33. Requiem
Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 4, 2011
da qui
Amerigo è in preda al panico: catapultatosi fuori dalla macchina, cerca di farsi largo tra la folla assiepata intorno al corpo di Cosimo. Riesce a stento a vederne il volto pallido, il rivolo di sangue che scorre dalla tempia verso il grigio scuro dell’asfalto. Gli occhi si affrettano come animali braccati fra l’edicola, la folla e l’uomo steso in terra. Nel cicaleccio, s’indovina ogni tanto una parola: incosciente, distratto, limite di velocità, ambulanza, polizia. Cerca di aggrapparsi agli argomenti che sembrano metterlo in una luce favorevole: come immaginare che il pedone avrebbe attraversato la strada senza verificare il sopraggiungere di un’auto? Nella mente agitata i pensieri si affollano senza un ordine preciso, passato e presente si confondono lasciando emergere immagini incongrue o incompatibili, come l’enorme sala dell’Auditorium Parco della Musica, dove ieri ha assistito al Requiem di Mozart diretto da Pollini. Le note del Dies Irae demoliscono i tentativi superstiti di giustificazione, come se il giorno del giudizio fosse oggi e lui si trovasse davanti al Padreterno, a testa bassa, in attesa del verdetto. Accenna a distrarsi, lanciando un’occhiata di traverso alle ante in vetro dell’edicola, ma riesce solo a scorgere copertine sfocate, titoli illeggibili, mentre il Rex tremendae majestatis si abbatte sulla sua già scarsa resistenza con le voci tonanti di bassi, baritoni, contralti. Si volta sulla destra e scopre una costruzione simile in tutto a un’astronave, con sette piloni a reggere un ovale, culminante in una specie di tronco mozzato con due campane di diverse dimensioni: una chiesa! Per un istante, gli pare che il perdono lo raggiunga inaspettatamente in mezzo alla folla che tende ad allargarsi, a cercare sbocco nell’ampio parcheggio ancora più a sinistra, fino ai locali al piano terra della palazzina rosa: il bar, la pizzeria, il centro di bellezza. Sta per cambiare umore, miracolosamente, ma lo investe la potenza irresistibile del Confutatis maledictis, e solo allora comprende che nessuno potrà tirarlo fuori dalla morsa, proprio ora che si era illuso di toccare i margini dell’oasi, l’eden della pagina scritta, il refugium peccatorum della letteratura, che custodisce – adesso ne è sicuro – l’inferno nascosto in tutto ciò che è umano.














Claudia detto
di certo uno che guida senza guardare la strada merita, se non proprio l’inferno, sicuramente qualche anno di galera :-))
Ciao!
Claudia
Stella Maria detto
“…Sempre che tu tenga conto di ciò che sto per dirti: nel seme della città dei giusti sta nascosta a sua volta una semenza maligna; la certezza e l’orgoglio d’essere nel giusto – e d’esserlo più di tanti altri che si dicono giusti più del giusto – fermentano in rancori rivalità ripicchi, e il naturale desiderio di rivalsa sugli ingiusti si tinge della smania d’essere al loro posto a far lo stesso di loro. …”
Le città invisibili: Berenice. Italo Calvino.
…possiamo solo migliorarci e che forse questa è l’unica strada che libera Berenice da se stessa… l’unica strada che porta fuori dal quotidiano inferno… (da qui: http://italocalvino.it/articoli/berenice-citta-nascosta)
Dies Irae, dies illa
solvet saeclum in favilla
teste David cum Sybilla.
Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus.
Tuba, mirum spargens sonum
per sepulcra regionum
coget omnes ante thronum.
Mors stupebit et natura,
cum resurget creatura,
judicanti responsura.
Liber scriptus proferetur,
in quo totum continetur,
unde mundus judicetur.
Judex ergo cum sedebit,
quidquid latet, apparebit:
nil inultum remanebit.
Quid sum miser tunc dicturus?
quem patronum rogaturus,
cum vix justus sit securus?
Rex tremendae majestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis.
Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae
ne me perdas illa die.
Quaerens me, sedisti lassus,
redemisti Crucem passus:
tantus labor non sit cassus.
Juste judex ultionis,
donum fac remissionis
ante diem rationis.
Ingemisco, tamquam reus,
culpa rubet vultus meus
supplicanti parce, Deus.
Qui Mariam absolvisti,[1]
et latronem exaudisti,
mihi quoque spem dedisti.
Preces meae non sunt dignae,
sed tu bonus fac benigne,
ne perenni cremer igne.
Inter oves locum praesta,
et ab haedis me sequestra,
statuens in parte dextra.
Confutatis maledictis,
flammis acribus addictis,
voca me cum benedictis.
Oro supplex et acclinis,
cor contritum quasi cinis:
gere curam mei finis.
Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla
judicandus homo reus.
Huic ergo parce, Deus:
pie Jesu Domine,
dona eis requiem. Amen.
un bacio,
SM
Ema detto
“Sulla via per l’inferno c’è sempre un sacco di gente, ma è comunque una via …. Passai accanto a 200 persone e non riuscii a vedere un solo essere umano. ….. ”
Charles Bukowski,
La strada per l’inferno si percorre da solo, come Cesare in questo momento …
Se Amerigo potesse riprendere conoscenza e guardarlo negli occhi forse lo farebbe sentire meno confuso e maledetto.
M&C detto
Se “il giorno del giudizio fosse oggi” e tutti si trovassero “davanti al Padreterno, a testa bassa, in attesa del verdetto”, secondo me si salverebbero in pochi…!!!
L’unica speranza è proprio il “perdono”, totale e gratuito.
Cosimo non ti preoccupare, ne uscirai da questa esperienza scioccante, anche se non lo meriti: “l’inferno nascosto in tutto ciò che è umano” non vince mai ed alla fine rimane solo il bene.
Ema detto
Ops, scusate, ho sovrapposto Cesare a Cosimo;
“questo e quello per me pari sono”(Rigoletto)
Baci
elisabetta detto
passato e presente si confondono sempre.
e quello che ne viene fuori è spesso un futuro ammaccato.
Ema detto
Cosa scegliere? Oasi o Dies Irae? Paradiso artificiale o inferno reale?
“Il buon senso ci dice quanto labili siano le cose della terra e che la vera realtà vive solo nei sogni. Per digerire la felicità naturale, come l’artificiale, occorre prima di tutto avere il coraggio di ingoiarla, e quelli che forse meriterebbero la felicità, sono proprio coloro ai quali lo stato di beatitudine, così come la concepiscono i mortali, ha sempre fatto l’effetto di un emetico.”
C.Baudelaire (I Paradisi Artificiali)
fabrizio centofanti detto
vi ringrazio.
non conosco niente di più bello del Requiem.
baci
faber
ilaria detto
un inferno nascosto.è così.
fabrizio centofanti detto
penso anch’io, Ilaria.
Giorgina Busca Gernetti detto
Splendida musica il Requiem di Mozart.
Mi fa pensare al “transito”, al varcare la soglia tra il qui e l’Oltre.
Anonimo detto
Piu’ che da Requiem, il giorno 4 marzo e’ una data da festa: da sempre mi fa pensare al “4.3.43 Piazza Grande” ovvero il compleanno di Lucio Dalla!
Anche io pero’ come Cosimo e Amerigo ho avuto una giornata piu’ da requiem che da festeggiamenti ;-)
fabrizio centofanti detto
ogni giorno, credo, si muore e si risorge.