Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
E’ uno spettacolo insuperabile, per certi versi: un mare di roccia tempestato di pieghe e fosse, come la faccia rugosa di un vecchio o una pelle d’animale, di quelle che prendi fra le dita e tiri su e giù per il piacere puro del tatto. Yoh’anan, Eleazar e Nathane sono scesi in una specie di canyon: due pareti levigate che cadono a strapiombo su un wadi ingombro di sassi, ciottoli e lastroni. Leggi il seguito di questo post »
La strada sale con una serie di curve irregolari. Le auto tracciano fasci di luce che formano un fiume bianco abbagliante, un serpente che sputa il suo veleno di rumore e di smog. Gad e Shaoul arrancano faticosamente, lanciando occhiate fugaci alla cinta delle mura e al campanile che svetta contro il cielo nero come un fantasma avvolto in una luce fosforescente e minacciosa. Sono all’altezza di un parcheggio a due piani, dove le auto hanno occupato ogni ordine di posti. Sulla destra, alberi dalle chiome generose contrastano con case lisce e squadrate e finestroni a sesto acuto. Leggi il seguito di questo post »
… s’è messa in marcia la profetica
tribù dalle pupille ardenti…
Buon cammino, di cuore, agli amici de Il primo amore e agli altri che parteciperanno a questa avventura: un viaggio attraverso l’Italia da Milano a Napoli che nel 150° anniversario dell’Unità unifichi la nazione con un percorso di scoperta e di speranza. “Cammina cammina” è la seconda iniziativa delle Tribù d’Italia. La partenza sarà il 20 maggio alle ore 8.00 da Milano, presso la Cascina Cuccagna, in via Cuccagna 2/4 angolo via Muratori. L’arrivo è previsto il 3 luglio a Napoli Scampia, presso il centro Hurtado, Viale della Resistenza, 27/31. Queste sono le tappe del cammino.
Roma celebra l’artista con una mostra che si terrà dal 23 maggio fino al 19 giugno a Il museo del Louvre (via della Reginella, 28). In tutto 77 opere fra le quali numerosi inediti. Leggi il seguito di questo post »
[Riprendo da Facebook - il noto social network - di qualche giorno fa. - Franz Krauspenhaar.]
Giuseppe Genna Ho bannato Franz Krauspenhaar per le sue opinioni da autentico fascista, quale so che è. Da ora in poi banno tutti i fascioqualunquisti. Sarò lieto d’altro canto di essere cancellato al più presto dall’elenco dei vostri contatti Facebook, se pensate che tanto sono tutti uguali, che la vedova di Almirante fa bene a dirle certe cose, etc.
Ieri alle ore 0.37
Mi piace: Enrico Miceli, San Glinglin, Antonio Lorenzo Falbo e altri 68 piace questo elemento.
Federico Miozzi Standing ovation.
Giuseppe Genna Non mi frega un cavolo di quello che può fare dire scrivere Franz Krauspenhaar.
Toti Balia Ci hai messo anche troppo…
Giuseppe Genna Non sono solito bannare, se non ci sono motivi gravi o moleste rotture di palle. Franz lo conosco, non dico sia un amico, ma lo conosco. Non si è mai dimostrato maleducato pubblicamente qui o con me in privato. E’ la prima volta che enuncia… le sue cazzate fascioqualunquiste e destrorse, che in questi anni ho letto vergate da lui in Rete. Prima non c’era motivo. Ora sì. Chiarito questo, il problema non è Franz, bensì quello che altrove ho definito “OGM nazionale che sceglie Berlusconi”. Sottolineo che da stasera siamo in guerra con la Libia, ripudiandola (la guerra, non la Libia, ché tutto abbiamo fatto finora tranne che ripudiare la Libia) per Costituzione. E che oggi è apparsa a Roma la scritta di ingresso ad Auschwitz. L’italiano medio non pare reagire? Io reagisco, non essendo reazionario. Leggi il seguito di questo post »
Lorenzo Cerè è un serial killer ma non lo saprebbe mai nessuno se non si rivolgesse ad una psichiatra, Marcella Malaspina, per cercare di ovviare con dei medicinali efficaci ai suoi terribili mal di testa. Lorenzo avrebbe voluto studiare Storia all’Università invece di svolgere le mansioni di operaio specializzato in una fabbrica di macchinari per fabbricare sigarette. La passione per le vicende storiche del passato gli è rimasta come pure il desiderio di vendicarsi di coloro i quali si sono comportati male con lui o gli hanno fatto dei torti, veri o presunti. Per cogliere la propria vendetta, li uccide in maniera spietata e orribile e lascia sul terreno del suo delitto una traccia storica con la quale sigla il suo crimine (“copia” un evento storico molto noto come riferimento alla vittima uccisa e alle sue colpe – un guanto di ferro mimerà, ad esempio, lo “schiaffo di Anagni” dato da Sciarra Colonna a Bonifacio VIII o una foto di un aspide la morte di Cleopatra d’Egitto così come la scritta in Word “traditore del re” alluderà alla macabra messinscena del corpo di Concino Concini che si faceva chiamare il maresciallo d’Ancre, ministro toscano ladro e vanaglorioso di Luigi XIII da lui fatto assassinare insieme alla moglie). Questa abitudine assimila il protagonista all’assassinio seriale di Copycat – Omicidii in serie, un film – peraltro mediocre – di Jon Amiel del 1995 con Sigourney Weaver, Holly Hunter e Dermot Mulroney..
Rieccoli. Ci hanno provato nel 2000 con una mozione del consiglio della Regione del Lazio (presidente Storace), poi nel 2002 con una mozione dell’onorevole Fabio Garagnani dalla settima commissione della Camera dei Deputati presieduta da Ferdinando Adornato. Ora ci riprova l’on. Carlucci con altri 19 colleghi del Partito della libertà. Una sorta di chiodo fisso:arrIvare ad istituire una commissione che verifichi “i criteri di oggettività” dei manuali di Storia. Come se nelle rappresentazioni storiche potessero esserci “criteri di oggettività” validi per tutti e per decreto governativo o per legge. Leggi il seguito di questo post »
Domani, 3 maggio, alle 15,30, a Firenze, presso la Sala Ferri di Palazzo Strozzi (piano terra), si terrà un seminario del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux imperniato sul saggio di Humphrey Carpenter (biografo di J.R.R. Tolkien) Gli Inklings. C.S. Lewis, J.R.R. Tolkien, Charles Williams e i loro amici, da poco uscito per la Casa Editrice Marietti 1820 (collana “Tolkien e dintorni“).
Interverranno Roberto Arduini, Presidente dell’Associazione Romana Studi Tolkieniani, e Giuseppe Panella, critico letterario e docente della Scuola Normale di Pisa, che avrò il piacere di introdurre.
In fondo c’è il muro: una massa bianca e beige con macchie grigie e verdi, ciuffi d’erba che nascono dalla pietra chissà come. I blocchi sono in forme e misure eterogenee, più larghe verso il basso, fino a ridursi a piccoli mattoni nella parte che lascia intravedere chiome rotonde o appuntite di alberi al di là. Leggi il seguito di questo post »
Oggi è il primo maggio del duemilaundici e non mi piace quello che ho visto e che vedo intorno a me. Adesso vi faccio l’elenco, così magari mi confortate.
1. Questa mattina sono andato alla “grande tradizionale manifestazione” del primo maggio per le vie di Milano. Eravamo pochi e il corteo, partito, come da manuale, dai bastioni di Porta Venezia, ha percorso corso Venezia, ma poi, invece di percorrere corso Vittorio Emanuele per sfociare in piazza Duomo, quando è arrivato in piazza San Babila ha girato a destra in corso Matteotti arrivando così in piazza Scala dove ci sono stati i comizi. Non riempivamo neppure piazza Scala, e i comizi erano sottotono. Perché non siamo andati in Duomo? La domanda ci porta al punto seguente.
2. In piazza Duomo ‒ come ho poi visto al telegiornale della Lombardia delle 14.00, ci stava lo schermo gigante supertecnologico che trasmetteva in diretta da piazza San Pietro in Roma la cerimonia di beatificazione di Karol Wojtyła, in arte papa Giovanni Paolo II. Bisogna dire che questo Benedetto papa, attualmente regnante, sta imparando rapidamente la lezione del suo beatificato predecessore, la scelta della data della cerimonia di beatificazione è straordinaria, degna di lui: il primo maggio, una data del tutto casuale, una domenica come tante, complice la combinazione astrale che ha voluto che nel 2011 il primo maggio cadesse (si noti il non casuale verbo) di domenica. Leggi il seguito di questo post »
Vista da sotto, la basilica è altissima: i lastroni in pietra grezza contrastano con la facciata ornata da finestre incavate e disegni stilizzati. Ad accentuare la varietà del quadro si aggiungono le palme svettanti contro il cielo cobalto. E’ un sabato pigro in cui sembra che nulla debba muoversi, perfino il silenzio fatica a dispiegarsi, s’infastidisce per un refolo di vento. Leggi il seguito di questo post »
Èco, vardéne: sen qua, tuti insieme
sot’a tetòia de eternit e lamiera drio
‘a segheria, un branco de pòri cristi
a l’onbrìa del silo; vardéne, ‘dèss
che quel del sindacato e ‘l diretór
dea fabrica i ne ‘à ‘assà là da soi
da soi òniun co’i só pensieri, ‘a só
ansia, el rabiosón; ‘dèss che forse
pa’a prima volta sen davéro tuti
compagni, cussì, ligàdhi aa stessa
sort. Vardéne: se ‘ven anca scanà
fra de noàntri, e sbarufà, se ‘ven
mandà a cagàr a volte, parché un
ièra un fià lechìn, el fea ‘a spia su
in ofìcio, o parché cheàltro tiréa
el cul indrìo, no’l capìa un ostia.
E ‘dess par squasi che se ‘vene
senpre vussù ben, che sene tanti
fradhèi ribandonàdhi da un pare.
Calcùn l’à sgobà insieme par vinti
àni, cómio co’ cómio, bestéma co’
sudhór; calcùn no’l voéa pròpio
savérghine de lavoràr in còpia co’
cheàltro, altri i ‘à vist el só ben
fiorìr drio ‘na fresa, basi robàdhi
fra un toc e ‘n’antro, i fiòi crésser
fra i turni e ‘l mutuo; un l’à vist
un déo sparìrghe via daa man, tut
a un trato, ‘n’antro se tièn duro ‘a
schena, co‘l lèva su daa carègha. Leggi il seguito di questo post »