Da un segreto futuro – La poesia di Carlo Gasperino di Antonio FIORI
Pubblicato da Giovanni Nuscis su maggio 15, 2011
Carlo GASPERINO (Albertville, 11 dicembre 1913 – Parigi, 15 agosto 2000). Francese solo per nascita e per morte, Gasperino è vissuto in Italia, a Genova, ma ha abitato per brevi periodi a Parigi, e a Cagliari, Milano e Roma, mutevoli sedi di lavoro del padre. Figlio di Antonio Gasperino, marchigiano di Porto San Giorgio, ferroviere, e di Maria Conti Passini, casalinga toscana, istruita e dai nobili ascendenti, ha pubblicamente coltivato la passione per il canto e per la scultura oltre quella, segreta, per la poesia. Dall’aprile del 1937 al giugno del 1941 è corista, con voce di basso, nel Chorus Felix di Genova, per poi dedicarsi, finita la guerra, all’amata e impegnativa arte della scultura policroma con lavori in legno, giada e marmo rosa. Notato e valorizzato da Federico Seri attorno al 1970, Carlo Gasperino riuscirà pian piano ad affermarsi e a vivere dignitosamente dai proventi artistici fino alla morte, che lo coglierà a Parigi nel 2000, durante una breve vacanza con la moglie Piera Busetti. Ma il più grande evento da registrare in relazione all’arte del nostro è la straordinaria scoperta delle sue poesie nel 2010, a dieci anni dalla morte. Sono 76 le poesie rinvenute in un bauletto di effetti personali nel dicembre di quell’anno, bauletto che a sua volta è stato ritrovato nella palazzo fiorentino della famiglia materna. Di questa sua passione non c’è traccia né ‘sospetto’ tra i familiari e gli amici, forse era celata alla stessa moglie, deceduta nel 2009. Come per Kavafis, anche per Gasperino non è il numero dei testi che conta ma la loro intrinseca, costante e irraggiungibile qualità letteraria. Si tratta di 74 poesie e 2 traduzioni (da Yeats, The Mother of God, e da Eliot, Morning at the window). Le 76 poesie sono state pubblicate in esclusiva nel 2011 da Einaudi, per le cure di Alessandro File: “Cerimonia del nulla”, con ampia introduzione del curatore. E qui scopriamo che Gasperino, nel dicembre 1938, aveva inviato qualche verso, addirittura, a Benedetto Croce e che questi, in una pronta risposta del 3 gennaio 1939, affermava: ‘Stavo per dirvi: “insistete, Signor Gasperino!” quando m’accorgo che quanto c’è da cercare Voi già l’avete trovato!’; e tra la corrispondenza privata è stata rinvenuta anche una breve lettera di Francesco Flora del 1960, evidentemente anch’egli messo a parte di qualche verso dal nostro autore (‘Gentile poeta, sappia che erano anni che non m’infervoravo per la poesia d’un vivente…’). Sono stati forse questi incoraggiamenti, rimasti peraltro segreti in vita, a deciderlo definitivamente per la poesia. Bisogna dire che la miglior critica si è subito occupata di questa raccolta, destinata, salvo ulteriori scoperte, a rimanere l’unica di Carlo Gasperino. Oltre ad Alessandro File, hanno scritto sulla sua poesia: Alfredo Cioni, Silvia Sama, Daniela Spinelli, Josef Corteanu, Davide De Francisci, Francesco Lori, Jean Urtis, Kevin Lowell. Per la poesia di Gasperino si è parlato di ‘manutenzione della metafisica’ (Cioni), di ‘realismo visionario’ (Sama), di ‘figurata pensosità’ (Lori), a dimostrazione della sua densità e del suo ampio spettro estetico. Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un testo della raccolta, annoverato tra i più felici.
Piazza Stazione
Magnificente sull’archivolto estremo
il suo orologio segna strane ore
approssimate al tempo, ch’è mistero.
Se chiudi gli occhi vedi le carrozze
ferme nel sole coi cavalli chini
i taxi neri, le palme e quei bambini
dentro una luce che non ha confine.
Ma se li apri la piazza ti tradisce
deserta solo come i giorni tristi
- i rari arrivi ed i ricordi vinti
inducono al sonno che finisce.
(Parigi, 2000)















antonio pibiri detto
L’immaginario che supplisce al reale;il tempo:quale tempo? quello inerte e vivo, freccia a due punte(passato e futuro) della mente fuori da ogni quadrante e teca.
Penso che gli occhi del poeta Gasperino chiudano e galleggino per un istante dentro un acquario di commozione e visione. Sembra che solo nella dimensione del sonno si possa ascoltare il cuore battere il tempo dei suoi desideri da sempre desiderati.
Grazie Antonio, per la segnalazione di questo autore e per la felice scelta, fiore tra fiori, di questo testo che suona un sinistro trillo, a svegliarci, a riassopirci…non so.
ANTONIO PIBIRI
Rina detto
Grazie. Una vita vissuta all’insegna del sogno …perché sogno è l’arte in ogni sua espressione. Come infatti è evidente nel testo proposto dove il sogno si sostituisce alla [triste]realtà …il sogno è sorriso, ecco perché non se ne può fare a meno.
pasquale vitagliano detto
Metafisica realissima e profetica. Grazie Antonio per questa spledida proposta.
PVita
viola detto
dopo i sonetti del Badalucco abbiamo le poesie del Gasperini; ottima nota biografica e testo d’antan allineato a Croce e a Flora…–)); un abbraccio Antonio, Viola
Antonio Fiori detto
Grazie di cuore ad Antonio, Rina, Pasquale e Viola, per aver condiviso e apprezzato la biografia e la poesia di Carlo Gasperino, L’esperimento borgesiano in cui mi sono voluto cimentare era intrigante: c’era la possibilità di usare l’immaginazione per supplire alla realtà (come ben dice Antonio Pibiri); c’era l’occasione per dar vita a un poeta ‘plausibile’; c’era l’opportunità di confondere luoghi reali e biografici con nomi e vicende di fantasia, c’era infine la grande sfida della metascrittura….devo però porre una domanda (anche a me stesso): ma se la poesia ‘Piazza Stazione’, pur dentro l’esperimento, è utentica e inedita, come leggerla ? Come giudicarla ?
Grazie a tutti e a Giovanni per avermi incoraggiato, consigliato e dato spazio…
Antonio
lucetta frisa detto
stavo già per cospargermi il capo di cenere per non aver saputo nulla fino ad ora di Carlo Gasperino, nato e vissuto a Genova ecc. ecc. quando mi accorgo – se non sono vittima anch’io di questo gioco di riflessi sempre un po’ complicato di marca borghesiana dato che mi ci sono dedicata anch’io insieme a Marco Ercolani che ne ha fatto per molti anni, il senso stesso della sua scrittura. Il verosimile, il plausibile, l’immaginario. Il riprendere in mano la penna là dove l’altro(l’autore realmente esistito) l’ha lasciata.
E quindi sono felice di leggere Gasperini, pardon, Antonio Fiori, bravissimo e impeccabile come sempre nella sua non imitatio ma ri-scrittura immaginaria… Oppure ho capito male? GRAZIE di tutto quanto
lucetta frisa
come leggere un testo “falso”? Esattamente come vero.
Antonio Fiori detto
Cara Lucetta
non hai capito male ma colto invece l’identità profonda di Carlo Gasperino, il tentativo del suo improvvisato biografo di riproporlo per chi poteva essere, caso letterario postumo e verosimile. Resta ancora insoluto invece, come dicevo prima, il senso da dare alla poesia prescelta: ha diritto a una sua autonomia, a un sereno giudizio come testo reale, ovvero è condannata per sempre per il fatto di essere parte di un testo immaginario ?
mariapia detto
Ahahhahahaah, delizioso eteronimo…devo dire che la finzione diverte assai di più della reale vita di ognuno di noi, infatti ne scriviamo versi, romanzi eccetera.. come ogni doppio intriga ..
Ora la lettura di questa poesia è BELLA, illumina gli occhi, per le immagini lo scatto e la materia metrica che fa da pedale ..belle anche LE IMMAGINI,al limite di un canone e maniera,
CARO fIORI GASPERINO!
Maria Pia Q
Antonio Fiori detto
Grazie infinite Maria Pia per la lettura e le rincuoranti parole :-))
Buona giornata !
Antonio
Giovanni Nuscis detto
“questi (Benedetto Croce), in una pronta risposta del 3 gennaio 1939, affermava: ‘Stavo per dirvi: “insistete, Signor Gasperino!” quando m’accorgo che quanto c’è da cercare Voi già l’avete trovato!’
Diavolo d’un Antonio:)
Ringrazio e saluto tutti gli intervenuti.
Giovanni
Antonio Fiori detto
Si Giovanni, la lettera di Croce è molto interessante e stranamente spiritosa (è riportata integralmente nelle note all’introduzione) :-)
Grazie ancora a tutti, anche a Fabrizio per l’ospitalità !
Antonio
lucetta frisa detto
per nulla condannato, caro Antonio. Ma…risorto o semplicemente..sorto come nuovo, vergine, un prima volta.In fondo, l’unica cosa che ci avvicina-illudendoci- all’atto divino è proprio l’immaginazione e le sue infinite possibilità.
Un saluto caro ancora a te e a Fabrizio
lucetta