Provocazione in forma d’apologo 200
Pubblicato da robertorossitesta su giugno 21, 2011
Un giorno mi sveglio e trovo tutto di una perfezione eccessiva, altamente sospetta. Ne indago pertanto le cause, e in primo luogo constato che i colombi, che lordavano i balconi le strade le auto e contro cui si è combattuto vanamente a lungo, sono completamente scomparsi.
Parlo con la custode, con alcuni negozianti vagamente umani, col collega ecologista ottimista residente in zona. Nessuno ha notato niente, tutti hanno parole e sguardi di circostanza. Sono gentili e hanno ragione loro, per badare a certi fatti (sempre che di fatti reali si tratti), bisogna essere pazzi o poeti, meglio ancora se entrambe le cose.
Parto per un giro di ricognizione nel quartiere, e non vedo che due colombi male in arnese che cercano di non farsi notare, ed altri tre che sfrecciano altissimi con l’aria di volersene andare in fretta il più lontano possibile.
Che persino per loro, cui basta così poco, restarsene qui fosse diventato insopportabile?
O forse sono stati in parte sterminati e in parte cacciati da altri uccelli, invisibili e letali.
Gli stessi uccelli che a noi hanno beccato via il cuore e gli occhi, in modo così brillantemente chirurgico che non ce ne siamo accorti: e ancora coltiviamo l’illusione d’essere vivi dalla vista lunga, in quanto consumatori e votanti: mentre non siamo che morti inutili, senza uno straccio di visione, ai quali l’Inferno medesimo ha sbarrato le porte.
Per noi niente fuga né aperto massacro. Qui rimarremo, ottimamente o meno.














nadia agustoni detto
“Per noi niente fuga né aperto massacro.”
Non è ancora detto! Se resistiamo abbastanza a lungo, se diventiamo abbastanza eroi, se … lo faranno.
Anna Maria detto
Caro Roberto,
la tua provocazione in forma di apologo n. 200 coniuga – in modo ‘diversamente attuale’? – “hic manebimus optime” e l’attacco (“da bin ich noch” “io sono ancora qui) della poesia “La proprietà” di Volker Braun, scritta anch’essa, come la tua provocazione, in un’estate. Lì era l’estate del 1990 nella RDT, ma anche qui, mi pare, all’inverno fa seguito “l’estate della brama”, una brama ordinata e linda, senza le lordure dei colombi. Una brama sorda, cieca e quieta. Impercettibile, tranne che per “pazzi e poeti, meglio ancora se entrambe le cose”. Grazie e un abbraccio,
Anna Maria
robertorossitesta detto
Cara Nadia,
proprio così. Sené candebù, sempre; poi a volte si ferma, prende altre vie, s’impantana e s’impantegana; altre prosegue. Del resto: noi, gli altri… che cambia?
(Cambia, cambia: chi la vede in televisione e si guasta l’appetito, e chi la vede dal vivo e non ha più nulla da guastarsi.)
Grazie e un abbraccio,
Roberto
robertorossitesta detto
Cara Anna Maria,
ce n’è per tutti, per tutti i gusti e tutte le stagioni.
Che dire infatti della primavera che oggi finisce e in cui s’è vista ogni sorta di diavolerie, persino le ultime donne-donne accampanti la pretesa di guidare; primavera maledetta ab antiquo, dagli anni ottanta da bere in cui la Goggi la proclamava tale?
E da oggi ormai risuona la supplica del poeta, “Estate tu non declinare”; ma lei fa la sorda e già scivola in un autunno algido e secco dentro e lampadato fuori, che immancabilmente precipita nell’inverno del generale scontento. Per poi, stiamo tranquilli (ma c’è da star tranquilli?) ricominciar forse daccapo.
Grazie e riabbraccio a te,
Roberto
Giorgina Busca Gernetti detto
“La morte
si sconta
vivendo.”
Giuseppe Ungaretti
robertorossitesta detto
Cara Giorgina,
alcuni mi dicono che questi versi sono una tipica espressione di una “visione depressiva della vita”.
Meno male che siamo in buona compagnia.
Grazie e un saluto,
Roberto
Giorgina Busca Gernetti detto
δʼαδóλωϛ ϑέλω
τεθνάκην
Σαπφώ
Giorgina
robertorossitesta detto
Cara Giorgina,
certe espressioni grandi si adattano, o sembrano adattarsi, alle situazioni più diverse e più distanti nel tempo e nello spazio. Chissà se il perenne contrasto fra lingua e parola giunge mai a qualche punto d’equilibrio vero.
Risaluto,
Roberto
Giorgina Busca Gernetti detto
Caro Roberto,
utinam!
Doppio saluto perché prima non lo volevo scrivere accanto ai versi della divina Saffo
Giorgina
lucypestifera detto
però, vuoi mettere venezia senza colombi?
e l’italia senza certe arpìe?
e senza politici?
senza?
:)
robertorossitesta detto
Cara Lucy,
non mi tentare.
E poi, come hai capito benissimo, si parlava di noi senza il mondo e del mondo senza noi, tema che ultimamente arrovella anche te (almeno questo mi risulta).
Grazie e un abbraccio,
Roberto
lucia D. detto
Balzac diceva”volontà e fortuna,le due sole potenze effettive”.Questo due secoli fa,più o meno.La volontà è sempre quella,ma la fortuna?.L’Italia all’inizio del secolo scorso aveva forse pochi passi di fortuna.Ma adesso?Dunque c’è un’altra potenza,la pigrizia.Sopra i vent’anni,alcuni avevano due lauree,un secolo fa..L’Africa è molto dolce,quasi troppo.Lucia D.
alfonso detto
uno dei quei piccioni male in arnese, sono io, caro Roberto.
mi si credeva sparito e tutto, pertanto, sembrava perfetto.
l’altro piccione, sono centomila come me. o forse nessuno.
un caro abbraccio. credevo che l’altro colombo che insozza le città fossi tu.
ma tu sei sempre, ancora, buon per te, tra la gente sulla piazza :)
robertorossitesta detto
Gentile Lucia D.,
non sono sicuro che pigrizia sia il termine giusto.
Grazie e un saluto,
Roberto
robertorossitesta detto
Caro Alfonso,
chi può dire come stiano veramente le cose?
Comunque, su in alto nell’esecrabile torre d’avorio o giù in basso nel fondo di un tombino, ma tra la gente sulla piazza proprio no. Il carattere dell’uomo è il suo destino, e il mio carattere ed il mio destino questo non lo prevedono.
Un caro abbraccio a te,
Roberto
lucia D. detto
a Roberto,
gentile Roberto
era la sintesi di una sintesi,come la morte.E’ inutile vestire l’Himalaya.Ma questo è “off-topic”,adesso.Lucia Devigili,un saluto
alfonso detto
NOMEN OMEN, dunque, Roberto?
Temperamente orgoglioso, susscettibile, dotato di franchezza e incrollabile fiducia in se stesso. Difficilmente qualcuno saprà comprenderlo ed amarlo. Fronteggerà però tutti i suoi guai con stupefacente saggezza. Attribuisce scarsa importanza al denaro nonostante sappia maneggiarlo saggiamente.
La mia torre d’avorio coincide con il fondo del tombino, pur sapendo d’essere in piazza. solo tra soli.
un caro abbraccio a te, carissimo
robertorossitesta detto
Caro Alfonso,
non c’è particolare orgoglio ma a volte anche una certa apprensione nel constatare per ripetuta prova come si è. Ciò che si è resta uno strano e forse strampalato enigma. E certe storiche acquisizioni dell’Otto-Novecento sul sé stesso o sul noi stessi rappresentano altrettanti punti di non ritorno.
Quanto al tombino che tu mi sembra faccia suggestivamente sbucare sulla piazza, mi ricorda tanto quello di “Mi manda Picone”; da allora le cose non si sono alleggerite, sempre meno stelle visibili all’uscita (se di uscita si possa mai parlare).
Riabbraccio,
Roberto