dell’architettura degli antichi per l’uomo moderno. In ogni via del centro ci si trova davanti ad edifici palladiani di gran mole, ma stupisce che appunto quelle strade siano relativamente strette, mentre la città nel suo impianto segue il tracciato di un accampamento romano situato in pianura, dove lo spazio non mancava per dare respiro a tanta grandiosità, che si può ammirare con godimento solo nei pochi spazi aperti. Incerte vie secondarie invece sono particolarmente attraenti i palazzetti gotici e i loro effetti scenografici vi si scoprono con lieta sorpresa.
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79. Stonato

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 8, 2011

da qui

Maria torna al ponte della Senna: ha bisogno di vedere Andreas, di sentire una parola diversa da quelle pronunciate dall’uomo anziano incontrato a Notre Dame. Le arcate sono avvolte dalla nebbia: ogni spazio inghiotte una porzione di passato, ma si sa che prima o poi il vento o la pioggia lo sputeranno fuori, sempre più umido e inquinato. Le foglie volano leggere e vanno a morire sul marciapiede come i buoni propositi, calpestati dal passante ignaro. Maria avverte un rumore alle sue spalle: si gira di scatto e vede Andreas che dorme, appoggiato al muro fatiscente della banchina impregnata di vapori cittadini. Si avvicina lentamente, cercando di non far rumore. Leggi il seguito di questo post »

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Il canzoniere unico. Di Maria Grazia Lenisa

Pubblicato da nadiaagustoni su gennaio 8, 2011


(Peschi in fiore)

IL CANZONIERE UNICO

Un cielo d’oro e piove tanta luce che fa prezioso

Il Sogno che consuma l’ultima cera

degli occhi

e si brucia nell’alchimia della Resurrezione.

Vedere rosa è ancora sogno umano a misura

dei peschi a primavera che danno

I frutti

con l’ammaccatura ed i vermi di dentro.

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I sapori di un’epoca perduta

Pubblicato da giovanniag su gennaio 8, 2011

di Marco Grassano

Non di rado, scorrendo le pagine di qualche libro, mi tocca di pensare: “Ecco qui una cosa che piacerebbe a Mario Mantelli” (mi riferisco, è ovvio, al nostro autore, non all’omonimo sindaco di Carbonara Scrivia). Si tratta di opere che, pur se non sempre di natura strettamente autobiografica, tendono comunque a un’evocazione, a una ricomposizione quasi alchemica dell’infanzia e dei dettagli che l’hanno caratterizzata, e in più sono scritte in una prosa compatta, come incisa nel marmo, con parole selezionate, soppesate e definitive. Che so io, testi quali Infanzia berlinese di Walter Benjamin, o Istanbul di Orhan Pamuk, o Le botteghe color cannella di Bruno Schultz. Leggi il seguito di questo post »

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78. Innocente

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 7, 2011

da qui
Il dottor Peltre è davanti al letto di Leopoldo col sorriso ineffabile nascosto sotto i baffi. Sta aspettando una risposta sulla storia assurda riferita dal barbone della Senna. La situazione è imbarazzante. Come spiegare che il racconto è veritiero? E’ giusto adottare una soluzione di comodo per l’uomo di scienza, che forse non ha letto un romanzo in vita sua? E’ da qui che si potrebbe cominciare.
- Posso chiederle che romanzi ha letto, dottore?
- Il conte di Montecristo è il preferito. Leggi il seguito di questo post »

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STORIA CONTEMPORANEA n.64: Ma che importa chi è l’autore… quello che conta è il corpo del reato. Aa. Vv. “Il magazzino delle alghe”

Pubblicato da giuseppepanella su gennaio 7, 2011

Ma che importa chi è l’autore… quello che conta è il corpo del reato. Aa. Vv. Il magazzino delle alghe, a cura di Marino Magliani, Broni (PV), Eumeswil, 2010

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di Giuseppe Panella*

Sono passati molti anni dal tempo in cui Roland Barthes proclamava la “morte dell’autore”(era il 1968) e Michel Foucault la confermava in un suo celebre saggio destinato a trasformare la funzione-autore nella letteratura e nella cultura umanistica in una sorta di terminale fin de non recevoir (Che cos’ è un autore?, una conferenza pronunciata nel 1969).

L’abolizione del nome dell’Autore e la sua trasformazione in una pura funzione dell’opera da lui prodotta è stata di seguito tentata più volte anche in Italia (l’ampia produzione del collettivo dei Wu Ming, già autodefinitosi Luther Blisset in un loro avatar precedente, ne è una dimostrazione evidente e significativa). Ma, nonostante il precedente dei Wu Ming, qui si è in presenza di qualcos’altro. Che cosa accomuna, infatti, venti autori completamente diversi gli uni dagli altri come Giovanni Agnoloni, Franco Arminio, Mauro Baldrati, Remo Bassini, Mario Bianco, Valter Binaghi, Fabrizio Centofanti, Riccardo De Gennaro, Marco Drago, Riccardo Terrazzi, Francesco Forlani, Carlo Grande, Franz Krauspenhaar, Marino Magliani, Giulio Mozzi, Stefania Nardini, Alberto Pezzini, Giacomo Sartori, Beppe Sebaste, Giorgio Vasta?

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77. Rivincite

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 6, 2011

da qui

Saulo ha deciso di passare la notte in ospedale, vegliando per don Faber. Cosa farà per ingannare il tempo? Non ha intenzione di parlare con parenti, collaboratori o amici del paziente; si sa come va a finire, in questi casi: rimpianti, nostalgie, crisi improvvise, tutte cose da cui fugge come dalla peste. Dormire è impossibile: per la luce, i rumori continui, la tensione che si taglia col coltello. Decide d’impegnarsi in un’attività che lo rilassa: passare in rassegna gli incipit di romanzi imparati a memoria fino a oggi. L’inizio di un libro lo ha sempre affascinato per quella scommessa che si gioca tutto in poche righe; se la partenza è sbagliata, la storia finisce prima di iniziare.
Cominciamo da Giovanni Arpino, dice fra sé e sé. L’ombra delle colline:
Sapevo di sognare.
La salita era ripida, il sentiero appena tracciato tra le erbe andava su con brusche curve, ogni tanto rabbuiandosi tra le acacie che si sporgevano a grappoli, a ombrello. Tutto pareva felice intorno, in un ordine e silenzio assoluti.
Un esordio perfetto, che mette in medias res. Quel sogno confessato crea un’atmosfera piena di richiami, perché la letteratura è sogno e solo in sogno tutto può essere felice e il silenzio e l’ordine possono essere assoluti.
Vediamone un altro.
Il cacciatore di Aquiloni:
Sono diventato la persona che sono oggi all’età di 12 anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.
Ormai sei preso e non puoi tirarti indietro. Stasera, però, ho bisogno di un incipit che sia più in tema con la situazione; Beckett, per esempio, Malone muore:
Comunque, fra poco sarò morto del tutto, finalmente. Il mese venturo, forse. E allora sarebbe il mese di aprile, o di maggio. Perché l’anno è poco inoltrato, me lo dicono mille piccoli indizi. Può darsi che io mi sbagli e giunga anche più in là di San Giovanni, e anche del Quattordici Luglio, festa della libertà. Ma cosa dico mai, sono capace di arrivare sino alla Trasfigurazione, mi conosco bene, o all’Assunzione. Ma non credo, non credo di ingannarmi dicendo che queste solennità si celebreranno senza di me, quest’anno.
Sì, tutto dipende dall’inizio, come nella vita: non sono i primi anni quelli che ti segnano per sempre? E che fatica correggere, se sei partito male; ricorri ai trucchi e alla supplica, al ragionamento e alla violenza: ma i primi segni incisi nella carne, le parole, gli eventi, te li porti dentro come un ritmo che t’insegue anche se non vuoi. L’incipit della vita non dipende dalla nostra volontà; come la fine: non siamo noi a deciderla, a meno di non voler costringere il destino a una forzatura che stona, inevitabilmente. Comunque, fra poco sarò morto del tutto, finalmente. L’inizio del romanzo è la rivincita dello scrittore, che non ha potuto scegliere per sé e allora sceglie per i personaggi: Malone nasce sapendo che fra poco morirà, a San Giovanni o il Quattordici Luglio. Don Faber non sa se supererà la notte, a meno che qualcuno non stia scrivendo la sua storia, prendendosi a sua volta la rivincita sulle scelte che non ha potuto compiere, sulla felicità che, una volta per sempre, gli è sfuggita. La storia siamo noi: chi la sta scrivendo? Chi sa come tutto andrà a finire?

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La formica è nuda sulla sedia. Di Silvana Baroni

Pubblicato da nadiaagustoni su gennaio 6, 2011


(Segni)

La formica è nuda sulla sedia

La formica è nuda sulla sedia
ho la lente funeraria e la vedo piatta liscia disidratata
scopro che le formiche invecchiano e muoiono di notte
inumate nel vaso delle bianche azalee,
penso e scommetto su quello interrato
quindi torno agli inutili esercizi da camera
seguita a vista da un metronomo.
Con le braccia sulla traiettoria degli stinchi respiro
così che la polvere va giù e divarica dentro
guardo in alto, il decoro delle nuvole è sempre più in alto
e al centro un isterico baratto impedisce da sotto l’impalo.
La miglior fuga è camminare camminare camminare…
sorpassare le formiche che muoiono. Leggi il seguito di questo post »

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Le costrizioni e-book

Pubblicato da lapoesiaelospirito su gennaio 6, 2011

Giorgio Bonacini – premio Montano 2010  – Carte nel vento

Su  “Le costrizioni
di Giovanni Turra Zan

Chi scrive (e in particolare chi scrive poesia) sa che ciò che fa si genera e si rigenera continuamente, nello sforzo di aprirsi una via verso il senso. La strada non è mai libera e il percorso è sempre accidentato, ostruito da condizioni materiali e formali che devono essere affrontate, mai aggirate, se si vuole veramente stare dentro il pensiero e la vita della poesia. E’ in quel preciso luogo che stanno le costrizioni che danno il titolo a questa raccolta. Turra Zan è un autore consapevole che le asperità e le difficoltà non possono essere diluite o evitate; anzi, bisogna rendere libera, e qualche volta necessaria, l’accoglienza di ciò che si scrive sotto gli obblighi che la lingua impone: coniugare nella significazione il respiro ampio della voce con il soffio stringente della vita. Leggi il seguito di questo post »

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Karl Ove Knausgard, La mia lotta (1)

Pubblicato da giorgiomorale su gennaio 5, 2011

di Michele Lupo

La mole è impegnativa ed è solo il primo di sei volumi. Il titolo, Min Kamp, sinistro. Le ambizioni da leggere fra le righe – in tutti i sensi. Ha un bel dire Knausgard che non voleva fare letteratura quanto piuttosto un esercizio (di verità) che avesse insieme il valore di un’esperienza Leggi il seguito di questo post »

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76. Fumi

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 5, 2011

da qui

Maria è per la terza volta davanti a san Giuseppe. Il fumo dei ceri disegna spirali in cui si possono leggere figure fantasiose: una nuvola, un nano, un cane senza coda. Nelle forme sempre nuove le sembra di leggere gli ultimi eventi della vita: la crisi di Leopoldo, le apparizioni di scrittori famosi, l’incontro con Andreas, l’attentato a don Faber; una delle scie grige è quella lasciata dal proiettile partito casualmente e terminato nello stomaco del prete. Leggi il seguito di questo post »

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STORIA CONTEMPORANEA n.63: Storia di Giorgio Manganelli e dei suoi sodali. “Album fotografico di Giorgio Manganelli”. Racconto biografico di Lietta Manganelli; “I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi”, a cura di Lietta Manganelli

Pubblicato da giuseppepanella su gennaio 4, 2011

Storia di Giorgio Manganelli e dei suoi sodali. Album fotografico di Giorgio Manganelli. Racconto biografico di Lietta Manganelli, a cura di Ermanno Cavazzoni, Macerata, Quodlibet, 2010; I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi, a cura di Lietta Manganelli, Torino, Aragno, 2010

______________________________

di Giuseppe Panella*

Si tratta certamente di una faccenda piuttosto strana. Giorgio Manganelli è stato probabilmente uno degli scrittori più straordinari e meno considerati della letteratura italiana del Novecento. Nessuna storia del dopoguerra letterario può fare a meno di citarlo e di considerarlo come uno degli esiti migliori del passaggio culturale e stilistico tra le due guerre, eppure i suoi libri e le sue invenzioni narrative sono ben lungi dall’ottenere l’attenzione dei lettori così come meriterebbero. La sua opera attende ancora una compiuta sistemazione critica e sospetto che ancora testi inediti non pubblicati aspettino di ricevere la loro sistemazione editoriale. Questo album fotografico, ritrovato tra le carte dello scrittore che le aveva conservate anche se nel modo un po’ disordinato che lo contraddistingueva, è diventato nel gustoso e simpatetico racconto della figlia Amelia Antonia detta Lietta una sorta di continuazione per immagini della sua opera di scrittore.

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Minuta di silenzio di Lorenzo MARI

Pubblicato da Giovanni Nuscis su gennaio 4, 2011

Nelle fondamenta

Unire volume a volume, coprire i vuoti, riassettare
la stanza, comunque adorna, lasciata
dall’ultimo che è partito. Tentennare nel mezzo
e poi riscrivere il circolo del pensiero
che come vomere affonda impavido
nell’impiantito. Scendere, guardando
il mobilio – finto esercito allineato –
fino alle tubature, scalfendo;
raschiando oro in pellicola; cercando acqua
come rabdomanti ignoranti, avidi. Si troverà
l’acqua che di regola ci portano, con il suo prezzo
e con l’ordine del flusso. Più sotto
i maiali: liberi, sozzi, grufolanti. Bisognerà allora
riscrivere ciò che non esce, per un barlume
di vita, occorrerà ripresentare
il possibile, per un momento allibito
                                     di nascita. Leggi il seguito di questo post »

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Sai quando

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 3, 2011

da qui

Sai quando non riesci a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso,
anche quelli sconosciuti a uno ignaro
di anatomia speciale,
ecco, così mi sento in questo inizio d’anno
che pare un’oscura profezia
dei giorni a venire, come se il corpo urlasse
di averne a sufficienza, vibrasse una protesta
dignitosa, pur di farsi ascoltare.
Ma il dolore è non dare, inchiodato a un letto
che non ha più offerto posizioni buone
perché la carcassa rifiatasse.
Non so se il Signore m’impartisca una lezione
o sia io così testardo da non voler fermare
il tempo che mi assedia, i poveri che chiedono,
la gente che si aspetta da me
una parola di vita. Ma che vita
posso consegnare
ora che non riesco a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso
e questo inizio d’anno pare
un’oscura profezia dei giorni nuovi?
Non resta che la pietà nascosta
del silenzio,
la ferita aperta della fragilità;
il canto muto di un’attesa che ha fermato
tutto, anche il tempo che fugge:
ma non è viltà.

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A bacche rosse e sfondi neri

Pubblicato da lapoesiaelospirito su gennaio 3, 2011

di Alfonso Nannariello

 

IIIIIIIVVVIVIIVIIIIXXXIXIIXIII - XIV
XV –   XVIXVIIXVIII - XIX

 

Nei giorni freddi

con la morte in braccio

brillava al collo la foto

nell’oro del suo laccio.

Più di recente, ed io me lo ricordo, sui tremori del seno alcune donne avevano laccettini d’oro o d’osso, a cuore o a medaglione. Spesso chiavacuori.

Il chiavacuore era un fermaglio al centro del petto. Leggi il seguito di questo post »

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Com’è dura accompagnarsi a un sms. Di Marco Bellini

Pubblicato da nadiaagustoni su gennaio 3, 2011


(Francesca Woodman)

Com’è dura accompagnarsi a un sms. Di Marco Bellini

Ti ho lavata prima e dopo, spugna rituale
per la diffidenza, danza dell’acqua e la carne
usata e servita. Il riflesso
nell’oblò della lavatrice al mattino
cercarti anche lì. Il tailleur grigio
ti sorregge fuori le scale. Due capelli
lunghi sulla spazzola che sei vera anche ora.
Con il tuo lavo i denti
e il dentifricio è la tua bocca. Leggi il seguito di questo post »

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28.

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 2, 2011

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Il Capitano Mario (XXXII)

Pubblicato da robertoplevano su gennaio 2, 2011

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI)


SPLENDE IL SOLE SULLE CIME
MENTRE SI FA PRESTO BUIA OGNI VALLE



Libertà, com’era bello il tuo volto!

Dopo il 25 aprile restammo a Scaldasole fino all’autunno, alla riapertura delle scuole. Intanto nella sede provvisoria di Sannazzaro si lavorò tutti, professori e alunni con una gran buona volontà fino alla conclusione degli esami che andarono splendidamente. Io avevo avuto dal Provveditore di Milano la nomina di commissaria straordinaria d’esami che mi fece sentire molto importante e, alla fine, spedita la mia brava relazione superfirmata da tutti i colleghi, mi sembrò anche di essere diventata molto ricca per quella indennità che, senza averla chiesta, mi fu elargita oltre il mio normale stipendio.
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