Provocazione in forma d’apologo 195
Pubblicato da robertorossitesta su aprile 12, 2011
Sono un tipo sgradevole. I primi a dirmelo furono mamma e papà, appena fui in grado di capire il concetto e le espressioni colorite con cui lo illustrarono. Poi me lo dissero maestri e professori, datori di lavoro, compagni di studi e d’ufficio. Me lo disse scappando e strillando la mia unica donna, che durò nemmeno tre giorni e che sostituii vantaggiosamente con rapporti basati su chiarezza e sveltezza.
Va bene, sono un tipo sgradevole. Ma perché, in che cosa consiste la mia sgradevolezza? In tantissime cose, a quanto ho capito, ma soprattutto nella bastiancontrarietà, nel fatto che quelle che commuovono gli altri a me fanno ridere oppure mi mandano in bestia. E che ai giochetti di parole dei potenti e dei loro lacché non mi accodo con scodinzolii ossequiosi. Il massimo che l’esperienza mi ha insegnato per non farmi troppo male è ritirarmi, ma mi ritiro imprecando e non a voce bassissima, e persino questo è troppo per certe auricole delicate. Non ho fatto una piega quando qualcuno ha cambiato la qualifica delle mie conoscenti, ho preso io stesso ad apostrofarle chiedendo: “Dove mi scorti stasera?”. Ma quando con facce di stoccafisso hanno cominciato a parlare di “responsabili” e di “volenterosi” non ci ho visto più. La mia tribù, se mai ne ho una, non è questa davvero. Sono un tipo sgradevole, va bene, benissimo. E voi cosa siete?
Ancora due parole: su Erre, l’unico amico che ho. Almeno, lui si dice amico mio e i suoi esercizi dialettici fino a un certo punto mi divertono senza farmi uscire dai gangheri. Lui viene con una certa frequenza a trovarmi e in fin dei conti è il solo che io non metta alla porta nel giro di cinque minuti. A volte resistiamo, io a lui e lui a me, perfino quasi mezz’ora. Lui dice che sono allo stesso tempo un caso di studio e un caso umano: prende golosamente appunti e (in cambio, sostiene) mi racconta per filo e per segno cosa dovrei dire e cosa dovrei fare per raggiungere i miei scopi (afferma che ne ho) senza vivere male come (secondo lui) invece vivo. Però a pensarci bene, col suo macchiavellismo gesuitico all’apparenza pacato in realtà fegatoso, Erre è un bel pezzo di Emme. Insomma Erre è quasi il peggio che c’è. Ho deciso: la prossima volta che suona di sotto il ponte levatoio resterà sollevato, e se insiste un buon pentolone d’olio in testa non glielo leverà nessuno.














Carla detto
hai subito un bel trauma, allora!
essere sgradevoli va bene, ma sentirselo anche dire…
ciao Robertino, abbi fede nelle tue potenzialità!;-))
rrt detto
Ciao Carletta,
sei impagabile, potresti fare tu la provocatrice al posto mio. Tutti dicono e si sentono dire di tutto, i più si tappano le orecchie senza mai – per carità – tapparsi la bocca.
Comunque il personaggio in questione ha meno schifo di se stesso di quanto ne abbia per il mondo che lo circonda. Sul fatto si potrebbe fare a piacere della psicologia da bar, tipo quella cui accenni tu, ma penso che basti aprire un giornale per farsene passare la voglia.
Giorgina Busca Gernetti detto
Come ti capisco, Roberto!
Un caro saluto
Giorgina
Carla detto
a me interessa che si incominci a scrivere veramente quello che si pensa, cosa che non fa quasi nessuno…
(la provocazione ce l’ho nel sangue, non ho bisogno di andare al bar per stimolarla!;-)
ilaria detto
la consapevolezza è già una gran cosa !!!!!.. a me sa di buono.
un saluto.
rrt detto
Cara Carla,
anche a me interesserebbe una cosa: che si cominciasse a leggere davvero quello che a volte si sfiora soltanto con gli occhi (magari per poter mandare tutti assolti, in primis gli imbrattacarte). Sia chiaro, parlo in generale, quindi anche (anzi in primis) per me.
Ciao,
Roberto
rrt detto
Sia benedetta Ilaria, che prende per buono ciò che viene da un presunto/sedicente mentitore, in barba a ogni relativa antinomia.
Ciao,
Roberto
rrt detto
Cara Giorgina,
i linguaggi del potere nascondono sovente, come vediamo anche in questi giorni, delle prassi ignobili, contro le quali reagire è imperativo.
Certo noi non siamo tipi da reazioni scomposte, ma facciamo quello che sappiamo nella speranza che il segno lasciato sia tanto più duraturo quanto meno eclatante.
Un caro saluto a te,
Roberto
Anna Maria detto
mumble… mumble… leggo tra le righe un gioco di specchi tra etichette-insulti e contromosse: certo l’immagine del ponte levatoio sollevato chiede a gran voce, in questo caso, specchi ustori. Un saluto assorto e grato
robertorossitesta detto
Cara Anna Maria,
proprio così: un gioco di specchi ustori che, direi, hanno GIA’ svolto con successo la loro funzione, anche se gli interessati non sembrano essersene accorti.
Grazie e ciao,
Roberto