8. In quel giorno
Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 8, 2011
da qui
E’ impressionante vederle tutte insieme: una distesa di colore bianco, a perdita d’occhio, ad arco, a parallelepipedo, bauli, scatoloni, pacchi postali per il cielo, le case dei morti sul Monte degli Ulivi, dove la risurrezione comincerà, nel giorno in cui verrà il Messia. Dalla tomba di Abshalom a quella del sacerdote Zekaryah , dai B’nei Hezir alle gallerie scavate da ogni parte del mondo per risorgere qui, tra il monte e la valle, al suono della tromba. Yoh’anan, Eleazar e Nathane cercano, leggono iscrizioni e nomi, pregano, alzano occhi e mani verso il cielo; da qui è visibile il pendio che precipita in una scia di bianco abbagliante e risale al di là, in colline ricoperte di alberi, case e muri di pietra incandescente. Il marmo e il cemento resistono al bacio dell’azzurro, al Dio che respira come i cedri della valle, trema come i grappoli di nuvole, soffia come il vento sui cilindri neri dei rabbini. I tre sono assorti sulla soglia fra il tempo e l’eterno, dove arrivano le voci del deserto, gli echi di wadi nascosti agli occhi degli increduli, quando si profilano alle spalle ombre di uomini armati di bastoni che intonano una canzone triste di armi e di bestemmie, note che lasciano sulla pelle di Yoh’anan, Eleazar e Nathane una traccia verdastra di lividi e ferite che contrasta col bianco immacolato delle tombe, il verde del fico e della quercia, l’abbraccio ovattato delle nuvole in cui trema il respiro rotto di Dio, che stenta a piangere nel mezzogiorno riarso di Yerushalayim.














Stella Maria detto
Gerusalemme, antica città, sposa di Dio e madre dell’umanità, deserta come il cuore dell’uomo solo, feconda come la terra del giardino in cui Yehoshua pianta il suo seme. Gerusalemme che uccide i suoi profeti e tutti coloro che ne cercano il ricordo. Tutto il mondo ricorda il Maestro ma Gerusalemme è il buco nero in cui ebbe origine e fine la salvezza. Amata/odiata, benedetta/maledetta anello di congiunzione fra lo spirito e la carne, ripudiata e amata come la sposa che non da figli eppure è madre feconda che figli disperde in ogni angolo dell’universo.
A Gerusalemme si muore, per lei si muore in un ventre arido nel cui fondo zampilla la vita, acqua viva di creatore che genera amore e distruzione finchè il primo non l’avrà vita per l’Eterno.
Muoio per te! Mad about you! è il grido di speranza.
SM
Stella Maria detto
non “vita” ma vinta per l’Eterno.
SM
M&C detto
“Tu sei grande, Signore, perché ci hai fatto per Te e inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in Te”
(S.Agostino nelle sue Confessioni)
f@r detto
lo so, insisto, ma Finardi è stata una scoperta sorprendente
Barbara detto
“I tre sono assorti sulla soglia fra il tempo e l’eterno, dove arrivano le voci del deserto, gli echi di wadi nascosti agli occhi degli increduli…”
“(…) Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.”
da Confidare – Antonia Pozzi
Barbara
Margherita detto
il bacio dell’azzurro
l’abbraccio ovattato delle nuvole
Che belle immagini!
Ho visto spesso il cielo azzurro con piccole nuvole bianche a forma di batuffoli di ovatta nel cui abbraccio si vorrebbe sprofondare.
Una curiosita’: Perche’ questo capitolo 8 e’ archiviato nella categoria Letture e non in quella solita di riferimento per i romanzi del 100fanti?
M&C detto
“…sulla soglia fra il tempo e l’eterno…”
Maestro, parlaci del Tempo.
E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo, l’incommensurabile e l’immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.
Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
E sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto
Entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente che la sua forza d’amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere,
E non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da atto d’amore ad atto d’amore?
E non è forse il tempo, così come l’amore, indiviso e immoto?
Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa.
Kahlil Gibran
Stella Maria detto
Mi piace Corazon espinado di Santana, e pensando ancora a Gerusalemme penso al cuore dolente di Dio che la vuole sposa, sposa infedele e crudele ma Dio ha pazienza e il suo matrimonio alla fine sarà tale, come un “sì, lo voglio” che si ripete ogni giorno e in ogni istante nonostante tutto, perchè “amor ch’a nullo amato amar perdona”.
piace anche a me Finardi e molto
SM
Ema detto
Per quel giorno, se mai verrà quel giorno
(Sonetto 49) (William Shakespeare)
Per quel giorno, se mai verrà quel giorno,
in cui ti vedrò accigliare ad ogni mio difetto,
e chiuderà il tuo amore il suo conto estremo
spinto a tal giudizio da sagge riflessioni:
per quel giorno in cui m’incontrerai da estraneo
senza volgere al mio viso il sole dei tuoi occhi,
e l’amor, mutato da quel era un tempo,
troverà ragioni di una certa gravità:
per quel giorno, dovrò cercare asilo
dentro la coscienza dei miei soli meriti,
e alzerò davanti a me questa mia mano
per parare quanto addurrai a tua ragione.
Per lasciar me miserabile tu hai la forza delle leggi
mentre io d’esser amato non posso vantar diritti.
Ema detto
“I tre sono assorti sulla soglia” con due possibili esiti: la domanda o la resa…Cristo o il nulla…
Ema detto
LA MORTE NON È NIENTE
La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.
Sant Agostino
Ema detto
“da qui è visibile il pendio che precipita in una scia di bianco abbagliante e risale al di là”
Brindisi
Nulla, una schiuma, vergine verso
solo a indicare la coppa;
così al largo si tuffa una frotta
di sirene, taluna riversa.
Noi navighiamo, o miei diversi
amici, io di già sulla poppa
voi sulla prora fastosa che fende
il flutto di lampi e d’inverni;
una bella ebbrezza mi spinge
né temo il suo beccheggiare
in piedi a far questo brindisi
solitudine, stella, scogliera
a tutto quello che valse
il bianco affanno della nostra vela.
S.Mallarme
Vale detto
Ho sempre guardato estasiata le nuvole e il loro rincorrersi e nel loro mutare forma vi ho sempre scorto qualcosa di magico, qualcosa di eterno
… l’abbraccio ovattato delle nuvole in cui trema il respiro rotto di Dio.
Ema detto
” il respiro rotto di Dio, che stenta a piangere”
CHI CI SEPARERÀ
“Né morte o vita ci separerà”
(cfr. Rm 8 – M. Frisina)
fabrizio centofanti detto
vi ringrazio!
e grazie per la segnalazione della categoria (giorni pazzeschi).
M&C detto
@Ema
“…io d’esser amato non posso vantar diritti.”
Mi colpisce molto questa idea dell’amore gratuito ed immeritato, mi ricorda S.Paolo:
“…La carità è paziente,
è benigna la carità;
la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;
tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.
La carità non verrà mai meno…”
Ema detto
“ombre di uomini armati di bastoni che intonano una canzone triste ”
IL RIMORSO
Ho commesso il peggiore dei peccati
che un uomo può commettere. Non sono stato
felice. Mi travolgano e mi dispedano,
spietati, i ghiacci dell’oblio. I miei
mi avevano creato per il gioco
azzardato e stupendo della vita,
per la terra, per l’acqua, l’aria, il fuoco.
Li ho delusi. Non si compì la loro
giovane volontà. Non fui felice.
Mi applicai alle caparbie simmetrie
dell’arte, che congegna vacuità.
Ereditai audacia. Non fui audace.
Non mi abbandona. Mi sta sempre accanto
l’ombra d’essere stato un disgraziato.
Jorge Luis Borges
fabrizio centofanti detto
grazie!