Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
La terra è secca; Yehochoua prende nelle mani alcuni sassolini, li gira e rigira, li accarezza, pensa alle creature del mondo, al punto in cui tutto era compresso ed è esploso in un ventaglio di colori, quando ogni cosa insegue il suo destino, facendosi largo tra possibilità infinite, di forma e spessore, di bene e male, di slancio o di aggressione, Leggi il seguito di questo post »
Altri dispiegano carte e mappe
tracciano rotte per le loro flotte
che salperanno con i venti in poppa,
verso nuove scoperte, alla conquista!
Noi siamo quelli dentro le scialuppe
incerte, zuppi, navighiamo a vista.
Altri procedono con schiene dritte
tra le scienze esatte.
Noi, invece, ci incurvano i ricatti
di chi ci vuole guardiani dei matti.
mi metto a scriverle poche righe per dirle perché Laurana Editore ha deciso di fare un libro come “10 buoni motivi per essere cattolici” di Valter Binaghi e di Giulio Mozzi e subito mi rendo conto che, il giorno stesso dell’uscita, nutro un leggero timore. Il motivo è questo: temo che, come sempre quando si parla di cattolicesimo nell’Italia di oggi, si faccia coincidere automaticamente la fede con la Chiesa, e per questo motivo o si abbracci senza tentennamenti la causa o si storca il naso senza neppure entrare nel merito. Leggi il seguito di questo post »
Il locale è un corridoio lungo con file di tavolini tondi in legno; a destra e sinistra, due banconi infiniti corrono verso pilastri luminosi come la colonna di fuoco che guidò il popolo d’Israele nel deserto; ma c’è poco di biblico in un hotel di lusso in cui si specchiano i desideri e le paure di una società contraddittoria. Leggi il seguito di questo post »
Nello scenario di una Napoli stordita dai rumori degli spari e dalle colorite voci chiassose di chi la abita si sviluppa la vicenda e prende corpo una storia d’amore di cui è necessario preservare il silenzio. D’altronde è facile che le più nobili emozioni possano attecchire, con maggiore forza che non altrove, proprio laddove tutto ha silenzio di paura e di morte. Non stupisce dunque che sentimenti di amore incondizionato nascano proprio dietro al tabù del bigottismo e dell’oppressione e che sia possibile “dare ragione al male” persino dove tutto è imbrattato da “bicchieri di plastica, carta di giornale sporche di merda e siringhe usate”.
Un libro di poesie, anzi di poesie e “proesie”, Terre di andata (Il Maestrale, 2011, euro 14). Ho incontrato per la prima volta Carmine Abate al Salone di Torino; stavamo entrambi guardando i libri di uno stand. In precedenza ci eravamo solo sentiti per telefono. Una lunga chiacchierata e alla fine la passeggiata tra i libri è terminata allo stand di Radio Svizzera, dove una giornalista attendeva Carmine per un’intervista. Conoscevo di Carmine La moto di Scanderberg, tradotto tra l’altro in olandese e uscito per Serenalibri. Ma le sue poesie non le conoscevo. Il titolo è strepitoso, almeno per uno come me che vive ossessionato dal ritorno. La copertina ha assieme qualcosa di discendente e ascendente, tre soffioni, tre barbe di becco dovrebbero chiamarsi, che si spogliano al vento e le cui parti volano via, ma così come si vedono nell’aria sembrano paracaduti, alcuni vicini, altri in lontananza, ma tutti che si abbassano verso il suolo. Leggi il seguito di questo post »
Il monte cala a strapiombo sullo specchio d’acqua, cercando refrigerio o inseguendo una conferma della propria potenza, della forza sprigionata dal composto verdegrigio, grovigli di piante e di pareti liscie che digradano in lastroni affiancati come panche di un cinema all’aperto. La gente ascolta, ciascuna sul suo masso, come statue di cera, o sentinelle che attendono un’epifania improvvisa all’orizzonte. Leggi il seguito di questo post »
Se Ismail dovesse raccontare ciò che gli è successo, non sarebbe sicuro di riuscirci. Ricorda le palme, i tavolini, gli ombrelloni in fila davanti al lungomare, una sera chiara come i cristalli di Murano, il velluto blu del mare sul quale si posavano le macchie colorate delle barche. A sinistra, palazzi imponenti dominavano il golfo come vecchi imprenditori col panciotto, mentre i monti, in fondo, si godevano folate di vento che arrivavano a intervalli regolari. Leggi il seguito di questo post »
Forse l’avvento del web, con la sua trasversalità, con la diffusione capillare della comunicazione e nuove forme di do it yourself di memoria new wave e hip hop, ha generato effetti collaterali anche nella vita sociale. Si stanno moltiplicando iniziative locali dove la promozione culturale non avviene solo negli spazi istituzionali e pubblici, musei, sale ricreative, gallerie, circoli, ma in case private. Se qualcuno ha un grande appartamento, o una villetta con cortile, o una casa in campagna, organizza un ciclo di film, reading di poesia, spettacoli teatrali o mostre d’arte. Leggi il seguito di questo post »
Sono felice di segnalare un’intervista di un comune amico, e la cosa vale sia per l’intervistatore che per l’intervistato. Il primo è Amir Valle, scrittore cubano di fama internazionale, che prossimamente sarà pubblicato in Italia. Il secondo è il “nostro” Giovanni Agnoloni, che già aveva intervistato Valle su questo blog. Questa è la traduzione, dello stesso Agnoloni, dell’intervista uscita in spagnolo su “Otrolunes“, la rivista di cultura ispanoamericana diretta da Amir.
E’ una specie di Muro occidentale: i lastroni in pietra sono quelli, ma molto più recenti, lisci; esiste forse una copia di ogni cosa, un luogo dove sia possibile specchiarsi in una giovinezza ritrovata, un volto senza rughe, una pelle di bambino, dove le forze ritornino come per miracolo, per un sogno che rigenera, un’utopia che fa ricominciare? Leggi il seguito di questo post »
Giardinetti condominiali – c’è speranza anche in corso Venezia
Nel 2005 lavoravo in corso Venezia, periferia nord di Torino. Il corso era diviso in due dalla ferrovia che va verso Milano; le case si affacciavano sulla trincea in cui corrono i binari ed il passaggio dei treni scandiva il passare delle ore, lacerandole in frammenti incongrui con il fragore che si addice ad un mostro meccanico. Adesso la ferrovia è stata coperta ed i treni scorrono in vene sotterranee, ma in superficie poco è cambiato. Leggi il seguito di questo post »
Testo introduttivo e recensione di Giovanni Agnoloni
Davide Sapienza è riuscito con un libro che entra nelle ossa e nel respiro. Lo sta presentando ancora in queste settimane. Prima di passare alla recensione, due dei prossimi appuntamenti in cui ne parlerà:
- sabato 18 giugno alle 11.30 al Circolo Arcibellezza, in occasione del dibattito Terra incognita: Incontro su viaggio e letteratura, con Gianni Biondillo, Francesca Matteoni e Filippo Tuena, nell’ambito della secondaFesta di Nazione Indiana;
- venerdì 22 luglio alle 21.00, a Bormio, nell’ambito del Festival della Cultura di Montagna intitolato La Magnifica Terra e organizzato da Alpinia.net e dai Comuni di Bormio e Valdisotto (SO), in Alta Valtellina, con Filippo Zolezzi come moderatore. Per maggiori informazioni su questi e altri incontri, v. il sito di Davide Sapienza.
Una raccolta di racconti? No. Un romanzo? Neanche. Un mémoir di viaggio? Forse.
Ingabbiare I Diari di Rubha Hunish di Davide Sapienza (riedito da Galaad in una versione integrata con nuovi, bellissimi scritti) in una definizione di genere è impossibile. La sua parola d’ordine è “flusso”. Di coscienza e di luoghi. E soprattutto di risonanza tra l’intimo dell’animo del narratore e il mondo. Leggi il seguito di questo post »
«Namibe era una città moderna costruita nel deserto. Sabbia e caldo, un caldo secco, asfissiante, specialmente d’estate. Alcuni compagni di guarnigione dicevano che l’Angola non era tutta così, c’erano anche foreste tropicali e vegetazioni selvagge, però nell’interno, molto lontano da noi. E’ stato là che la mia vita è cambiata. E adesso dicono che sono pazzo e mi tengono rinchiuso in quest’ospedale, dove gente strana vaga da una stanza all’altra con sguardi allucinati ed espressioni inebetite e spente. Loro sono pazzi. Non certo io. Io sono solo un soldato che ha fatto una sporca guerra. E di quella regione dell’Africa che non avrei mai voluto vedere ricordo soltanto un deserto infinito» (p. 13).
E’ come guardare dall’aereo: da quest’altezza si distinguono ancora le macchine e le palme, le palazzine beige con le finestre chiuse e i portici-rifugio nella canicola del mezzogiorno. Sopra il deserto, le nuvole sono ovatta bianca piena di acqua ossigenata, pronta a curare le ferite. Ha bisogno di cure, Magdalenne, da quando i suoi occhi hanno incontrato quelli di Yehochoua, glielo dicono tutti, a cominciare dalla madre, hai bisogno di cure, Magdalenne, non ti concentri più, hai lo sguardo perso, Magdalenne. Leggi il seguito di questo post »
Edizioni alphabeta Verlag fa parte di Alpha & Beta Società cooperativa, che oltre all’attività editoriale gestisce la scuola di lingua alpha beta piccadilly, con sedi a Merano e a Bolzano.
Giuliano Scabia, Marco Cavallo, Da un ospedale psichiatrico, la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura, nuova edizione a cura di Elisa Frisaldi.
Una raccolta di fiabe liguri, o meglio, di fiabe (quasi) liguri, mi è venuta in mente perché l’editore Senzapatria mi aveva chiesto di curare un libro di quasi fiabe italiane. Inizialmente, il progetto era quello di tornare in Liguria un inverno e dedicarmi all’ascolto. Andare a Badalucco o a Dolcedo, a Triora o Apricale, sulle colline gelide a Savona o nei carruggi pieni di voci di Genova, sul porto di Oneglia oppure, semplicemente, nel carruggio in salita a Prelà dove posseggo un rifugio, e chiedere alla gente di raccontarmi le storie che ascoltavano e ascoltano ancora oggi nelle nottate di vento, assieme ai rumori delle grondaie. Leggi il seguito di questo post »
Ore 22,00 del 12 giugno 2011: ha votato solo il 40% degli italiani. Sono referendum importanti, direi vitali, per il nostro Paese, carichi come sono di implicazioni sociali e politiche. Come non confidare perciò nella sensibilità e nell’intelligenza di chi non ha ancora votato affinché domani entro le 15,00 si rechi ai seggi. Leggi il seguito di questo post »
Per riconoscere le ragioni profonde della complessità che affiorano nella “Cultura Moderna” è necessaria un’indagine retrospettiva nella storia del pensiero occidentale per cogliere i tratti più emblematici a partire dal mondo greco-romano. Seguendo questo percorso ci può stupire il fatto che il pensiero sulla libertà proposto dalla saggezza antica, sia a volte contraddittorio se si interpreta secondo le correnti mappe mentali. Leggi il seguito di questo post »