Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Cloe e Brice Cento si abbracciano, ma viene il momento in cui l’estasi fisica deve lasciare spazio alla parola pacata, al dialogo, al progetto. Il futuro immediato è fuori discussione: un ricovero urgente in ospedale, il Sant’Eugenio, che Brice ha frequentato in lungo e in largo per le vicissitudini di un amico ustionato gravemente. Leggi il seguito di questo post »
Il poeta cinese Liu Xiaobo è l’unico premio nobel per la pace al mondo, tutt’ora in prigione. Co-autore della “Charter 2008”, un manifesto a favore della democratizzazione nel suo paese, nel 2009, Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di prigione. Ovviamente gli fu impedito dalle autorità cinesi di andare a Oslo per la consegna del premio.
L’unico caso paragonabile nella storia è quello del giornalista e pacifista tedesco Carl von Ossietzky ( 1889-1938) , impedito dal regime nazista a ricevere il premio a Oslo nel 1936. Due anni più tardi, von Ossietzky muore a Berlino in seguito ai maltrattamenti e la tortura subita in vari campi nazisti.
“Writers in Prision” , un organizzazione internazionale che si occupa di scrittori e poeti in tutto il mondo, detenuti in prigione per motivi politici, ha lanciato una campagna per la liberazione immediata di Liu Xiaobo.
Si propone la lettura pubblica della sua poesia Tu mi attendi insieme alla polvere il giorno 20 marzo come atto simbolico. In questi versi, il poeta presta la sua voce a tutti coloro che non hanno la libertà di parola e che, anzi, per le loro parole non gradite dai tanti regimi dittatoriali nel mondo, rischiano di pagare con la propria vita.
Come membro di “Writers in Prison” ho deciso di tradurre – e fare tradurre - la poesia di Liu Xiaobo in più lingue possibili. Voglio precisare che tutte le traduzioni si basano sulla traduzione in inglese della poesia. Si tratta quindi di traduzioni libere. Sarà un atto filologicamente non del tutto corretto, ma, spero, giustificato dallo scopo…
Vorrei ringraziare di cuore a tutti i traduttori che hanno risposto alla mia richiesta e invitare altri lettori ad aggiungere una traduzione nella loro lingua!
L’attività verrà segnalata a “Writers in Prison” (London) e al “ Internationales Literaturfest Berlin” . Disse lo stesso Liu Xiaobo che in un sistema dittatoriale, campagne pubbliche come questa , a volte, sono l’unico mezzo per fare pressione sui regimi in questione.
Cesare sta studiando il carteggio fra Teodora e Cavedagna, da cui emerge l’assenza di un disegno preordinato: i due si affidano alle intuizioni del momento, all’ispirazione frammentaria, ai colpi di coda del destino. Leggi il seguito di questo post »
La madre lo aveva aiutato a preparare due valige. Una grande, e una più piccola. Nella grande c’erano anche i dizionari di italiano e latino. Macigni neri. E poi tutto l’occorrente di vestiario e cartoleria per un autunno, un inverno e una primavera in collegio, a Perugia. Era lontanissima Perugia dalla provincia di Reggio Calabria, nel 1934. Era come andare talmente lontani che anche le facce della gente non erano più quelle. Visi e capelli strani, idioma diverso. Un treno da prendere, a Rosarno. E bisogna cambiare, prima a Roma e poi a Orte. Ma a Roma lo viene a prendere suo fratello Vincenzo perché suo padre gli ha scritto: gli ha mandato un cartolina postale, stamattina. Che si trovi domani a Stazione Termini alle nove a prendere suo fratello Totò che viene col treno notturno, e mi raccomando puntuale. Enzo è a Roma che studia, al liceo. Dorme in una stanza ammobiliata, in una piazza che ha un nome difficile: il ragazzino se l’è appuntato su un foglio di carta e l’ha messo dentro il portafogli insieme alle poche lire che gli ha dato il padre. Piazza Raudusculana, numero 11. Undici come i suoi anni, non se lo può dimenticare. Il nome della piazza sì però, è difficile da mandare a mente, per questo l’ha voluto scrivere. Ma è solo una precauzione perché suo fratello Vincenzo sarà lì a aspettarlo domani mattina, alla testata del treno. Perché suo padre gli ha mandato la cartolina. Peccato non abbia telegrafato, dice sua madre. Ma il marito risponde con una smorfia seccata. Leggi il seguito di questo post »
Se ne parlerà per giorni e mesi
intanto che la luce oro sul passato
si farà arancio di nuovo
dopo confronti e sogni
si torna a subire il nemico
di cui sappiamo il nome
il volto e i sodali
che affannano i nostri passi;
nelle loro carte un veleno
che uccide senza clamore;
qualche sorriso nascosto
nei commi e negli incisi. Leggi il seguito di questo post »
C’è un momento della giornata in cui il dottor Cavedagna prende il Tachicaf. Certe mattine si sveglia già con l’emicrania: tenta di capirne la ragione, ma ormai sa che la vita ne offre troppe, dovrebbe decidere arbitrariamente tra i ritmi di lavoro, le irruzioni dei collaboratori alle prese con litigi e rivalità da quattro soldi, oppure l’idea balzana che qualcuno desideri abbracciare i suoi ideali (e quindi lui). Leggi il seguito di questo post »
E’ da molto tempo che inseguo la poesia di Giuseppina Luongo Bartolini, una poesia il cui merito principale è quello di inquietare, di turbare, di bruciare l’anima di chi si confronta con essa senza pregiudizi e senza insofferenze:
«Risolta in immagini la pena / pura forma della mia vita in / bianco e nero coagulato il colore / dentro le torme scure del mio / alfabeto quel sole che fu sole / ora luce soltanto mi rimane / nella requie che occulta la / tempesta e il ruggito del temporale» (p. 39).
Jack London Il richiamo della foresta. Bâtard. Preparare un fuoco Traduzione e cura di Davide Sapienza
(ed. Feltrinelli, € 7,00)
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Bâtard, Il richiamo della foresta, Preparare un fuoco. Tre racconti di Jack London (1878-1916) – due brevi, uno lungo e celeberrimo –, magistralmente inanellati, introdotti e tradotti da Davide Sapienza, per questa bella edizione Feltrinelli.
Il curatore mette fin dall’inizio in luce il valore di storia archetipica de Il richiamo della foresta, che condivide con Bâtard e Preparare un fuoco un aspetto essenziale: l’essere una rappresentazione emblematica dell’eterno confronto tra l’uomo e la Natura, colta nella sua componente selvaggia e indipendente.
Questa è la wilderness, in cui si gioca una partita decisiva, quella tra l’uomo e l’ambiente, ma soprattutto tra l’uomo e l’animale.
Il tutto, sullo sfondo del Grande Nord americano. Leggi il seguito di questo post »
Easy Languagesè un’agenzia di traduzioni che ha lanciato un interessate blog imperniato sulle traduzioni, letterarie e tecniche. Gli articoli vertono sui diversi aspetti del mondo e del mestiere del tradurre. Quello che leggete oggi qui è un mio contributo.
Com’era costume al tempo delle prime compilazioni di indagine dottrinaria sugli attori nelle scholae cittadine, il frammento di cronaca sulla vita del borgo di San Pietro e sui cosiddetti Fabriciani è accompagnato da un foglio aggiunto, che pare di redazione anteriore alla trascrizione secentesca del manoscritto. Se ne dà qui la traduzione.
Et hic incipit Fabricii Elementatio Theologica. (con le note del censore)
Fabricius diceva che noi donne e uomini siamo figli di Dio in senso figurato, al modo in cui un autore crea i personaggi del suo romanzo, solo che nemmeno Dio sa perfettamente cosa faranno i suoi figli , così come un autore non sa perfettamente come si svilupperà l’intreccio, se qualche personaggio finirà per fare qualcosa di imprevisto, o la necessità della narrazione condurrà lo stesso autore in terra incognita. Et hoc, se non è accompagnata da corrette spiegazioni, videtur heretica locutio. Leggi il seguito di questo post »
Nella lectio magistralis tenuta lo scorso 31 gennaio alla Sapienza di Roma, Luca Serianni constatò come – almeno per quanto riguarda la lingua – l’Unità d’Italia è un dato di fatto: oggi la quasi totalità dei cittadini italiani parla la stessa lingua. E la parlano con piena padronanza e la spontaneità «propria dei parlanti nativi» pure «coloro (purtroppo numerosi) che guardano con indifferenza o addirittura con ostilità all’imminente anniversario dell’Unità». La nostra letteratura ha svolto un compito imprescindibile nella formazione del parlato quotidiano, oggi segnato per lo più da neologismi televisivi e giornalistici, tanto che il Quirinale ha ritenuto opportuno esporre fino al 2 aprilei più importanti manoscritti autografi della nostra tradizione letteraria: dall’Orlando furioso di Ariosto alla La Gerusalemme conquistata del Tasso, dal Decamerone di Boccaccio ai Promessi Sposi di Manzoni, passando per L’Infinito di Leopardi. Leggi il seguito di questo post »
Da dove cominciare se non dal fuoco e dai graffiti,
dalle prime scoperte messe in comune
con stupore, all’evoluzione degli Etruschi,
alle guerre in grande stile fra Cartaginesi e Greci, alle fortune
dell’arte e del governo democratico, la civiltà
che solo adesso inizia a sprofondare
per l’incuria dello Stato. Roma
cambiò la geografia e la storia, i sette re, la repubblica, Leggi il seguito di questo post »
I lampi di dolore attraversano un cielo ingioiellato .
Ci sono volti devastati.
E sogni sul letto del mare più profondo, li , dove non si respira più
E parole, parole terrene, gridate ,stupite di essere ancora vive ,come se ogni goccia di sangue ,di vino potesse colorare appena ,come in un baleno il buio.
Questo buio rischiarato dalla penna di una scrittrice che ha il dono delle più lontane costellazioni.
Quelle che ti attraggono per amore, per distruzione, per onnipotenza delle passioni. Perché in fondo conosciamo già il posto dove cadere quando il profumo di ciò che porterà la morte ,è superato dalle marce innestate di un amore che va più forte di ogni velocità che non dà giudizi, che non ha bisogno di martiri, di niente.
Perché Qui niente dubbi solo certezze . Come in quei libri che ti vengono a cercare e che ti porterai dietro per una vita intera e un’altra pure e un’altra ancora.
Perché è cosi L’Amore in questo dono letterario: Incanto e Disperazione.
Prodigioso ostinato urgente poetico
Come una poesia che amo
Perché è così, l’amore: Idea
una la scrissi
ancora prima di conoscerti
affiorò
in versi carsici,
mentre lavavo il pavimento
me l’appuntai
senza neanche togliere i guanti
venne di getto,
come acqua strizzata da uno straccio,
una parola dopo un’altra,
con quell’idea di amore
così vaga e inquieta
così come a volte guardando uno sconosciuto
affiora incontrollata
e astratta l’idea di un figlio
veronica tomassini sangue di cane laurana editore 2010
lisa sammarco perché è cosi autoprodotto (per fortuna) 2010
Ci sono storie scomode che fa comodo pensare non siano mai esistite. Qualcuno ricorderà ancora oggi Claretta, un film di Pasquale Squitieri sugli ultimi giorni di Benito Mussolini. Una pellicola ambientata tra Salò e Gardone, con Claudia Cardinale, sotto un cielo gonfio d’acqua. Ultimi giorni di vita di un uomo che aveva conosciuto sole e distese di uomini acclamanti. Quel film passò inosservato nonostante una sua bellezza interiore, e venne criticato come una pellicola grottesca. Che non accada a Cielo nero (ed. Gaffi, pagg. 214, euro 16,00), scritto da Giacomo Sartori, il quale ha deciso di raccontare invece gli ultimi giorni di vita di Galeazzo Ciano, l’ombra di Mussolini come lo ha immortalato Roy Moseley in una biografia intensa come un ritratto da vicino. Leggi il seguito di questo post »
Als sie einander acht Jahre kannten
(und man darf sagen: sie kannten sich gut),
kam ihre Liebe plötzlich abhanden.
Wie andern Leuten ein Stock oder Hut.
Sie waren traurig, betrugen sich heiter,
versuchten Küsse, als ob nichts sei,
und sahen sich an und wußten nicht weiter.
Da weinte sie schließlich. Und er stand dabei. Leggi il seguito di questo post »
Da ottocento restiamo in cinquanta
nella trappola del parallelepipedo celeste,
la sala di controllo è la Geenna, sacrifici umani
proibiti dal Dio riprendono nel cuore
del disastro, a Fukushima, il reattore due è già esploso
nel quattro c’è un incendio, che cazzo conta
se la borsa crolla, se chiude al meno dieci per cento, Leggi il seguito di questo post »
Il cespuglio di lentisco è una specie di fungo atomico, con le foglie che deflagrano in una nuvola di verde chiaro e scuro, a seconda che la luce batta direttamente o si insinui nelle pieghe nascoste di cui si scorge poco o nulla, come dell’altra esplosione in atto oltre la pianta, quella di Medardo e Viola avvinghiati come rami intricati, mentre l’odore della resina si mescola all’odore dei corpi, lo stridio degli arbusti e il franare del terriccio al respiro affannoso degli amanti. Leggi il seguito di questo post »
E benché molti ormai andassero a cercare Fabricius, quando la sua reputazione si diffuse nella Marca come le rondini in primavera (insieme, bisogna dire, alle maldicenze, che come le male erbe sono impossibili da estirpare), egli non chiedeva i natali a chi gli si avvicinava, né luogo di nascita, né mestiere, né stato. Dopo però alcune cattive esperienze, da lui scherzosamente definite “bidonate” (dal nome che al Nord della Francia danno al vaso che contiene il vino per una compagnia di dieci: e il vino pare sufficiente e non basta mai), pretendeva a chi volesse accompagnarsi a lui di raccontare prima una storia, non importa se di vicenda effettivamente vissuta, o fabbricata lì per lì. Tanto bastava a smascherare coloro che non erano puri di cuore, o nascondevano seconde intenzioni, fini inconfessabili, o volevano appropriarsi delle elemosine per i veri poveri, o soltanto riempirsi la pancia di pane e vino e andarsene via gonfi come galline all’ingrasso. Fabricius capiva il materiale delle storie, da dove esse venivano, e da dove veramente proveniva chi quelle storie portava in giro. Perché le storie possono essere fantasiose e irreali come sogni, ma non per questo essere meno autentiche; mentre anche le storie in apparenza realistiche possono nascere dalla frode e nascondere un raggiro. Soltanto chi sa che la vita è una storia può delle storie vedere le insidie. Ma chi racconta storie autentiche crea narrazioni, insegna agli uomini a pensare a se stessi senza indulgenza o compiacimento, come fanno i bambini. Insegna agli uomini a pensare se stessi. Ecco perché il novelliere, se sincero, è vicino all’arte di Dio, che detta il racconto che nessun uomo da solo sarà mai in grado di scrivere. Leggi il seguito di questo post »