Bambino cattivo – di Franz Krauspenhaar
Pubblicato da krauspenhaarf su aprile 21, 2011
Sono un bambino cattivo, spingo
la sedia a rotelle di dio e lo lancio
dal burrone, lo guardo saltare
nel canyon di tutte le pie morti,
salutare la vita, sono il bambino
vecchio delle streghe, mungo
le tette vizze delle vacche stinte
dei quadri di campagna, fatti
da artisti della domenica, stizziti
e stanchi, prima di morire d’incidenti
stradali al ritorno, tra Meda e Viggiù,
l’odore dell’erba nelle mani, ancora
l’odore della colpa, di pelle di minore
chiavata nel fienile. Sono un vecchio
bambino senza ricordi, solo leste
ricognizioni tra nuvole di mosche
tentando di ucciderle, prima di cena,
quando la sera cade come un muro.
[Immagine: FK - Autoritratto da un'estrema lontanznza.]















Salvatore D'Angelo detto
Lo penso, l’ho detto e lo ridico : FK deve curare al massimo la sua corda poetica, una miniera, una grande corda, poetically uncorrect, che porta forza ritmo vita e carne viva nello svenevole mondo di tanto gnagnà poetese.
Gloria Gaetano detto
Hai ragione, Salvatore è un poeta molto interessante e aspro, proprio quel tipo di poetica arrabbiata che sentiamo di più oggi. Che è necessaria oggi. Ma perchè quelle offese alla poesia delle donne? Mi sembra tutto molto misogino e rivela una profonda ignoranza delle nuove poetesse o poetrici delle FRAGILI GUERRIERE. Ci sono scadenti poeti anche fra gli uomini, che fanno lamentele. Per cortesia, informati. C’è Gilda Policastro, Maria Grazia Calandrone e molte altre.
Questo poeta mi sembra molto interessante, ma diverso dalla nuova poesia delle donne,italiane e straniere.
Barbara detto
E’ una bella poesia, forte, densa. Si arriva alla fine in apnea.
Barbara
Salvatore D'Angelo detto
@gloria gaetano
Credo sei incorsa in uno spiacevole equivoco, forse per l’espressione “svenevole mondo di tanto gnagnà poetese.” La parola “poetese” non è refuso per “Poetesse”, ma accezione ironica per quella neolingua che va sotto il nome di “poetese”, al pari di lingua inglese,francese, norvegese, politichese, sinistrese e via elencando: insomma il poetese, in poesia,è quell’esprimersi tutto per svenevolezze d’immagini, calligrafia priva di sangue e sostanza. E non è affatto un vizio tipico delle donne poete. Anzi. Per quel che mi riguarda, apprezzo molto il poetare al femminile; se vai sul mio blog http://www.acapofitto.splinder.com puoi verificare che posto spesso e volentieri donne poete. Fra poco pubblicherò alcune cose di Paola Lovisolo, artista poliedrica che non scrive affatto in “poetese”, pur essendo poete…ssa.
Chiarito l’ equivoco?
krauspenhaarf detto
grazie mille a voi… solo non vedo nella poesia alcun accenno alla poesia delle donne; tanto più che per me esiste solo la poesia, a prescindere dal sesso e dall’orientamento sessuale. quando sento parlare di “poesia delle donne” rabbrividisco, e metto mano alla pistola…
krauspenhaarf detto
e non parlate di policastro che non è una donna, è Alien…
Marcella Leonardi detto
IO sto tentando alcune cose con la poesia. Ma non vorrei mai che la mia fosse “poesia delle donne”, in questo sono pienamente d’accordo con Franz (così come nell’essere “bambina cattiva)
Cristina Annino detto
E aggiungo, agli altri commenti positivi, che finalmente leggiamo una poesia (in crescita, ma questo è il bello)che non somiglia a nessun altro modo di fare poesia.
p.s. Che scriva un uomo o una donna è un fatto puramente anagrafico che si dichiara per stabilirne l’autore. Così la pensa anche Franz.