Il cimitero di Praga, di Umberto Eco
Pubblicato da eziotarantino su febbraio 17, 2011
La seconda legge di Ranganathan recita: “Ad ogni lettore il suo libro”, e la terza “Ad ogni libro il suo lettore”. Chi era Shiyali Ramamrita Ranganathan? Un matematico e bibliotecario indiano (chi ne voglia sapere di più clicchi qui). Nel mondo della biblioteconomia si è guadagnato un posto nell’empireo grazie al suo sistema di classificazione “a faccette” e, ancora di più, per l’emanazione di quelle che sono universalmente conosciute e citate come le cinque leggi di Ranganathan. Ovvero l’architrave ideale su cui si sostengono le biblioteche, regolando in modo semplice e senza troppe mediazioni intellettuali il rapporto fra l’istituzione e i suoi utenti.Tutto questo per dire che se è vero, ed è verissimo, che ogni lettore ha i suoi libri, e viceversa, non dovrei star qui a parlar male di un libro che, palesemente, non è il mio libro.
Tuttavia, poiché mi è stato regalato, e da persona cara, ho voluto cogliere l’occasione per mettermi, come dire, in pari, con la letteratura di grande consumo.
Il libro è, come avete visto dal titolo dell’articolo, Il cimitero di Praga, di Umberto Eco.
Che libro è Il cimitero di Praga di Umberto Eco? Un libro scritto al computer, è la prima cosa che mi viene da dire. Eco utilizza una lingua elementare, dal periodare semplice e senza voli pindarici (metafore e altri orpelli ridotti al lumicino), un “plain italian” che scorre via come acqua sulle pietre levigate dei torrenti di montagna. Intendiamoci, non è un difetto. Il libro va via che è un piacere (se questo è lo scopo di un libro: andar via).
Poiché Umberto Eco non è Faletti, il libro è anche un’arcana miniera di riferimenti culti, di strizzatine d’occhio, che tuttavia sanno di pedanteria saccente, di schedature accumulate negli anni a formare preziose banche dati personali, di compulsazioni di testi, giornali dell’epoca in biblioteche reali e/o virtuali, di sopralluoghi meticolosi.
Il testo sembra costruito per accumuli di nozioni, non di conoscenza, né tantomeno di esperienza. Mancano solo le note a pie’ di pagina. E questo vale sia per gli aspetti cabalistico-esoterici di cui è piena la trama, che per quelli storici, ma anche per le ricette di piatti all’apparenza molto succulenti mangiati nei più diversi bistrot parigini, e vale per le strade parigine, e per i dati statistici sui ritrovamenti di carcasse di animali nella Senna: tutto elencato con un asettico impegno tassonomico, nemmeno fosse una puntata di Vieni via con me.
Del resto il libro è un gioco, non va mica preso sul serio. Infatti i personaggi (tutti autentici tranne il protagonista, tiene a precisare l’Autore, che sente il bisogno di spiegarci molte cose, in appendice: troppe) non agiscono sulla scorta delle emozioni, ma di un copione già scritto dalla Storia. Peccato che anche l’unico personaggio d’invenzione si appiattisca su questo registro di neutralità psicologica e non sia minimamente un carattere. Il massimo della caratterizzazione psicologica la dà la sua patente schizofrenia, che però non gli dà un’anima, ma al massimo una diagnosi. Se il romanzo voleva essere un calco di un feuilleton avrebbe dovuto prendere davvero esempio dai suoi modelli per cercare di far palpitare il lettore di pulsioni vive, non cerebrali.
La trama si intreccia con la Storia in un divertissement (di quelli che fanno divertire solo chi lo fa) in cui l’impresa dei Mille, l’attentato a Napoleone III, l’Affaire Dreyfuss e Protocolli dei savi di Sion vengono uniti fra loro in un unico tracciato da gioco dell’oca in cui vero e falso si annodano in una sola trama.
Soffocata da un’ostentata erudizione (semplificata però al massimo, tanto lo scopo è più o meno il classico épater les bourgeois), la storia con la Esse maiuscola è sempre lì a irrompere in quel modo stucchevole e privo di inventiva come nella migliore/peggiore tradizione della letteratura italiana anche recente (perché gli scrittori americani sanno raccontare microstorie, reali o di invenzione,tenendo sullo sfondo i Grandi Avvenimenti della Storia, mentre invece quelli italiani devono rigorosamente attenersi a quanto c’è già scritto sul Villari, solo aggiungendoci qualche personaggio un po’ fellone e qualche donna di malaffare?)
Ci sono anche le illustrazioni, come nei bei vecchi libri popolari di una volta. Il testo è scritto in font improbabili che si alternano a seconda di quale sia la voce narrante (insomma, un Geronimo Stilton per adulti, ha osservato mio figlio quattordicenne).
Per finire, da buon semiologo Eco non si/ci risparmia neppure una tavola sinottica in due colonne per spiegarci la differenza fra intreccio e storia. La misura è colma. Lettura interessante.














Esulterei detto
Insomma: aridatece Faletti…
bell’articolo. bello anche il riferimento a Ranganacoso.
Enzo Saldutti detto
O frate Ubertino da Casoria, dopo il cimitero di Praga, par che tu paventi il rischio della democrazia. Leggesi tal vaticinio
ne le Décadent (pardon: ne l’Espresso). So ben quanto abbonda il tuo scibile, benché in egual gran misura non siano di certo né il medesimo né le profezie del Vate. E però voglio (per via ipotetica) andar comparandovi.
Vate mio, perdono! Sono cose che succedono. Perdonami il paragone! Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chi sa dove, chi sa dove! Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfoledi.
Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un solo “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri?
Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire perché titanici si nasce.
Vate, allorché tu composi quel carme, contavi appena anni 16. E però dicesi che la cultura sia di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in Filosofia? Fu quell’ignorantone di nome Giovanni e di cognome Gentile a poggiare l’alloro sulla sua coccia?
Sai che Umbertino studiò Aristotele ed Occam? Sai che fece la grande scoperta dell’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Sai che ardì un “Trattato di Semiotica Generale” barattando il rasoio con la falce e il martello? Cioé: fu un ottimo furti magister, un ottimo intellettualoide di sinistra che, non potendo vantare altro che un misero “Capitale” o qualche quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. In breve: niuna cosa gli fu aliena, tutto provò, tutto ardì, tutti infatuò: figli dei fiori, studentelli oppiati, docenti che non sanno nemmeno la prima declinazione.
Enzo Saldutti detto
Il plagiatore teologico e i furti letterari di un cattocomunista pingue come un brutto e untuoso maialotto ingrassato dalla sinistra: guardate che faccia. Codesto era un chierichetto dell’Azione Cattolica divenuto comunista per chissà quale evento (immaginabile e comune in convento). Questo individuo, grazie alla sinistra che ha formato a suo talento la scuola del dopoguerra, è considerato importante per aver stracopiazzato la teologia medievale (Tommaso, Roscellino, Occam et cetera) nonché semiologi e linguisti dei nostri tempi (Peirce, Barthes, Chomsky, De Saussure et cetera). Codesto non ha mai scritto nulla di originale. Codesto riesce a gabbare gli ignoranti appena cambiando un nome. Per esempio, mutando Guglielmo da Occam in Guglielmo da Baskerville e, copiando testi delle conversazioni teologiche medioevali, ti scrive il romanzo. Codesto ritiene il lettore talmente ignorante che, esposto il nominalismo nei romanzi copiati, si diventa giocoforza atei oppure comunisti. Questo plagiatore di Roscellino, eliminando la realtà degli universali (essenze), annulla la distinzione di quest’ultime con l’esistenza illudendosi di confutare facilmente l’ontologia tomista. Pensate un po’. Questo cattocomunista arricchito plagiando non vale nemmeno l’ultimo pelo del nostro Vate e tant’è.
O frate Umbertino da Casoria, par che tu paventi il rischio della democrazia: Berlusca come Hitler. Leggesi tal vaticinio ne le Décadent o ne l’Espresso?. E’ cosa certa che abbondi il tuo scibile profetico? O almeno in egual misura a quello del Vate. E però voglio andar comparandovi. Vate mio, perdono. Sono cose che succedono. Perdonami il paragone. Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chissà dove, chissà dove. Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfodeli. Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri? Plagia, plagia quel furbo pancione. Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire. Vate, allorché tu componesti quel carme, contavi appena anni 16. E però dicesi che la cultura sia di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in Filosofia? Fu quell’ignorantone di nome Giovanni e di cognome Gentile a poggiare l’alloro sulla sua coccia? Sai che Umbertino studiò pure Occam? Sai che fece la grande scoperta dell’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Cioé: fu un ottimo furti magister, un ottimo intellettualoide di sinistra che, non potendo vantare altro che un misero “Capitale” o qualche quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. In breve: niuna cosa gli fu aliena, tutto provò, tutto ardì, tutti infatuò: figli dei fiori, studentelli oppiati, docenti che non sanno nemmeno la prima declinazione.
lucypestifera detto
tu “composi” quel carme?
qualunque cosa faccia questo benedetto eco suscita una facilissima ironia, peraltro scarsamente divertente. un esercito di testimoni oculari che lo hanno visto scopiazzare, inventarsi una cultura che non ha, svicolare, dribblare, incassando titoli e onorificenze in mezzo mondo, tutti immeritati poiché è notorio che i libri glieli scrive la portinaia, quella scontrosa parente del riccio elegante. tutti ignoranti gli studiosi e le università che se lo sono conteso: eh, già, e tutti fumati e suonati gli studenti che ha formato. ah, e comunisti.
Enzo Saldutti detto
Eco Umberto afferma che Berlusconi è come Hitler. E’ ovvio: gli ha tolto la polpetta dal piatto e non può più monopolizzare la vendita dei suoi libri scopiazzati tra i testi della telogia medievale o tra quelli di originali semiologi e linguisti contemporanei (Peirce, Barthes, De Saussure, Chomsky et cetera). I sessantottini sono finiti e falliti: non lo comprano più.
Il plagiatore teologico. Codesto era un chierichetto dell’Azione Cattolica. Questo individuo, grazie alla sinistra che ha formato a suo talento la scuola del dopoguerra, è considerato importante per aver stracopiazzato la teologia medievale (Tommaso, Roscellino, Occam et cetera) nonché semiologi e linguisti dei nostri tempi (Peirce, Barthes, Chomsky, De Saussure et cetera). Codesto non ha mai scritto nulla di originale. Codesto riesce a gabbare gli ignoranti appena cambiando un nome. Per esempio, mutando Guglielmo da Occam in Guglielmo da Baskerville e, copiando testi delle conversazioni teologiche medioevali, ti scrive il romanzo. Codesto ritiene il lettore talmente ignorante che, esposto il nominalismo nei romanzi copiati, si diventa giocoforza atei oppure comunisti. Questo plagiatore di Roscellino, eliminando la realtà degli universali (essenze), annulla la distinzione di quest’ultime con l’esistenza illudendosi di confutare facilmente l’ontologia tomista. Pensate un po’. Questo cattocomunista arricchito plagiando non vale nemmeno l’ultimo pelo del nostro Vate e tant’è.
O frate Umbertino da Casoria, par che tu paventi il rischio della democrazia: Berlusca come Hitler. Leggesi tal vaticinio ne le Décadent o ne l’Espresso?. E’ cosa certa che abbondi il tuo scibile profetico? O almeno in egual misura a quello del Vate. E però voglio andar comparandovi. Vate mio, perdono. Sono cose che succedono. Perdonami il paragone. Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chissà dove, chissà dove. Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfodeli. Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri? Plagia, plagia quel furbo pancione. Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire. Vate, allorché tu componesti quel carme, contavi appena anni 16. E però dicesi che la cultura sia di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in Filosofia? Fu quell’ignorantone di nome Giovanni e di cognome Gentile a poggiare l’alloro sulla sua coccia? Sai che Umbertino studiò pure Occam? Sai che fece la grande scoperta dell’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Cioé: fu un ottimo furti magister, un ottimo intellettualoide di sinistra che, non potendo vantare altro che un misero “Capitale” o qualche quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. In breve: niuna cosa gli fu aliena, tutto provò, tutto ardì, tutti infatuò.
lucypestifera detto
non ho capito, vate o vater?
Roberto Plevano detto
io non capisco un granché di fisolofia e leggo solo gli avvisi pubblicitari che trovo nella cassetta delle lettere. Sono in stampatello. merò a me Eco mi è simpatico.
Una volta mi ha offerto uno spriz.
Roberto Plevano detto
Però
lucypestifera detto
plevano, questa dello spritz è una cattiveria.