Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
I due letti sono accostati, per cui i pazienti possono parlarsi. Li divide una colonna carica di macchinari: misuratori di valori ingombri di cifre e grafici elettronici. Cosimo si volta leggermente verso destra e studia il vicino che ha lo sguardo fisso, come stesse contemplando uno spettacolo visibile a lui solo. Leggi il seguito di questo post »
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” (Art. 11 Costituzione)
Perché si deve in ogni parco impalare
una tra virgolette statua per dimostrare
che un eroe assomiglia a un qualunque frescone
che dalla fifa non ha osato dire “no”?
i tra virgolette cittadini potrebbero altrimenti
scordare(errare è umano;perdonare
divino) che se tra virgolette lo stato dice
“uccidi” uccidere è un atto d’amore cristiano.
“Nulla” nell’anno del signore 1944
“può opporsi ai motivi di nece
ssità militare” (generalissimo e)
e l’eco risponde “la ragione è
inappellabile” (freud) – qui si paga e
non si sceglie. Libertà che cuccagna
(Edward Estlin Cummings – da XAIPE – 1950) Einaudi, 2010 – Traduzione di Mary de Rachewiltz
Psiche e soma, la guarigione totale. Giovanni Agnoloni, Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzoall’energia dei fiori, Giulianova (TE), Galaad Edizioni, 2011
Giovanni Agnoloni non demorde e dopo la seconda edizione di Nuova letteratura fantasy (Broni (PV), Sottovoce, 2011) pubblica un nuovo saggio su Tolkien e la letteratura fantastica. Questa volta, tuttavia, il collegamento è più vertiginoso e non riguarda soltanto la dimensione letteraria: avviene attraverso la medicina olistica e, in particolare, mediante il complesso percorso psicosomatico effettuato con i cosiddetti Fiori di Bach. Quella della floriterapia è una tecnica terapeutica ormai consolidata anche in Italia ma la novità del tentativo di Agnoloni è di collegarla non soltanto alle medicine alternative e all’omeopatia (cui appartiene) ma alle atmosfere e ai personaggi di un romanzo di assoluta finzione come quello scritto da Ronald Tolkien. L’operazione è certo ardita e non potrà non suscitare perplessità nei cultori della letteratura “pura”. Ma va detto, tuttavia, che lo sforzo dello studioso fiorentino non va nella direzione di cercare impossibili qualità terapeutiche nell’opera di Tolkien quanto nello stabilire possibili connessioni tra le situazioni e i personaggi più significativi del Signore degli Anelli e i diversi modelli di tinture madri che compongono lo strumentario curativo e psicoterapeutico del grande omeopata inglese. Il fatto piuttosto significativo che sia lo scrittore e filologo di Oxford che il medico ideatore della cura con le essenze floreali siano nati o perlomeno vissuti nello stesso luogo (Bach era nato effettivamente a Moseley, nei pressi di Birmingham nel 1886 dove Tolkien arriverà nel 1896, in conseguenza della morte precoce di suo padre e quando aveva quattro anni) è la molla che fa scattare la narrazione di Agnoloni. Non è dato sapere se i due si siano mai incontrati (probabilmente no) ma è sicuro che nutrirono un grande amore per quegli stessi posti:
Cosimo vede tre letti, alla sua destra. Due medici – o infermieri, o portantini? – si sbracciano intorno alla seconda postazione: la soglia tra la vita e la morte è labile, in un posto come questo. E’ il motivo che gli fa sembrare tutto così vero, anche se le immagini che coglie sono indistinte, torbide, sfocate? Leggi il seguito di questo post »
E’ uscito il nuovo libro di Fabrizio Centofanti: Non superare le dosi consigliate, Effatà editrice. Vi offro qui la prefazione di Giuseppe Panella, che mi pare particolarmente azzeccata. a.s.]
DI CERTE COSE CHE SI DICONO MEGLIO IN PROSA
Le “dosi letterarie” di Fabrizio Centofanti
«Ho smesso di investire ma non mi sono spretato: scrivo sempre. Che c’è da fare di diverso? Nulla dies sine linea. E’ la mia abitudine, e poi è il mio mestiere. Per molto tempo ho preso la penna per una spada: ora conosco la nostra impotenza. Non importa: faccio, farò dei libri. Ce n’è bisogno; e serve, malgrado tutto. La cultura non salva niente né nessuno, non giustifica. Ma è un prodotto dell’uomo: egli vi si proietta, vi si riconosce; questo specchio critico è il solo ad offrirgli la sua immagine»
(Jean-Paul Sartre, Le parole)
1. Pagine del libro della vita
Quasi ogni giorno, oberato o no che sia di lavoro fisico e mentale, affaticato oppure assonnato, sia che riposi nella calma di una pausa strappata alla sua vita frenetica o sia pur sempre preso dalla fretta dell’esistenza materiale e in preda alle animose necessità della vita quotidiana e della sua opera pastorale, Fabrizio Centofanti trova il tempo di scrivere una pagina di meditazione attenta e sofferta sul mondo e sulle sue vicende liete e/o avverse. Sono dosi brevi ma corpose e spesso aspre di “medicina letteraria”. Sono pagine per la vita e parole in attesa di qualcosa di meglio e di più consolante rispetto alle fragorose e temibili vicende scandite dal tempo dell’oggi. Leggi il seguito di questo post »
Dove l’ha portato, questa volta? Non gli sembra decoroso cominciare a descrivere dal letto, ma è decisamente fuori del comune: alto, con una specie di tendina che copre i bordi esterni, una spalliera di ebano lucido e intarsiato. Dal soffitto, un ventilatore scuro a cinque eliche pende come un ragno o una tarantola. Leggi il seguito di questo post »
Ci sono diverse maniere di guardare a questa nuova pubblicazione della serie Best New American Voices. La serie, giunta alla sua decima edizione, testimonia ancora una volta la grande vitalità delle scuole e dei corsi di scrittura creativa nordamericani e soprattutto la qualità della narrativa da questi prodotta. Si può non essere d’accordo con l’approccio metodologico/sistematico e coi programmi di creative writing (si avrà modo di parlarne nel proseguo di questo articolo) resta il fatto che questi siano divenuti una realtà effettiva del sistema educativo statunitense e canadese oramai da più di vent’anni, e costituiscano la spina dorsale di una produzione letteraria attiva e vibrante, in continua mutazione, ma sempre fedele al dettato fondamentale dell’aderenza alle trame della realtà. Leggi il seguito di questo post »
Recensione del romanzo di Antonio Lanza Il gabbiano vola basso, Armando Siciliano editore
di Gloria Gaetano
Ti affidiamo, o Signore, l’anima fedele del nostro fratello
Ambrogio, perché, purificata dalle sue colpe, l’accolga nella tua
infinita misericordia …
Non mi sembra vero, ma sono in prima fila, il posto riservato ai congiunti del caro estinto, con sguardo fisso sulla bara, rigidamente piantato sulle gambe. Ascolto le ultime parole del parroco in mesto raccoglimento; …., ho appena superato uno stato d’angoscia”. Leggi il seguito di questo post »
Se è possibile, come crediamo, parlare di una assemblea dei poeti “civili” fuori mercato, raccolti in volumi antologici e collettanei anti-antologici, è anche possibile che gli stessi scendano dall’olimpo della carta dell’economia dell’io privato e dalla neutralità sociale per immettersi nell’agorà diretta degli incontri reali conflittuali e della praxis, sottoponendo la produttività economica e quella simbolica della stessa letterarietà (con la sua esteticità) ad un acre smontaggio polemico.
La parete gialla è scrostata in più punti. Nello spigolo si scorgono le righe dei mattoni, mezzo coperti dall’edera a coda di scorpione. Le volte a crociera sono mangiate dal tempo, rivelano l’interno ruvido di ogni superficie liscia, come la vita. Nel corridoio gli oggetti si ammassano in modo sempre più caotico: armadietti, materassi, scatoloni; il rovescio dell’universo produttivo si rivela nella serie di oggetti che ingombra la corsia fino a rendere impossibile il passaggio, salvo al gatto nero che ondeggia scuotendo la coda e ruotando la testa in cerca di qualcosa da inghiottire. Leggi il seguito di questo post »
Viola e Medardo stanno bene, anche perché non c’è più posto in ospedale. La scarica di colpi di Vangelis non li ha colti per miracolo: mentre consumavano l’amplesso, avranno pensato a una festa in pineta coi fuochi d’artificio. Ora lentamente si sollevano, aiutandosi a vicenda. Leggi il seguito di questo post »
Il saggio Nuova letteratura fantasy (v. qui e qui) del nostro collega LPELSiano Giovanni Agnoloni(ed. Sottovoce) è fra i tre finalisti della categoria “Saggio in volume” del Premio Italia 2011, organizzato dall’Italcon (Convention Nazionale della Fantascienza e del Fantastico).
Pubblicato da robertorossitesta su aprile 26, 2011
Le sei meno un quarto, a quest’ora in genere mi svegliano i piccioni che tubano sul balcone. Sono anni che cerco di scacciarli ma senza riuscirci, alla fine mi sono rassegnato a sopportarli, limitandomi a grattar via di quando in quando il loro guano.
Questa mattina però non è il loro tubare a svegliarmi, ma un vocio che viene dal basso della strada. Leggi il seguito di questo post »
Oggi che si celebra la giornata di una Liberazione antica mi sembra che noi si sia ancora in guerra, o di nuovo in guerra, bombe a grappolo mediatiche devastano quelli che un tempo si dicevano valori, fanno tabula rasa delle coscienze civili. Anche l’attuale cinema italiano mi sembra specchio fedele di questa volontà di ottundimento, tanto spudorata nel potere contemporaneo seduto sulle nostre schiene. Così ho pensato di proporre una piccola carrellata di quello che è stato il grande cinema italiano, nel suo periodo aureo, quello del secondo dopoguerra. Nella speranza di rendere il più impietoso possibile il confronto con il contemporaneo, anche se serve a poco o nulla, come tutti gli inutili, minimi gesti di ribellione. Si tratta di film che quasi tutti conoscono, per cui eviterò di dilungarmi su trame&critiche, privilegiando piuttosto una visuale finora poco considerata, quella dei bambini. Lo sguardo dei bambini in questi film documenta il tempo e lo rende immortale, diventa scivolo ideale per il reale, che entra con prepotenza all’interno delle inquadrature, anche quando è volutamente ricostruito. I bambini sono tutti attori per caso, non hanno alle spalle scuole di recitazione ed interpretano se stessi anche quando danno il volto ad un personaggio. E’ uno sguardo spesso di profughi, così simili a quelli di oggi trasbordati dagli scafisti in una terra dell’oro che non esiste.
Naturalmente, nella giornata odierna, tocca partire con il capolavoro di Rossellini. Leggi il seguito di questo post »
Liberazione = “La restituzione della libertà o della normale funzionalità, o anche l’allontanamento o l’eliminazione di quanto costituisce motivo di ostacolo o di obbligo: libertà dalla schiavitù, dalla tirannia…” (Devoto-Oli)
La chiesa ha un’unica navata e in fondo un’abside con un Battesimo di Gesù che incombe sull’altare. Le colonne tortili fanno giochi di luci e ombre che attirano lo sguardo irresistibilmente, come la colonnina del barbiere che gira, gira, e alla fine ti ipnotizza. Leggi il seguito di questo post »
Ascoltatemi. Io credo
che non abbiamo ancora superato
una prova più alta
di coraggio. L’estrema solitudine,
l’ultimo vuoto, il nulla
che avvolge la fatica del poeta.
Perché se nessun Dio
sopra le nubi ascolta
queste parole umane, la tua voce
ricade nell’inutile silenzio.
Non rimane che un gioco
di sillabe, ogni ritmo
è sterile richiamo che accarezza
e illude sorridente i morituri…
Nulla pesano i versi tormentati
dei poeti, non contano
nulla davanti a Lui,
l’Assente.
Tutte le prove, le dimostrazioni
di quella sua famosa, incomprensibile,
divina provvidenza fatalmente
le insidia la falange
dei tarli roditori
del dubbio. Se c’è Auschwitz, non c’è Dio:
l’abbiamo udito tutti questo grido! Leggi il seguito di questo post »